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  I nomi di battesimo nella Chiesa ortodossa
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La scelta del nome di battesimo di un cristiano ortodosso è spesso una questione delicata, e lo è già nei paesi di tradizione ortodossa, che tendono a identificare i nomi “cristiani” con quelli che appaiono nel loro calendario locale, o al massimo estendono una certa misura di tolleranza ai nomi presenti nei calendari di altri paesi tradizionalmente ortodossi.

In paesi segnati da un forte pluralismo e dalla compresenza di più usanze ortodosse (come l’Italia) si presentano molte variazioni, e l’approccio da “santi dei paesi tuoi” non funziona più. Occorre uno sforzo di approfondimento dei seguenti punti:

1) Che cos’è il nome battesimale, e da quali fonti si può ricavare.
2) Quali sono le possibili traduzioni e variazioni di un nome.
3) Quali approcci differenti all’onomastica cristiana hanno avuto le Chiese ortodosse locali.

Cerchiamo di esaminare questi punti uno a uno, per farci un’idea di come deve comportarsi il rettore di una parrocchia ortodossa di fronte a genitori ortodossi che presentano un figlio al battesimo, oppure di convertiti alla fede ortodossa che si trovano ad avere un nome (anche battesimale) in qualche modo dissonante da quelli consueti.

IL NOME BATTESIMALE

Il principio generale del nome battesimale, ancora oggi in uso nella maggior parte delle chiese ortodosse, è che ogni nuovo cristiano prende all’ingresso nella Chiesa un nome di un santo o di una santa. Se è un bambino, il nome è scelto dai genitori, mentre ai convertiti adulti è solitamente lasciata una scelta personale.

I santi, ovviamente, sono riconosciuti come tali dalla Chiesa, ma la raccolta di tutti i loro nomi non è un processo univoco. I nomi presenti nella Bibbia sono fissati nelle Scritture, ma i nomi dei santi dall’età apostolica in poi sono generalmente tramandati in base a tradizioni locali. Nella Chiesa antica l’adozione di un nuovo nome era cosa nota (basta ricordare come Gesù stesso cambiò il nome ad alcuni suoi discepoli), ma non universalmente praticata, e così si sono immessi nell’onomastica dei santi cristiani innumerevoli nomi di origine pagana, quand’anche non delle stesse divinità pagane (pensiamo a nomi di santi cristiani come Apollo, Dionisio, Bacco…)

Spesso ci sono molti santi con lo stesso nome, e un cristiano con un certo nome potrebbe non sapere neppure quale santo di quel nome sia il suo vero patrono. Se i genitori hanno seguito le più antiche tradizioni della chiesa dandogli il nome di un santo la cui ricorrenza coincide con la sua data di nascita (o comunque è una data vicina), allora si può risalire al santo patrono semplicemente guardando il calendario in prossimità del proprio compleanno. Altrimenti, un cristiano adulto ha il diritto di scegliere il santo patrono tra tutti quelli di cui condivide il nome.

Dopo il battesimo, il più diffuso e regolare uso del nome battesimale è al momento della comunione, nella quale ogni comunicante si presenta con il proprio nome.

VARIAZIONI DEI NOMI DEI SANTI

I nomi non si mantengono nella stessa forma in tutte le lingue, e da uno stesso nome possono nascere molte variazioni. Pensiamo al nome “Giovanni” e alle sue varianti in varie lingue: Ioannis, Ioann, Ioan, Ivan, Ivano, John, Jovan, Johann, Johannes, Hovhannes, Gian, Gianni, Jean, Juan, João, Ian, Iaian, Sean, Shawn, Shane, Hans, Jan, Evan, Eoin, e così via!

Bisogna tenere presente che i nomi tradotti in altre lingue spesso cambiano completamente forma (Kevin ed Eugenio/Eugenia significano “nobile”, Debora e Melissa significano “ape”, e così via).

