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  La storicità dei Sette Dormienti di Efeso

di John Sanidopoulos

dal blog Mystagogy, 22 ottobre 2009

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Quando ho letto per la prima volta il racconto dei Sette Dormienti di Efeso, ne sono stato assolutamente affascinato. Il racconto parla di sette giovani conosciuti come Massimiliano, Giamblico, Martiniano, Givanni, Dionisio, Exacustodiano (Costantino) e Antonino, vissuti verso la metà del terzo secolo. Durante il regno dell'imperatore Decio (249-251) e la sua visita a Efeso, fu emanato un ordine che tutti i suoi cittadini offrissero sacrifici agli dèi, con la pena di morte per tutti coloro che si rifiutavano. Dopo essere stato accusati per la loro fede cristiana, i sette giovani fuggirono dalla città e si nascosero in una grotta sul monte Ochlon, dove passavano il loro tempo in preghiera, in preparazione per il martirio. Appreso dove i giovani erano nascosti, l'imperatore ordinò che l'ingresso della grotta fosse sigillato con pietre, in modo che i santi morissero di fame e di sete. Il racconto poi ci trasporta per quasi due secoli al regno dell'imperatore Teodosio il Giovane (408-450), quando tutte le persecuzioni contro i cristiani erano cessate e in effetti il cristianesimo era a quel tempo la fede ufficiale dell'Impero. Si dice che in città fosse sorta in quel momento una controversia riguardante la risurrezione dei morti. Nel frattempo il proprietario del terreno su cui si trovava il Monte Ochlon scoprì la costruzione in pietra, e i suoi operai aprirono l'ingresso della grotta. Si scoprì poi che il Signore aveva mantenuto in vita i giovani, ed essi si svegliarono dal sonno, senza sapere che erano passati quasi duecento anni. I loro corpi e vestiti erano completamente intatti dalla decomposizione. Essi scoprirono che erano stati conservati quando Giamblico andò in città a comprare il pane e sentì il nome di Gesù pronunciato liberamente e presentò una moneta obsoleta con l'immagine di Decio per comprare il pane. Disorientato, fu portato al Vescovo di Efeso che alla fine parlò a tutti e sette i giovani e scoprì che Dio aveva permesso questo miracolo per porre termine alla controversia relativa alla risurrezione dei morti. L'imperatore andò anche a Efeso per esaminare questo miracolo e dopo aver parlato con loro, permise loro di tornare nella loro caverna, senza gli onori reali che intendeva tributare loro, e lì i giovani si addormentarono per sempre. Nel complesso fu stabilito che i santi giovani si erano addormentati nella grotta nell'anno 250 e si risvegliarono nell'anno 434, il che significa che dormirono per 184 anni.

Anche se la storia è letta come un mito o un racconto fantastico da qualcuno che non accetta i miracoli, ciò che è affascinante è il contesto storico in cui è ambientata. Essa menziona specifici imperatori storici e una polemica storica che si svolse in una città storica (che aveva acquisito ancora maggiore fama tre anni prima, nel 431, durante il terzo concilio ecumenico che ebbe luogo a Efeso) nel corso di due epoche storiche: una di persecuzioni sotto Decio e l'altra di pace sotto Teodosio. E ci dice anche il luogo specifico in cui questi santi sono morti. La storicità di questi santi non è mai stata ufficialmente messa in dubbio fino al XVI secolo, soprattutto a causa della verificabilità di questo racconto e della sua popolarità immediata in tutto il mondo conosciuto.

Molti hanno onorato questi sette santi giovani. La Chiesa ortodossa commemora questi santi due volte l'anno, il 4 agosto e il 22 ottobre (il primo giorno è la data del loro primo sonno e il secondo la data della loro morte), e non ha mai messo in dubbio la veridicità di questo racconto. Anche il Martirologio latino li onora il 7 luglio. Sono inoltre considerati come pii nell'islam, e sono conosciuti come "la gente della caverna" (Ashab Al-Kahf), con un'intera sezione a loro dedicata nel Corano (Sura 18, versetto 9-26).

