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 06/12/2013    

Intervista allo ieromonaco Petru sul digiuno

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Alcuni giorni fa, la sezione “Moldova” di adevarul.ro ha pubblicato l’intervista di Eugenia Pogor allo ieromonaco Petru (Pruteanu), riguardo al digiuno. Le indicazioni di padre Petru sono un buon complemento alle istruzioni di base sul digiuno, e i nostri lettori che già conoscono i suoi testi potranno ritrovare il suo appello a una più frequente e giudiziosa pratica della comunione. Presentiamo il testo romeno e la traduzione italiana dell’intervista a padre Petru nella sezione “Ortoprassi” dei documenti.

 
 05/12/2013    

San Giorgio e il drago nell'iconografia

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Le icone ortodosse, anche se stilizzate, hanno nondimeno soggetti molto realistici: persone, eventi, luoghi… questo accentua ancor di più la stranezza di certe icone che sfuggono ai canoni del realismo, e vengono viste come simboliche. La più importante e diffusa di queste icone stranamente simboliche è senza dubbio l’icona di san Giorgio e del drago, che presentiamo in un’analisi dettagliata tradotta dal blog A Reader's Guide to Orthodox Icons, nella sezione “Santi” dei documenti.

 
 04/12/2013    

Domande sulla giustizia e sulla misericordia di Dio

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Il periodo del digiuno è un buon momento per farci alcune domande sul nostro destino ultimo: nella sezione "Domande e risposte" dei documenti, presentiamo le riflessioni di padre John Whiteford legate a due domande su questi temi: L'inferno è lo stesso per tutti?, e: Come può Dio perdonare coloro che hanno commesso crimini orribili?

 
 04/12/2013    

Due nuovi santi canonizzati dal Patriarcato Ecumenico

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Martedì 27 novembre 2013, il Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico ha deciso l'inclusione formale nella lista dei santi di due monaci: i venerabili Melezio di Lardos (XIX secolo, festa: 12 febbraio) e Porfirio di Kafsokalivia (XX secolo, festa: 2 dicembre).
San Melezio (al secolo Emmanuele) nacque nel villaggio di Lardos sull'isola di Rodi durante l'occupazione turca. Con poca istruzione formale, ma una ricca vita di preghiera, decise di vivere la vita monastica dopo che una visione gli fece trovare un'icona della santa Vergine alle radici di un albero. Fatto ieromonaco e abate del piccolo monastero da lui fondato, visse una stretta vita ascetica, confortando e curando le persone ammalate e turbate tra la popolazione locale. Calunniato dai turchi, una taglia fu posta sulla sua testa, e solo prima di addormentarsi nel Signore riuscì a provare la sua innocenza. Le sue reliquie continuano a emanare un profumo dolce, segno di santità. Poiché non si conosce il giorno esatto del suo riposo nel Signore, la sua festa è celebrata assieme a quella del suo santo patrono nel monachesimo, san Melezio,vescovo della grande Antiochia, il 12 febbraio.
L'anziano Porfirio, al secolo Evangelos Bairaktaris, nacque il 7 febbraio 1906 nel villaggio di san Giovanni Karystia, presso Aliveri, nella provincia di Evia. I suoi genitori Leonidas ed Eleni (figlia di Antonios Lambrou) erano contadini poveri ma pii. Il padre era il cantore del villaggio, e aveva servito san Nettario di Egina durante i suoi viaggi nella zona. La povertà costrinse il padre a emigrare in America a lavorare alla costruzione del canale di Panama, e il giovane Evangelos a lavorare fin da bambino. A 14/15 anni iniziò la vita monastica sul Monte Athos, sotto la guida dello ieromonaco Panteleimon e del fratello di questi, padre Ioannikios, che abitavano nella capanna di san Giorgio a Kafsokalivia. Con una vita di sforzi ascetici, obbedienza e lettura diligente delle Scritture fu in grado di ottenere le basi di istruzione che gli erano mancati da bambino. Fu tonsurato con il nome di Nikita. I doni soprannaturali che la grazia di Dio gli concesse furono incredibili, ma non li usò mai per scopi personali (per esempio guarì altre persone, ma mai se stesso). Una severa polmonite contratta a 19 anni costrinse i suoi anziani a mandarlo per riprendersi in salute al monastero Lefkon di san Charalambos, vicino al suo luogo di nascita. Qui, due anni dopo, fu ordinato ieromonaco dall'arcivescovo del Sinai Porfirio III, che gli diede il nome di Porfirio, e fu messo a fare il confessore, servizio che fece con buona reputazione fino al 1940. Durante la guerra fu cappellano al policlinico di Atene, quasi senza salario, per essere vicino alle sofferenze di tutti. Dopo la guerra, ricostruì il piccolo monastero di san Nicola a Kallisia, pur continuando a servire al policlinico. Pur con la salute gravemente danneggiata, e perdendo la vista nel 1987, continuò finché poté il suo ministero di padre spirituale, sostituendo gradualmente alle parole di consiglio le preghiere per i suoi figli spirituali. Con benedizione della Chiesa (non faceva mai nulla senza benedizione) fondò un nuovo convento femminile dedicato alla Trasfigurazione presso Oropos, in Attica. Dopo la posa della prima pietra del convento nel 1990, l'anziano fece i preparativi per tornare a Monte Athos, che non aveva mai emotivamente lasciato, e chiese di rioccupare la capanna di san Giorgio, dove aveva avuto la sua prima tonsura sessant'anni prima. Lì passò i suoi ultimi mesi in preparazione al suo decesso, addormentandosi nel Signore il 2 dicembre del 1991.
 
