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  La risurrezione di Gesù Cristo e i miti dei culti misterici

Da pravoslavie.ru, ripreso dal blog On Behalf of All di Gabe Martini

22 febbraio 2013

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Nel corso degli ultimi secoli, molti studiosi hanno affermato che la Chiesa primitiva ha preso in prestito le sue forme di culto, la sua pietà e i suoi miti da religioni "pagane" che l'hanno preceduta. Con l'avvento di internet, la "moda" e il sensazionalismo hanno preso il posto degli studi accademici, ma la verità è che questa tesi ha causato dubbi e preoccupazioni a molte persone. Molti citano diverse fonti di non credenti, che sostengono tutti che Cristo è solo un altro mito, che la sua "storia" è proprio come la storia di altre divinità pagane, e che il cristianesimo deve quindi essere respinto in quanto menzogna.

Mentre molte di questi affermazioni di oggi sono semplicemente inventate dal nulla e sono popolarizzate dalla combinazione di una diffusa ignoranza e dell'ascesa dei social media - ci sono alcuni miti che hanno una somiglianza con la vita di Cristo, cioè, almeno a prima vista.

Una delle migliori risposte a queste affermazioni si può trovare nelle opere accademiche di N.T. Wright, ex vescovo di Durham nella Chiesa d'Inghilterra. La sua opera monumentale La risurrezione del Figlio di Dio (The Resurrection of the Son of God) è il primo esempio di questo tipo di risposta, ed è forse una delle opere più ampiamente studiate in materia. Ad esempio, in quel libro egli scrive:

Da tempi molto antichi, in Egitto e altrove, alcune delle grandi religioni hanno incentrato i loro simboli, storie e prassi sui cicli della natura, e sugli dei e le dee che secondo queste religioni mettevano in moto questi cicli in se stessi. Emersero, dunque, a poco a poco e con fin troppe variazioni per poterle anche solo elencare, i noti dei e dee morti e risorti del Vicino Oriente antico.

N.T. Wright, The Resurrection of the Son of God, p. 80

In altre parole, l'associazione di dei e dee con la "rinascita" era intimamente legato al concetto di "rinascita" della natura e del ciclo delle stagioni. La rinascita di dei e dee era una metafora per il movimento delle stagioni dalla semina al raccolto.

Wright continua:

La lista è impressionante, ed evoca secoli di usanze che si sono sviluppate, intrecciate, combinate insieme, separate e ricombinate di nuovo, e che hanno dato forma e significato alla vita di milioni di persone su una vasta area geografica: Adone, Attis, Iside e Osiride, Dioniso, Demetra e Persefone, re e regine del frumento a profusione e, nel selvaggio nord, Balder il bello, figlio del grande dio Odino.

Ibid., p. 80

Al centro dei culti era la rievocazione rituale della morte e della rinascita del dio, insieme con vari riti di fertilità. Era in gioco la produttività dell'anima, e della tribù o della nazione; entrando in contatto con le forze misteriose alla base del mondo naturale, con la loro rievocazione simpatica e simbolica, si sperava di garantire sia il raccolto che la prole. Il mito che ha accompagnato questi rituali era davvero la storia della risurrezione, della vita nuova di là della morte.

Ibid., p. 80

Ancora una volta, lo scopo di questi culti e dei loro "rituali" era quello di garantire - o meglio, di cercare di assicurare - che le messi fossero abbondanti al momento del raccolto. Il movimento di questi "dei" e "dee" dalla vita alla morte era simbolico, e intimamente connesso con la vita e la morte dei raccolti (e della prole).

Questo, naturalmente, pone la domanda: Che cosa ha a che fare tutto questo con la risurrezione di Gesù Cristo come Figlio unigenito di Dio Padre?

La risurrezione di Cristo certamente suggerisce la rinascita o rigenerazione del cosmo, come vari santi hanno sostenuto nel corso dei secoli. Tuttavia, che dire della risurrezione corporale dell'umanità? O che dire della vittoria della morte per mezzo della morte, e l'unione dell'umanità con la divinità (Theosis)? A tal fine, i culti misterici di cui sopra non hanno nulla in comune con la teologia cristiana né con la risurrezione di Gesù Cristo.

Wright sintetizza:

Possiamo dire che un qualsiasi fedele di questi culti, dall'Egitto alla Norvegia, in qualsiasi momento dell'antichità, abbia pensato che gli esseri umani reali, una volta morto, tornino in realtà a vivere? Certo che no. Questi culti molteplici e sofisticati rivivevano simbolicamente la morte e la risurrezione del dio come una metafora, il cui riferimento concreto era il ciclo della semina e del raccolto, della riproduzione umana e della fertilità. A volte, come in Egitto, i miti e i riti includevano pratiche funerarie: l'aspirazione dei morti era quella di unirsi con Osiride. Ma la nuova vita che avrebbero sperimentato in tal modo non era un ritorno alla vita del mondo attuale.

Ibid., p. 80

Ci sono alcuni altri punti, in conclusione, che si possono sottolineare in merito a questi sforzi di "religione comparata".

In primo luogo, la Chiesa nasce dal giudaismo in un periodo di grande influenza ellenistica. Anche in questo caso, non vi era "alcun segno di dei e dee morti e risorti all'interno del mondo ebraico." La risurrezione nel giudaismo del secondo tempio non era focalizzata su qualcosa che sarebbe successo al loro Dio, "né era una cosa che sarebbe capitata più e più volte, sarebbe stata un singolo evento irripetibile" (Ibid., p 81.). Questo è decisamente diverso e si contraddistingue dai motivi di "rinascita" dei culti misterici pagani (la cui idea di rinascita era ciclica e intimamente connessa con il trascorrere delle stagioni annuali e dei raccolti).

In secondo luogo, e cosa forse più importante:

Quando i cristiani parlavano della risurrezione di Gesù, non supponevano che fosse qualcosa che accadeva ogni anno, con la semina delle sementi e la raccolta delle colture... potevano celebrare la morte di Gesù spezzando il pane, ma confondere questo con il mondo degli dèi morti e risorti sarebbe un grave errore... (il pane, dobbiamo notare, non è la stessa cosa del frumento).

Ibid., p. 81

La risurrezione dei morti sarà un evento unico, alla fine dei tempi. Non è un ciclo di rinascita per l'abbondanza di cibo e bambini, si tratta della rinascita dei vivi e dei morti alla vita eterna o alla sofferenza eterna. La risurrezione per mezzo di Gesù Cristo, non è una questione di colture o di fertilità femminile, ma della giusta impostazione dell'intero universo. Qualsiasi affermazione che la Chiesa ha "preso in prestito" il motivo della risurrezione dai culti misterici pagani è insostenibile.

Quando Paolo ha predicato ad Atene, nessuno ha detto: "Ah, sì, una nuova versione di Osiride o cose simili". Tra loro rimaneva in vigore l'ipotesi omerica: qualunque cosa possano fare gli dèi - o le colture -, gli esseri umani non risorgono dai morti... La strada per il mondo sotterraneo è a senso unico.

Ibid., p. 81

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