Un prete ortodosso vuole passare senza benedizione alla "chiesa" scismatica sostenuta dal governo; i rappresentanti dell'entità pseudo-ecclesiale, sostenuti dalle autorità locali e dalla polizia, cercano di imporre il passaggio della parrocchia, ma i parrocchiani votano a larghissima maggioranza per rimanere nella Chiesa canonica in cui sono cresciuti. Sembra uno degli scenari ucraini a cui siamo ormai tristemente abituati, ma questa volta la storia è avvenuta in Moldova, dove le persone in gioco sono più o meno le stesse, con una notevole eccezione: il "cattivo ecclesiastico", per una volta tanto, non è il Patriarcato di Costantinopoli, ma quello di Romania, che dimostra in questo caso la stessa propensione alle europorcate anti-ortodosse che si era già palesata al Fanar. Vi presentiamo il resoconto degli eventi nel villaggio di Grinăuți, nel distretto di Rîșcani, offrendo il nostro pieno sostegno alla Metropolia di Moldova trattata esattamente come la Chiesa ortodossa ucraina, e anche ai molti fedeli della Chiesa ortodossa romena che sono giustamente sdegnati per questi comportamenti anticristiani del loro episcopato.
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