 03/12/2013    

Arciprete Artemij Vladimirov: discorso sul digiuno della Natività

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Il digiuno ortodosso del Natale ha alcune caratteristiche, sviluppate in modo particolare nella tradizione russa. Scopriamole seguendo, in russo e in traduzione italiana, il discorso tenuto da padre Artemij Vladimirov, che cerca di condurre il lettore a un viaggio di scoperta di questo periodo e del suo simbolismo. Il testo è nella sezione “Ortoprassi” dei documenti.

 
 02/12/2013    

Nuove traduzioni disponibili

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Abbiamo finalmente due testi che da lungo tempo desideravamo mettere a disposizione sul sito:
1 - Il testo dell'Inno Acatisto a san Nicola, grazie alla traduzione in lingua romena fatta dal nostro diacono Nicolae, è finalmente disponibile in versione trilingue (anche in formato PDF). Bisogna notare che esiste già una versione romena dell'Acatisto a san Nicola (quella dell'Acatistier pubblicato dalla Chiesa ortodossa romena), ma quella oggi disponibile è basata sulla la versione dell'Akafistnik slavonico, che a nostro parere è più ricca e più teologicamente profonda. Possono esserci ancora alcuni termini da limare, e qualche svista di trascrizione, per cui se qualcuno dei nostri lettori vorrà farci avere note e correzioni, le accetteremo volentieri.
2 - Il testo della preparazione al battesimo è ora disponibile anche in russo: ringraziamo di cuore Alena per la sua eccellente traduzione, e speriamo che questo testo catechetico di base possa aiutare tutti quelli che si preparano a partecipare o ad assistere a un battesimo ortodosso.
 
 01/12/2013    

Il matrimonio è eterno?

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Ci sono aspetti eterni del mistero del matrimonio? Questa domanda non ha solo un interesse per le coppie sposate presenti e future, ma spinge tutti a chiedersi quanto può durare un legame di amore, e quali conseguenze può avere nell’eternità. Anche se la Chiesa non si pronuncia in modo netto su questo tema (come su molti altri temi legati al nostro destino eterno), ci sono ragioni per credere che le “corone che attendono gli sposi nei cieli” (un preciso riferimento contenuto nella funzione ortodossa del matrimonio) abbiano un valore molto reale. Scopriamo qualcosa di più sul legame matrimoniale nell’eternità in alcune considerazioni di padre John Whiteford, che presentiamo nella sezione “Domande e risposte” dei documenti.

