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  Le lampade da vigilia
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Un aiuto alla preghiera dei cristiani

LE LAMPADE DA VIGILIA

Per noi cristiani ortodossi, la nostra casa è come una “chiesa di famiglia.” Per questa ragione, le famiglie ortodosse, quando si trasferiscono in una nuova casa, scelgono una parete rivolta a oriente o un angolo prominente della propria casa (un punto che tutti possono vedere), e trasformano il luogo in un “angolo delle icone.” L’angolo delle icone è, per così dire, il nostro “santuario di famiglia”: è il luogo dove preghiamo assieme come famiglia, e dove condividiamo molte gioie e dolori con il Signore. Nell’angolo delle icone dovremmo sempre avere un’icona di Cristo, una della Madre di Dio, e di tutti i santi che desideriamo venerare o ricordare regolarmente. Molte famiglie dedicano la chiesa domestica a un particolare santo, ponendo nell’angolo anche la sua icona. Nell’angolo delle icone dovrebbe esserci un tavolino o uno scaffale con i libri delle preghiere, un incensiere manuale, una bottiglia d’acqua santa, olio benedetto, rami di palme, una croce da benedizione, e altri oggetti di culto (per esempio, le coppie sposate vi tengono spesso le candele che reggevano durante le nozze).

Di fronte alle icone, lontano dalla portata di bambini piccoli e animali domestici, dovremmo tenere, perpetuamente accesa, una lampada a olio. Anche se alcuni accendono davanti alle icone candele votive di cera, la tradizione è di usare olio di oliva. Le luci elettriche non sono appropriate come luci di fronte alle icone. L’olio d’oliva è il combustibile usato nella maggior parte dei monasteri e delle chiese, e rappresenta una tradizione molto antica. Il primo rimando biblico è alla colomba che riportò nell’Arca un ramoscello d’ulivo (Genesi 8,11) come segno della misericordia di Dio. Si noti la somiglianza tra le parole greche elaion (olio d’oliva) ed eleos (misericordia). Anche a casa, i pii fedeli ortodossi prendono frequentemente olio dalle loro lampade, e si benedicono facendosi il segno della Croce sulla fronte.

Vi sono altre due ragioni - oltre alla fedeltà alla tradizione della Chiesa - per usare olio d’oliva, entrambe legate all’idea del sacrificio. Il costo aggiuntivo dell’uso dell’olio d’oliva rispetto all’elettricità, o anche alle candele votive, rende l’accensione di una lampada di fronte a un’icona un sacrificio più genuino, e una più significativa offerta a Dio. Inoltre, le lampade ad olio richiedono attenzione quotidiana e pulizia periodica. Questo ci costringe a rendere a Dio qualche piccolo servizio ogni giorno, non fosse altro che qualcosa di tanto semplice quanto mantenere una lampada. Tale pia e costante diligenza non resta senza ricompensa. La storia della Chiesa è ricolma di racconti di famiglie e di monasteri che mantennero fedelmente le proprie lampade, anche quando il cibo si esauriva letteralmente, e che Dio di conseguenza soccorse nei loro bisogni.

Vi sono un certo numero di utensili destinati a bruciare l’olio davanti alle icone. Molto comune tra questi è lo stoppino con il galleggiante, che utilizza pezzi di sughero per mantenere lo stoppino e la fiamma fluttuanti sull’olio. Qui di seguito è descritta la cura delle lampade a olio.

1. Il vetro. Per la lampada si può usare un bicchiere votivo o qualsiasi bicchiere con l’imboccatura larga. Una volta usato per la lampada, un bicchiere non dovrebbe essere riutilizzato per alcun altro scopo. Si suggerisce di usare un bicchiere abbastanza grande da contenere olio per almeno dieci o dodici ore. Tradizionalmente si usano vetri di colore rosso o blu, che danno un gradevole riflesso. In Grecia, tuttavia, le lampade sono oggi quasi tutte di vetro chiaro.

2. L’olio. L’uso dell’olio nelle lampade votive è, come si è detto, un’antica tradizione, che risale fino ai tempi di Mosè. L’olio d’oliva brucerà meglio se il suo contenitore è lasciato aperto, e l’olio viene lasciato a invecchiare (o persino a diventare rancido). Assicuratevi di proteggere (soprattutto in estate) l’olio lasciato all’aperto da insetti e da altre possibili fonti di contaminazione. Prima di versare l’olio nel bicchiere, alcuni aggiungono una piccola quantità d’acqua con un poco di sale. L’olio galleggerà sull’acqua, e nel caso in cui la lampada venga lasciata per troppo tempo incustodita, l’acqua estinguerà la fiamma quando l’olio si sarà del tutto consumato, evitando il rischio che lo stoppino e il galleggiante prendano fuoco. Il sale aggiunto all’acqua impedirà la crescita di microorganismi.

