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  "Io credo nel futuro dell'Ortodossia in Indonesia"

Conversazione con l'archimandrita Daniel (Byantoro)

Dmitrij Degtjarev, pravoslavie.ru, 23 giugno 2015

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L'archimandrita Daniel Byantoro al monastero Sretenksij

Lunedi 15 giugno, l'archimandrita Daniel Byantoro è arrivato a Mosca con il suo confratello p. Alessio. Padre Daniel è il primo convertito indonesiano all'Ortodossia e il fondatore e il cuore della Chiesa ortodossa che sta crescendo con fatica in Indonesia. È venuto in Russia per alcuni giorni per visitare luoghi santi, vescovi e amici, e per diffondere la parola della sua missione ai suoi fratelli e sorelle spirituali in Russia. Mercoledì scorso ha rilasciato a Pravoslavie.ru un'intervista in cui ha parlato del suo paese e della sua storia cristiana.

La sera prima, a una conferenza pubblica al Fondo per la cultura slava, padre Daniel ha parlato di più della propria esperienza di conversione. Cresciuto in un villaggio interamente islamico, tutto ciò che sapeva del cristianesimo veniva dal Corano: come i cristiani adorano tre Dei, come hanno trasformato un profeta in Dio e hanno fatto di Dio un debole, incapace di salvare il suo profeta dalla crocifissione, come stiano andando all'inferno. L'islam nega che Cristo sia il Figlio di Dio; i musulmani negano la Trinità, così come la crocifissione e la risurrezione di Cristo, e quindi, come padre Daniel ha osservato, negano la totalità della dottrina cristiana (vedi Corano 5:72,73 e 98:6, a  cui padre Daniel ha fatto facilmente riferimento a memoria).

Secondo la credenza islamica, tutti i profeti da Adamo a Cristo erano musulmani: il giudaismo e il cristianesimo non sono che deviazioni dalla religione pura dell'islam. E per di più, come padre Daniel ha spiegato la sera prima a cena, i musulmani credono che ogni cosa nella creazione sia naturalmente musulmana, sottomessa alla volontà di Dio. Se non fosse per influenze esterne tutti sarebbero cresciuti naturalmente fino ad adorare il Dio dei musulmani. Anche il cristianesimo ortodosso insegna che la volontà umana trova naturalmente il suo telos in Cristo, anche se abbiamo ereditato una natura umana decaduta. Al contrario, l'Islam insegna che lasciare la religione significa perdere del tutto la propria natura umana: perciò, i cristiani, gli ebrei e gli altri non sono umani, e quindi è lecito ingannarli e abusare terribilmente di loro quando opportuno e per il fine desiderato della loro conversione. Come ha sottolineato padre Daniel, si tratta di due sistemi in competizione: non possono essere veri entrambi. Siamo chiamati a prendere una decisione ferma e a essere educati nella nostra decisione di portare gli altri alla vera realizzazione dell'uomo in Cristo.

Tenuto conto di questa formazione non aveva alcun interesse per il cristianesimo, ma rimanevano in lui domande su Dio. L'Islam è del tutto iconoclasta; Dio non si può immaginare, e i religiosi musulmani locali non potevano spiegargli chi è Dio, né il primo cristiano da lui incontrato al liceo poté spiegargli la Trinità. La sua ricerca continuò finché una notte, nel bel mezzo delle sue preghiere della sera, ebbe una visione di luce in forma di un uomo. Sentì una voce nel profondo del suo essere, che diceva "se vuoi essere salvato, seguimi". Quando si presentò di nuovo la notte successiva, chiese l'identità di questa visione. Rabbrividì alla risposta: "Gesù Cristo". Era confuso e turbato – perché, pur adorando come un musulmano, aveva visto Cristo e non Maometto? Anche in questo caso la terza notte Cristo gli apparve, proclamando che la salvezza non ha niente a che vedere con Maometto, ma si trova solo nel seguirlo.

