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  I cristiani ortodossi e la cremazione
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Con l’odierna diffusione in Italia della pratica della cremazione dei defunti, la questione pone una sfida pastorale ai cristiani ortodossi. Anche se è noto che la Chiesa ortodossa si esprime contro la pratica della cremazione in termini del tutto negativi, è importante capire le ragioni di questo rifiuto.

Come prete ortodosso mi sono trovato di fronte alla scelta di alcuni cristiani ortodossi di far cremare i propri resti. Ho visto quasi sempre una totale ignoranza in materia: non solo un’ignoranza della tradizione cristiana (fino a un certo punto giustificabile, in un’età tanto “illuminata” da conoscere tutto tranne le ragioni della propria fede), ma pure una profonda ignoranza della pratica della cremazione in sé, delle idee di base di un rispetto ancestrale per se stessi, e di tutta la polemica che circonda le scelte relative alla nostra stessa morte.

Non è male, perciò, chiedersi che cosa sia veramente il fenomeno moderno della cremazione, e approfondire le ragioni che portano alcuni a scegliere la cremazione dopo la propria morte o quella dei propri cari. Vediamo anche che cosa ha da dire la Chiesa attraverso le sacre Scritture, la voce dei Padri e la pratica secolare della pietà per i defunti.

Alcuni dati di base sulla cremazione

La parola “cremazione” viene dal verbo latino cremare, che significa “bruciare”.

Anche se nell’Europa pre-cristiana si praticava ampiamente la cremazione dei defunti, la moderna pratica della cremazione nasce nella seconda metà del XIX secolo, pochi anni dopo la ripresa di una pratica altrettanto discutibile, l’imbalsamazione dei defunti (diffusa in America a partire dal caso del presidente Lincoln nel 1865). La cremazione “moderna” si sviluppa principalmente a opera di italiani: è il professor Lodovico Brunetti (1813-1899) a mostrare per la prima volta un prototipo di forno crematorio all’Esposizione mondiale di Vienna nel 1873. Quasi contemporaneamente, si sviluppa in Europa e in Nord America il movimento per la cremazione.

Come avviene oggi una cremazione? Il processo inizia con il surriscaldamento (a circa 900°) del corpo, che lo dissecca e vaporizza la carne e gli organi interni in circa due ore. Le ossa e i denti non bruciano neppure a queste temperature (contengono circa il 60% di sostanza inorganica e incombustibile), e sono quindi sottoposti a un processo di frantumazione violenta, quindi sono tritati in una sabbia fine, che viene a comporre oltre la metà dei resti di un’urna. I resti sono talvolta trattati con coloranti bianchi per dare loro un aspetto più simile alla cenere di una combustione completa.

La legge italiana, fino a tempi recenti (2001) non ha consentito che le ceneri dei defunti fossero disperse o conservate in luoghi diversi dai cimiteri. I desideri di dispersione o conservazione domestica, che hanno portato alla recente modifica della legge, accompagnano da sempre la pratica della cremazione, e la rendono ancora più radicalmente diversa dalla pratica cristiana di raccogliere i resti dei defunti in luoghi dedicati alla loro memoria.

Uno studio del trattamento dei cadaveri nell’antichità rivela come la pratica della cremazione sia cessata con l’avvento del cristianesimo. Un criterio che gli archeologi usano per determinare se un’antica necropoli sia pagana o cristiana è la presenza di urne cinerarie: nei luoghi di sepoltura pagani ci sono sia resti di inumazioni che di cremazioni; nei luoghi cristiani, invariabilmente, non si trovano resti di cremazioni. Il caso di quei martiri (come san Policarpo di Smirne) che morirono sul rogo non fa che confermare la regola, dato che quelli che erano mandati sul rogo non erano i corpi di cristiani già morti, e comunque nessun cristiano dei primi secoli manifestava il desiderio che il proprio corpo seguisse lo stesso destino.

