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  Arcivescovo Mark di Egor’evsk: “Sono nella chiesa fin dall’infanzia”


26 ottobre 2012 - Intervista con il capo del dipartimento delle relazioni con le istituzioni estere del Patriarcato di Mosca, rettore del vicariato nord-ovest della capitale, Arcivescovo Mark di Egor’evsk, dal giornale “Krestovskij most” (n. 10, 2012).

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Alla funzione – attraverso un cordone

I miei genitori erano credenti, e cantavano in chiesa. Mi ricordo le mie prime impressioni della funzione di Pasqua. Andare in chiesa a Pasqua a quel tempo era difficile: c’erano solo due chiese in tutta Perm, dove vivevamo. Sì, le autorità cercavano di impedire l’ingresso – facevano cordoni di polizia, tagliavano fuori soprattutto i giovani. Ma io ero fortunato: mia madre lavorava nell’amministrazione diocesana. Con una famiglia di sei figli, era in cerca di un lavoro che non trovava da molto tempo. Si era trasferita in una piccola casa, che si trovava sul territorio della Cattedrale della Santissima Trinità. Pertanto, tutta la nostra famiglia era in grado di superare in anticipo la barriera della polizia. Ricordo che, come richiesto, portavano anche me, ancora bambino. E nella funzione notturna – c’era un mistero e una solennità speciale. E questo, ovviamente, mi ha lasciato un ricordo per tutta la vita.

Quando sono andato a fare il servizio militare, è successo un caso. Presso l’ufficio di reclutamento a Perm, nello studio del medico, ho visto che davanti al medico stava un documento con parole sottolineata. Non osservavo in modo speciale, ma queste avevano attirato la mia attenzione: “È cresciuto in una famiglia religiosa”. La mia caratteristica. Più tardi, alla commissione di leva, il colonnello improvvisamente mi gridò: “Come hai fatto tu – da credente – a venire a servire nell’esercito?!” Io risposi con calma, “Come ho servito in precedenza, così servirò.”

E la vita nell’esercito in generale era buona. Quando c’era la possibilità di essere fuori servizio, cercavo sempre di andare in chiesa.

Miracolo in Cambogia

Il mio lavoro attuale è collegato con le attività delle nostre parrocchie, monasteri, diocesi all’estero. Si tratta di una vita multiforme, che si estende in più di 50 paesi del mondo. È in continua espansione. Durante l’ultima riunione del Santo Sinodo si è deciso di aprire due nuove chiese ​​in Cambogia.

Era un’iniziativa dei nostri fedeli ortodossi che vivono e lavorano lì. Nel febbraio di quest’anno, quando ero in Thailandia a consacrare una nuova chiesa, sono arrivati dalla capitale della Cambogia due attivisti ortodossi, persone ardenti di fede. Uno di loro, di nome Stepanov, è un uomo dal destino straordinario. Era impegnato in attività nel settore dell’aviazione. Gli capitò una tragedia: un aereo cadde a causa della negligenza di tecnici locali, e morirono delle persone. Ed egli fu così distrutto dal dolore, da indebolirsi completamente. Si ammalò di cancro. Fu portato dal nostro sacerdote in Thailandia, e gli chiese preghiere. Il prete gli fede il sacramento dell’unzione. Poi pregò per lui, ricordandolo in chiesa per la salute. E di tanto in tanto chiedeva di lui: è ancora vivo? È stato trovato, recuperato e restituito all’aviazione, alla vita. La fede lo ha aiutato a sopravvivere. E stava quasi per morire. E adesso è uno degli organizzatori della vita parrocchiale nella capitale della Cambogia. Ci auguriamo che nel corso del tempo, queste comunità cresceranno e si faranno delle chiese.

Noi abbiamo una festa, loro ne hanno dieci

Oggi mi capita spesso di andare per servizio in altri paesi. Posso fare molti confronti. Così, quando sento parlare di clericalismo nel nostro paese, mi viene ridere. Da dove può venire questa idea, se molta gente non fa parte della chiesa? E senza questo, di che cosa si parla?

Naturalmente, quando dall’estero guardano alla nostra vita, possono arrivare a conclusioni fuorvianti. È impossibile, per esempio, vedere il presidente della Francia in chiesa. Anche se va in chiesa – è un fatto privato e non verrà mostrato in TV. Da noi queste cose non si vergognano di mostrarle. Ma, purtroppo, è tutto a livello di segni, simboli, piuttosto che a livello di vita reale. Non tutto germoglia nel profondo della struttura della società, del sistema di relazioni tra lo Stato e la Chiesa.

Questo perché da noi la Chiesa si è battuta a lungo e duramente, sostenendo che le persone dovrebbero conoscere le basi della loro cultura. E per esempio, in Austria, Belgio e molti altri paesi, pur senza i fondamenti della cultura ortodossa, la fede è insegnata nelle scuole. Se c’è un numero sufficiente di bambini, la scuola invita un insegnante, pagato dallo stato. E può essere un sacerdote ortodosso. Nella stessa Austria, ad esempio, circa una decina di feste cristiane dell’anno sono feste di stato. Da noi c’è solo il Natale – un singolo giorno.

Sono stato di recente in Lituania. Qui, come negli altri paesi baltici, praticamente tutte le proprietà sono state restituite alla Chiesa. E da noi che ostacoli colossali si erigono lungo questo percorso! Oppure prendete le tasse - in Germania, per esempio. Per favore, se uno si dichiara cattolico, può lasciare una parte delle proprie tasse alla Chiesa.

Lo stipendio del sacerdote è meno della metà di quello del portinaio

Molti giudicano vita del clero come uno scandalo eccezionale. Ma la realtà è ben diversa. Di me stesso posso dire che vivo in modo semplice. Ho un piccolo appartamento in una tipica casa in periferia. Ma la maggior parte di quelli che risiedono in una chiesa vive in una piccola stanza. Io guido un’auto, una “Honda Accord” di cinque anni. Ma questa macchina non è mia – appartiene alla chiesa. Il mio stipendio mensile al Patriarcato è di 30 mila rubli (circa 740 euro, n.d.t.). C’è ancora un piccolo stipendio della chiesa – ed è ancora meno. Quando passo del tempo al dipartimento, io stesso faccio la spesa o chiedo a qualcuno, e Aleksandr l’autista prepara i pasti. E se mi trovo in chiesa – là mi danno da mangiare. Non ci sono frivolezze, né salari elevati, nessuna proprietà, nessun risparmio.

Questo è il quadro generale. Per esempio, un nostro sacerdote serve a Pechino, nella chiesa che si trova sul territorio dell’ambasciata. Egli riceve da noi uno stipendio, che è due volte inferiore a quello del portinaio dell’ambasciata, per non parlare dei diplomatici.

Il vento soffia dove vuole

Sui funzionari di alto rango, spesso si dice che la loro fede è ipocrita. Ma queste stesse persone sono diverse tra loro. A volte è difficile immaginare, dall’esterno, quanto è profonda la religiosità di una persona. Prendiamo, per esempio, il presidente Vladimir Putin, con il quale ho dovuto lavorare a contatto. Posso dire che non percepisce la questione religiosa formalmente, ma in modo molto profondo. Ha un calore del cuore per questo argomento.

E quando ho avuto a che fare con alcuni altri personaggi famosi, ho fatto da me stesso molte scoperte. Non ci sono regole. Non è un caso che diciamo che lo Spirito di Dio soffia dove vuole. E la fede si manifesta laddove a volte non pensiamo.

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