Comprensibilmente, padre Daniel era confuso: credeva a ciò che gli era stato insegnato, e credeva a quello che aveva visto. Digiunò e pregò, e aprendo il Corano, lo sguardo gli cadde su un passo che portò alla sua conversione a Cristo. Il Corano (3:45) parla dell'Annunciazione alla Vergine Maria, e si riferisce a Gesù come alla "Parola" di Dio. Contemplando questo verso che aveva letto tante volte, padre Daniel ha realizzato: la parola di uomo esce dalla sua bocca, ma ha origine nella sua mente. Questo significa che la parola di uomo è un tutt'uno con lui, e se Gesù è la Parola di Dio, allora egli è uno con Dio. La Parola e colui che parla sono uno. Ma che dire dello Spirito? L'uomo può parlare solo vivendo, e l'uomo vive perché ha uno spirito. Lo spirito dell'uomo è in lui, e, quindi, la sua parola e il suo spirito sono dentro di lui. Pertanto la Parola e lo Spirito di Dio sono in Lui, e il Dio dei cristiani è uno. Ma perché è la Parola di Dio è  chiamata anche il Figlio di Dio? La Parola risiede all'interno della mente, così la mente è gravida della parola, e la bocca fa nascere la parola, così la parola è figlia della mente. Quindi, se Gesù è la Parola di Dio, allora egli è anche il Figlio di Dio. Per avere un Figlio, Dio non ha bisogno di una moglie, perché ciò che si intende con Figlio è la Parola.

Egli comprese inoltre che tra esseri umani non possiamo conoscere l'altro senza parole, e così l'uomo può conoscere Dio solo attraverso la sua Parola. Anche secondo il Corano la Parola di Dio è Gesù, e quindi per conoscere Dio egli deve conoscere Cristo. Quella notte padre Daniel divenne un cristiano.

Padre Daniel divenne protestante, anche se era confuso dalla moltitudine di denominazioni. Voleva l'unico, puro insegnamento di Cristo che conosceva dalle Scritture. Nel 1979 iniziò gli studi di seminario in Corea del Sud, ma il suo cuore rimase inquieto, fino a quando, nel suo ultimo anno, gli capitò una copia in inglese del libro La Chiesa ortodossa del metropolita Kallistos Ware. Come tanti nel corso degli anni da quando era stato scritto, vi trovò l'incrollabile Chiesa di Gesù Cristo per la quale il suo cuore aveva avuto nostalgia dopo la sua conversione, e ben presto apprese che non lontano dal suo dormitorio c'era una chiesa ortodossa. Il suo cuore fu a casa. Il 6 settembre 1983, divenne il primo e unico cristiano ortodosso dall'Indonesia. Dalla Corea viaggiò in Grecia, passando 10 mesi sul Monte Athos, dove conobbe il santo anziano Emilianos. Si recò poi in America dove fu ordinato sacerdote nel 1987.

Il 6 giugno 1988 tornò a casa in Indonesia per fondare la Chiesa ortodossa indonesiana. Nel 1989 battezzò il primo convertito, un giovane musulmano, e nel 1996 fondò la prima Chiesa ortodossa in Indonesia – la parrocchia della santissima Trinità nella città di Solo, nel centro di Java. Da allora, per grazia di Dio, la missione è stata in lenta ma costante crescita. Oggi ci sono 2.000 cristiani ortodossi in 30 parrocchie e avamposti di missione, serviti da 14 sacerdoti (e altri quattro si sono già addormentati nel Signore). Tutti i convertiti sono portati nella Chiesa dal singolo battesimo cristiano, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa.

Padre Daniel è convinto che, nonostante la presenza dell'islam in Indonesia, ci sia una grande speranza per l'Ortodossia nel paese. Egli spera e crede che l'Indonesia sarà un giorno un paese ortodosso, e guarda ai suoi fratelli e sorelle spirituali in Russia, che hanno sopportato indicibili sofferenze e ne sono stati rafforzati, perché siano un sostegno alla missione in difficoltà in Indonesia. Padre Daniel ha invitato tutti i russi a diventare ancora una volta fari missionari nel mondo e a portare a tutti la luce di Cristo. Ha terminato il suo intervento sottolineando che stiamo vedendo oggi nel mondo una crescente cultura dell'odio e della morte, e l'unico modo per sconfiggerla è con la cultura dell'amore e della vita, che è la cultura del Vangelo, la cultura dell'Ortodossia, la cultura che ha formato i russi 1.000 anni fa. Questa cultura, padre Daniel crede, non ha bisogno di essere difesa, ma parla da sé come verità.