 
 01/12/2013    

Константинопольская Церковь: Патриарх Варфоломей не имеет ничего общего с масонами

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Афины, 28 ноября 2013 г. 
Константинопольская Патриархия опубликовала коммюнике в ответ на публикацию о связях Патриарха Варфоломея с масонскими организациями, сообщает Romfea
Патриархия официально опровергает сообщения о том, что Патриарх Варфоломей имеет какие бы то ни было связи с масонами, говорится в этом заявлении. 
 
 30/11/2013    

Diario dal Kossovo – 29 novembre 2013 (Rientro)

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Eccomi rientrato dal pellegrinaggio, e pronto - prima di ritornare al normale corso del sito - a stendere qualche nota di riepilogo.

Il viaggio attraverso l’Albania e il mare Adriatico, in senso stretto, non farebbe più parte del pellegrinaggio in Kossovo, ma presenta alcune connessioni che vale la pena esplorare. Il viaggio del “Trasporto solidale 2.0” dell’Associazione Amici di Decani parte da Gracanica e percorre tutta l’estensione della nuova autostrada che collega Pristina a Tirana. Si tratta della seconda più costosa grande opera sul continente europeo (…subito dopo il tunnel della Manica!), e per ora è senza pedaggio, anche se le autorità europee la vorrebbero presto rendere redditizia. Per intenderci, questo comporterebbe, in Kossovo e in Albania, il pagamento di un pedaggio autostradale pari a un quinto di uno stipendio mensile medio. Sospendiamo il giudizio su quanto queste opere faraoniche siano uno schiaffo alla miseria di decine di migliaia di abitanti dei due paesi, e soffermiamoci su ciò che significa questo collegamento per i pellegrini. Prima dell’inaugurazione dell’autostrada, il “normale” percorso dal monastero di Decani a Tirana prendeva dieci ore di auto, da percorrere rigorosamente di giorno (ci vuole del fegato a guidare al buio sui tornanti delle Alpi albanesi), e il minimo intoppo assicurava la perdita dei traghetti per l’Italia. Oggi, il percorso è decorosamente percorribile in tre ore d’auto. Questo avvicina i pellegrini in modo impressionante: ci rifletto mentre, appena sbarcato a Bari, faccio una visita alla basilica di san Nicola. Di fronte alla tomba di san Nicola, il mio sguardo si sofferma sull’icona donata proprio da santo Stefano di Decani.

Sono preda di uno shock da globalizzazione: è possibile che i miei occhi, che appena un giorno prima si erano posati sul sepolcro di re Stefano a Decani, siano ora di fronte alla sua icona alla tomba di san Nicola? E dire che sono arrivato con due mezzi relativamente lenti (un camion e un traghetto). Mi immagino quanto il viaggio sia più facile con autoveicoli meno ingombranti e più veloci.

Ho un curioso incontro, nella cripta della basilica, con un sacerdote di Kemerov: è proprio vero, per far incontrare il clero ortodosso della Siberia con quello delle altre parti del mondo, bisogna andare a Mosca o a Bari… ma forse a Bari è più facile per tutti. È incuriosito di conoscermi, ma non è più di tanto stupito: sa che ci sono parrocchie della Chiesa russa rette da italiani, sa che c’è una di queste parrocchie a Torino, vorrebbe fare un pellegrinaggio anche alla Sindone… ora realizzo che lui e gli altri pellegrini potrebbero altrettanto facilmente visitare Decani. La Russia non riconosce il Kossovo indipendente, e per i cittadini russi potrebbe essere difficile (e magari umiliante) ottenere un visto specifico, ma tutti i russi possessori di visti Schengen, come i pellegrini a Bari, possono ora includere i luoghi santi del Kossovo come mete del loro pellegrinaggio, semplicemente facendo a ritroso il percorso che ha portato me da Decani a Bari. Riceverebbero un’accoglienza a dir poco regale.

