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  Ancora sul rapporto tra la confessione e la comunione. Concretizzazione delle posizioni

teologie.net

19 novembre 2013

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La storia della Chiesa conosce diverse ondate di discussioni sulla comunione frequente e sulla preparazione per la sua ricezione. Ultimamente, però, le discussioni si sono concentrate soprattutto in direzione della precisazione del rapporto tra la confessione e la comunione, e il tono delle discussioni ha creato l’impressione della contrapposizione tra due campi ostili , che non riescono affatto a capirsi su questo argomento. E in realtà esistono alcuni "campi ostili" che praticamente non comunicano tra di loro, ma che si limitano ad attaccarsi in modo più o meno fraterno e di solito senza argomenti storici e canonici irrefutabili. Alcuni citano determinati padri spirituali, altri ne citano altri, ma pochi di loro cercano di inquadrare le tradizioni di un determinato tempo e luogo concreto alla santa Tradizione della Chiesa universale.

L'opinione generale sui due campi è questa: coloro che si definiscono "tradizionalisti" ritengono che la confessione debba obbligatoriamente precedere la comunione eucaristica, e quelli che sono definiti dai "tradizionalisti" come "liberali" ritengono che non vi sia necessariamente l'obbligo di confessarsi prima della comunione eucaristica. (Per inciso, quelli che si definiscono "tradizionalisti" non dicono quasi nulla della confessione Prima dell’Olio Santo, confermando ancora una volta il punto di vista abbastanza ristretto di approccio al problema).

In realtà, penso che il quadro di questi "campi" sia più complesso, e che chi affronta questo problema debba tener conto di alcune sfumature, senza avere fretta di mettere gli altri in una categoria nella quale si sentono completamente estranee. Io, per esempio, vedo non due ma quattro diversi approcci al rapporto tra la confessione e la comunione, e, rispettivamente, quattro "campi" più o meno opposti :

Primo campo

L'elenco comprende chi dice che, in generale, la confessione deve precedere la comunione. Di solito rientrano in questa categoria quelli che parlano di ricevere la comunione poche volte l'anno e non sollevano nemmeno la questione della comunione più frequente, per non parlare di comunione sistematica. Riguardo a quest’approccio vorrei precisare quanto segue:

a) la comunione fatta solo poche volte l'anno non corrisponde alla Tradizione della Chiesa e non aiuta nella misura necessaria per la crescita spirituale del credente. La maggior parte delle volte, quelli che sostengono questa pseudo-ritualità non sono alla ricerca di un rapporto vivo e permanente con Cristo, ma di solito si vantano del rispetto di una consuetudine estremamente discutibile;

b) gli adepti della comunione rara fanno appello in permanenza alla "dignità", ma nessuno di loro è riuscito a spiegare come chi si comunica 4 volte l'anno sia più degno di quello che si comunica ogni settimana. La mia pratica pastorale (e credo non solo mia) conferma il contrario. Coloro che si comunicano solo 3-4 volte l'anno non sanno che cosa sia una "preparazione prima della comunione", non seguono tutti i digiuni e non leggono la Bibbia o i Padri della Chiesa, mentre quelli che si comunicano più spesso, anche se non sono perfetti, conoscono e seguono queste cose. Allora, chi è il più degno?

c) se qualcuno desidera comunque comunicarsi solo un paio di volte all'anno (che è meglio di niente), penso che sia obbligatorio che si confessi prima di ogni comunione. Da una tale realtà ha avuto inizio la "regola" della confessione prima di ogni comunione.

Secondo campo

L'elenco comprende quelli che accettano una comunione relativamente frequente, ma non sistematica (cioè non a ogni Liturgia), e ritengono che si debba fare una confessione prima di ogni comunione. A proposito di questo campo posso dire quanto segue:

a) qui ci si rende correttamente conto della necessità di un pentimento permanente e soprattutto prima della comunione, ma si restringono le possibilità di pentimento al solo sacramento della confessione;

