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  Tristi dettagli del processo pre-conciliare

di Andrej Zolotov Jr.

in esclusiva per Pravmir

7 giugno 2016

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In meno di due settimane, in occasione della festa della santa Pentecoste, i vescovi delle quattordici Chiese ortodosse locali universalmente riconosciute dovrebbero mostrare gli uni agli altri e al mondo la loro unità in Cristo servendo insieme la Divina Liturgia e trascorrendo la settimana successiva a deliberare e ad adottare documenti che esprimono la loro visione unitaria della propria Chiesa e la missione di questa nel mondo moderno, in occasione del durante il Grande e Santo Concilio pan-ortodosso sull'isola di Creta.

Tuttavia, oggi dobbiamo purtroppo dimenticare queste nobili parole. Il Concilio che è stato preparato a intermittenza per oltre cinquant'anni è ora sul punto di cadere a pezzi.

La bomba è esplosa mercoledì 1 giugno, quando il Santo Sinodo della Chiesa bulgara ha sollevato sei obiezioni all'ordine del giorno e alla procedura del Concilio, deliberando all'unanimità che il Concilio dovrebbe essere rinviato e che, nella sua forma attuale, la delegazione bulgara ritira la sua partecipazione.

Due giorni dopo, venerdì 3 giugno, il Santo Sinodo del patriarcato di Mosca si è riunito e, sulla base delle sue risoluzioni, si è saputo che, oltre alla Chiesa bulgara, anche altre Chiese avevano sollevato obiezioni. I vescovi delle Chiese della Georgia, della Serbia e della Grecia, così come i monasteri del Monte Athos, hanno espresso il desiderio di modificare i documenti e le procedure del Concilio.

Una situazione particolarmente difficile è sorta in connessione con il conflitto tra i patriarcati di Antiochia e Gerusalemme sulla giurisdizione ecclesiastica in Qatar. Il patriarcato di Costantinopoli ha annunciato che una commissione congiunta per risolvere questo problema sarebbe stata formata dopo il Concilio. Il Patriarcato di Antiochia, che ha sede in Siria e in Libano, ha risposto che questa decisione "invalida lo scopo del Concilio come espressione di unità ortodossa" e "mette in crisi la convocazione del Concilio alla data specificata della riunione", secondo le minute del Sinodo di Mosca.

In queste circostanze, riconoscendo il fatto che le decisioni del Concilio dovrebbero essere prese per consenso di tutte le Chiese locali e che la mancata partecipazione al Concilio di almeno una delle Chiese ortodosse costituisce "un ostacolo insormontabile" per lo svolgimento del Concilio, il Sinodo della Chiesa ortodossa russa ha proposto al patriarca Bartolomeo di Costantinopoli di tenere una conferenza pan-ortodosso pre-conciliare straordinaria entro il 10 giugno 2016, per risolvere le contraddizioni appena sorte. Questa proposta appariva come una ricerca di compromesso, come un desiderio di salvare il lavoro del Concilio – sia i vescovi bulgari sia quelli arabi (antiochena) avrebbero potuto partecipare a questa conferenza.

Tre giorni dopo, lunedì 6, abbiamo appreso della decisione del Sinodo del Patriarcato ecumenico di ignorare questa proposta, così come gli emendamenti proposti dalle altre Chiese ortodosse. Secondo l'annuncio della Segreteria generale del Patriarcato ecumenico, le posizioni e le opinioni espresse dalla Chiese ortodosse sorelle sono state ricevute "con sorpresa e stupore" al Fanar, e "nessun quadro istituzionale consentiva" la revisione del processo previsto per il Concilio. L'annuncio afferma che gli emendamenti devono essere fatti dai primati nel corso delle riunioni del Concilio stesso.

"Il Patriarcato ecumenico, che ha la prima responsabilità di salvaguardare l'unità dell'Ortodossia, chiama tutti a essere all'altezza della situazione e a partecipare, nelle date predeterminate, alle sedute del Santo e Grande Concilio, come è stato deciso e firmato a livello pan-ortodossa sia dai primati durante le sacre Sinassi, sia dai membri autorizzati di ciascuna delegazione durante l'intero lungo processo di preparazione del Concilio", ha annunciato il Sinodo di Costantinopoli.

Così, facendo appello alla lettera delle decisioni precedenti, il Patriarcato di Costantinopoli, basandosi sul suo primato, ha deliberato di forzare la continuazione del Concilio. Molto probabilmente ciò non funzionerà. La Chiesa bulgara ha già comunicato espressamente che la delegazione non parteciperà al Concilio nelle date proposte e ha confermato di aver cancellato la prenotazione dell'aereo che era stato messo a disposizione dei delegati da parte del governo.