Padre Daniel ha raccontato a Pravoslavie.ru qualcosa di più sulla storia e sullo stato attuale della missione ortodossa in Indonesia:

Padre Daniel, lei non è in Russia per la prima volta. Cosa l'ha portata in Russia?

Sono venuto in Russia su invito del comitato per la celebrazione del venticinquesimo anniversario della canonizzazione di san Giovanni di Kronstadt, e sono venuto anche per incontrare i nostri vescovi russi per discutere lo stato e le esigenze della nostra missione in Indonesia. Ho voluto incontrare sua Santità il patriarca Kirill, ma non è stato possibile. Ho incontrato il metropolita Ilarion di Volokolamsk, e l'arcivescovo Mark di Egor'evsk, e sono rimasto molto soddisfatto di questi incontri. Io dico che è un miracolo di Dio, perché anche senza pianificazione sono stato in grado di vedere entrambi.

In secondo luogo, sono venuto a Mosca su invito di un gruppo di laici che sono figli spirituali di padre Matfej dalla Siberia. L'anno scorso, sono venuti in pellegrinaggio in Indonesia, cercando di trovare informazioni o tracce di un viaggio dell'apostolo Matteo nel nostro paese. Sapevano delle nostre chiese, e insieme a loro ne abbiamo visitato alcune sull'isola di Sumatra, nel villaggio di Barus. Per la Provvidenza di Dio, ora ci siamo incontrati a San Pietroburgo, e poi sono stato in grado di venire a Mosca, cosa per cui pregavo da tempo. E tutto questo è così meraviglioso per me.

Ci parli un po' dell'Indonesia come paese

L'Indonesia è un paese aperto che ha molte influenze di culture provenienti da tutto il mondo. L'Indonesia non ha una singola cultura – siamo costituiti da tante razze ed etnie diverse. Abbiamo quasi 700 lingue e dialetti. Non si tratta di lingue di popoli stranieri, ma degli indonesiani. Quindi, abbiamo una razza gialla, una razza bruna, una eurasiatica – una mistura di popoli asiatici ed europei, e abbiamo popolazioni nere. L'Indonesia è composta da oltre 17.000 isole. Ci sono cinque grandi isole principali: Sumatra, Giava, Kalimantan o Borneo, Sulawesi e Papua. E l'isola più famosa naturalmente è Bali – tutti la conoscono.

Storicamente, il popolo indonesiano, soprattutto gli indonesiani occidentali, è venuto dal Sud della Cina 5000 anni fa. E i neri potrebbero essere venuti dall'Africa su zattere, anch'essi intorno a 5000 anni fa. A quel tempo, la gente era animista o sciamanista. All'inizio del primo secolo abbiamo cominciato ad avere regni indù e buddisti. Il più grande regno buddista che abbiamo avuto fu nel VII secolo, era chiamato il Regno di Srivijaya. Il più grande e ultimo regno hindu nel XIII secolo era chiamato il Regno di Majapahit, che è la mia città natale. L'islam è arrivato nel XV secolo. Questo regno indù è stato distrutto, e i regni islamici hanno cominciato a governare il paese, fino a oggi. Gli olandesi vennero in Indonesia nel XVI secolo; i portoghesi giunsero per primi in Indonesia, ma non furono in grado di rimanere a lungo perché furono cacciati dagli olandesi. Gli olandesi non sono stati in grado di governare tutta l'Indonesia, ma solo alcune parti delle isole. Il loro dominio è durato 350 anni.

Il 28 ottobre 1928, i giovani indonesiani istruiti hanno sentito il bisogno di unire il nostro paese contro gli olandesi, che avevano frammentato il nostro paese. Allora abbiamo adottato la lingua malay come nostra lingua nazionale. È simile alla lingua parlata in Malesia, ma si è sviluppata in modo diverso. Così a quel tempo abbiamo riconosciuto una lingua indonesiana, un paese che si compone di tante isole diverse e tante etnie diverse, tribù e razze. I nostri giovani hanno continuato a combattere gli olandesi. Il 17 agosto 1945 siamo stati in grado di ottenere la nostra indipendenza – non ci è stata data, ma ci siamo battuti per la nostra indipendenza. Il primo presidente fu Sukarno, grande amico del presidente russo Brezhnev. Dal 1945 fino agli anni '60, l'Indonesia e la Russia furono in rapporto molto stretto. Nel 1965 ci fu un tentativo di colpo di stato da parte del Partito comunista d'Indonesia. Ma ne seguì un grande massacro: più di due milioni di indonesiani sono stati massacrati dalla loro stessa gente, soprattutto dal partito islamico. È stato orrendo. Poi il presidente Sukarno fu messo agli arresti domiciliari, e il suo generale, Suharto, divenne il dittatore dell'Indonesia. Internazionalmente era definito un dittatore benevolo. È stato presidente per 33 anni, dopo di che è stato rovesciato da una manifestazione studentesca nel 1998. Poi c'è stato un altro disastro: lo stupro e il saccheggio dei cinesi indonesiani. È stata un'altra situazione orrenda. Dopo di che abbiamo avuto le elezioni, e da allora abbiamo avuto elezioni regolari; ora abbiamo il nostro sesto presidente, e il paese è una repubblica democratica.

