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  Sulla comunione a Pasqua e nella Settimana Luminosa

Ieromonaco Petru (Pruteanu)

Dal blog teologie.net

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Più volte mi è stata posta la seguente domanda:

"Padre, posso fare la comunione a Pasqua? E nella Settimana Luminosa? Se è possibile, devo tenere il digiuno?"

La domanda è buona, ma tradisce un fraintendimento del senso delle cose. A Pasqua non è soltanto possibile, ma è anche doveroso comunicarsi; per sostenere questa affermazione voglio riassumere alcune idee:

1. Nei primi secoli della Chiesa, come vediamo nei santi Canoni e tra i santi Padri, la partecipazione alla Liturgia senza la comunione ai santi Misteri era una cosa impensabile (riguardo a questo vi esorto a leggere lo studio - in lingua romena - "Când şi cum să ne împărtăşim"). Nel corso del tempo, soprattutto nello spazio romeno, la pietà e la comprensione dei fedeli sono diminuite, e di contro i rigori della preparazione per la comunione sono cresciuti in modo a volte esagerato (incluso attraverso la preparazione differenziata per il clero e per i laici). Ma anche così, la comunione ai santi Misteri a Pasqua era una pratica generale e lo è rimasta fino a questo giorno in tutti i paesi ortodossi: in alcuni di questi paesi si permette la comunione solo nel giorno della Risurrezione, come se qualcuno avesse impedito di farla in ogni domenica della Quaresima, e alla Pasqua in particolare. Quindi, l'ideale sarebbe comunicarci a ogni Liturgia, specialmente il Giovedì Santo, a Pasqua e a Pentecoste - quando sono state istituite l'Eucaristia e la Chiesa.

2. Ci sono preti-confessori che, in caso di persone escluse dalla comunione per certi peccati gravi, danno loro il permesso di comunicarsi (solo) a Pasqua, e poi di continuare il loro canone/epitimia ancora per un certo periodo in seguito. Quest’abitudine, anche se non è e non dovrebbe diventare generale, si praticava anche nell’antichità, con lo scopo di rafforzare i penitenti e renderli partecipi della gioia della festa. D’altra parte, la comunione data ai penitenti a Pasqua mostra il fatto che il semplice passaggio del tempo e perfino lo sforzo personale del penitente non sono sufficienti a tener lontano un essere umano dal peccato e dalla morte, ma c’è bisogno che lo stesso Cristo Risorto porti luce e forza nell’animo di chi si pente (così come Maria Egiziaca, che aveva vissuto da dissoluta fino all’ultimo giorno trascorso nel mondo, non aveva iniziato la sua penitenza se non dopo essersi comunicata con Cristo). Da qui è apparsa a volte l'idea errata che a Pasqua si comunicano solo i ladri e i fornicatori, ma quale Chiesa ha una comunione speciale per i ladri e i fornicatori, e un’altra per quelli che conducono una vita cristiana? Cristo non è lo stesso a ogni Liturgia dell’anno e non si comunicano a lui sacerdoti e re, mendicanti, briganti e bambini? A proposito, anche le parole di san Giovanni Crisostomo (al termine del Mattutino pasquale) ci chiama tutti senza eccezioni alla comunione con Cristo. La sua esortazione ad accostarsi sia a coloro che hanno digiunato sia a coloro che non hanno digiunato perché il vitello è grasso e il Sovrano è generoso, si riferisce chiaramente alla comunione ai santi Misteri, e fa meraviglia che alcuni leggano/ascoltano questo testo senza capire che non siamo chiamati a pasti a base di carne, ma alla comunione con Cristo.

3. È molto importante anche l’aspetto dogmatico del problema. La gente accorre a comprare e mangiare a Pasqua carne d'agnello - e questo è l’unico “comandamento biblico” che alcuni rispettano nella loro vita (perché al resto dei comandamenti non si adattano!). Lo stesso libro dell’Esodo, quando parla del sacrificio di un agnello pasquale, si riferisce alla Pasqua ebraica, in cui l’agnello era una profezia dell'Agnello-Cristo immolato per noi. Perciò mangiare carne d'agnello a Pasqua senza comunicarsi significa un ritorno al Vecchio Testamento e il mancato riconoscimento di Cristo come "l'agnello di Dio che toglie il peccato del mondo" (Giovanni 1:29). Allo stesso modo, la gente cuoce diverse torte o altri dolci che chiamano con nomi simili a "pasqua", ma forse non sappiamo che "Cristo è la nostra Pasqua" (1 Corinzi 5:7)? Quindi, tutti questi alimenti specifici del giorno e del periodo di Pasqua dovrebbero essere una continuazione, ma non un sostituto della comunione ai santi Misteri. Di questo non si parla molto nelle chiese, ma dobbiamo sapere che il giorno di Pasqua è centrato esattamente sulla partecipazione alla Liturgia e sulla comunione con Cristo risorto.

