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  Paolo, l'equivalente cristiano di Muhammad

dal blog Mystagogy, 29 giugno 2013

di Teodoro Riginiotis, teologo ortodosso

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Nella storia delle religioni, Cristo non è la controparte cristiana di Muhammad; è la controparte cristiana di Allah. Secondo l'islam, Allah "manda il suo apostolo" Muhammad al popolo, mentre Cristo manda i suoi apostoli alle nazioni. Cristo dà comandamenti, insegna alla gente ed è il loro Dio e Salvatore.

Il punto in cui Cristo è diverso da Allah dei musulmani è che Cristo è il Figlio unigenito di Dio: egli è Dio, esiste all'interno di una Trinità d'amore della divinità - cosa del tutto impossibile e inaccettabile per i musulmani - ed è anche il Dio che ha accondisceso a incarnarsi in un debole essere umano, temporaneamente "svuotando" se stesso della sua immensità divina e onnipotenza, al fine di salvare il genere umano, che si unirà a lui - e attraverso di lui, a Dio Padre - rendendo così gli uomini "partecipi della divina natura" (2 Pietro 1:4). A differenza di Cristo, il Dio musulmano non abbandona mai il cielo, non "svuota" mai se stesso, né si sacrifica per il bene del genere umano, non si lascia sconfiggere (un'idea inconcepibile per l'Islam, che è una religione con una mentalità belligerante) e non diventa mai unito con l'umanità.

Queste sono le ragioni per cui non è opportuno confrontare Muhammad con Cristo. Il primo è "l'apostolo e profeta di Dio/Allah", mentre il secondo è Dio stesso, che ha inviato i suoi apostoli e profeti nel mondo (come chiaramente indicato da Cristo stesso, in Matteo 23:34 - "Ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città").

***

Cristo aveva molti apostoli che potrebbero essere paragonati a Muhammad. E ci sono effettivamente stati molti, in tutte le generazioni, che hanno vissuto (e ancora vivono) come santi, perfettamente uniti "in Cristo", con il Dio trinitario, che potrebbero essere paragonati allo stesso modo, senza confrontare le manifestazioni più superficiali della loro vita, ma il loro rapporto con Dio, la chiamata da Dio, le rivelazioni che hanno ricevuto da Dio, le loro fatiche per la diffusione della parola di Dio per l'umanità (in cui essi non ricorrono a spargimento di sangue umano, ma invece danno il proprio sangue come offerta), e i loro carismi miracolosi.

Ho scelto l'apostolo Paolo, come l'esempio più significativo - a mio parere - che può essere paragonato alle analogie più evidenti e collettive a Muhammad (nel modo in cui l'islam lo vede). Per un cristiano, l'apostolo Paolo è tutto ciò che l'islam attribuisce a Muhammad : vale a dire, un apostolo di Dio (il più grande di tutti, chiamato personalmente da Dio), che ha visto la luce divina di Dio (che i musulmani non possono vedere e, quindi, affermano che non è visibile in questa vita), e che in realtà ha parlato con Dio (Atti degli Apostoli 9:1-7). La diretta conversazione di Paolo con Dio (Cristo) ha continuato per tutta la vita (Atti 22:17-21 ; 2 Cor 12:8-9). Dio lo ha anche inviato a diffondere la sua parola tra le nazioni:

La testimonianza di Dio per quanto riguarda Paolo, detta a sant'Anania in Atti 9:10-16: "Và, perché egli (Paolo) è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome".

E in Atti 13:2: "Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: 'Riservate per me Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati'."

Anche in Atti 13:47: "Così infatti ci ha ordinato il Signore: 'Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all'estremità della terra'."

Anche in Atti 22:21: "Allora mi disse: 'Và, perché io ti manderò lontano, tra i pagani'."

Notiamo che Dio ha parlato ai santi di Paolo, riferendosi a lui come "la luce delle nazioni" e uno "strumento eletto".

Paolo era anche salito al "terzo cielo", dove ha sentito "parole ineffabili" - parole che non possono essere espresse da labbra umane - e gli sono state conferite rivelazioni di grandezza mozzafiato, che egli riporta umilmente nella sua lettera ai Corinzi (2 Cor. 12:1-10): " Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! Pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò fuorché delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me. Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte".

Egli ha anche profetizzato circa l'esito del genere umano, in 2 Tess 2:1-2: "Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente."