Quando è arrivato il cristianesimo in Indonesia?

Il cristianesimo ha in Indonesia radici profonde, anche se sottili. Secondo i documenti disponibili, nel VII secolo, prima che l'islam arrivasse in Indonesia, c'erano cristiani siriaci in Indonesia, anche durante i regni di Srivijaya e Majapahit. Non sappiamo esattamente se fossero nestoriani, monofisiti, o siri bizantini. Nell'XI secolo un inviato dal papa di Roma, un sacerdote che visitò Pechino, fece una sosta in Indonesia, e si incontrò con dieci nativi cristiani indonesiani. Presumibilmente erano i resti di quegli antichi cristiani. E questo prete cattolico romano (forse le Chiese occidentali e orientali non erano ancora separate), secondo questo documento, diede la comunione a quei cristiani indonesiani. Dopo di questo non abbiamo più alcuna storia di questi cristiani in Indonesia. Più tardi, un sacerdote romano visitò il regno di Majapahit, ma ancora una volta non ci sono altre storie. Il cristianesimo in forma di cattolicesimo romano e di protestantesimo venne in Indonesia attraverso gli olandesi e i portoghesi nel XVI secolo. Mentre gli olandesi erano ancora in Indonesia, ci sono stati cristiani armeni e russi. I russi sono presumibilmente venuti in Indonesia insieme con san Giovanni di Shanghai. Quando hanno lasciato la Cina per le Filippine, alcuni di loro sono andati in Indonesia, e poi l'arcivescovo John è andato a San Francisco. Quei russi avevano due chiese a quel tempo: la chiesa di san Giovanni Battista, nella città di Jakarta, come mi è stato detto (ovviamente non c'è più), e un'altra nella città di Bandung. Ma durante il massacro del 1965 queste persone sono fuggite dall'Indonesia, quindi non c'è più traccia di armeni o russi in Indonesia. Così, il cristianesimo ortodosso è tornato in Indonesia quando io ho iniziato la missione. Sicuramente rimarrà in Indonesia, perché io non sono un immigrato o uno straniero. Io sono un figlio della terra. La Russia spirituale è ritornata.

Può parlarci della situazione odierna dei cristiani ortodossi in Indonesia?

La Chiesa ortodossa in Indonesia è ancora debole, perché non riceviamo alcun aiuto da nessuna parte, e finanziariamente devo lavorare duramente per essere in grado di sostenere la missione. Di tanto in tanto vado in America per raccogliere fondi, ma non sono sufficienti per aiutare tutti i sacerdoti o anche per ottenere le cose di cui abbiamo bisogno. Devo lavorare, insegnando all'università e tenendo seminari. Sono invitato a predicare nelle chiese non ortodosse, perché ho bisogno di soldi. Con i soldi che risparmio con il mio lavoro, a volte con regali da amici non ortodossi, compro terreni e costruisco su di essi chiese semplici. Aiuto anche di volta in volta i sacerdoti, a volte con la scolarizzazione dei loro figli, quando le loro mogli sono malate, e molte altre cose. È una fortuna che io non sia sposato; altrimenti mia moglie si arrabbierebbe con me perché non ho niente! Tutto quello che ottengo lo uso per aiutare gli altri. Per due anni sono stato aiutato dal Patriarcato di Mosca, l'aiuto non è stato interrotto completamente. Non tutti i nostri sacerdoti avevano una quota, così ho dato loro quello che spettava a me. L'ho distribuito ai sacerdoti che non hanno ricevuto nulla, così sono rimasto senza niente.