Ci sono nomi di santi che sono in realtà numerali ordinali (“Primo”, “Secondo”, e così via), derivati dall’antico uso di chiamare i figli con il loro ordine di nascita (uso comune nell’antichità, e ancora oggi diffuso in alcune parti del mondo). Ci sono nomi derivati da feste: Natale/Natalia/Natalino/Natalina dalla Natività, Stavros/Stavroula dalla Croce, Pasquale/Pasqualino/Pasqualina, Renato/Renata e Anastasio/Anastasia dalla Pasqua. Ci sono anche nomi derivati da virtù cristiane (Speranza, Grazia, Sofia) o da simbologie cristiane (Stella/Asterio/Asteria, Colomba, Agnello).

Una regola di buon senso ci ricorda che, se un nome è ispirato a un santo, allora tutte le varianti, derivazioni e traduzioni di questo nome possono andare bene, purché non siano diminutivi usati come nomignoli (per esempio, “Nino” usato nel senso di “Giovannino”). I diminutivi non sono apprezzati perché sono soprannomi, e non veri nomi. Se invece un nome è la forma contratta di un altro, ma in uso comune come nome e non come diminutivo (in Italia, Nadia è usato al posto dello slavo Nadezhda), la forma abbreviata è accettabile.

Alcuni nomi singoli sono in realtà forme di unione di più nomi: Marianna, Annamaria, Marilena (Maria+Elena), Pierpaolo… di solito questi nomi sono accettabili se uno dei due (meglio ancora entrambi) sono riconducibili a santi ortodossi.

Ci sono forme femminili di nomi maschili di santi, e viceversa. Spesso questi nomi possono apparire in forma alterata. Un paio di esempi: Nicola – Nicole, Nicoletta; Maria – Mario, Mariano.

Ci sono nomi che a una prima impressione non “suonano ortodossi”, ma che sono in realtà forme variate di nomi di santi ortodossi. Ecco una lista di alcuni nomi femminili: Alessandra – Alice; Caterina – Catalina; Teodora/Dorotea – Dora, Dorina; Emilia/Emiliana – Amelia; Elisabetta – Bella, Elsa, Isabella; Elena – Eleonora, Nora; Giovanna – Jacqueline, Jessica; Maria/Miriam – Mariana, Moira; Margherita/Marina – Greta, Perla, Rita.

Altri nomi, similmente non trattati da ortodossi, sono semplici traduzioni di nomi che si ritrovano tra i santi ortodossi, e che vogliono dire la stessa cosa. Eccone alcuni, con le varianti “ortodosse” tra parentesi: Chiara, Clara (Fotina, Svetlana, Lucia), Domenico/Domenica (Ciriaco/Ciriaca), Federico (Ireneo), Francesco (Libero, Eleuterio, Slobodan).

Molti nomi sono invece perfettamente validi come nomi ortodossi, in quanto nomi di santi occidentali precedenti allo scisma. Per nominarne solo alcuni: Alberto, Bernardo, Corrado, Edoardo, Gilberto, Guido, Leonardo, Osvaldo, Riccardo, Roberto, Ugo, Beatrice, Orsola…

Per quanto possa sembrare strano, i due più diffusi nomi musulmani sono accettabili come nomi battesimali ortodossi. Muhammad è il nome di due santi vescovi dell’Arabia pre-musulmana, e Ahmed è il nome di un martire di Costantinopoli.

APPROCCI ORTODOSSI DIFFERENTI

La più antica tradizione cristiana richiede un solo nome di battesimo; la pratica non è più seguita in alcune chiese ortodosse locali, come quella romena.

La pratica della Chiesa russa non vede di buon occhio le assegnazioni di forme maschili di nomi femminili (o viceversa) se non nel monachesimo; nella pratica greca invece questi scambi sono possibili e piuttosto comuni anche tra i laici. Tra i greci (e altri popoli balcanici) sono comuni i nomi battesimali legati al Salvatore (Sotiris, Christos – accentato sulla prima sillaba – e Kyriakos) oppure alla Madre di Dio (Panaghia/Panaghiotis); i russi trovano queste assegnazioni inaccettabili, e solitamente le donne russe di nome Maria non hanno come patrona la santa Vergine, ma altre sante con lo stesso nome (Maria di Betania, Maria Egiziaca o altre).

