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  La festa dell'Ingresso al tempio

dal blog di padre John Whiteford

5 maggio 2017

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Il racconto dell'ingresso al tempio della Theotokos è storico?

Ci sono molte domande a cui non possiamo rispondere tanto quanto vorremmo, semplicemente perché siamo limitati nei termini delle informazioni disponibili e credo che questa sia una di queste domande. Abbiamo tutte le informazioni di cui abbiamo veramente bisogno... solo, non abbiamo tutto ciò che vorremmo sapere.

Un punto di questa festa che credo sia spesso frainteso è che questa tradizione non è basata sul Protoevangelo di Giacomo - il testo riflette in larga misura la tradizione orale della Chiesa che l'ha preceduto. Se questo testo fosse la nostra fonte primaria, sarebbe stato incluso nel Nuovo Testamento. Dobbiamo invece guardare alle nostre funzioni e agli scritti dei Padri, come alle nostre migliori fonti di informazioni in materia.

Guardando questo tema dal punto di vista di ciò che conosciamo della storia, è certamente improbabile che la Vergine Maria sia entrata letteralmente nel santo dei santi del tempio - che era il più sacro santuario interno del tempio, dove solo al sommo sacerdote era permesso accedere. Se ciò avvenisse letteralmente, sarebbe stato qualcosa che sarebbe, per intervento divino, rimasta nascosta alla maggior parte delle persone,

Il fatto che ciò sia improbabile non significa che non sia successo letteralmente. I miracoli sono per definizione eventi improbabili. Tuttavia, credo sia possibile che le funzioni utilizzino la frase "santo dei santi" come un riferimento più generale al tempio nel suo complesso, e credo che lo facciano in parte perché il santo dei santi era una prefigurazione dell'incarnazione del Signore nel ventre della vergine Maria. In un senso molto reale, ella è diventata il santo dei santi in un modo che era più reale di quanto il santo dei santi letterale e terreno fosse mai stato. Dio ha preso carne nel suo ventre, e vi ha dimorato corporalmente.

Quello che non è improbabile di questa storia è l'idea di una donna che va a vivere nei quartieri del tempio. Abbiamo in Luca 2:36-37 un esempio di una donna che ha vissuto esattamente in questo modo:

"E c'era una profetessa di nome Anna, figlia di Fanuel, della tribù di Aser: era molto avanzata negli anni e aveva vissuto con il marito per sette anni dalla sua fanciullezza, ed era una vedova di circa ottantaquattro anni, che non lasciava il tempio, ma serviva Dio notte e giorno con digiuni e preghiere ".

Inoltre, sappiamo che la profetessa Anna non era un esempio unico di una donna simile nell'Antico Testamento. Nell'Esodo abbiamo una citazione molto interessante, ma breve, di quelle donne che servivano nel Tabernacolo, che era la versione temporanea di quello che divenne il tempio fisso a Gerusalemme:

"Fece il bacino di bronzo con il suo piedistallo di bronzo, dagli specchi delle donne che servivano all'ingresso della tenda della riunione" (Esodo 38:8).

È interessante notare che nel greco della Settanta, la parola "servire" è tradotta "digiunare", che probabilmente era una parafrasi che intendeva descrivere la loro attività primaria, quella di pregare e digiunare (come si è visto nel caso della profetessa Anna in Luca), anche se avevano senza dubbio altri doveri legati al tempio.

E queste donne sono nuovamente citate in 1 Samuele, nel contesto di una descrizione degli abusi commessi dai figli del sacerdote Eli:

"Ora Eli era molto vecchio, e udì di tutto ciò che i suoi figli stavano facendo a tutto Israele e come giacevano con le donne che servivano all'ingresso della tenda di convegno" (1 Samuele 2:22).

Una cosa che questo passo indica è che queste donne non erano probabilmente tutte vedove ottantenni, perché i figli di Eli le seducevano. Ed era un gesto particolarmente offensivo che dormissero con queste donne, perché erano donne che erano dedicate a servire il Signore.

La parola ebraica tradotta con "servire" è molto interessante. È tsâbâ' (צבא) che ha la stessa radice della parola "Sabaoth", come in "Signore Sabaoth" – che significa "Signore delle schiere" o più letteralmente "Signore degli eserciti". Questa parola significa "servire", come un soldato, nelle truppe... ed è spesso tradotta come "combattere", ed è similmente usata in riferimento ai Leviti maschi che servivano anch'essi nel tabernacolo e nel tempio. E questo si riferisce a un gruppo di donne che erano dedicate al servizio del Signore e che servivano all'ingresso del tabernacolo e, più tardi, del tempio.

Purtroppo, sono limitato nel materiale di riferimento che ho a disposizione, ed è sorprendente che le fonti protestanti mostrino generalmente un'incredibile mancanza di curiosità su chi fossero queste donne o su cosa facessero. Comunque, il commento di Brevard Childs sull'Esodo dice:

"Questo versetto, che non ha alcun corrispondente più antico, ha evocato molte discussioni sul suo significato: chi erano le "donne che servivano", e perché il loro lavoro è descritto dal verbo sb' che indica un servizio organizzato come quello dei leviti professionali? Alcuni commentatori hanno suggerito un servizio di pulizie e riparazioni, altri di canti e danze, l'unico parallelo è 1 Sam 2:22, che è di scarso aiuto reale. Driver suggerisce che il versetto implichi che il servizio fosse già in corso al tabernacolo. Non esistono prove sufficienti per decidere se sia coinvolto materiale storico precedente o una più tarda esegesi midrashica. La forma letteraria sarebbe a favore della prima alternativa" (The Book of Exodus: A Critical, Theological Commentary, Philadelphia: Westminster Press, 1974, p. 636).

La festa dell'ingresso della Theotokos è senza dubbio parte della nostra Tradizione e sappiamo che stiamo celebrando sia una verità storica sia una verità teologica in questa festa. Tuttavia, quando si tratta di innodia in particolare, quanto dovremmo prendere alla lettera ciò che vi si dice, questo varia – questa è la natura di ogni tipo di poesia, tra cui gran parte del materiale poetico che troviamo nella Scrittura. Per esempio, il profeta Isaia, nel predire il ritorno degli israeliti dalla prigionia babilonese dice:

"Uscirete con gioia e sarete condotti in pace: le montagne e le colline sfileranno cantando davanti a voi, e tutti gli alberi del campo batteranno le loro mani" (Isaia 55:12).

Questa profezia ha preannunciato la gioia del ritorno degli israeliti alla loro terra, ma non abbiamo bisogno di credere che siano stati letteralmente accolti da montagne che cantano e da alberi che applaudono, perché la profezia sia vera.

Allo stesso modo, nell'Acatisto alla Theotokos, quando si parla dell'arcangelo Gabriele che si rivolge alla Theotokos, non credo che qualcuno sosterrebbe che questo deve essere un resoconto stenografico di ciò che è stato effettivamente detto all'Annunciazione. Ma sotto la forma della poesia dell'Acatisto, ci viene data una riflessione veritiera del significato di quel fatto storico.

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