E ha anche parlato della risurrezione dei morti e della seconda venuta di Cristo, secondo la volontà di Dio e le rivelazioni che ha ricevuto da Dio, in tutto il capitolo 15 della sua prima lettera ai Corinzi, e anche nel capitolo 4 della sua prima lettera ai Tessalonicesi: "Non vogliamo poi lasciarvi nell'ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell'aria, e così saremo sempre con il Signore".

E nel capitolo 5 della stessa Lettera: "Riguardo poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti voi ben sapete che come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore. E quando si dirà: 'Pace e sicurezza', allora d'improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre".

Gli è stato concesso un enorme carisma di miracoli: risuscitare una persona morta, scacciare i demoni (Atti 16:16-18, 19:11-12, 20:9-12). Gli stregoni bruciarono pubblicamente i loro libri di stregoneria e credettero in Dio, dopo aver ascoltato gli insegnamenti di Paolo (Atti 19:19).

Paolo attraversò le terre del Mediterraneo, diffondendo la parola di Dio in molti luoghi, tra pericolosi idolatri, e portò migliaia di persone alla vera fede, in una distesa che si estende da Cipro fino alla Spagna. Soffrì fustigazioni, lapidazioni, prigionia, fu accoltellato, fece naufragio (Atti 21:14-44 ; 2 Cor11 :24 - 32 - vedi anche le note più sotto) e fu infine decapitato dai romani.

Molti dei suoi discepoli sono santi e maestri del Cristianesimo - come Tito, Timoteo, Luca, Aquila, Priscilla, Apollo, Onesimo, Dionigi l'Areopagita, Stachi, Apelle, Flegonte, Febe e molti altri. Molti di loro sono stati anche martirizzati, offrendo in tal modo la loro vita per il loro amore di Dio "in Cristo". Non c'è assolutamente alcuna prova o indicazione di sorta che una di queste persone abbiao combattuto guerre o abbia spinto la gente a combattere o a uccidere vite umane - sia in nome di Dio sia della "legge divina", o per qualsiasi altro motivo.

Paolo fondò decine di comunità cristiane, anche nei più pericolosi dei luoghi, dove egli stesso aveva subito percosse, prigionia, e in molti casi, rischiato la morte - per esempio, a Listra (Atti 14:8-22), a Filippi (Atti 16:19-34), a Efeso (Atti 19:23-30) - comunità che ha guidato con amore e cura, come un padre (1 Corinzi 4:14-15; Galati 4:19-20), durante tutta la sua vita (cfr. Filippesi capitolo 1), sia con i suoi insegnamenti orali e con le sue epistole, che contengono tutto ciò che l'uomo ha bisogno per la sua salvezza. Questo è ciò che rende le sue Epistole equivalenti al Corano - nel modo in cui i musulmani lo considerano naturalmente - salvo che le Epistole non hanno la forma di una legge politica e sociale con punizioni nello stile del vecchio Testamento e regole come quelle del Corano, perché il contenuto delle epistole di Paolo nasce dalla diretta rivelazione di Dio a lui (ispirazione divina). Ovunque Paolo si riferisce alle proprie opinioni e non a una rivelazione da Dio, lo menziona sempre chiaramente.

Per esempio:

In 1 Cor 7:10-12: "ordino, non io, ma il Signore... agli altri dico io, non il Signore..."

In 1 Cor 7:25: "...non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia."

In Cor 11:23: "Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso..."

A differenza di Muhammad, Paolo era ben consapevole che il diavolo può "trasformarsi in angelo di luce" per ingannare la gente (2 Cor 11:14 Gal 1:18), ma lui non si lasciò ingannare (Atti 16:16-18), e ha insegnato alla gente a non essere ingannata allo stesso modo.

Paolo non ha mai fatto ricorso a guerre, né ha mai ricevuto alcuna istruzione da parte di Dio di combattere i suoi nemici: invece, gli è stato insegnato di amarli. Non ha mai armato nessuno, né ha mai condotto nessuno in battaglia. Invece, ha insegnato solo l'amore e la non violenza, mantenendo fedelmente l'insegnamento di Gesù Cristo e di tutti gli apostoli. Questo è lo stesso sentiero che è stato seguito da i fedeli del Dio vero. Furono martirizzati a migliaia, offrendo il proprio sangue in sacrificio, senza uccidere nessuno.