Dieci anni fa, durante il mio precedente soggiorno a Decani, avevo sentito l’arcivescovo Atanasije (Jetvic) fare un’affermazione veramente paradossale: avrebbe desiderato un tunnel che, partendo dalle terre serbe, potesse sbucare direttamente in Italia. Allora mi era sembrata un’amabile provocazione per rompere l’isolamento degli ortodossi serbi; oggi, con il senno di poi, le parole di vladika Atanasije si sono realizzate in modo profetico: c’è perfino il tunnel, sotto una mezza dozzina di chilometri di Alpi albanesi. A noi spetta la responsabilità di non lasciare che questa strada rimanga un’utopia.

 
 29/11/2013    

Diario dal Kossovo – 28 novembre 2013

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Passo nel monastero di Decani le ultime ore prima della partenza. Il mio viaggio nel Kossovo non si esaurisce con l’uscita dal paese, ma prosegue su un mezzo di trasporto quanto mai insolito: uno dei camion usati dall’Associazione Amici di Decani per portare gli aiuti umanitari (soprattutto generi alimentari) generosamente donati da molti benefattori italiani. La spedizione, denominata Trasporto Solidale 2.0, dovrà raggiungere Durrësi (Durazzo) in serata, per imbarcarsi sul traghetto per Bari. Non avrò verosimilmente collegamenti con Internet per tenervi aggiornati sui dettagli di questa parte del viaggio, per cui vi offro, a titolo di anticipo, la foto della cattedrale di Durrësi (Chiesa ortodossa autocefala d’Albania), dedicata ai santi Paolo e Asteio:

Sono molte le persone a cui devo essere profondamente grato per questo viaggio; alcune di queste le avete viste durante le varie tappe del viaggio, attraverso testi, collegamenti, foto e filmati; altre probabilmente non desiderano troppa pubblicità per mezzo di questi aggiornamenti di blog, ma tutti si meritano un riconoscimento speciale. E quale riconoscimento è migliore di una raccomandazione diretta a un sovrano?

Santo Re Stefano, intercedi presso Dio per i tuoi figli!

Al posto di un epilogo...

Qui finisce il viaggio di un singolo ortodosso italiano in Kossovo, ma sicuramente nascerà in molti altri il desiderio di ripercorrere questi sentieri (magari non tutti... ma confido di aver lasciato abbastanza appigli per un pellegrinaggio significativo).

Non intendo stare a dire molto altro (diverrei facilmente noioso), ma voglio almeno sgombrare il campo da una paura ricorrente e in massima parte infondata: “oggi andare in Kossovo non è pericoloso?” Sicuramente è un paese in cui covano ancora risentimenti e tensioni irrisolte, e di fronte a tali situazioni bisogna usare una certa prudenza, ma dalla mia esperienza posso dire (e sono stato nei punti più caldi...) di non essere mai stato maltrattato o minacciato, né di essermi sentito a disagio. Per la verità, dovrei pure confessare di avere subito un attentato! All’uscita dall’ambasciata italiana a Pristina, nel tratto di strada di fronte all’ambasciata della Repubblica di Macedonia, la nostra auto è stata oggetto del lancio di... una palla di neve. Probabilmente è lo stesso livello di rischio in cui un visitatore di oggi può rischiare di imbattersi, nonostante tutte le cautele: un insulto da parte di qualche ragazzotto, o cose del genere. In tutti questi casi, la cosa migliore è affidarsi all’esperienza di chi il Kossovo lo ha visto davanti ai suoi occhi per anni.

Il monastero di Decani aspetta i suoi visitatori dall’Italia con un’accoglienza che oggi nessun altro monastero ortodosso può eguagliare: la competenza nella lingua e cultura italiana che vi si respira è superiore a quella che offrono alcuni luoghi di culto ortodossi in... Italia. L’Associazione Amici di Decani è pronta a farsi in quattro per offrire viaggi significativi e ricchi di esperienza (e, non guasta dirlo, straordinariamente economici) a chiunque voglia fare un’esperienza che segnerà profondamente la sua vita e il suo cammino spirituale.