4. Alcuni dicono che non è possibile comunicarti ai santi Misteri il giorno di Pasqua, perché poi mangi cibi che non sono di digiuno, ma il prete non fa lo stesso? Perché si fa la Liturgia di Pasqua, e subito dopo si benedicono latticini e carni? Non è evidente che dopo la comunione si può mangiare di tutto? O forse qualcuno vede la Liturgia come un teatro e non come una chiamata alla comunione con Cristo? Se mangiare latticini e carni fosse stato incompatibile con la comunione, allora a Pasqua e a Natale non si farebbe la Liturgia o non si permetterebbe di mangiare di tutto. E questo è vero per tutto il percorso dell'anno liturgico.

5. E ora parliamo della comunione nella Settimana Luminosa. Il canone 66 del Concilio Trullano (anno 691) richiede che i cristiani "si sazino con i santi Misteri" in tutta la Settimana Luminosa, anche se in questa settimana non si fa digiuno nepure il mercoledì o il venerdì. Quindi è chiaro che la comunione si fa anche senza digiuno, perché o non si dovrebbe fare la Liturgia, o si dovrebbe continuare il digiuno. L'idea di collegare il digiuno alla comunione riguarda principalmente l’astensione dal cibo prima di ricevere i santi Misteri, vale a dire riceverli dopo almeno 6 o anche 9 ore senza mangiare (non come fanno i cattolici romani, che si comunicano un’ora dopo i pasti). E se ci si riferiamo a un periodo di digiuno, sono sufficienti le sette settimane della Quaresima che abbiamo osservato e che non abbiamo bisogno di continuare, e anzi è vietato continuare a digiunare; continueremo il digiuno il mercoledì e il venerdì, e negli altri tre periodi di digiuno nel corso dell'anno. Dopo tutto, i preti non digiunano nella Settimana Luminosa per fare la comunione, e non è chiaro da dove è venuta l'idea che i laici invece dovrebbero digiunare?! Con tutto ciò, considero che abbiano la benedizione per comunicarsi nella Settimana Luminosa solo quelli che hanno tenuto tutti il periodo di digiuno, conducono una vita cristiana equilibrata e desiderano continuamente comunicarsi a Cristo (non solo nei periodi di digiuno), perché non percepiscono la comunione come ricompensa per il loro ascetismo, ma come una medicina per le malattie spirituali.

Perciò  ogni cristiano è chiamato a prepararsi alla comunione e a chiederla al sacerdote soprattutto il giorno di Pasqua, e se il sacerdote non concede la comunione senza che ci sia un motivo, ovvero senza che vi sia un peccato che esclude dalla comunione, ma inventando ogni sorta di scuse, allora considero che la persona in causa dovrebbe andare in un'altra chiesa e da un altro sacerdote (ma solo se il motivo della partenza è giustificato, e non fatto per cattiveria). Questa situazione, molto diffusa soprattutto nella Repubblica di Moldova, deve sparire quanto prima, soprattutto perché la gerarchia superiore della Chiesa Ortodossa Russa ha dato ai preti direttive chiare di non limitare l’accesso dei fedeli al calice eucaristico senza motivi canonici evidenti (si vedano le decisioni dei Sinodi episcopali del 2011 e del 2013). Perciò, cerchiamo padri spirituali saggi, e se li troviamo, obbediamo a loro, e comunichiamoci quanto più frequentemente ai santi Misteri. Non diamo il nostro cuore in mano a chiunque.

Ci sono casi, in cui alcuni cristiani si sono accostati alla comunione a Pasqua, e il prete li ha ridicolizzati di fronte a tutta la Chiesa dicendo loro: "Ma che cosa, non ti sono state sufficienti sette settimane per comunicarti? Perché rovini le abitudini del paese?". Ma vorrei chiedere a questo genere di sacerdote: "quattro anni di studi di teologia non sono stati sufficienti a farti decidere: o diventare prete serio o andare a pascolare le vacche, perché i "dispensatori dei misteri di Dio "(I Corinzi 4:1), non possono dire simili sciocchezze...". E queste risposte non devono essere dette in modo beffardo, ma con dolore per la Chiesa di Cristo, che è venuta a essere servita da tali persone incompetenti. Un vero prete non solo non rifiuta la comunione alle persone, ma le chiama e insegna loro a vivere in un modo in cui sia possibile comunicarsi a ogni Liturgia. E quindi il sacerdote stesso è contento di un modo di vita del tutto diverso dei cristiani della sua parrocchia. "Chi ha orecchi per intendere, intenda!".

Perciò, "con timor di Dio, con fede e amore di avviciniamoci" a Cristo, per capire meglio che cosa significa "Cristo è risorto!" e "Veramente è risorto!", perché anche lui dice: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Giovanni 6:53-54).

 

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