Ora la Chiesa è ancora in crescita a dispetto di questi terribili bisogni e difficoltà. Io tengo seminari in diverse città e luoghi in Indonesia per aprire nuove comunità di convertiti ortodossi. Con questo la necessità di acquistare ulteriori terreni e costruire più chiese è in aumento. Ora sto arrivando a un punto in cui non posso farlo da solo. Sto invecchiando. Il mio corpo non collabora con il mio zelo interiore. Lo zelo non si placa, mi sento ancora giovane dentro, ma il mio corpo non può far finta di essere ancora giovane. Il mio più grande desiderio è quello di costruire un monastero, perché quando io non sono in grado di fare qualcosa, allora ho bisogno di andare al monastero e iniziare la vita monastica. Con i piccoli risparmi che avevo sono stato in grado di comprare un pezzo di terra – 2.000 metri quadrati, credo. Così ho già comprato la terra, ma non sono in grado di continuare a costruire perché non ho abbastanza soldi per costruire il monastero. Pertanto, faccio appello a chiunque sia interessato a contribuire alla costruzione di un monastero. Sono disposto a nominare il monastero al santo patrono della persona che contribuisce, o comunque voglia che sia nominato.

Un'altra cosa che voglio è avere un seminario, perché è importante che le persone siano educate nell'ambito del proprio paese e della propria cultura. Il senso che il tempo di lasciare questo mondo è imminente è molto forte dentro di me. Il senso che Dio mi chiamerà a casa è molto forte. Spero che non sia presto, ma non posso dirlo. Ecco perché ho bisogno di più giovani che si facciano avanti, che proseguano gli sforzi della missione. Ho bisogno di inviare gli studenti a studiare teologia, spero in Russia, per sostituire me e padre Alessio quando ce ne saremo andati.

Penso che un altro bisogno urgente che abbiamo ora riguarda la prima Chiesa ortodossa costruita in Indonesia, nella città di Solo, nel centro di Java, dove padre Alessio è parroco. Io ho comprato quella terra. In un primo momento ho affittato la terra da un religioso musulmano e quindi sono stato in grado di acquistare il terreno. Nel 1996 abbiamo acquistato la chiesa della santissima Trinità, la prima chiesa ortodossa in Indonesia. E poi sono stato in grado di comprare uno per uno gli altri appezzamenti di terreno che circondano la chiesa. Questa chiesa era circondata da vicini musulmani. Siamo stati in grado di comprare tutto questo terreno intorno in modo che potesse diventare il nostro compound. Tuttavia ci sono ancora quattro appezzamenti di terreno appartenenti a questi vicini musulmani, che vogliamo comprare, in modo che la zona circostante possa essere la terra che appartiene alla chiesa. Abbiamo bisogno di circa $ 40.000 per riscattare questa terra, e stiamo progettando di costruirle un muro attorno per renderlo un punto di riferimento storico della nostra prima missione ortodossa, in modo che quando morirò, la nostra prossima generazione saprà che così ha avuto inizio qui l'Ortodossia.

Parrocchia ortodossa in Indonesia

Ci sono molti ortodossi in Indonesia?

Non molti. Ora abbiamo un totale di 2.000 persone distribuite in tutta l'Indonesia, con una trentina di chiese e avamposti di missione, ed è un numero ancora in crescita. In Indonesia, qualsiasi chiesa o religione può funzionare solo se è registrata presso lo Stato. Ci sono sei religioni riconosciute dallo Stato. L'islam è la maggioranza, naturalmente, poi il cattolicesimo romano, e poi il protestantesimo, l'induismo, il buddismo e il confucianesimo – la religione cinese. Queste sono le sei religioni riconosciute. Abbiamo avuto un momento difficile quando ci siamo registrati perché non siamo cattolici romani e non siamo protestanti. Sono stato mandato in giro come una palla qua e là. Ma attraverso la grazia e i miracoli di Dio il governo è stato disposto ad accettarci, e ci hanno messo nel dipartimento protestante. Hanno cambiato il nome al dipartimento chiamandolo "cristiano", perché ora ci sono al suo interno dei non protestanti! Quindi la nostra presenza ha cambiato la legge, in un certo senso.

