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  Ucraina: geopolitica e identità

dal blog The Soul of the East

30 marzo 2014    

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La crisi del 2014 in Ucraina serve a ricordare che nella ricerca di un vantaggio strategico, le potenze occidentali non solo sfruttano il malcontento popolare per effettuare un cambio di regime, ma ne manipolano anche le correnti di nazionalismo a vantaggio del loro ordine del giorno globalista. L'autore e pubblicista conservatore russo Mikhail Smolin condivide una prospettiva approfondita sulle origini del nazionalismo ucraino e il suo rapporto con il Grande Gioco. Traduzione inglese di Mark Hackard.

Nel 1912 l'eccezionale giurista russo, professore e dottore di diritto internazionale Pëtr Evgenievich Kazanskij ha scritto:

Viviamo in un tempo sconcertante, in cui si fondano stati artificiali, popoli artificiali e lingue artificiali.

Nella nostra epoca, vecchie finzioni storiche stanno sorgendo di nuovo dal nulla. Una delle più pericolose è "l'ucrainismo", che tenta di dare una base ideologica e storico-politica allo smembramento del corpo russo, separando da esso i piccoli russi, dopo averli auto-definiti come "ucraini", sconosciuti alla storia. Tali "formazioni nazionali" non hanno alcuna radice etnico-storica; sono un prodotto dell'era moderna. Prima della rivoluzione la nazione russa era una sola, e le condizioni della Velikorus' (Grande Rus'), Malorus' (Piccola Rus') e Belorus' (Rus' Bianca) erano percepite come concetti che determinavano la posizione geografica di origine di uno o di un altro cittadino russo dell'Impero russo. I separatisti nazionali si sono appropriati di significati etnografici applicandoli a questi nomi, in contrasto con la realtà storica della loro origine.

La comparsa di concetti come Piccola Russia, Grande Russia, piccolo russo, grande russo, ecc, deve essere riconnessa indietro nel tempo al periodo dopo l'invasione tartara. Una Rus' unita era stata smembrata dal nemico nella Rus' del Nord, quella di Vladimir-Suzdal, trasformata poi nella Moscovia, e nella Rus' del Sud-ovest – Galizia-Volinia – entrata poi nello stato russo-lituano, e dopo l'unione con la Polonia, nella Rzeczpospolita. Eppure, in queste condizioni, non cessarono la vita politica e la vita della Chiesa tra le parti smembrate della singola Rus'. L'autorità religiosa del Patriarcato di Costantinopoli sulla Chiesa ortodossa russa, che allora esisteva come sede vescovile di questo Patriarcato, era riconosciuta sia nella Rus' del Nord sia in quella del Sud-ovest. Continuavano a esserci rapporti politici tra le due parti della Rus' e l'imperatore bizantino hanno. La necessità di comunicazione con una Rus' frammentata in due costringeva gli uomini di chiesa e gli statisti di Costantinopoli a differenziare una Rus' dall'altra nei loro documenti, dopo aver dato a ciascuna una determinata denominazione. I Bizantini applicarono termini geografici tipici dell'antichità classica: il piccolo paese e il grande paese. Questi termini geografici significano che la metropolia iniziale di un dato popolo è chiamata la piccola terra, e le terre colonizzate dalla metropolia di questo popolo sono chiamate le grandi terre.

Nella pronuncia greca, la u è stata sostituita dalla o, e quindi i bizantini chiamavano il popolo russo Ρώσοι, e il nostro paese era conosciuto come Ρωσσία. Procedendo da questo, i letterati bizantini denominarono la Galizia-Volinia e la Rus' di Kiev come Piccola Rus', e la Rus del Nord, quella di Vladimir-Suzdal e la della Moscovia, come Grande Rus'. Attraverso gli studiosi russi, questa terminologia penetrò nella Rus' e divenne naturale, sia nella Piccola sia nella Grande Rus'. Come tale, la comprensione storica della Piccola Rus' e della Grande Rus' è venuta a noi come proprietà culturale dell'Impero bizantino.

Ora passiamo alle radici storiche del nazionalismo ucraino. Da dove sono apparsi iremini "ucraini" e "Ucraina" al posto dei termini storici Piccoli russi e Piccola Rus'?

Dovremo cominciare dal fatto che la parola "Ucraina" e "ucraino" nelle cronache russe si incontrano solo nel senso di terre di confine, non come una terra popolata da un ignoto popolo "ucraino". La parola Ucraina è solo un'altra forma della parola okraina (confine).

I ricercatori del nazionalismo ucraino fanno risalire l'apparizione della parola Ucraina, nel senso di un nome proprio piuttosto che di un nome comune, alla fine del XVII secolo, quando, dopo la Rada di Perejaslavl del 1654 e la "pace eterna" conclusa nel 1686 tra lo stato russo e la Polonia (secondo cui la riva sinistra della Malorus' con Kiev passò nel possesso eterno dello Stato russo), i polacchi capito quale vero pericolo portavano con sé la fede ed etnia comune tra i residenti delle terre del confine polacco e dello Stato russo. Con l'obiettivo di sopprimere il desiderio della popolazione russa che viveva in Polonia di riunirsi con lo Stato russo, gli studiosi polacchi diressero tutti i loro sforzi a dimostrare che non c'erano russi in Polonia, ma solo una speciale nazionalità "ucraina". Nella storiografia, vi è un consenso quanto mai diffuso sul ruolo dell'influenza polacca nel divorzio della Piccola Russia dalla Russia e nella formazione di un movimento ucrainofilo.