Inoltre, Paolo non stabilì alcun stato o impero terrestre, come quello che Muhammad e i suoi successori crearono in nome di Allah, che aveva gli omicidi come conseguenza inevitabile - una cosa completamente diversa (o più correttamente, opposta) al regno del cielo che Cristo e i suoi successori e discepoli hanno stabilito tra gli uomini. (Si veda anche la risposta di Cristo a Pilato in Giovanni 18:36, ma anche la ragione per cui il cristianesimo non poteva essere un regno terreno - come detto da Paolo stesso nella Lettera agli Ebrei 13:14 : "Noi non abbiamo qui una città stabile, ma cerchiamo quella che sarà "). (*)

A dispetto di tutto quanto sopra, Paolo fu vittorioso. La fede cristiana si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo, sui suoi confini europei, africani e asiatici. E tre secoli dopo, l'imperatore di Roma è divenuto lui stesso cristiano.

L'insegnamento di Paolo, naturalmente, è devastante per l'insegnamento del Corano. La realtà del Dio trinitario e la divinità di Cristo, la sua crocifissione e la sua risurrezione, così come tutti gli altri elementi della fede cristiana, sono confermati dall'apostolo di Dio in una maniera che non lascia alcun margine di dubbio. Questo non è stato un insegnamento fabbricato dall'apostolo Paolo (come sostengono alcuni del tutto arbitrariamente), è un insegnamento che è d'accordo in ogni dettaglio con tutti gli apostoli, con tutti gli scrittori del Nuovo Testamento, cioè gli apostoli Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Pietro, Giacomo e Giuda Taddeo. Tuttavia, dobbiamo anche notare l'accordo tra gli insegnamenti degli altri santi apostoli, nella concordanza di fede nelle comunità cristiane del I e II secolo d.C., dalla Gran Bretagna fino in India - a prescindere da quale apostolo abbia fondato la fede in quelle terre.

Queste sono le ragioni per cui l'apostolo delle nazioni - Paolo - viene costantemente diffamato dai nemici del vero Dio, nel modo in cui i musulmani ritengono che Muhammad sia stato diffamato. Tuttavia, nessun lottatore spirituale cristiano fedele agli insegnamenti di Cristo, né Paolo né tutti gli apostoli di Cristo il Signore, ha mai attaccato in modo aggressivo i detrattori del Signore (nemmeno quando egli viveva ancora in mezzo a noi, né nel corso della successiva storia del cristianesimo); essi si sono limitati solo alle parole, a una difesa verbale della Fede, con il solo interesse di condurre i sicofanti alla loro salvezza, e continuando ad agire nei loro confronti con l'amore, nel modo in cui Cristo Signore ama loro e tutta l'umanità.

***

Oserei dire che l' ultima speranza dei nostri fratelli musulmani nei loro tentativi di sfatare la validità della testimonianza dell'apostolo Paolo riguardo la verità della fede cristiana, è di affermare che il Nuovo Testamento contiene falsità per quanto riguarda la conversazione di Paolo con Cristo, o i miracoli che operava e le rivelazioni che aveva ricevuto durante le sue fatiche cristiane - nello stesso modo in cui è stato osservato con la testimonianza dell'apostolo Pietro. Non ho alcun dubbio che saranno fatti anche tentativi di screditare la sua persona - un'azione che si è già verificata in passato.

Tuttavia, i fatti innegabili della sua vita restano, e possono rivelare a qualsiasi ricercatore ben intenzionato la verità di tutti gli altri dettagli, come ad esempio: il fatto che Paolo era inizialmente stato un dedicato persecutore di cristiani e si è improvvisamente e miracolosamente convertito al cristianesimo, ma senza mai smettere di sentirsi in colpa per quelle azioni per il resto della sua vita (1 Corinzi 15:8-11); che aveva abbandonato la sua casa e lo status onorario che ricopriva nella leadership degli ebrei (Gal 1,13-14); che aveva dedicato la sua vita alla diffusione della parola di Dio in tutto il Mediterraneo - sempre senza casa e sempre estraneo ovunque andasse, raccogliendo solo fatiche, ferite, insulti, arresti, dolori e pericoli (da idolatri, ebrei e fanatici giudeo- cristiani), e che egli è stato finalmente messo a morte per Cristo, senza ottenere alcun beneficio mondano, o ricchezze, o autorità, o il trionfo in vittorie militari, o tregua; né ha offerto alcun "libro sacro" che imporrebbe una "fede in Dio e nel suo apostolo, Paolo" - con la quale avrebbe in realtà comandato qualsiasi "guerra santa" per uccidere con la spada tutti coloro che hanno tradito la fede.