La Chiesa di Antiochia, che si percepisce come Chiesa martire sotto il terrore degli islamisti e giustamente si aspetta un sostegno speciale dai suoi fratelli cristiani, molto probabilmente, percepirà anch'essa la decisione del Fanar come uno schiaffo in faccia e si ritirerà dalla partecipazione al Concilio. In questa situazione, essendosi impegnato a trovare un modo per conciliare le differenze ed essendo stato snobbato in contraccambio, probabilmente anche il patriarcato di Mosca sarà costretto a rinunciare al viaggio a Creta.

È difficile analizzare una situazione che si evolve di giorno in giorno. Si è tentati di sperare in un miracolo che permetta ai vescovi di superare questi conflitti e di essere in grado di celebrare insieme in occasione della festa della Santissima Trinità. Tuttavia, possiamo trarre alcune tristi conclusioni anche adesso.

La prima di queste conclusioni è evidente: il tentativo di dimostrare l'unità dell'Ortodossia ecumenica a noi stessi e al mondo ha dimostrato, al contrario, una profonda mancanza di unità. In realtà, le Chiese ortodosse locali risultano essere lontane dall'ideale di una famiglia di Chiese che dimora nell'amore.

È generalmente accettato che, a livello globale, il problema principale della struttura ecclesiastica ortodossa è la rivalità tra il patriarcato di Costantinopoli, primo in onore, e il patriarcato di Mosca, il più grande del mondo ortodosso. Con questa logica, il Grande e Santo Concilio, convocato dal patriarca ecumenico Bartolomeo, avrebbe dovuto affermare il suo primato e la sua influenza nel mondo ortodosso, cosa che sarebbe in contrasto con gli interessi di Mosca. Alcune voci nella blogosfera ortodossa avevano previsto che Mosca avrebbe cercato di sabotare il Concilio, mentre la decisione della Chiesa bulgara di ritirarsi dal Concilio è stata spiegata come opera della "mano di Mosca". Negli ultimi giorni, però, competenti esperti neutrali hanno spiegato che i conflitti tra Sofia e Costantinopoli sono stati il ​​risultato di dispute su alcune reliquie.

Allo stesso tempo, la posizione del patriarcato di Mosca, espressa dal suo Sinodo, era decisamente conciliante. Tuttavia, Costantinopoli non ha voluto ascoltare. Si può certamente dire che non solo il patriarca Bartolomeo, ma anche il patriarca Kirill ha messo così tanto di se stesso nel progetto del Concilio pan-ortodosso che, a modo loro, entrambi lotteranno per la sua attuazione fino all'ultimo.

Il fatto che non sia coinvolto quasi alcun interesse statale è una caratteristica di questo conflitto inter-ecclesiale. A parte la questione già risolta di trasferire il luogo di incontro del Concilio da Istanbul a Creta a seguito del deterioramento delle relazioni tra la Russia e la Turchia, è difficile trovare altri fattori di politica statale, globale o locale, nella corrente rete di contraddizioni. Tutto si riduce a questioni di politica ecclesiale, delle quali i partecipanti al processo non possono incolpare le pressioni da parte di forze politiche o di un governo o di un altro. In futuro, ovviamente, i governi statali possono sentirsi più tentati di utilizzare per i propri scopi le Chiese nazionali che hanno rivelato la loro mancanza di unità.

È deplorevole che nel processo che conduce al Concilio le principali discussioni siano di politica ecclesiale, invece che di teologia. Ma è ancora più deplorevole che il fiasco del Concilio pan-ortodosso rafforzerà le tendenze isolazioniste e reazionarie che già esistono nella Chiesa ortodossa, e non solo in Russia. I numerosi oppositori del processo conciliare e della cooperazione inter-ecclesiale, settari e allarmisti, che agiscono sotto la bandiera dell'anti-ecumenismo e del timore di un "ottavo concilio ecumenico dell'Anticristo" penseranno di aver vinto. Allo stesso tempo, i fedeli, che per la maggior si sentono molto a proprio agio all'interno del quadro della fede dei loro padri e delle società ecclesiastiche nazionali, saranno molto felici che la loro consueta religiosità provinciale non abbia a soffrire per una difficile consapevolezza di far parte della Chiesa ecumenica di Cristo. Se, invece, riusciamo a superare questa situazione, saremo in grado di parlare dell'azione dello Spirito Santo.

Andrej Zolotov, redattore capo per l'Europa di Russia Direct

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