 
 28/11/2013    

Diario dal Kossovo – 27 novembre 2013

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Lascio il monastero di Decani sotto una coltre di neve che nasconde (ma non risolve) tutte le strane contraddizioni di questa terra. Sono atteso a Prizren per tenere agli studenti delle tre classi del seminario una “lectio magistralis” sulla situazione della Chiesa ortodossa in Italia. Non so chi tra noi è più incuriosito dall’altro: una classe che si trova di fronte uno ieromonaco ortodosso italiano, o quest’ultimo che assiste alla rinascita della speranza nelle comunità ortodosse del Kossovo. Ma i nostri problemi, alla fin fine, sono molto simili: iniziamo a parlare di chi vede nella Chiesa solo un’identità culturale, e terminiamo notando quanto è importante che la vita della Chiesa coinvolga tutti, e non solo i sacerdoti presenti e futuri. Anche il vescovo Teodosije, che qui lavora anche come insegnante e che mi riceve con il suo abituale affetto paterno, è d’accordo nell’insistere nel coinvolgimento attivo di tutti i cristiani.

Al seminario di Prizren, con il vescovo Teodosije, padre Andrej e gli studenti

Anche le mie parole di incoraggiamento ai ragazzi devono sembrare loro un po’ paradossali: proprio da un paese come l’Italia, con circa trecento parrocchie ortodosse, ma nessun seminario, devono davvero fare uno sforzo per capire perché ci interessiamo di loro. Eppure, riportare speranza a comunità che sarebbero davvero senza speranza è una meta importante. La parrocchia di san Massimo di Torino dà il suo contributo mantenendo negli studi uno dei ragazzi: non è uno sforzo eccessivo, e forse molte parrocchie ortodosse in Italia potrebbero, se non contribuire agli studi di un seminarista, almeno dare un aiuto significativo a questo esempio di risurrezione dal vivo.

Strahinja, giovane musicista e cantore, è il seminarista aiutato negli studi dalla nostra parrocchia

Il mio viaggio mi porta da Prizren alla zona montuosa a nord di Gracanica, a osservare da vicino un fenomeno locale di aiuto ai poveri, che non sfigurerebbe in Italia: le cucine popolari di Prekovce, dove la presbitera Svetlana Stevic organizza la raccolta e la distribuzione di cibo agli abitanti dei villaggi più disagiati. Qui ho l’occasione di vedere quanto le attività dell’Associazione Amici di Decani sono importanti, e quanto gli aiuti dati dall’Italia (sotto qualsiasi forma) prendono corpo in una straordinaria opera di solidarietà. Ma qui è meglio che io taccia: lasciamo parlare direttamente gli attivisti dell’associazione in questa pagina sulle cucine popolari.

 
 27/11/2013    

Diario dal Kossovo – 26 novembre 2013

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Non è la prima volta nella vita che mi sveglio all’annuncio della preghiera islamica, ma l’effetto dell’annuncio (registrato) diffuso dai minareti di Prizren è forte. Quando mi avvio verso la chiesa di san Giorgio per la Divina Liturgia ortodossa, immagino che vedrò la grande moschea di Sinan Pascià, se non frequentata, per lo meno aperta. Ma non è così. Questo mi porta a pensare quanto l’islam, da queste parti, possa essere visto più che altro come un mero fatto di identificazione sociale di persone e di gruppi. Ma non c’è da sottovalutare l’ingresso sempre più intenso (e intensamente finanziato) del wahabismo saudita nel paese.

Entro nella chiesa di san Giorgio, fatta saltare con il tritolo nel 2004, e oggi ricostruita più robusta di prima (a qualcosa servono pure, i finanzamenti della comunità internazionale), e concelebro alla Liturgia in greco, serbo, slavonico ecclesiastico e. . . italiano. I seminaristi mi riempiono di una certa ammirazione: questa ”cucciolata” di futuri sacerdoti non rappresenta solo la sopravvivenza di un numero di parrocchie, ma anche il tessuto connettivo di un organismo sociale che dimostra un’incredibile capacità di rigenerarsi.