Sommando queste opinioni, possiamo ripetere con uno dei ricercatori di questo settore che i polacchi "hanno preso su di sé il ruolo di levatrice durante la nascita del nazionalismo ucraino e di nutrice durante la sua educazione".

Il ventesimo secolo

La "Rus' anti-russa", fondata dai polacchi nel XIX secolo sotto il pretesto dell'ucrainofilia per lo scopo nazionale della lotta contro l'Impero russo sulla propria sovranità perduta, cambiò padroni per un certo numero di volte nel XX secolo. Tra loro ci sono stati gli austriaci, i tedeschi e gli americani, ma l'obiettivo dell'esistenza del movimento è stato sempre lo stesso: lo smembramento della nazione russa.

Da parte sua, l'Austria-Ungheria sognava di creare un regno alleato a Kiev guidato dall'uno o dall'altro ramo degli Hohenzollern e degli Asburgo. La Germania, come potenza più forte, ha superato nei suoi schemi un'Austria-Ungheria indebolita da disfunzioni interne, in quanto quest'ultimo impero pensava piuttosto a preservare ciò che era già in suo possesso.

Il desiderio della Germania di strappare l'intero sud dell'Impero russo (il carbone di Donetsk, il petrolio di Baku, ecc) conforme ai sogni di lunga data di un importante passo avanti verso l'Oriente – qui si può ricordare il progetto di una ferrovia da Berlino a Costantinopoli a Baghdad, e anche la scelta degli alleati per la Prima Guerra Mondiale – l'Austria-Ungheria, la Bulgaria e la Turchia – di nuovo un tentativo di creare una linea da Berlino a Baghdad. Da qui il desiderio di indebolire la Russia il più possibile prima di intraprendere decisive battaglie su scala mondiale, per le quali la Germania si stava già preparando da diversi decenni. E così, per esempio, sotto il Generalstab tedesco, molto prima della prima guerra mondiale, fu organizzata una sezione impegnata negli affari ucraini. Questa sezione eseguiva progetti e organizzava disunioni all'interno della nazione russa.

Come scrisse il ricercatore del nazionalismo ucraino, il principe A. M. Volkonskij:

La Germania aveva bisogno di rompere i legami linguistici tra i piccoli russi e i grandi russi, perche dopo aver strappato la classe colta del sud della Russia dalla lingua letteraria e accademica russa, sarebbe stato più facile imporre la propria cultura tedesca al paese. I tedeschi cominciarono a sostenere l'artificiale 'mova ucraina'. Agirono in modo tedesco, in modo sistematico e senza perdere tempo. Dal primo anno della Grande Guerra, i prigionieri della Piccola Russia furono separati in campi speciali e lì sottoposti a 'ucrainizzazione'; per i più suscettibili, qualcosa sulla falsariga di una 'accademia dell'ucrainizzazione' fu istituita a Koenigsberg. Centinaia di migliaia di prigionieri sottoposti a propaganda di guerra che tornarono a casa nella Piccola Russia nel 1918 diventarono il principale strumento di diffusione dell'idea ucraina nell'ambiente contadino. (Principe A. M. Volkonskij. Verità storica e propaganda ucrainofila. Torino, 1920. Pagina 129.)

La cospirazione massonica del febbraio del 1917 non consentì all'imperatore Nicola II di effettuare l'offensiva generale di primavera lungo tutto il fronte e di spezzare una volta per tutte le forze del nemico esausto. Dopo alcuni mesi, la Germania fu in grado di portare al potere i suoi protetti – in Russia i bolscevichi leninisti, e nella "Ucraina indipendente" i mazeppisti di Grushevskij. In questo modo la Germania ebbe una proroga di un anno intero dalla sconfitta inevitabile nella prima guerra mondiale.

Il sud della Russia era di vitale importanza per la Germania. Matthias Erzberger, un ministro tedesco, disse in un incontro istituzionale:

La questione russa non è altro che parte di un grande dibattito che i tedeschi stanno conducendo con gli inglesi sull'obiettivo del dominio del mondo. Abbiamo bisogno della Lituania e dell'Ucraina, che dovrebbero essere gli avamposti della Germania. La Polonia dovrebbe essere indebolita. E se la Polonia è nelle nostre mani, allora chiuderemo tutte le rotte per la Russia, e questa apparterrà a noi. Non è forse chiaro che solo su questa strada si trova il futuro della Germania?