Il fatto che il movimento per la cremazione abbia avuto il sostegno di ambienti massonici anticlericali non deve essere usato come una ragione aprioristica per escludere la cremazione. Una pratica in sé può essere moralmente neutra, o anche positiva: per esempio, l’istruzione e lo sviluppo sociale non sono certo da condannare anche se sono sostenuti dai più accaniti avversari della Chiesa. È bene perciò vedere le ragioni “secolari” (non confessionali) che sono presentate in favore della pratica della cremazione, e le risposte che si possono dare a queste ragioni. 

Le ragioni secolari per la cremazione (e le risposte da parte cristiana)

La cremazione è più economica. Il costo di base  di un’inumazione può essere di tre o quattro volte superiore a quello di una cremazione. È una ragione di buon senso, ed è facile da capire: la cremazione aiuta una famiglia a risparmiare.

Non sempre quello che è più economico è anche più giusto. Spesso le soluzioni cattive sono più economiche di quelle buone. Si deve considerare anche il rispetto: chi di noi farebbe stare un ospite in una cantina o in una stalla, solo perché è più economica di una camera da letto? Il costo di un funerale cristiano è una misura del rispetto per un defunto, e se abbiamo i mezzi per una inumazione, questa resta la soluzione da preferire. 

La cremazione è più ecologica. Salva spazio e terra, che sono risorse limitate, dall’estensione continua dei cimiteri.

Evitando il processo di putrefazione, è più igienica e aiuta a prevenire malattie e infezioni: di fatto, forme più rozze di cremazione si sono applicate attraverso i secoli anche nelle società cristiane nei casi di epidemie.

La questione dello spazio si fa più sentire nei paesi anglosassoni e in Europa orientale, dove i defunti sono sepolti in grande maggioranza in campi aperti. In Italia, e negli altri paesi dove i cimiteri seguono le regole napoleoniche (spazi compatti e raccolta delle ossa in grandi ossari) non è una ragione pressante.

Dal punto di vista degli sprechi energetici, la cremazione NON è ecologica, dato che comporta la combustione di grandi quantità di legna e carbone (talvolta insieme alle bare e ad altre parti dei corredi funebri), oltre alla fuoriuscita di residui di combustione nell’atmosfera. 

La cremazione è terapeutica. Coloro che sono in lutto non si trovano non si trovano di fronte al pensiero della lenta decomposizione dei corpi dei loro cari. Il processo più spedito e “pulito” di rendere “cenere alla cenere” [1] aiuta a esprimere il distacco finale dai legami fisici.

L’argomentazione del valore terapeutico è una spada a doppio taglio. Vedere un corpo morto è una sfida alla nostra tendenza a evitare la realtà della morte. La pratica dell’inumazione cristiana ci aiuta a riconoscere che la morte non è “una parte della vita”: è il frutto del peccato.

La cremazione è una mera questione di contesto sociale. In alcune società è una pratica normale, e quando sarà normale anche da noi, cadranno le obiezioni che ancora la circondano.

La ragione non regge all’esame della storia. Fu proprio la diffusione del cristianesimo a far cessare in tutto l’antico impero romano la pratica della cremazione, che fino a quel momento era “una mera questione di contesto sociale” e religioso.

 Le ragioni teologiche per la cremazione

Oggi può capitare di sentire anche numerose giustificazioni bibliche per le cremazione. Ne presentiamo due con le relative risposte.

Il simbolismo del fuoco. Il fuoco rappresenta spesso la presenza di Dio nelle sacre Scritture, come si vede dal roveto ardente, dalla colonna di fuoco al passaggio del Mar Rosso, e così via. Chi legge il fuoco in questa chiave simbolica può vedere la cremazione come un rito di accostamento alla presenza di Dio.

Questa immagine ha quanto meno una valenza duplice: nella Bibbia il fuoco è spesso associato al giudizio, al tormento eterno, a immagini di crimini e di sacrifici umani. Come tale, non può rivestire la cremazione di associazioni unicamente positive.

Gesù e la sepoltura. Gesù ha dato poca attenzione alla sepoltura dei morti, e praticamente le sue uniche parole a riguardo sono state “lascia che I morti seppelliscano I loro morti” (Luca 9:60). I suoi riferimenti ai farisei come “sepolcri imbiancati”  e alla corruzione all’interno (Matteo 23:27) sembrano piuttosto dare un’immagine negativa dell’inumazione. 