Nella tradizione russa i santi dell’Antico Testamento sono quasi esclusivamente riservati ai nomi monastici, ed è raro trovare nomi veterotestamentari al di fuori dei monasteri, con qualche piccola eccezione, tra cui Elia (Ilya), nome piuttosto diffuso.

Un altro costume assolutamente singolare è quello della Slava serba: la venerazione di un santo patrono di famiglia, immutabile nei secoli. Nella tradizione serba è il santo della Slava che conta, mentre al battesimo può essere dato un nome del tutto estraneo alla tradizione cristiana (questo spiega perché gli ortodossi di tradizione serba non battano ciglio alla presentazione in chiesa di fedeli come il ministro dell’agricoltura montenegrino, Tarzan Milošević…)

Generalmente, sia che un nome “estraneo” alla tradizione cristiana ortodossa si mantenga dopo il battesimo oppure no, tale nome può diventare un nome del calendario dopo che il portatore (o la portatrice) entra a far parte dei santi con la canonizzazione da parte della Chiesa.

ALCUNE NOTE PASTORALI

Chi entra nella Chiesa ortodossa in età adulta e ha già il nome di un santo del calendario non dovrebbe prendere un nome nuovo. A maggior ragione, i preti che ammettono un convertito adulto non dovrebbero incoraggiare cambi in nomi più “esotici” che esulano dalla sua storia personale. Entrare nella Chiesa è una questione di cambiamento di vita, non di cambiamento di identità! Di contro, può esserci un fedele che ammira particolarmente un certo santo, e desidera sinceramente prenderne il nome nell’Ortodossia. Qui si deve valutare se il santo è stato davvero un fattore determinante dell’ingresso nella Chiesa, tale da essere considerato davvero “patrono della conversione”; se viceversa il santo è stato solo un esempio tra molti, il prete può suggerire altri modi di venerarlo (far dipingere la sua icona, tenere questa icona nell’angolo di preghiera, diffondere la conoscenza della sua vita…), che non comportano necessariamente prenderne il nome.

Alcuni convertiti all’Ortodossia cambiano il loro nome (o viene loro detto di cambiarlo) non per crisi di identità, ma per mera ignoranza. Se l’ignoranza di un convertito (o di una coppia di genitori disinformati) è fino a un certo punto scusabile, lo è molto di meno quella di un prete! Ricordo che nell’anno della mia ordinazione presbiterale (1997), lo ieromonaco Aidan Keller pubblicava a Austin (Texas, USA) una edizione del Saint Hilarion Calendar con oltre 12.000 nomi di santi, tra cui una lista di santi ortodossi occidentali presi dal Martirologio Romano, dal Martirologio di Sarum e da altre fonti antiche. A distanza di quindici anni da quell’opera, le ricerche si sono espanse, e oggi è possibile avere riscontri (anche in rete) di migliaia di possibili nomi di santi ortodossi. Rifiutare un nome perché “non è ortodosso” deve essere un’opzione permessa a un prete solo dopo una seria ricerca.

Chi ha un doppio nome, di cui uno riconducibile a un santo ortodosso, può mantenere quest’ultimo come nome ortodosso. Questo è uno dei casi più semplici.

Può capitare, infine, che una persona sia stata battezzata nella Chiesa ortodossa con un nome del tutto non cristiano (come può capitare nella Chiesa serba, dove il nome battesimale è del tutto secondario rispetto al nome della Slava), oppure con un nome presente negli usi dei paesi cristiani, ma adespotico (“senza patrono”), come Gelsomina, o le sue varianti Jasmina o Iasmina (si tenga presente che i veri nomi adespotici di tradizione cristiana sono estremamente rari!) In questi casi, il prete di una chiesa che ha una tradizione rigorosa nell’imporre i nomi di santi può scegliere tra insistere nella propria usanza e assegnare un nome addizionale per l’uso nella Chiesa, oppure continuare a usare il nome precedente (che è comunque un nome battesimale!) e indicare al fedele di celebrare il proprio patrono in occasione della Domenica di Tutti i Santi.

igumeno Ambrogio
Torino, 2012

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