Ho buoni rapporti con tutti gli altri leader cristiani non ortodossi, perché non posso permettermi di essere in inimicizia con loro nella nostra condizione di minoranza. Siamo una minoranza all'interno di una minoranza, quindi non posso isolarmi dagli altri. Abbiamo lavorato molte volte insieme con i protestanti – naturalmente, senza compromettere la fede. Io porto sempre la mia tonaca nera e la mia croce quando mi trovo in un incontro ufficiale con loro per mostrare loro che non sono protestante. In sostanza, il popolo indonesiano è molto tollerante. È a causa delle loro origini indù e buddiste. Ma vi è una crescente influenza dal Medio Oriente, in particolare del tipo wahhabita dell'islam. [1] Questo crea problemi per noi cristiani. Molte volte hanno distrutto chiese o le hanno chiuse, e in alcune zone hanno addirittura ucciso dei cristiani. Abbiamo difficoltà con questo. Comunque mi sforzo molto di avere buoni rapporti con i musulmani – soprattutto quelli che sostengono di essere moderati. Di tanto in tanto abbiamo incontri interreligiosi, per discutere le preoccupazioni comuni nella nazione. Tuttavia, a volte mi sento diffidente, perché ciò che è sulla carta non si manifesta sul terreno. Sulla carta naturalmente possiamo essere tolleranti l'uno dell'altro, ma sul terreno molte volte hanno bruciato le nostre chiese. Quindi, non so a quale volto dell'islam dovrei credere. Inoltre, il governo ha una legge che stabilisce che se i cristiani vogliono costruire una chiesa, devono disporre di almeno novanta membri nella propria area, e devono avere sessanta firme dai vicini musulmani. Già ottenere due firme è una fortuna, ottenerne sessanta è quasi impossibile. Pertanto, dobbiamo cercare in diversi modi di ottenere questi permessi, di solito attraverso la diplomazia e le connessioni. A volte ce la facciamo, molte volte no. Ma con i miracoli di Dio, tutto è possibile.

Recentemente, sono stato invitato in una madrasa musulmana radicale (un collegio islamico). Ha 6.000 studenti. Stanno progettando di fare un paese islamico dell'Indonesia. Mi ha sorpreso che mi abbiano invitato a spiegare la Trinità in quel luogo. Naturalmente con loro ho dovuto usare le fonti primarie – l'ebraico, il greco e l'arabo. Per grazia di Dio conosco queste tre lingue. Ho anche usato il modello di pensiero della teologica islamica per dare loro spiegazioni. Sono stato forse il primo pastore cristiano a parlare in quella situazione. Quando sono andato, quarantacinque pastori protestanti sono venuti con me, perché volevano sapere che cosa sarebbe successo. Siamo andati in autobus, insieme. Volevano anche proteggermi, e questo è il frutto della mia amicizia con loro. Così, con mia grande sorpresa, dopo che ho finito la mia conferenza, i religiosi musulmano, cento o duecento, forse di più, mi hanno fatto una lunga standing ovation. Sono venuti a stringermi la mano, ad abbracciarmi, ringraziandomi per aver spiegato la Trinità in un modo che hanno capito. E dicevano alla gente di avere un ospite di un'altra religione, ma che non dovrebbe essere un'altra religione perché credono in un solo Dio! Così, questo è un esempio di come comunico con i musulmani. Non prendo un approccio conflittuale, ma di amicizia e di dialogo.

I membri della Chiesa indonesiana sono di varia provenienza. Alcuni di loro sono ricchi, alcuni sono istruiti, molti non lo sono. Molti sono poveri.

Come è organizzata la vita liturgica delle parrocchie?