Gli statisti tedeschi agirono in modo del tutto cosciente e sistematico su questa strada, come evidenziato dal Cancelliere tedesco Michaelis, nel giugno del 1917:

Dobbiamo stare molto attenti che la letteratura con cui speriamo di rafforzare il processo del collasso della Russia non raggiunga esattamente i fini opposti... Gli ucraini comunque respingono ancora l'idea della separazione totale dalla Russia. Un'aperta interferenza da parte nostra a favore di uno Stato ucraino indipendente può senza dubbio essere utilizzata dal nemico per dimostrare come le correnti nazionaliste esistenti sono state create dalla Germania. (Zeman, Z. A., Germany and the Revolution in Russia 1915-1918. New York, 1958 . P 65-67.)

Ma tutte le esitazioni furono messe da parte quando la questione del destino della Germania divenne più acuta. Da qui l'idea suggerita dai tedeschi agli ideologi dell'ucrainismo su una "Ucraina indipendente dai Carpazi al Caucaso, senza padrone o servo". E i tedeschi ritenevano che dal Caucaso si potesse raggiungere il Medio Oriente.

In quel tempo apparvero anche idee di un'unione dal Mar Nero al Mar Baltico (il restauro della Rzezcpospolita in una nuova fase della storia?): l'alleanza di Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia, e Malorussia. Questa possibilità è ora prevista in ulteriori piani di lotta contro la Russia: la separazione della Mosca "asiatica" dall'Europa "civilizzata" per mezzo di un muro di europei di "seconda classe"...

Il separatismo ucraino nel ventesimo secolo è diventato sempre più spregiudicato – è pronto a riconciliarsi con qualsiasi regime fintanto che è dalla sua parte, cioè sostiene in un modo o in un altro il movimento ucraino. E così molti sostenitori dell'indipendenza, guidati da M. Grushevskij, finalmente finirono nel campo dei bolscevichi, che riconobbero i termini "ucraino", "Ucraina" e "lingua ucraina". Nel 1923, dopo il XII Congresso, i comunisti dichiararono una politica di indigenizzazione, lo sviluppo di tutte le nazionalità non russe (e di quelle considerate non russe), un programma espresso in Ucraina attraverso l'ucrainizzazione della popolazione e l'introduzione della lingua ucraina iniziando dai funzionari statali e di partito. Dopo aver preso il potere, i bolscevichi in genere hanno creato tutte le condizioni per la crescita e la maturazione del nazionalismo ucraino, che dopo la morte del suo sorvegliante comunista ha fatto a brandelli l'unità del popolo russo, minacciando nel tempo di diventare un avamposto delle forze anti-russe nel mondo.

Lo stato moderno dell'Ucraina adotta in tutte le manifestazioni delle sue politiche una posizione coerentemente anti-russa. Come all'inizio del XX secolo, il separatismo ucraino ha il compito di fondare una nazione di "ucraini", attraverso la formazione di una élite ideologica ucraina, che dovrebbe modellare una singola nazione a partire dalle distinzioni etnografiche della popolazione

piccolo-russa di varie province e dal mito di una tribù cosacca unificata. Un'etnogenesi voluta artificialmente è in corso di creazione nel calderone dello Stato ucraino. M. Grushevskij avrebbe scritto che "l'ucrainismo in Russia dovrebbe andare oltre i confini della nazionalità etnografica e diventare un fattore politico ed economico, e partecipare ora all'organizzazione della società ucraina come nazione, se non vuole essere diverse generazioni in ritardo."

La storia russa ha dimostrato che i più terribili nemici del popolo russo sono stati di natura interna. I russi in loro placidità non possono credere pienamente che vi potrebbero essere traditori in mezzo a loro stessi. È per questo che la questione ucraina è così importante, perché è una questione di unità interna della nazione e di una nuova raccolta di terre che attende il nostro risveglio politico-nazionale. Così ha scritto l'ideologo della discordia, Dmitrij Dontsov:

Come regola generale, la questione ucraina appare come una cometa sui cieli politici europei ogni volta che si presenta un momento critico per la Russia.

Gli obiettivi nazionali dei popoli che hanno maturato la loro attività su scala mondiale sono sempre diretti verso la piena padronanza del loro territorio naturale e l'influenza sulle terre vitali adiacenti alla nazione. Pertanto, da un lato, il compito della nazione consiste nel definire i confini naturali della diffusione del suo dominio e nello stabilire l'influenza necessaria sulle regioni vicine vitali. D'altra parte, ne consegue la diffidenza verso idee come la nozione di egemonia mondiale, idee che inevitabilmente portano a un estremo sperpero delle energie della nazione e non portano al risultato desiderato.

Per il conseguimento degli obiettivi prefissati, sono necessarie la salute spirituale e l'unità interna della nazione. La prima si raggiunge attraverso il sostegno della fede che è la verità per la nazione. I russi confessano Ortodossia, l'unica fede vera e salvifica, e quindi la preservazione della fede ortodossa è il compito principale sia per la Chiesa sia per lo Stato sia per ogni russo. Il secondo requisito, l'unità interna. si raggiunge con una corretta organizzazione e supporto della vita sovrana, sociale e culturale della nazione, necessaria per proteggerla dalle influenze esterne nocive, soprattutto se sono finalizzate, come per esempio l'ucrainismo, allo scisma della nazione russa.

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