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  I ritratti delle mummie del Fayyum e l'iconografia bizantina

di Gabe Martini

dal blog On Behalf of All21 giugno 2013

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L'oasi del Fayyum in Egitto

Gli storici moderni sono inclini a esaminare la storia da un punto di vista largamente dialettico o "evolutivo". La storia dell'iconografia nella tradizione cristiana è stata sottoposta a un esame di questo genere, e in particolare da parte di iconoclasti o di scettici riguardo all'antichità delle origini e dell'adozione delle immagini sacre (e della loro venerazione) nella Chiesa cristiana.

Per esempio, se le semplici pitture delle catacombe romane (primo-quarto secolo d.C.) sono confrontate con l'iconografia "bizantina" del V secolo e successivi (in Oriente), si può supporre che tra il primo e il quinto secolo ha avuto luogo una generosa dose di sviluppo o di "evoluzione" nello stile delle immagini sacre. Il famoso Cristo Pantocratore del monastero di santa Caterina, ai piedi del Monte Sinai, è ben lontano dai semplici contorni delle figure sulle pareti delle catacombe – e il primo risale al VI secolo, mentre le seconde sono di molto prima.

Tuttavia, una cosa che credo si stia ignorando con una tale conclusione è la localizzazione di queste rappresentazioni, nonché le circostanze storiche che le circondano.

Per esempio, l'arte e la cultura di Roma propriamente dette non penetrarono pienamente nei deserti egiziani ed etiopi, né ebbero una piena realizzazione nelle regioni della Palestina e Arabia. È relativamente ben noto che il culto dei santi, l'arte sacra, e altri aspetti del cristianesimo ortodosso erano cosa normale in Oriente ben prima di arrivare in Occidente (e in alcuni casi, molti dei costumi o tradizioni non si sono radicate, a causa dell'arrivo dei franchi e di altri interventi storici correlati, come l'arianesimo e la caduta della vecchia Roma). Inoltre, Roma era un luogo di maggiore persecuzione per i primi cristiani, e i costumi di arte sacra e di decorazione erano un lusso non concesso ai primi cristiani in queste regioni.

'Cristo Buon Pastore' dalle Catacombe di Priscilla (II secolo circa, a sinistra), e oggi (a destra)

Ma che aspetto aveva l'arte sacra dell'Oriente al tempo delle catacombe romane, in aree relativamente libere dalla persecuzione e dal giogo romano pagano, imperiale?

È interessante notare che, quando si paragona l'iconografia bizantina, così come la conosciamo oggi, con i ritratti delle mummie del Fayyum in Egitto, le somiglianze sono sorprendenti. Le asserzioni in merito a uno sviluppo evolutivo più tardivo dell'iconografia – dalle più semplici alle più complesse – sono completamente compromesse, come risultato.

Questi dipinti copti – fatti su tavole di legno portatili, spesso fissati sulle bare di cadaveri mummificati – risalgono fino al primo secolo a.C. Erano creati sia con la pittura a cera ad encausto sia con la tempera a base d'uovo, proprio come con l'iconografia cristiana. Difficilmente suggeriscono che le icone cristiane siano il risultato di secoli di sviluppo o di evoluzione. In effetti, lo sviluppo dell'iconografia nella chiesa copta è andato in una direzione che è completamente opposto di quello che molti scettici potrebbero affermare: lo stile si è spostato dal realistico e complesso al semplicistico e stilizzato.

Confrontate i seguenti ritratti di mummie (dal primo secolo a.C. al III secolo d.C.), con quelli dell'iconografia cristiana del V secolo (e successiva):

Un ritratto di mummia del Fayyum

Un ritratto del Faiyum del III secolo confrontato con il Cristo Pantocratore (VI secolo) del Monte Sinai

Nello stesso periodo dei dipinti delle catacombe romane, c'erano anche "icone" portatili su legno di varie divinità pagane, come Iside e Serapide qui sotto:

'Icone' portatili di Iside e Serapide

L'iconografia più tardiva e anche quella odierna delle tradizioni cristiane copta ed etiope rappresenta l'opposto di uno stile "evoluto" o "sviluppato", almeno nel senso di un movimento dal semplice al complesso.

Un'icona copta del VI secolo di Cristo con San Mina

Come si può vedere, l'idea che lo stile dell'iconografia bizantina sia il risultato di secoli di evoluzione o di sviluppo – dal semplice al complesso – è del tutto insostenibile, soprattutto in considerazione l'influenza che avrebbero avuto tali dipinti egizi ellenizzati sui primi iconografi della Chiesa (verosimilmente i monaci dei deserti egiziani). Questi ritratti del primo secolo avanti Cristo avrebbero senza dubbio giocato un ruolo nella prima arte figurativa dell'Oriente cristiano. Le icone del quinto secolo non erano completamente diverse dalle icone del primo secolo. In realtà, erano molto sullo stesso stile allora come lo sono oggi.

Senza la minaccia immediata di persecuzione, non era necessario ricorrere ai dipinti semplificati delle catacombe di Roma (e anche delle chiese domestiche della Siria), poiché queste raffigurazioni realistiche dei defunti erano comuni. E dato il fatto che erano destinate a essere raffigurazioni realistiche, abbiamo ogni ragione per credere che i volti di santi che sono stati conservati nella tradizione iconografica fino a oggi siano proprio gli stessi volti dei santi, che si potevano vedere quando camminavano nel mondo.

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