Quando Paolo difende il suo stato apostolico ed enumera le sue fatiche per amore di Cristo (2 Cor, capitoli 11 e 12), lo fa in risposta allo spaventoso tradimento dei giudeo-cristiani che ostacolavano la stessa salvezza dei fedeli e ancora - se ne prenda atto - non estrae un coltello, né comanda ai seguaci del vero Dio di uccidere gli adulatori. (Per non aggiungere che aveva già sottolineato ai destinatari della lettera che egli si considerava un individuo insignificante, rifiutando così di essere considerato come il leader di un gruppo religioso: "Ma che cosa è mai Apollo? Cosa è Paolo? Ministri attraverso i quali siete venuti alla fede e ciascuno secondo ciò che il Signore gli ha concesso. Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere" - 1 Cor 3:5-7). La questione dei giudeo-cristiani è stata risolta, non con la violenza, ma dal concilio degli apostoli a Gerusalemme, con la partecipazione di tutti gli apostoli e gli anziani, concilio in cui Paolo non aveva alcun ruolo di primo piano, mentre nelle introduzioni fatte dai maggiori tra gli apostoli, Pietro e Giacomo, si possono vedere le conseguenze dell'insegnamento di Paolo dall'eredità spirituale di Cristo.

Chi, allora, è il vero apostolo di Dio - Paolo o Muhammad? Che ogni interessato raggiunga le proprie conclusioni, cercando i fatti storici con sincerità.

NOTE

(*) Questo è il motivo per cui a prescindere da quali scuse i missionari musulmani contemporanei possano usare per giustificare le imprese di guerra di Muhammad e dei suoi successori, l'islam avrà sempre una grande differenza dal cristianesimo, vasta quanto la differenza tra il regno celeste e l'impero arabo terrestre - in altre parole, lontano come lo è il cielo dalla terra.

Per essere onesti, però, è sufficiente confrontare solo i primi quattro califfi musulmani - Abu Bakr, Umar, Uthman e Ali (nota: prima che l'islam avesse cominciato a diventare secolare, secondo la tradizione musulmana; durante questi periodi tuttavia, l'intero impero persiano e vaste distese di terre romane cristiane erano già state conquistate: la conquista di Alessandria, le incursioni contro Cipro, Rodi e l'Asia Minore, con le quali anche la capitale Costantinopoli fu in pericolo, se la flotta araba non fosse stata distrutta da una tempesta sulle rive di Calcedonia nel 653, mentre ci furono anche invasioni in Iran, Afghanistan e Armenia) con i primi tre secoli del cristianesimo. Furono secoli di martiri, prima del primo imperatore romano cristiano, dopo il quale i musulmani potrebbero affermare che il cristianesimo si era trasformato in un impero teocratico che agiva in nome di Dio - nel modo in cui fece il Califfato islamico.

Ma anche questa affermazione non sarebbe vera, perché durante l’impero bizantino, l' autorità imperiale era sempre diversa rispetto alla guida della Chiesa, e molto spesso, ci furono imperatori ingiusti o eretici che esiliarono o uccisero leader ecclesiastici e una schiera di santi.

"Bisanzio" non era una teocrazia, era uno stato politico, con leggi politiche. E non usava la sua Bibbia per guidare schiere di guerrieri ed esortarli ad atti di guerra - come fa il Corano. Questo è ciò a cui ricorse il papato in una data successiva, ed è il motivo per cui costituisce un devastante eresia che ha macchiato le mani della sua gente di sangue musulmano e cristiano.

Per leggere le operazioni di guerra e le conquiste dei primi quattro califfi, è possibile sfogliare questo articolo:

" Il Califfato dei Rashidun si espanse gradualmente, nell'arco di tempo di 24 anni fu conquistato un vasto territorio comprendente il Nord Africa, il Medio Oriente, la Transoxiana, il Caucaso, parti dell'Anatolia, l'intero impero persiano sassanide, il Khorasan maggiore, le isole di Cipro, Rodi e Sicilia; la penisola iberica fu invasa, e il Baluchistan fu conquistato, le frontiere orientali dell'impero raggiunsero il fiume Indo inferiore nel subcontinente indiano e le frontiere occidentali l'Oceano Atlantico.