L'ascesa del protestantesimo e il periodo dell'illuminismo in Occidente hanno fatto sorgere dubbi su questa storia, come John Donne notava in una delle sue poesie nel XVI secolo. Cesare Baronio (1538-1607), non solo uno studioso del Rinascimento, ma un cardinale nella Chiesa latina, fu il primo a trattare la storia come "apocrifa", e da quel momento non fu mai più presa sul serio in Occidente. La Chiesa latina si riferisce ancora alla tradizione come a un "romanzo puramente immaginativo". Il racconto è diventato molto popolare nella letteratura dei romantici in una forma distorta, ispirando una poesia di Goethe, un racconto ammonitore dei fratelli Grimm, e anche il racconto di Washington Irving, Rip van Winkle così come The Sleeper Awakes di H. G. Wells e Innocence Abroad di Mark Twain, tra gli altri.

Nel 2001 ho avuto l'opportunità di visitare Efeso, e assieme alla famosa chiesa di san Giovanni il Teologo e alla chiesa dell'antica Efeso in cui il ha avuto luogo il terzo Concilio ecumenico, una delle mie mete principali è stata la visita alla grotta dei Sette Dormienti. Anche se era un po' fuori dai sentieri battuti e recintata, un buco nella recinzione mi ha dato pieno accesso alla grotta su cui fu costruita una chiesa, ora malandata. Completamente visibile era il luogo dei riposo dei Sette Dormienti, dove il pellegrino russo Daniele riportava nel XII secolo di aver visto le reali reliquie dei santi giovani. Questo pellegrinaggio, anche se breve, mi ha fatto considerare sempre di più la veridicità di questo racconto.

Fonti letterarie

Perché la storia dei Sette Dormienti avesse una solida base di fatto, ci aspetteremmo che una rivelazione tanto meravigliosa si diffondesse in tutto il mondo, in un lasso di tempo relativamente breve. I fatti storici dimostrano chiaramente che questo in effetti è proprio quello che è successo. Entro la fine del VI secolo si può dimostrare la conoscenza di questa tradizione dall'Irlanda alla Persia, dall'Etiopia ai paesi scandinavi. A causa di tutte queste prime diffusioni della tradizione, gli studiosi ammettono che la prima versione scritta della tradizione deve essere stata composta in una sola generazione a partire dell'evento stesso, per spiegare la sua circolazione precoce e capillare.

Il miracolo dei Sette Dormienti è stato apparentemente descritto per la prima volta dal vescovo Stefano di Efeso (448-51). [1] Sembra che il miracolo si sia verificato durante il vescovato di Basilio (+443), che era stato preceduto da Memnone e succeduto da Bassiano (444-448), anche se potrebbe essersi verificato durante il vescovato di Memnone, che era vescovo di Efeso anche durante il terzo Concilio ecumenico. Chiunque abbia familiarità con la controversia cristologica durante questo periodo di tempo, così come con i conflitti amministrativi che ebbero luogo a Efeso al tempo dei quattro vescovi di cui sopra [2], capirà il motivo per cui ci sono voluti circa quattordici anni per registrare la storia dei Sette Dormienti. Tuttavia, nell'antichità quattordici anni per registrare una storia era un periodo di tempo molto breve, soprattutto se si considera che non è mai stata contestata da nessuno. Inoltre, la memoria del vescovo Stefano fu condannata al quarto Concilio ecumenico, e dal momento che Efeso era in cattiva reputazione a causa del Sinodo dei ladroni del 449, le circostanze sembrano essere state cambiato a causa del nome e della data incriminati nelle versioni successive del racconto. [3]

Il miracolo è stato tempestivo perché rispondeva a una controversia in corso relativa alla risurrezione dei morti. La polemica origenista era iniziata alla fine del IV secolo e nel 434 si era ormai diffusa in Asia Minore a partire dall'Egitto. Gli origenisti negavano la risurrezione della carne, e quando il vescovo Stefano registra che il vescovo del tempo considerava questo miracolo dei Sette Dormienti come risposta alle polemiche, questo sembra aver impedito all'origenismo di stabilirsi a Efeso. Dal momento che dibattiti teologici di vario tipo erano comuni durante questo periodo di tempo, ci sono pochi dubbi che questa parte del racconto sia vera.