Luca 9:60 suona come un’accusa a chi non è disposto a seguire Cristo, ma non un’accusa alla pratica dell’inumazione in sé, normale e accettata nella società ebraica, tanto che Gesù qui parla di sepoltura e non di cremazione. Se Gesù parla poco della sepoltura degli altri, parla invece molto della sua sepoltura, che diviene un motivo dominante nell’annuncio della sua risurrezione. 

 Il simbolismo dei riti funebri

Gesù, dopo la sua morte, fu sepolto, in obbedienza alla pratica dell’antico Israele, e con tutti i gesti di pietà tipici di quella pratica. I cristiani, attraverso l’inumazione, conformano la propria vita a quella del loro Signore anche dopo la morte. Questo si vede non solo dalla continuità di pratica del rito funebre, ma anche dal significato che i cristiani attribuiscono alla sepoltura. 

Considerando le pratiche di preghiera della Chiesa ortodossa, sia al momento della morte che nelle successive commemorazioni, vediamo come i riti ortodossi proclamano la continuità ultima della persona umana, nella sua unione di corpo e di anima. 

Il simbolismo universale del grano, preparato e condiviso dai fedeli, è il segno della vita che risorge dalla morte, e non può essere compreso se non c’è un parallelo con la deposizione del corpo nella tomba. 

La cremazione e la questione delle reliquie

Un punto non secondario della teologia cristiana ortodossa è lo stretto legame tra lo Spirito santo e la persona del credente: san Paolo ci ricorda che siamo “tempio di Dio e dimora del suo Spirito” (1 Corinzi 3:16, 6:19), e la testimonianza immutabile della Chiesa parla di miracoli che avvengono attraverso i santi, anche dopo la loro morte. Tali miracoli sono testimoniati anche nell’Antico Testamento, in cui si ricorda come la vita ritornò nel corpo di un morto gettato sopra le ossa del profeta Eliseo (2 Re 13:21). I miracoli effettuati dalle reliquie dei santi cristiani (sia che i loro corpi si siano preservati incorrotti, sia che si siano ridotti a semplici ossa) sono innumerevoli, e testimoniano come lo Spirito santo sia ancora attivo attraverso i resti delle persone nelle cui vite si è profondamente manifestato.

La presenza di corpi incorrotti di santi è considerata dalla Chiesa come una prova dell’efficacia dello sforzo ascetico: riportando attraverso la pratica dell’ascesi i loro corpi allo stato di bontà precedente alla caduta, i santi sono la testimonianza che questo stato può essere davvero raggiunto, e che i suoi effetti perdurano oltre la morte fisica. Le reliquie dei santi sono la prova più tangibile che la morte non è onnipotente.

La cremazione non solo distrugge alla radice la possibilità che i resti dei santi possano operare miracoli, ma ne cancella addirittura l’idea. È un autentico atto di genocidio religioso, che porta via con sé un legame millenario tra Dio e il suo popolo. Pochi altri gesti riescono ad annullare tanto completamente la fede cristiana nella santità del corpo umano, anche dopo la sua morte, e nella continua presenza dello Spirito di Dio nei suoi santi. 

Teologia della cremazione

Alla base del rispetto per il corpo sta, naturalmente, il rispetto per tutto il creato. A differenza dei demoni, desiderosi di distruggere e sfigurare la creazione di Dio, i cristiani sono chiamati a rispettare, curare e amare tutto ciò che Dio ha creato, e anche se la creazione presenta i segni dell’imperfezione dovuti alla caduta, non la dobbiamo amare di meno. Da questo nasce la profonda avversione dei cristiani a fenomeni quali l’aborto, l’infanticidio, l’eutanasia, il suicidio: le soluzioni distruttive (quand’anche possano essere più convenienti a breve termine) sono il segno della mancanza di fede, o forse, della sostituzione della fede cristiana con un’altra fede (gnostica), per la quale i corpi sono mere “prigioni” dello spirito, che ci ostacolano dall’ottenere la vera santità.