L'invasione islamica della Persia sassanide ha portato alla conquista di tutto l'impero persiano sassanide, dopo che i persiani rifiutarono di sottomettersi e continuarono a lottare per riconquistare il loro territorio perduto. A differenza dei persiani sassanidi, i bizantini, dopo aver perso la Siria, si ritirarono in Anatolia occidentale e, di conseguenza, lasciarono anche Egitto, Nord Africa, Sicilia, Cipro e Rodi nelle mano dell' esercito invasore dei Rashidun, anche se le guerre civili tra i musulmani fermarono la guerra di conquista per molti anni e questo diede all'Impero d'Oriente romano / bizantino il tempo di recuperare".

Nonostante la tradizione pacifica delle grandi popolazioni di Egitto e Siria, si nota a causa della loro opposizione all'amministrazione bizantina, una storia di audaci e continue guerre in nome di Allah con esortazioni significative da parte del Corano. Indipendentemente dal pretesto che sostenne queste guerre (per esempio, se avessero a che fare con l'inganno del nemico o per ragioni di difesa - che sono le giustificazioni date da musulmani), tale comportamento è completamente materialista e inaccettabile agli occhi del vero Dio, e molto al di sotto dell'insegnamento di Cristo, che ha invitato i cristiani a perdonare i loro nemici e di preferire il martirio - NON di ricorrere allo spargimento di sangue, e chiaramente NON per fondare ed espandere uno stato.

Va notato che Bisanzio - nonostante le molte guerre civili (una cosa del tutto inaccettabile, naturalmente) - non aspirò a guerre espansionistiche, ma solo difensive, e non assorbì i popoli conquistati nel proprio stato: offriva un piano di parità per tutte le etnie che vivevano all'interno dell'Impero. Anche la celebre riconquista dell'Occidente da parte di Giustiniano era una guerra difensiva, per la liberazione dei popoli occidentali dai vari conquistatori tribali tedeschi. Tuttavia, anche questa non può essere considerata come una parte della religione cristiana, né fu guidata dalla Bibbia o dai santi padri e maestri del cristianesimo.

Solo una citazione qui, per quanto riguarda le crociate : "Prendiamo atto, infine, che l'aspetto 'soteriologico' delle Crociate, che garantiva l' assoluzione dei peccati per coloro che vi avevano partecipato - una pratica che è sempre stata respinta dalla Chiesa ortodossa, nonostante il persistere di imperatori volitivi come Niceforo Foca - aveva sorpreso i bizantini, che non erano per nulla mossi dallo spirito escatologico che regnava in Occidente, al momento". (Helena Glykatzi-Arveler, L'ideologia politica dell'Impero bizantino, pubblicazioni Psychoyios, Atene 1988, p. 92).

Un breve esame della posizione della Chiesa ortodossa per quanto riguarda la guerra:

Basilio il Grande - leader spirituale dell'Ortodossia durante la seconda metà del IV secolo d.C. - pochi anni dopo la riconciliazione di Roma con il cristianesimo aveva elaborato i famosi canoni sulla guerra. Tali canoni sono stati convalidati anche dal Consiglio Ecumenico Quinisesto nel 692 d.C.

Il canone 8 del Consiglio Quinisesto "Sulle uccisioni e gli uccisori" (che, come i suoi canoni 56 e 13, è stato convalidato dal Consiglio Quinisesto come canone di un Concilio ecumenico) comprende la "uccisione consapevole" - quelli che uccidono durante le offensive di guerra: "interamente consapevoli e senza dubbio sono i casi di uccisioni da parte di ladri e nelle offensive di guerra. Perché i primi uccidono per volontà di denaro, per non essere controllati, mentre i secondi vanno in guerra per commettere uccisioni, non per intimidire, né per riabilitare, ma per uccidere gli avversari, con ovvia intenzione".

Di conseguenza, rientrano nel Canone 56 per l'omicida volontario, e come tali sono soggetti a una scomunica di 20 anni, nei primi quattro anni dei quali devono stare al di fuori della chiesa, confessando il loro delitto e chiedendo le preghiere dei cristiani.

Il canone 13, "su coloro che hanno ucciso durante le guerre", si riferisce chiaramente alle guerre difensive, e chiede al cristiano di astenersi per tre anni dalla santa Comunione se ha interrotto una vita in una guerra difensiva.

