Le figure dei santi principi Boris e Gleb (i figli di san Vladimiro il Grande che si lasciarono uccidere piuttosto che prendere le armi contro il proprio fratello) sono difficilmente classificabili: non furono riconosciuti come martiri, perché mancavano loro i due indispensabili elementi del martirio (una uccisione in odio alla fede, e una promessa di libertà dietro il rinnegamento di Cristo), perciò fu coniata proprio per loro la categoria degli strastoterptsy (i "sofferenti della passione"), anche se oggi li si venera spesso come martiri a tutti gli effetti. Eppure, proprio oggi il loro esempio crea ancora confusione, così come al tempo della loro canonizzazione. Vi presentiamo un articolo di Konstantin Shemljuk che lancia una provocazione davvero appropriata: siamo in grado di riconoscere questo modello di santità in questo periodo in cui la fede si mescola con l'agitazione politica, o dovremmo radiare i due santi principi dal novero dei santi? Per capire meglio la provocazione, bisogna ricordare i numerosi casi in cui gli scismatici ucraini hanno interrotto la venerazione di santi e sante per motivi esclusivamente politici e ideologici.
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