In forma scritta, la prima fonte presunta che oggi sopravvive è di un vescovo siriano di nome Jacob di Sarugh (452-521), che aveva cominciato a comporre omelie poetiche intorno al 474, e una di queste era in particolare sul tema dei Dormienti. Però è difficile determinare quando è stata composta esattamente questa specifica omelia. In questo caso, è difficile stabilire se è davvero la prima fonte.

Il vescovo Zaccaria di Mitilene era un monofisita che, in qualche tempo tra il 491 e il 518, scrisse la sua Storia Ecclesiastica in siriaco mentre risiedeva a Costantinopoli, e cita i Sette Dormienti. Nel libro 2, capitolo 1 afferma: "Sono stato in grado di scoprire da resoconti e atti o da lettere una verità che è stata attentamente esaminata: esporrò qui la verità della risurrezione, che ha avuto luogo nei giorni di Teodosio il re, dei corpi dei sette giovani che erano in una grotta nel distretto di Efeso, e le registrazioni siriache; sia per tenerli nella memoria dei santi sia per la gloria di Dio, che è in grado di fare ogni cosa". Questi riferimenti di cui parla non sono esattamente noti, ma dovrebbe essere notata la sua intenzione di esaminare attentamente la verità. Sembra che ci fossero molte testimonianze scritte dei Sette Dormienti prima di lui, che ora non esistono più. Potrebbe essere che lo stesso Jacob di Serugh abbia sentito per la prima volta dei Sette Dormienti attraverso Zaccaria.

Teodosio il Pellegrino, nel suo De situ Terrae Sanctae, registra di aver visitato in qualche punto tra il 518 e il 538 la tomba dei Sette Dormienti. Egli si riferisce alla tomba come al "Santuario dei Sette Dormienti".

Il vescovo Giovanni di Efeso (c. 507 – c. 586) ha registrato il racconto dei Sette Dormienti nella sua Storia ecclesiastica, come un fatto storico accaduto nella sua città un secolo prima. La sua storia era scritta in siriaco, poiché egli era nato ad Amid nel nord della Mesopotamia, ed è considerato molto preciso nel suo approccio storico e nell'attenzione ai dettagli.

La versione più antica esistente nell'Occidente latino risale all'incirca all'anno 525, da parte di un diacono di nome Teodosio. San Gregorio di Tours ne ha dato un resoconto completo in latina nella sua Gloria Martyrum qualche anno più tardi. Si dice che Gregorio abbia ricevuto questo racconto da un siriano, anche se il suo resoconto latino sembra essere di origine greca.

È interessante notare che il Corano, scritto nei primi anni del VII secolo, comprende la storia dei Sette Dormienti in un capitolo intitolato "La caverna" (al-Kahf). Esso aggiunge dettagli importanti, che i giovani erano accompagnati da un cane e che erano rimasti addormentati per 309 anni. Tuttavia i musulmani non riconoscono Efeso (chiamato Afsis in arabo) come il sito della grotta dei Sette Dormienti, ma il luogo dal suono simile di Afsus vicino Elbistan nel sud-est dell'Asia Minore. Ovviamente hanno scelto Afsus perché era ben all'interno del territorio arabo, mentre Efeso era tenuta dal loro nemico, i romani.

Pellegrinaggio

Una chiesa in mattoni fu costruita sopra le sette tombe originali, con pavimenti a mosaico e rivestimenti in marmo dell'imperatore Teodosio. Un grande mausoleo a cupola fu aggiunto alla grotta nel VI secolo. Gli affreschi alle pareti e nelle volte sono prevalentemente decorazioni vegetali.