Inoltre, il Canone Apostolico 66 depone il sacerdote e scomunica il laico (gli nega la comunione) che uccide nel corso di una guerra: " Qualora un sacerdote colpisca qualcuno in battaglia e dopo averlo colpito lo uccide involontariamente, che sia ridotto allo stato laicale per la sua precocità. Se è un laico, che sia scomunicato".

Secondo il V Canone di san Gregorio di Nissa, anche colui che a uccide involontariamente è precluso di sacerdozio: "Anche se ci si macchia involontariamente di omicidio, diventando così sacrilego secondo i santi, il canone lo dichiara esente dal dono del sacerdozio".

"Cioè, chiunque uccide - anche se sotto pressione e senza volerlo - se è un laico non può diventare un sacerdote, e se è un sacerdote, è ridotto allo stato laicale " - secondo il commento di san Nicodemo nel Pedalion (timone), pp 657-658.

È molto chiaro che non è riservato alcun onore per aver ucciso nel corso di una guerra contro qualsiasi infedele, né è promessa la santità al guerriero che perde la vita in essa. Il modo in cui si celebrano gli anniversari nazionali nel nostro paese è un modo laico - umano, naturalmente, ma non cristiano per natura. Cristianamente parlando, una guerra difensiva o di liberazione è tollerata con dolore (semplicemente perché la Chiesa non può costringere nessuno a diventare un martire), tuttavia, non sono i guerrieri che sono santi e martiri - sono gli agnelli.

L'attuazione pratica del punto di vista della Chiesa contro la guerra può essere visto nel Libro dei Santi:

Α) i caduti in guerra contro gli infedeli non sono onorati come martiri e santi (questo era stato richiesto da Niceforo Foca, ma il patriarca di quel tempo e il concilio avevano respinto la richiesta, invocando il canone 13 di Basilio il Grande), ma solo coloro che sono stati messi a morte durante varie persecuzioni, senza aver combattuto. Per i guerrieri uccisi, la Chiesa offre le sue preghiere per il riposo delle loro anime, perché non è certo che essi sono stati effettivamente salvati.

Β) I santi militari sono martiri come regola generale - vale a dire, hanno lavato via il sangue del nemico (anche se lo avevano versato durante guerre difensive) con il proprio sangue. Anche Niceforo Foca, che è un santo, ed è morto per una ferita di coltello - non è onorato perché ha liberato le terre dalla crudele occupazione araba, ma è onorato per la sua pietà, espressa in un modo intensamente ascetico di vita e di preghiera incessante. E tuttavia, è morto per una ferita di coltello nel suo letto coniugale (e non in un "glorioso" campo di battaglia)! Fu solo una coincidenza?

C) A parte le migliaia di martiri delle persecuzioni, ci sono altri santi che si erano rifiutati di combattere, avendo compreso il punto di vista della loro eredità spirituale per quanto riguarda la guerra. San Bonifacio - l'Illuminatore dei tedeschi - nel 754 d.C. si era rifiutato di difendersi quando era stato attaccato dai barbari nei boschi al di là del Reno, limitandosi semplicemente a coprirsi la testa con un manoscritto del Vangelo. Fu ucciso e così guadagnò la corona del martirio e la santità.

I santi principi russi Boris e Gleb, nel 1015, quando il loro fratello maggiore Sviatopolk li invitò al suo palazzo, avevano capito che aveva intenzione di ucciderli, e tuttavia vi andarono, di fatto separatamente, a un mese di distanza l'uno dall'altro, dopo aver ritenuto contrario alla loro fede cristiana di far lottare i loro soldati per il loro bene.

Nel 452 d.C., quando Roma era stata assediata da Attila, il santo papa Leone il Grande scongiurò l'occupazione della città andandogli incontro, disarmato, insieme con i sacerdoti di Roma. Questa impresa fu ripetuta dal santo papa Gregorio II (717-731 d.C.), al fine di evitare l'occupazione di Roma da parte del re longobardo Liutprando.

San Sigbert, re dell'East Anglia nel 637 d.C., fu costretto, sotto pressione, a guidare il suo esercito in battaglia, anche se si era dimesso dal suo trono per diventare un monaco. Vi andò inerme, con solo un bastone, e naturalmente fu ucciso. Non sappiamo se avesse pregato per i suoi soldati (perché fossero perdonati per i nemici che avrebbero ucciso), o se fosse andato disarmato per offrire se stesso come sacrificio per i suoi soldati.

Ci sono molti altri casi simili.

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