In passato, quando ho iniziato la missione a Solo, avevamo la Liturgia ogni giorno, al mattino presto; ma alla fine questo si è rivelato impraticabile per le persone che devono lavorare. Soprattutto ora nelle grandi città, dove gli ingorghi sono così orrendi, come a Jakarta, e non molte persone hanno la propria auto, è impossibile avere una vita liturgica regolare. È impossibile avere il culto nei giorni feriali. Di solito abbiamo Vespro e Liturgia solo al sabato e alla domenica. Si ascoltano le confessione sia al sabato sia alla domenica durante la Liturgia. Insistiamo su una lunga predicazione, perché le persone hanno bisogno di imparare più di ogni altra cosa. È mia convinzione che la Bibbia dovrebbe essere un libro aperto per il popolo, ecco perché conduco molti studi biblici. A volte è uno studio della Bibbia per argomenti, secondo il dogma, o lo studio di un dato libro, come la Lettera ai Romani, versetto per versetto, parola per parola. Voglio che la mia gente sia biblicamente alfabetizzata. In caso contrario, il popolo indonesiano può essere molto superstizioso. Se non ci sono informazioni bibliche, ho paura che capiranno le nostre cerimonie in modo superstizioso. Questo è il motivo per cui Liturgia e insegnamento della Bibbia procedono mano nella mano nella Chiesa indonesiana. Insisto che portino le loro Bibbie in chiesa, perché quando predico cito direttamente dalla Bibbia, chiedendo alle persone di aprire le loro Bibbie e di leggere i versi che ho citato. Allora non solo ascoltano, ma partecipano anche alla predicazione. Permetto loro anche di interrompermi, di pormi domande durante la predicazione. In questo modo il culto sarà vivace. E non abbiamo un coro – ognuno canta. Così abbiamo un canto liturgico congregazionale. Tutti partecipano.

Con quale frequenza i fedeli si confessano e si comunicano?

Ogni volta che vogliono ricevere la comunione si devono confessare. Si può fare anche in un altro posto, se sentono di avere grandi peccati da confessare, perché il sacerdote di solito non ha abbastanza tempo durante la funzione. Ma la norma è confessarsi ogni volta che vogliono ricevere la comunione.

Come tenete i digiuni?

La dieta del popolo indonesiano è molto diversa dalla dieta europea o russa. Il formaggio non fa parte della dieta. La gente nei villaggi di solito non mangia carne molto spesso, e l'olio d'oliva non è una prelibatezza per noi, così noi non ne facciamo uso. Quindi, se seguissimo il digiuno come si fa in Grecia, Russia, o in America, il nostro popolo non digiunerebbe mai, perché il loro cibo è sempre cibo da digiuno. Ma per fortuna, sono stato sul monte Athos e ho visto alcuni monaci che a volte non mangiano fino all'Ora nona o a poco prima del Vespro. Ho avuto ispirazione da quella pratica, e ho detto al mio popolo che provare il digiuno dovrebbero mangiare cibo vegetariano, e mangiare solo al momento dell'Ora nona ora o prima del Vespro. Ecco, questo è quello che facciamo. Digiuniamo al venerdì e al mercoledì, proprio come qualsiasi altro ortodosso.

Quali problemi affrontano i fedeli ortodossi in Indonesia?

Il problema è di natura economica. È difficile convincere la gente a convertirsi, ma è facile perderla. Finora non abbiamo molti fedeli; molte giovani donne vogliono sposarsi e non abbiamo molti giovani uomini in una chiesa, o viceversa, e così trovano coniugi al di fuori della fede, sia tra cristiani non ortodossi, sia in qualche altra religione. Perdiamo fedeli attraverso questo tipo di situazioni. Perdiamo fedeli anche a causa della situazione economica. Possono lavorare in un'istituzione non ortodossa, e questa istituzione è disposta ad accettarli se lasciano la Chiesa ortodossa e si uniscono alla propria chiesa. A volte ci sono denominazioni molto immorali. Forniscono autobus e si fermano nei luoghi dove ci sono ortodossi, o qualsiasi altro cristiano, per portarli alla loro chiesa. Anche in questo modo perdiamo fedeli. Anche i musulmani sono molto aggressivi ora. Cercano di convertire i cristiani all'islam. A volte perdiamo persone che tornano all'islam. Alcune chiese – soprattutto i pentecostali – offrono borse di studio ai figli, con la promessa che porteranno i loro genitori alla loro chiesa. Una volta abbiamo perso una famiglia a causa di questo, a causa del denaro. È molto doloroso per noi, perché convertiamo le persone con molte difficoltà e poi le perdiamo attraverso l'influenza islamica.

Ci sono santi indonesiani? Avete avuto dei giusti cristiani ortodossi che sono stati venerati dopo la morte?

Ufficialmente non abbiamo ancora santi canonizzati. Ma padre Gregorio Momongan è stato tragicamente assassinato, e io considero che abbia avuto una morte da martire, per il suo servizio sacerdotale. Nessuno sa chi l'abbia ucciso, ma alla sua morte gli è stato sottratto il cellulare, e quando ho chiamato il suo numero, una donna musulmana ha risposto con le parole: "As-salamu alaikum".