Come ci si potrebbe aspettare, i pellegrinaggi al luogo della grotta furono estremamente popolari fino alla fine del XV secolo, come testimoniato dai graffiti sui muri, sia in latino sia in greco. Il luogo divenne anche un posto privilegiato di sepoltura nella tarda antichità. Teodosio nel suo pellegrinaggio nel sesto secolo vide le tombe dei Sette Dormienti, e secondo uno scrittore del IX secolo, ai visitatori della grotta erano mostrati sette corpi incorrotti. Il pellegrino russo Daniele nel XII secolo ha visto lo stesso. Daniele dice anche che molte persone erano sepolte lì.

Anche se si videro pellegrinaggi nel corso di tutti i secoli medievali, il più famoso fu probabilmente uno promosso dall'ultimo re anglosassone d'Inghilterra, Edoardo il Confessore, in risposta a una visione. La storia di questo particolare pellegrinaggio a Efeso doveva essere immortalata per sempre in un fregio di pietra nella cappella dedicata a Edoardo il Confessore nell'Abbazia di Westminster.

Archeologia

Al sito archeologico di Efeso, una strada ben lastricata che conduce a est del ginnasio di Vedius conduce alla Grotta dei Sette Dormienti, a circa 0,8 km di distanza. La grotta associata ai Sette Dormienti si trova sul versante orientale della collina Panayirdag.

Nel 1926, una ricerca da parte dell'Istituto Archeologico Austriaco ha scoperto le rovine della Basilica dei Sette Dormienti (costruita sopra la grotta), che ha permesso di specificarne la data. Risale alla metà del V secolo. L'archeologia è stata in grado di confermare implicitamente la data letteraria di questo racconto.

Sono stati effettuati scavi nella grotta dei Sette Dormienti tra il 1927 e il 1930. Una delle caratteristiche più interessanti del sito archeologico è il tesoro di oltre 2000 lampade di terracotta che è stato scoperto all'interno, e che erano offerte alla chiesa. Esse risalgono principalmente al IV e V secolo. La maggior parte delle lampade sono decorate con una croce; altre portano scene del Vecchio Testamento popolari tra i cristiani, come Adamo ed Eva, Abramo e Isacco, e Daniele nella fossa dei leoni. Ci sono anche una grande varietà di scene profane, come pescatori e spettacoli teatrali. Ma accanto a queste vi sono scene religiose pagane come Ercole e il leone, Zeus e Afrodite, immagini di facciate dei templi, e la testa del dio Attis. Queste lampade erano state realizzate e utilizzate da efesini, che si consideravano i cristiani, ma mantenevano tradizioni pagane, oppure dei pagani si univano ai cristiani nelle devozioni alla grotta dei Sette Dormienti? La risposta non è chiara, anche se sappiamo che l'imperatore Giustiniano mandò il vescovo Giovanni di Efeso in aree remote dell'Asia Minore a debellare il paganesimo, e durante quel tempo si dice che il vescovo abbia fatto migliaia di convertiti. [4]

La parte principale del complesso è la chiesa della grotta in cui i Sette Dormienti hanno compiuto il loro sonno e sono poi stati sepolti. La grande grotta, con un soffitto alto come molte chiese ordinarie, è stato rivestito con muratura di mattoni per formare una chiesa. Ci sono nicchie ad arco sui lati e un'abside arrotondata nella parte posteriore. I luoghi di sepoltura dei dormienti nel pavimento sono ora buche vuote e aperte.

Studi moderni

Per gli studiosi moderni, uno dei dibattiti più importanti si occupa delle origini di questo racconto, sia che fosse greco o siriaco. Secondo A. Allgeier, I. Guidi, B. Heller, Th. Nöldeke, V. Ryssel, A. Krymski, ecc il lavoro agiografico è stato prima scritto in siriaco, mentre M. Huber, P. Peeters e E. Honigmann insistono sulla priorità di alcuni testi greci. Ciò che sembra evidente ora e a questo punto è che l'origine di questo racconto sul piano letterario è davvero greca, perché tutti i primi autori (con l'eccezione di Jacob di Serugh) avevano riunito le loro informazioni di questo racconto mentre vivevano in prossimità di Efeso. Il vescovo Stefano di Efeso ha quasi certamente scritto la prima storia in greco. Tuttavia, alcuni di questi autori hanno scritto in siriaco, di conseguenza, le loro storie, anche se di origine greca, si erano avventurate a est, dove erano diventate rapidamente popolari dopo essere state scritte nella lingua locale. Anche se il miracolo era originariamente considerato ortodosso, è stato rapidamente acquisito dai monofisiti siriaci.

