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  La 'lunga storia' della Russia con il cristianesimo ortodosso e i 'punti di vista tradizionali'

Sacerdote John Parker

Pravmir, 12 febbraio 2014

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Il pastore Rick Warren portava un simbolo enigmatico sul suo mantello: un medaglione con un'aquila a due teste. Quando gli ho chiesto se sapeva cosa significasse, ha ammesso che non lo sapeva, e mi ha chiesto di spiegarglielo.

L'aquila a due teste è il simbolo dell'impero bizantino, e quel simbolo è arrivato fino in Russia. Un'aquila rappresenta la Chiesa, e una lo Stato. Il simbolo indica la sinergia tra i due.

Allora, come oggi, ci sono stati sia vantaggi sia svantaggi in tale regola. E ancora, anche se il nostro paese è nato in opposizione a tale principio (negli USA abbiamo un'aquila a una testa), questo è stato il principio del mondo romano e bizantino per oltre 1000 anni, fino al 1453.

Allo stesso modo, Chiesa e Stato sono da tempo collegati in Russia. Forse è la persistenza dell'aquila a due teste che gli americani trovano così sconcertante riguardo alla Russia.

Sapendo queste cose, come prete americano ortodosso, il cui il cristianesimo è lo stesso della Russia, ha catturato la mia attenzione la rubrica di Nancy Folbre del New York Times del 23 dicembre, "I giochi patriarcali del presidente Putin". Il suo commento politico-religioso-sociale, sottilmente velata in un articolo sulle Olimpiadi, era intessuto di accuse contro la Russia, la sua Chiesa ortodossa e il suo presidente, Vladimir Putin: corruzione, potere, coercizione, corruzione ambientale e abusi contro le donne.

È stato impossibile per lei evitare i riferimenti triti al passato nel KGB di Putin e lo ha paragonato perfino a Stalin. La sua rubrica mi ha fatto chiedere: che cosa fa preoccupare tanto i giornalisti, professori (Nancy Folbre ha insegnato economia presso l'Università del Massachusetts) e il pubblico in generale, della Russia, della Chiesa russa e di Putin?

Folbre ha scritto una frase che mi ha lasciato davvero intrigato:

"Le prossime Olimpiadi invernali di Sochi accendono un riflettore globale sulle priorità nazionali russe, tra cui una lunga storia di impegno per far rispettare i ruoli sessuali tradizionali".

La Russia, come tutte le nazioni, ha delle priorità nazionali. Cioè, un'enfasi su casa propria e in casa propria. La Russia, come parte dell'Unione Sovietica, ha visto il volto dell'ateismo e del comunismo a casa propria, dove 70 anni di persecuzioni e più di decine di milioni di morti hanno visto più cristiani martirizzati in Russia nel XX secolo rispetto al totale di tutti i martiri cristiani nei precedenti 1900 anni.

Ciò che non ha ucciso il cristianesimo in Russia lo ha reso più forte. Forse la Russia è desiderosa di ritornare sfacciatamente alla sua cultura e alla sua morale cristiana ortodossa.

Per apprezzare questa possibilità, prendete in considerazione le parole della giornalista-professore: "una lunga storia". È quasi impossibile da scandagliare per noi americani, con la nostra società individualista, dove la Costituzione non dà garanzie al alcuna religione stabilita, e dove abbiamo 217 varietà di cristianesimi disparati, il fatto che la Russia ha avuto non solo un singolo cristianesimo, ma una sola fede cristiana e una sola visione morale per quasi 800 anni prima della nascita del nostro paese. L'Ortodossia russa precede la Magna Carta di quasi 250 anni, e precede Cristoforo Colombo di 500 anni. La fine del comunismo in Russia ha coinciso con la celebrazione dei 1000 anni del cristianesimo locale. Quella, davvero, è "una lunga storia". Una lunga e ricca storia di preghiere, di pietà e di moralità, un fondamento senza il quale il comunismo e l'ateismo avrebbero vinto. Invece di offendersi per i "punti di vista tradizionali" della Russia, potrebbe essere opportuno che ci ricordiamo che l'America ha condiviso una visione morale simile a quella della Russia per i primi 200 o giù di lì dei nostri brevi 238 anni di storia americana?

È un mistero per me l'esistenza di persone che trovano difficile credere che le donne siano biologicamente dotate per essere madri e gli uomini per essere padri, i "ruoli sessuali tradizionali" di cui Folbre scrive.

Che cosa ha a che fare tutto questo con le Olimpiadi in Russia? Molto poco, se non che "le politiche nazionali tradizionali" della Russia hanno portato a proposte di boicottaggio e continuano a suscitare ogni sorta di invettive sul modo in cui i russi si governano. Oltre ai servizi igienici non molto privati e alla sicurezza connessa al terrorismo, è la ferma presa di posizione morale della Russia su cui si è scritto di più rispetto a Sochi.

Potrebbe essere utile notare che il cristianesimo ortodosso non è tanto una religione formale, che può essere trattata, rimodellata o messa da parte come una consuetudine obsoleta. Piuttosto, si dice che sia la più antica tradizione cristiana invariata, vivente nel mondo. È la tradizione cristiana che continua a tramandare l'insegnamento di Gesù su cosa significa essere veramente umani.

E per quanto riguarda le Olimpiadi, è utile ricordare che san Paolo paragona la vita cristiana a quella di un atleta in allenamento e in competizione.

Egli ha detto: "Un atleta non è incoronato se non ha lottato secondo le regole". Un pattinatore su ghiaccio non può vincere una medaglia d'oro, o perfino competere, con gli sci ai piedi.

Ha detto anche: "Ogni atleta è temperante in tutte le cose. Lo fa per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile".

Gli atleti olimpici giunti a Sochi da tutto il mondo hanno seguito rigorosi regimi di allenamento per essere vincitori. I cristiani allo stesso modo, gli ortodossi russi in questo esempio, sono chiamati a esercitare l'autocontrollo e a seguire un regime di allenamento rigoroso per essere santi e veramente umani, secondo gli insegnamenti di Gesù.

E questo non per ricevere una medaglia deperibile, ma una corona in cielo.

Padre John Parker è parroco della chiesa ortodossa dell'Ascensione a Mt. Pleasant, presso Charleston (South Carolina).

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