3. Lo stoppino. Per fare uno stoppino, si può usare un filo di cotone lungo fino a una trentina di centimetri. Non usate fili cerati o foderati. Un cordino a sei fili intrecciati è abbastanza spesso. Se lo stoppino viene messo a bagno nell’aceto brucerà con una fiamma più brillante e più pulita. Se si usa il bagno d’aceto, lo stoppino deve essere fatto completamente asciugare prima di essere usato.

4. La fiamma. I Padri del Monte Santo (il Monte Athos) hanno insegnato a usare una fiamma molto bassa, che chiamano apathes, o “impassibile.” (Le dimensioni della fiamma, per fare un paragone, non dovrebbero essere superiori a quelle di un piccolo nocciolo d’oliva). La fiamma dovrebbe bruciare in modo uniforme e non tremolare, poiché in tal caso sarebbe un disturbo durante la preghiera. Una lampada a bicchiere brucerà dalle sei alle dodici ore, fino anche a ventiquattro, a seconda soprattutto della quantità d’olio, ma anche delle dimensioni della fiamma, del clima, etc. Prima di riaccendere una lampada, rimuovete il carbone in eccesso dallo stoppino, e ruotate leggermente la sommità del filo, per modellarla in una punta. Si può usare cera di candela per fare una punta rigida, se è d’aiuto per far passare lo stoppino nel galleggiante. La punta di cera dovrebbe essere tagliata prima di accendere lo stoppino.

5. Le pulizie. Il tovagliolo o tessuto usato per pulire il carbone e l’olio dalle dita dovrebbe essere bruciato in un luogo separato (il posto migliore è l’incensiere domestico) e non gettato semplicemente nella spazzatura. State attenti a non far colare l’olio quando accendete la lampada (San Teodoro lo Studita imponeva un canone di trenta prosternazioni all’ecclesiarca che versava olio dalle lampade delle icone in chiesa). Il vetro dovrebbe essere lavato periodicamente, e l’olio rimpiazzato. L’acqua in cui si lava la lampada (così come l’olio vecchio) non dovrebbe essere versata negli scarichi. Piuttosto, è meglio versarla nel terreno sotto piante e alberi, o in un’area che non viene calpestata da nessuno.

6. Precauzioni. Il sistema del fondo d’acqua può portare il bicchiere a creparsi. Quando la fiamma esaurisce l’olio, e tocca l’acqua, questa può riscaldarsi fino a bollire, e spaccare un vetro che non sia abbastanza spesso o resistente. Se usate il fondo d’acqua, potete fare prima una prova di resistenza del vetro, riempiendo il bicchiere di acqua bollente. Ricordate che l’olio non brucia da solo, e che l’unico vero oggetto infiammabile nella lampada è costituito dallo stoppino. Il galleggiante di sughero di solito non lo è, ma una corrente d’aria, o l’esaurimento dell’olio, possono farlo bruciare (generalmente si limita ad annerirsi). Un rivestimento di carta d’alluminio può evitare il problema, a condizione di non appesantire il galleggiante tanto da farlo affondare. Un’alternativa al galleggiante è il tubo per stoppino in “stile russo”: si tratta di un tubetto di rame o d’ottone, fissato ai bordi del bicchiere da fili o lamine di metallo, in cui si fa passare la punta dello stoppino. Questo sistema ha il vantaggio che la fiamma rimane sempre alla stessa altezza, a prescindere dal livello dell’olio. Inoltre, quando l’olio scende al di sotto del livello d’assorbimento dello stoppino, la fiamma si estingue da sola.

Lampada ricavata da un bicchiere robusto, con un portastoppino in stile russo

Per l’olio bruciato di fronte a un’icona dovremmo mostrare la stessa cura e riverenza che mostriamo all’icona stessa. Ai nostri tempi c’è una moda di riprodurre icone in modi piuttosto mondani. Si usano come riproduzioni su bottiglie di vino, come timbri sulle buste e come francobolli, e persino sulla carta da imballaggio. In tutti questi casi, le icone sono trattate come mere decorazioni, senza alcun rispetto o venerazione. Dopo aver servito la loro funzione decorativa, vengono cestinate. Poiché tutto quanto facciamo come cristiani ortodossi dovrebbe essere logico e coerente, non ha alcun senso prosternarci davanti a un’icona baciandola, e poi buttarne un’altra nella spazzatura. Allo stesso modo, dovremmo evitare usi mondani o irriverenti dell’olio delle lampade.

In caso di sospetti di pericolo da parte di assicurazioni, vigili del fuoco, etc., si può dimostrare come una lampada scossa o urtata (soprattutto se la fiamma è mantenuta bassa e costante) ha la tendenza a spegnersi da sola. Se si prendono le precauzioni adeguate, una lampada da vigilia non è particolarmente pericolosa.

Ricordate sempre che una lampada da vigilia accesa trascende l’olio e il vetro di cui è fatta. Un giorno, di fronte alle richieste di un figlio spirituale che gli chiedeva cosa fare per assicurare la casa, un monaco indicò la lampada che ardeva nell’angolo delle icone, e disse: “Non lasciarla spegnere. Abbine cura ogni giorno. Questa è la migliore di tutte le assicurazioni”.

 

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