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  Il declino del Patriarcato di Costantinopoli

Una panoramica scritta nel 1938

di san Giovanni (Maksimovich) di Shanghai e San Francisco

Orthochristian.com

9 settembre 2018

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Il seguente articolo, che fa parte di un rapporto su tutte le Chiese autocefale fatto dall'arcivescovo Giovanni al secondo Concilio di tutta la diaspora della Chiesa russa all'estero, tenuto in Jugoslavia nel 1938, fornisce il quadro storico dell'attuale stato del Patriarcato di Costantinopoli. Potrebbe benissimo essere stato scritto oggi, a parte alcuni piccoli punti che sono cambiati da allora. Lo riproduciamo qui per portare più chiarezza nell'attuale crisi ecclesiastica che circonda il Patriarcato ecumenico e l'Ucraina.

Il primato tra le Chiese ortodosse è posseduto dalla Chiesa della Nuova Roma, Costantinopoli, che è guidata da un patriarca che ha il titolo di ecumenico, e quindi è chiamata il Patriarcato ecumenico, che territorialmente ha raggiunto il culmine del suo sviluppo alla fine del XVIII secolo. In quel tempo vi era inclusa tutta l'Asia Minore, l'intera penisola balcanica (eccetto il Montenegro), insieme alle isole adiacenti, poiché le altre Chiese indipendenti nella penisola balcanica erano state abolite ed erano entrate a far parte del Patriarcato ecumenico. Il patriarca ecumenico aveva ricevuto dal Sultano turco, ancor prima della presa di Costantinopoli da parte dei turchi, il titolo di millet bash, cioè il capo del popolo, ed era considerato il capo di tutta la popolazione ortodossa dell'Impero turco. Ciò, tuttavia, non impediva al governo turco di rimuovere i patriarchi per qualsiasi motivo e di richiedere nuove elezioni, riscuotendo allo stesso tempo una grande tassa dal nuovo patriarca eletto. Apparentemente quest'ultima circostanza aveva un grande significato nel cambiamento dei patriarchi da parte dei turchi, e quindi accadeva spesso che ammettessero di nuovo sul trono patriarcale un patriarca che essi stessi avevano rimosso, dopo la morte di uno o più dei suoi successori. Così, molti patriarchi hanno occupato la loro sede più volte, e ogni salita al trono era accompagnata dalla riscossione di una tassa speciale da parte dei turchi.

Per recuperare la somma che aveva pagato per la sua salita al trono patriarcale, un patriarca faceva una raccolta tra i metropoliti a lui subordinati, e questi, a loro volta, facevano una raccolta tra il clero loro subordinato. Questo modo di gestire le finanze ha lasciato un'impronta sull'intero ordine della vita del patriarcato. Nel patriarcato era pure evidente la "grande idea" greca, cioè il tentativo di restaurare l'Impero romano d'Oriente, dapprima in ambito culturale, ma in seguito anche politico. Per questo motivo a tutti i posti importanti furono assegnate persone fedeli a questa idea, e per la maggior parte i greci di Costantinopoli facevano riferimento al Fanar, dove si trovava la sede del patriarcato. Quasi sempre le sedi episcopali erano occupate dai greci, anche se nella penisola balcanica la popolazione era principalmente slava.

All'inizio del XIX secolo iniziò un movimento di liberazione tra i popoli balcanici, che si sforzavano di liberarsi dall'autorità dei turchi. Sorsero gli stati di Serbia, Grecia, Romania e Bulgaria, dapprima semi-indipendenti, e quindi completamente indipendenti dalla Turchia. Parallelamente a ciò proseguì anche la formazione di nuove Chiese locali separate dal Patriarcato ecumenico. Anche se controvoglia, sotto l'influenza delle circostanze, i patriarchi ecumenici permisero l'autonomia delle Chiese nei principati vassalli, e in seguito riconobbero la piena indipendenza delle Chiese in Serbia, Grecia e Romania. Solo la questione bulgara fu complicata da una parte per l'impazienza dei bulgari, che non avevano ancora raggiunto l'indipendenza politica, e, dall'altra parte, per l'inflessibilità dei greci. La volontaria dichiarazione dell'autocefalia bulgara sulla fondazione di un firmano (decreto) del sultano non fu riconosciuta dal patriarcato, e in un certo numero di diocesi fu stabilita una gerarchia parallela.