b) si confonde la confessione sacramentale (che nel passato della Chiesa si faceva raramente e solo per peccati molto gravi) con la confessione dei pensieri (praticata soprattutto nell’ambiente monastico e che si può fare ogni giorno e non necessariamente a un sacerdote ordinato). In realtà, la confessione sacramentale può essere fatta a qualsiasi sacerdote che ne ha la benedizione gerarchica e presuppone una disciplina canonica chiaramente regolata , mentre la confessione dei pensieri e la consulenza spirituale non è cosa che chiunque possa fare, motivo per cui appaiono così tanti "traumi spirituali" tra i credenti ingenui;

c) da un lato, i sostenitori di questo campo non possono dimostrare da un punto di vista storico, canonico o liturgico l’obbligatorietà della confessione prima di ogni comunione, e d'altra parte, una tale pratica imposta ai laici non è mai stata e non diverrà mai obbligatoria per il clero, e i doppi standard in questo senso sono ipocriti e pericolosi. E questi doppi standard non riguardano solo la confessione prima della comunione, ma anche il rigore del digiuno, e soprattutto la frequenza della comunione;

d) non forniscono soluzioni pratiche su come si potrebbero confessare centinaia di persone ogni settimana, senza formalizzare il sacramento della confessione e senza trasformarlo in uno sportello per ricevere i biglietti per la comunione;

e) costoro parlano di continuo del fatto che la vita dei cristiani di oggi è molto diversa dalla vita dei credenti dell’antichità, che in realtà si comunicavano più spesso e senza confessarsi ogni volta. Per qualsiasi storico, l’affermazione suona più che ridicola. Anche su di una delle piramidi egiziane del II millennio a. C. si trova l'affermazione che "in passato i figli ascoltavano i loro genitori, ma adesso non ascoltano più". Così l'illusione del passato glorioso dell’umanità non è affatto nuova, e si applica in modo perfettamente inclusivo alla moralità dei cristiani in tutto il corso della storia.

Terzo campo

L'elenco comprende quelli che promuovono l'idea di una comunione frequente o anche sistematica, con la possibilità (!) per i più zelanti e consapevoli, di comunicarsi per un periodo di 2-4 settimane, con una singola confessione. Non tutti i credenti attivi sono pronti per un tale approccio, ma sono piuttosto numerosi, e la libertà spirituale a loro offerta rafforza la loro coscienza e la pietà. Io sono un adepto di questo "campo", e l'unico rischio che vedo è quello di non sapere quando un uomo è pronto a passare da una confessione prima di ogni comunione, consigliata come primo passo, alla comunione per diverse volte con un’unica confessione. Il rischio è molto più basso di quello che si corre mettendo in pratica le idee del primo e del secondo "campo", e i risultati positivi si possono osservare in molte comunità in cui si lavora in modo intenso e coscienzioso in questa direzione.

Quarto campo

L'elenco comprende quelli che promuovono l'idea che la confessione e la comunione sono completamente separate l'una dall'altra, e ogni credente deve (!) comunicarsi a ogni Liturgia, ma può (!) confessarsi quando lo chiama la coscienza. Non sono mai stato e non sarò mai un sostenitore di tale prassi, che ritengo pericolosa e inefficace dal punto di vista spirituale.

Dato che non mi sono proposto di scrivere un trattato teologico, ma di concretizzare alcune posizioni, credo che ciascuno possa scegliere il campo che preferisce. Io ho già fatto una scelta, che cerco con molta attenzione e responsabilità di applicare in pratica, senza forzare nessuno. In questo senso ho anche la benedizione di alcuni anziani del Santo Monte che io considero molto avanti sia nella teologia teorica sia in quella vissuta.

So che ci sono alcuni nel primo e nel secondo campo, che vorrebbero spingere nella quarta categoria tutti quelli che la pensano diversamente da loro, rifiutandosi di verificare il terzo approccio, che è abbastanza equilibrato. Inoltre, questo tipo di accusatori ha una sete folle di individuare un "eretico" che non s’inquadra nel loro pensiero. Ma alla fine, se usiamo con la stessa leggerezza infantile la parola "eretico", allora il primo "campo" non è meno eretico del "quarto". E a quelli nella seconda e nella terza categoria non rimane altro che parlare di più gli uni con gli altri, senza affrettarsi con accuse e stigmatizzazioni...

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