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  Diario dal Kossovo – 29 novembre 2013 (Rientro)
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Eccomi rientrato dal pellegrinaggio, e pronto - prima di ritornare al normale corso del sito - a stendere qualche nota di riepilogo.

Il viaggio attraverso l’Albania e il mare Adriatico, in senso stretto, non farebbe più parte del pellegrinaggio in Kossovo, ma presenta alcune connessioni che vale la pena esplorare. Il viaggio del “Trasporto solidale 2.0” dell’Associazione Amici di Decani parte da Gracanica e percorre tutta l’estensione della nuova autostrada che collega Pristina a Tirana. Si tratta della seconda più costosa grande opera sul continente europeo (…subito dopo il tunnel della Manica!), e per ora è senza pedaggio, anche se le autorità europee la vorrebbero presto rendere redditizia. Per intenderci, questo comporterebbe, in Kossovo e in Albania, il pagamento di un pedaggio autostradale pari a un quinto di uno stipendio mensile medio. Sospendiamo il giudizio su quanto queste opere faraoniche siano uno schiaffo alla miseria di decine di migliaia di abitanti dei due paesi, e soffermiamoci su ciò che significa questo collegamento per i pellegrini. Prima dell’inaugurazione dell’autostrada, il “normale” percorso dal monastero di Decani a Tirana prendeva dieci ore di auto, da percorrere rigorosamente di giorno (ci vuole del fegato a guidare al buio sui tornanti delle Alpi albanesi), e il minimo intoppo assicurava la perdita dei traghetti per l’Italia. Oggi, il percorso è decorosamente percorribile in tre ore d’auto. Questo avvicina i pellegrini in modo impressionante: ci rifletto mentre, appena sbarcato a Bari, faccio una visita alla basilica di san Nicola. Di fronte alla tomba di san Nicola, il mio sguardo si sofferma sull’icona donata proprio da santo Stefano di Decani.

Sono preda di uno shock da globalizzazione: è possibile che i miei occhi, che appena un giorno prima si erano posati sul sepolcro di re Stefano a Decani, siano ora di fronte alla sua icona alla tomba di san Nicola? E dire che sono arrivato con due mezzi relativamente lenti (un camion e un traghetto). Mi immagino quanto il viaggio sia più facile con autoveicoli meno ingombranti e più veloci.

Ho un curioso incontro, nella cripta della basilica, con un sacerdote di Kemerov: è proprio vero, per far incontrare il clero ortodosso della Siberia con quello delle altre parti del mondo, bisogna andare a Mosca o a Bari… ma forse a Bari è più facile per tutti. È incuriosito di conoscermi, ma non è più di tanto stupito: sa che ci sono parrocchie della Chiesa russa rette da italiani, sa che c’è una di queste parrocchie a Torino, vorrebbe fare un pellegrinaggio anche alla Sindone… ora realizzo che lui e gli altri pellegrini potrebbero altrettanto facilmente visitare Decani. La Russia non riconosce il Kossovo indipendente, e per i cittadini russi potrebbe essere difficile (e magari umiliante) ottenere un visto specifico, ma tutti i russi possessori di visti Schengen, come i pellegrini a Bari, possono ora includere i luoghi santi del Kossovo come mete del loro pellegrinaggio, semplicemente facendo a ritroso il percorso che ha portato me da Decani a Bari. Riceverebbero un’accoglienza a dir poco regale.

Dieci anni fa, durante il mio precedente soggiorno a Decani, avevo sentito l’arcivescovo Atanasije (Jetvic) fare un’affermazione veramente paradossale: avrebbe desiderato un tunnel che, partendo dalle terre serbe, potesse sbucare direttamente in Italia. Allora mi era sembrata un’amabile provocazione per rompere l’isolamento degli ortodossi serbi; oggi, con il senno di poi, le parole di vladika Atanasije si sono realizzate in modo profetico: c’è perfino il tunnel, sotto una mezza dozzina di chilometri di Alpi albanesi. A noi spetta la responsabilità di non lasciare che questa strada rimanga un’utopia.

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