Costantinopoli, XIX secolo

I confini delle Chiese appena formate coincidevano con i confini dei nuovi stati, che crescevano continuamente a spese della Turchia, acquisendo allo stesso tempo nuove diocesi dal patriarcato. Tuttavia, nel 1912, quando iniziò la guerra balcanica, il Patriarcato ecumenico contava circa 70 metropolie e diversi vescovati. La guerra del 1912-13 strappò alla Turchia una parte significativa della penisola balcanica con grandi centri spirituali come Salonicco e l'Athos. La Grande Guerra del 1914-18 per un tempo privò la Turchia di tutta la Tracia e della costa dell'Asia Minore con la città di Smirne, che furono successivamente perse dalla Grecia nel 1922 dopo l'infruttuosa marcia dei greci su Costantinopoli.

Qui il Patriarca ecumenico non poteva facilmente lasciare fuori dalla sua autorità le diocesi che erano state strappate alla Turchia, come era stato fatto in precedenza. Si parlava già di certi luoghi che da tempi antichi erano stati sotto l'autorità spirituale di Costantinopoli. Nondimeno, il Patriarca ecumenico nel 1922 riconobbe l'annessione alla Chiesa serba di tutte le aree entro i confini della Jugoslavia; accettò l'inclusione nella Chiesa di Grecia di un certo numero di diocesi nello Stato greco, mantenendo, tuttavia, la sua giurisdizione sull'Athos; e nel 1937 riconobbe persino l'autocefalia della piccola chiesa albanese, che in origine non aveva riconosciuto.

I confini del Patriarcato ecumenico e il numero delle sue diocesi erano significativamente diminuiti. Allo stesso tempo il Patriarcato ecumenico perse di fatto anche l'Asia Minore, sebbene questa rimanesse all'interno della sua giurisdizione. Conformemente al trattato di pace tra Grecia e Turchia del 1923, si verificò uno scambio di popolazioni tra queste potenze, così che tutta la popolazione greca dell'Asia Minore dovette risiedere in Grecia. Antiche città che un tempo avevano un grande significato nelle questioni ecclesiastiche ed erano gloriose loro nella storia ecclesiastica, rimasero senza un solo abitante di fede ortodossa. Allo stesso tempo, il Patriarca ecumenico perse il suo significato politico in Turchia, poiché Kemal Pasha lo privò del titolo di capo del popolo. Di fatto, attualmente sotto il Patriarca ecumenico ci sono cinque diocesi nei confini della Turchia oltre all'Athos con i luoghi circostanti in Grecia. Il patriarca è estremamente ostacolato nella manifestazione anche dei suoi indiscutibili diritti di governo ecclesiastico entro i confini della Turchia, dove è considerato un normale funzionario turco, per di più sotto la supervisione del governo. Il governo turco, che interferisce in tutti gli aspetti della vita dei suoi cittadini, solo come privilegio speciale gli ha permesso, come anche al patriarca armeno, di portare capelli lunghi e abbigliamento clericale, cose proibite al resto del clero. Il patriarca non ha alcun diritto di libera uscita dalla Turchia, e ultimamente il governo sta perseguendo sempre più insistentemente il suo trasferimento nella nuova capitale di Ankara (l'antica Ancyra), dove ora non ci sono cristiani ortodossi, ma dove è concentrata l'amministrazione con tutti i rami della vita governativa.

Un tale declino del vescovo della città di san Costantino, che era una volta la capitale dell'ecumene, non ha intaccato la riverenza verso di lui tra i cristiani ortodossi, che hanno riverenza per la sede dei santi Giovanni Crisostomo e Gregorio il Teologo. Dall'alto di questa sede il successore dei santi Giovanni e Gregorio potrebbe guidare spiritualmente l'intero mondo ortodosso, se solo avesse la loro fermezza nella difesa della rettitudine e della verità e l'ampiezza di opinioni del recente patriarca Ioachim III. Tuttavia, al declino generale del Patriarcato ecumenico si è aggiunta la direzione della sua attività dopo la Grande Guerra. Il Patriarcato ecumenico ha voluto recuperare la perdita delle diocesi che hanno lasciato la sua giurisdizione, e allo stesso modo la perdita del suo significato politico entro i confini della Turchia, sottomettendo a se stesso aree dove finora non vi era stata alcuna gerarchia ortodossa, e allo stesso modo le Chiese di stati in cui il governo non è ortodosso. Così, il 5 aprile 1922, il patriarca Meletios ha designato un esarca per l'Europa occidentale e centrale con il titolo di metropolita di Thyateira con residenza a Londra; il 4 marzo 1923 lo stesso patriarca ha consacrato l'arcivescovo cecoslovacco Savvaty come arcivescovo di Praga e di tutta la Cecoslovacchia; il 15 aprile 1924, è stata fondata una metropolia d'Ungheria e di tutta l'Europa centrale con sede a Budapest, anche se lì c'era già un vescovo serbo. In America è stato fondato un arcivescovato sotto il trono ecumenico, poi nel 1924 è stata fondata una diocesi in Australia con sede a Sydney. Nel 1938 l'India è stata subordinata all'arcivescovo d'Australia.