Nel 1953 Ernest Honigmann difese la possibile storicità del racconto dei Sette Dormienti con notevole ingegnosità seguendo la documentazione archeologica e letteraria. Honigmann stabilì che questa tradizione era comune a cristiani melchiti, monofisiti, nestoriani e giacobiti, e precede quindi la loro divisione (secoli V e VI). Dopo aver esaminato tutti i documenti storici disponibili, nonché le testimonianze archeologiche, Honigmann è stato in grado di formulare la conclusione finale:

"Dal tempo del cardinale Baronio fino a oggi nessuna credibilità è stata data a questa strana storia;. Alcuni critici hanno parlato di 'inganno e falso'. Tuttavia non vi può essere alcun dubbio che, come abbiamo detto sopra, la relazione sul risveglio dei sette giovani deve essere basata su qualche fatto storico. alla luce delle prove archeologiche ora sembra incontestabile che circa verso la metà del V secolo sette giovani efesini hanno davvero creduto o hanno tentato di far credere che erano stati perseguitati al tempo di Decio, e che un alto dignitario ecclesiastico, in una sorta di auto-inganno entusiasta, ha dato per scontata la loro strana affermazione, tanto più che questa gli forniva le armi che gli servivano per confutare certi eretici e per far trionfare l'ortodossia". [5]

Conclusione

Oggi è dimostrato, come dichiarava Honigmann, che la base per la storia è un fatto storico ben attestata. Infatti F. Miltner, che era a capo degli scavi intrapresi a Efeso nel 1926 dall'Istituto Archeologico Austriaco, trovò motivo di credere che la chiesa da lui scoperta era stata costruita intorno alla metà del V secolo. Questa chiesa è stata trovata presso il sito tradizionalmente attribuitogli nell'antica Efeso. La critica testuale ha anche portato gli studiosi a determinate conclusioni che sembrano confermare i risultati raggiunti dalle scoperte archeologiche. Anche se l'archeologia e la critica testuale non possono verificare il miracolo dietro il racconto, essi verificano che il racconto descrive un evento storico reale di sette giovani apparsi in mezzo agli efesini, un evento ritenuto la fonte di un grande miracolo che ha confermato a tutti la risurrezione dei morti.

Note

1. Clive Foss, Ephesus after Antiquity: A Late Antique, Byzantine and Turkish City (Cambridge: Cambridge University Press, 1979) p. 43.

2. Peter L'Huillier, The Church of the Ancient Councils (Crestwood, New York: St Vladimir's Seminary Press, 1996) pp. 199-201. Richard Price e Michael Gaddis, The Acts of the Council of Chalcedon vol. 3 (Liverpool University Press, 2007) pp. 1-3.

3. Clive Foss, Ephesus after Antiquity: A Late Antique, Byzantine and Turkish City (Cambridge: Cambridge University Press, 1979) p. 43.

4. Catalogo completo: FiE IV/2, 96-200. Lampade ebraiche: p. 45, n.48; lapidi pagane: p. 211.

5. Ernest Honigmann, "Stephen of Ephesus (April 15, 448 - October 29, 451) and the Legend of the Seven Sleepers". Patristic Studies. Studi e testi, 173 (1953) pp. 125-168.

Una moderna rappresentazione di tutto il complesso della chiesa

Lo scavo del lato sud del complesso nel 1920

Una porzione delle oltre 2000 lampade scoperte sul sito, che erano offerte dei pellegrini

La grotta scavata con la chiesa

Le sette tombe dei Sette Dormienti

Interno della chiesa

Interno della chiesa

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