Al termine della funzione, ammiro i locali del complesso del seminario: dopo essere stati ampliati – a partire dalle costruzioni del tardo XIX secolo – nel 1996, hanno subito bombardamenti, abbandono, devastazioni. Ora completamente rinato dal poco rimasto dopo gli incendi del 2004, il seminario ospita 36 seminaristi dai 13 ai 20 anni, divisi in tre classi annuali. Li rivedrò domattina, per tenere loro una lezione. Vedremo pure che cosa possono fare gli ortodossi italiani per facilitare il loro cammino.

Al rientro a Decani, trovo il monastero sotto il primo manto di neve (osservate la foto dal blog del 22 novembre...). Lo spettacolo è affascinante, se visto da un solido edificio monastico riscaldato; un pò meno se visto da un’abitazione di fortuna in un’enclave: i monaci dovranno iniziare da oggi stesso le loro visite ai più bisognosi dei dintorni.

A Decani ho anche la notizia che è finalmente disponibile su YouTube il video realizzato dagli amici italiani del monastero, a proposito della recente festa, che comprende anche una mia piccola comparsa personale:

 
 27/11/2013    

Padre Raphael Morgan: il primo prete ortodosso di colore in America

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Da una delle ricerche di Matthew Namee sulle origini dell’Ortodossia in America, raccogliamo la storia del primo prete ortodosso giamaicano-americano, padre Raphael (Robert) Josias Morgan: una storia affascinante (per quanto ancora frammentaria) che ci conferma che il messaggio dell’Ortodossia non conosce limiti di etnie e di culture. Presentiamo la storia di padre Raphael Morgan nella sezione “Testimoni dell’Ortodossia” dei documenti.