Allo stesso tempo, è proseguita la soggezione di parti separate della Chiesa ortodossa russa che sono state strappate alla Russia. Così, il 9 giugno 1923, il patriarca ecumenico ha accettato nella sua giurisdizione la diocesi di Finlandia come Chiesa autonoma finlandese; il 23 agosto 1923, la Chiesa estone è stata sottoposta allo stesso modo; il 13 novembre 1924, il patriarca Gregorios VII ha riconosciuto l'autocefalia (cioè, piuttosto un'autonomia) della Chiesa polacca sotto la supervisione del Patriarcato ecumenico. Nel marzo del 1936, il patriarca ecumenico ha accettato la Lettonia nella sua giurisdizione. Non limitandosi all'accettazione nella sua giurisdizione delle Chiese in regioni che erano state staccate dai confini della Russia, il patriarca Photios ha accettato nella sua giurisdizione il metropolita Evlogij nell'Europa occidentale insieme alle parrocchie a lui subordinate, e il 28 febbraio 1937, un arcivescovo della giurisdizione del patriarca ecumenico in America ha consacrato il vescovo Theodore-Bogdan Shpilko per una chiesa ucraina nel Nord America.

Così, il patriarca ecumenico è diventato in realtà "ecumenico" [universale] nell'ampiezza del territorio teoricamente soggetto a lui. Quasi l'intero globo terrestre, a parte i piccoli territori dei tre antichi patriarcati e il territorio della Russia sovietica, secondo l'idea dei leader del patriarcato, rientra nella composizione del Patriarcato ecumenico. Aumentando senza limiti il ​​loro desiderio di sottomettere a sé parti della Russia, i patriarchi di Costantinopoli hanno perfino iniziato a dichiarare la non canonicità dell'annessione di Kiev al patriarcato di Mosca, e a dichiarare che la preesistente metropolia russa meridionale di Kiev dovrebbe essere soggetta al trono di Costantinopoli. Un tale punto di vista non è espresso chiaramente solo nel Tomos del 13 novembre 1924, in connessione con la separazione della Chiesa polacca, ma è anche ampiamente promosso dai patriarchi. Così, il vicario del metropolita Evlogij di Parigi, consacrato con il permesso del patriarca ecumenico, ha assunto il titolo di vescovo di Chersoneso; cioè, Chersoneso, che è ora nel territorio della Russia, sarebbe soggetta al patriarca ecumenico. Il prossimo passo logico per il Patriarcato ecumenico sarà quello di dichiarare che tutta la Russia è sotto la giurisdizione di Costantinopoli.

Tuttavia, la vera forza spirituale e persino i veri confini dell'autorità non corrispondono a tale auto-esaltazione di Costantinopoli. Per non parlare del fatto che quasi ovunque l'autorità del Patriarca è del tutto illusoria e consiste per la maggior parte nella conferma dei vescovi che sono stati eletti in vari luoghi o l'invio di tali vescovi da Costantinopoli, molte terre che Costantinopoli considera soggette a se stessa non hanno alcun gregge sotto la sua giurisdizione.

il patriarca Meletios

Anche l'autorità morale dei patriarchi di Costantinopoli è caduta molto in basso in considerazione della loro estrema instabilità in materia ecclesiastica. Così, il Patriarca Meletios IV ha organizzato un "Congresso pan-ortodosso", con rappresentanti di varie chiese, che ha decretato l'introduzione del nuovo calendario. Questo decreto, riconosciuto solo da una parte della Chiesa, ha introdotto uno spaventoso scisma tra i cristiani ortodossi. Il patriarca Gregorio VII ha riconosciuto il decreto del consiglio della Chiesa vivente in merito alla deposizione del patriarca Tikhon, che non molto tempo prima il Sinodo di Costantinopoli aveva dichiarato "confessore", e poi è entrato in comunione con i "rinnovazionisti" in Russia, cosa che continua fino a ora.

In breve, il Patriarcato ecumenico, che in teoria abbraccia quasi l'intero universo e di fatto estende la sua autorità solo su diverse diocesi, e in altri luoghi ha solo un superficiale controllo dall'alto e per questo riceve alcune sovvenzioni, è perseguitato dal governo del suo paese e non è sostenuto da alcuna autorità governativa all'estero: avendo perduto il suo significato di pilastro della verità e essendosi trasformato in una fonte di divisione, e allo stesso tempo essendo posseduto da un amore esorbitante per il potere, rappresenta uno spettacolo pietoso che richiama i periodi peggiori nella storia della sede di Costantinopoli.

Da The Orthodox Word, vol. 8, n. 4 (45), luglio-agosto 1972, pp. 166-168, 174-175.

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