Qual è il potenziale per la crescita dell'Ortodossia in Indonesia?

L'Ortodossia ha un grande potenziale di crescita in Indonesia, se rendiamo disponibili abbastanza informazioni sulla fede. Quindi abbiamo bisogno di più libri sull'Ortodossia in lingua indonesiana. Ho scritto libri su vari argomenti, pubblicati in passato, ma a causa della mancanza di soldi se ne stanno semplicemente seduti come file sul mio computer. Dal momento che conosco la mentalità delle persone, posso spiegare loro le cose in modo che possano capire. Proprio come l'Ortodossia bizantina è divenuta Ortodossia russa, in futuro quella russa diventerà indonesiana. Vogliamo essere proprio come i russi, ma da indonesiani. Non possiamo essere altro che ciò che siamo. E come ho detto prima, speriamo di costruire un seminario, un monastero e più chiese.

Che cosa è necessario per sviluppare la predicazione in Indonesia?

Istruzione, disponibilità di libri, un sito web... In futuro avremo bisogno di un vescovo locale in Indonesia per l'ordinazione dei sacerdoti, in modo da non dover aspettare un vescovo straniero che venga da noi da lontano. Inoltre, vi è una legge che dice che i cittadini stranieri non possono essere leader religiosi di qualsiasi tipo, e quindi ci chiamiamo Chiesa ortodossa indonesiana, non greca né russa, anche se siamo sotto la Chiesa russa.

Ha passato del tempo sul Monte Athos al monastero di Simonopetra, e ha conosciuto l'anziano Emilianos. Cosa ha imparato da lui che ha mantenuto nella sua vita personale e nel suo lavoro nella missione?

Molte cose, molte cose. Mi ricordo sempre la sua parola: ipomonì (υπομονή). "Abbi pazienza". Non dimenticherò mai che diceva sempre ipomonì, "abbi pazienza". Imparare ad essere paziente è difficile per me, perché io sono una persona in perenne movimento. Sono un uomo d'azione, ed essere paziente non è una delle mie caratteristiche, ma la devo imparare. Ed è quello che ho imparato da Padre Emilianos. Anche la sua apertura – è stato molto aperto con me nonostante fossi il primo Indonesiano ad aver mai messo piede sul monte Athos. Mi ha trattato proprio come un figlio, anche se in quel momento non parlavo bene il greco, ma ero in grado di capire quello che diceva. Naturalmente avevo padre Makarios dalla Francia, che mi aiutava a tradurre quello che diceva. Così la parola che sempre mi ricordo di Padre Emilianos è ipomonì.

Riguardo a come vive la gente in Indonesia, qual è la differenza di visione del mondo o di stile di vita tra musulmani e cristiani?

Penso che sia nel loro aspetto, nel modo in cui si comportano. Lo puoi vedere dal loro modo di parlare, dal tipo di linguaggio, dalla loro scelta delle parole. Sono differenti. E c'è separazione anche nel modo in cui si vestono. In termini di visione generale è difficile da dire: dopo tutto siamo tutti indonesiani.

Se qualcuno volesse aiutare padre Daniel e gli ortodossi in Indonesia, le donazioni possono essere inviate al seguente conto corrente bancario:

Nome della banca: Citibank

Numero di conto: 8000352267

Intestatario del conto: Bambang Dwi Byantoro

CIF: 627405

Indirizzo: Landmark Building

Via: Jalan Jendral Sudirman No. 1

Città: Jakarta

Nazione: Indonesia 12910

Swift Code: CITIIDJX

Indirizzo e-mail: m2j2pa4it@gmail.com.

[1] Due notti prima di questa intervista, padre Daniel ha osservato che, per esempio, nel corso degli ultimi 15 anni più donne hanno iniziato a indossare l'hijab in Indonesia. Ha anche commentato che mentre i musulmani in Russia tendono a essere più pacifici grazie all'influenza dei loro vicini cristiani, ora il Corano è disponibile in russo, e gli uomini addestrati in Arabia stanno portando un islam più radicale. Si preoccupa che abbandoneranno i loro influssi cristiani e abbracceranno un più violento islam coranico.

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