 
 26/11/2013    

Diario dal Kossovo - 25 novembre 2013

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Oggi ho avuto per la prima volta l'occasione di vedere il Kossovo in tutta la sua estensione geografica e sociale, dal nord al sud. Cerco di focalizzarmi su quattro punti del mio viaggio:
1 - Gracanica
In confronto alla frenetica, moderna e sfacciatamente ricca vita di Pristina, la nuova capitale, l'enclave serba di Gracanica (pron. Graciànitsa) sembra bloccata nel passato e nei ricordi, con un gioiello di monastero (patrimonio dell'umanità tutelato dall'UNESCO), una sede episcopale un po' forzata (la vera sede del vescovo del Kossovo era a Prizren, nel sud) e un conglomerato di alcune migliaia di abitanti che nel momento del maggiore bisogno non hanno trovato un punto migliore del monastero per agglomerarsi e per difendere la propria identità e i propri diritti. I lavori pubblici sono frutto degli sforzi della diocesi, che qui deve occuparsi anche di far costruire strade, di far funzionare un ospedale, di offrire speranza a decine di famiglie di profughi che hanno perso tutto e vivono in container... ci sarebbe molto da dire, troppo per una visita tanto breve.
Voglio ricordare un momento curioso della visita all'antica chiesa... tra i cartelli di vari divieti (di abbigliamento scollato, etc.), che capita di vedere in molte chiese, ne spicca uno di divieto di ingresso con armi da fuoco. Chissà come reagirebbero, in Italia, a un simile divieto in evidenza di fronte a una chiesa).
2 - Gazimestan
Anche la torre-ricordo della battaglia di Kosovo Polje fa parte degli edifici vandalizzati nei pogrom del 2004. Qui neppure quattro mura del genere sono indenni dalla furia distruttiva. Mentre guardo l'antica zona della battaglia dalla cima della torre, mi chiedo quanto tempo dovrà ancora passare per vedere la pace dopo secoli di lotta impari, che hanno visto i cristiani sempre in minoranza, sempre costretti a battaglie già perse, sempre disposti a sacrificarsi volontariamente. Anche quando tutto sembra far sperare per il meglio... nelle foto della celebrazione del 1989, si vede un impressionante milione di persone radunato attorno alla torre di Gazimestan (il "luogo degli eroi"). Dove sarà ora, quel milione di persone? Che cosa starà pensando? Mentre osservo e rifletto, turbini di vento portano i primi fiocchi di neve di questa stagione invernale. Speriamo che la neve, che qui cade abbondante, non porti isolamento e disperazione a tanti tra i più poveri e diseredati, privati di un futuro dignitoso da giochi di potere molto più grandi di loro.
3 - Kosovska Mitrovica
Molto più che nelle enclavi nel resto del paese, la situazione del nord del Kossovo riflette i paradossi, i vicoli ciechi dell'umanità e del buon senso che hanno martoriato questa terra. Mitrovica (pron. Mìtrovitsa), come perfetto esempio di "città divisa in se stessa", vede contrapposte, sulle rive del fiume Ibar, la parte sud albanese e musulmana (con l'antico cimitero cristiano ortodosso), e la parte nord serba e cristiana ortodossa (con l'antico cimitero musulmano). La stupidità sembra equamente divisa su entrambe le rive, con bande giovanili che si affrontano quotidianamente a insulti e sassate (e raccontano tutto un mondo di mancanza di visione del futuro da parte dei giovani locali), ma le attitudini generali di rispetto non sono le stesse: il cimitero cristiano al sud subisce profanazioni su base praticamente quotidiana, esaurendo la pazienza dei carabinieri italiani che devono presidiarlo; il cimitero musulmano al nord non ha mai avuto danni.
Si potrebbe aggiungere molto sulla situazione di Mitrovica, e sull'inadeguatezza generale di ogni tentativo di soluzione. Passeggio sul "ponte della discordia", con le sue barricate di sassi e terra erette per bloccare i blindati, le sue postazioni di cecchini da entrambe le parti, il suo posto di guardia di carabinieri stanchi, che ormai intervengono solo nei casi di estrema tensione. Come prevedibile, vengo salutato da una parte e guardato con disprezzo dall'altra: chissà cosa direbbero se sapessero che non faccio parte di nessuno dei due schieramenti, ma ironicamente sono proprio un connazionale di quei carabinieri nel mezzo... o forse chi deve saperlo lo sa, e non spreca tempo e parole con uno straniero che non cambierà nulla della loro situazione. Penso a Belfast, a Gerusalemme, a Nicosia, a tante città divise in due: piuttosto che "uno spaccato di una società", qui vedo "una società spaccata". Non sono tanto cretino da pretendere di avere una soluzione in tasca, ma neppure tanto insensibile da dire che non mi compete fare qualcosa. Le impressioni di questa visita - e la ricerca di un'uscita da questo caos - mi accompagneranno a lungo.
4 - Prizren
Sono atteso per il vespro e per la cena al seminario di Prizren, dove padre Andrej, il monaco di Decani che da anni è noto in tutte le chiese ortodosse in Italia, ha assunto per il terzo anno il ruolo di pro-rettore del seminario recentemente restaurato e rinato a nuova vita. Domani mi riprometto di parlare più diffusamente dei miracoli che hanno circondato questa rinascita, e spero di iniziare la giornata con la Liturgia del giorno di festa di san Giovanni Crisostomo: in una concelebrazione tra preti del Kossovo, di Cipro e dell'Italia dovrei essere l'unico che non proviene da una terra divisa a metà... a tutti buona festa del santo più di tutti legato alla Divina Liturgia, e restate in ascolto!
 
 26/11/2013    

L'Ortodossia in Costa Rica

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Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dell'Ortodossia in tutti i paesi del mondo: presentiamo nella sezione "Pastorale" dei documenti un'intervista fatta da Miguel Palacio, collaboratore del metropolita Ilarion (Alfeev) al Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, al fondatore della prima chiesa ortodossa in Costa Rica, Nicholas Zacharov. L'intervista, oltre che a presentare dati interessanti sullo sviluppo relativamente tardivo della Chiesa ortodossa in Costa Rica, racconta dati preziosi sulla storia dei profughi russi nel mondo, e sul loro attaccamento alla Chiesa.

 
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