Questa idea gnostica del corpo come tomba dell’anima è stato condannato come menzogna dall’incarnazione del Figlio di Dio. I nostri corpi sono altrettanto santi delle nostre anime: da questo dipende il nostro dovere di nutrire gli affamati e vestire gli ignudi, accanto a quello di pregare per loro. Alla separazione del corpo e dell’anima (frutto della caduta) noi non ci rifugiamo in una speranza di un  paradiso disincarnato, ma attendiamo “nuovi cieli e una terra nuova” (2 Pietro 3:13), in cui vivere in quella stessa unione di corpo e spirito che Dio ha voluto per se stesso. 

La posizione della Chiesa ortodossa

Tutte le volte in cui la questione della cremazione è stata sottoposta alla Chiesa ortodossa e al pensiero teologico ortodosso, la risposta è stata, senza eccezioni, negativa, anche se ancora non esiste una decisione diretta presa dall’intera Chiesa a proposito. 

A questo generale rifiuto vi possono essere eccezioni solo in casi estremi e di grande importanza; per esempio quando scoppiano epidemie, o anche quando si è in presenza di un motivato sospetto di contagio. C’è un caso nel mondo, il Giappone, in cui lo stato impone la cremazione dei defunti: questa può essere evitata solo comprando lotti di sepoltura a prezzi incredibilmente alti, e la Chiesa ortodossa in Giappone non obbliga i suoi fedeli a fare simili sacrifici economici. Pertanto, tra gli ortodossi del Giappone la cremazione è tollerata, ma comunque considerata negativamente. Anche in questi casi eccezionali, comunque, non si fanno funzioni religiose nei crematori, e i sacerdoti non accompagnano le salme ai luoghi di cremazione. Al contrario, ai preti è richiesto di spiegare al proprio gregge il carattere non cristiano della cremazione. 

Se un cristiano ortodosso, per ignoranza, esprime il desiderio che il suo corpo sia cremato, questo desiderio, contrario alle leggi e alle tradizioni della Chiesa, non è moralmente vincolante (neppure per i suoi cari), così come avviene per tutti i desideri peccaminosi. Possiamo ricordare come si esprime la Chiesa nella seconda Stichira del Vespro, alla festa della Decapitazione di san Giovanni Battista: “Se almeno non avessi giurato, iniquo Erode, figlio della menzogna! O se pur avendo giurato, tu non avessi mantenuto il giuramento: avresti fatto meglio a mentire per salvare una vita, piuttosto che, mantenendo la parola, recidere la testa del precursore.” Chi ha promesso di far cremare i resti di un suo caro può essere sciolto da questa promessa, attraverso la preghiera che si usa in questi casi. 

Conclusioni

Se ci viene presentata una “nuova” idea (o una rivisitazione contemporanea di un’idea vecchia e ormai abbandonata, come la cremazione che si praticava nell’antichità precristiana), come cristiani non dobbiamo rifiutarla a priori, ma esaminarla con attenzione. La pratica della cremazione e la sua crescente accettazione come valida opzione di pratica funeraria devono essere valutate alla luce della fede e della pratica della Chiesa ortodossa. Dobbiamo farci domande teologiche, e vedere se la “novità” è compatibile, o addirittura promuove, la fede a noi tramandata, o se al contrario ne sminuisce e ne degrada il valore. Finora, tali valutazioni hanno regolarmente portato a risposte negative, e di conseguenza anche le autorità ecclesiastiche hanno continuamente vietato la cremazione. Tutti i cristiani, e a maggior ragione i cristiani ortodossi, dovrebbero praticare l’inumazione cristiana a meno che non vi si oppongano circostanze straordinarie di forza maggiore.

igumeno Ambrogio - Torino, 2012 

NOTE

[1] “Cenere alla cenere e povere alla polvere” è una frase che si sente spesso in contesti di funerali. Questa frase è apparsa la prima volta nel Book of Common Prayer della Chiesa d’Inghilterra nel 1549. La frase “povere alla polvere” ha origini bibliche in Genesi 3:19 ed Ecclesiaste 3:20, ma le parole “cenere alla cenere” non si trovano in alcun punto delle Scritture, così come non vi si trova alcun incoraggiamento esplicito a praticare la cremazione.

 

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