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Il Blog del Parroco


 17/09/2013    

Aiuti ai cristiani in Medio Oriente da Russia e USA

  Pubblicato : Padre Ambrogio / Vedi >  Apri la notizia del blog
 

In tutto il mondo la sensibilità per le sofferenze dei cristiani in Medio Oriente prende forme diverse e tra loro complementari. Nella sezione “Geopolitica ortodossa” dei documenti, presentiamo due approcci diversi, ma entrambi utili e provvidenziali: il primo è un’intervista al professor Robert P. George (figlio di un ortodosso siriano), presidente della Commissione degli USA sulla libertà religiosa internazionale, che cerca di convincere l’amministrazione americana della priorità dell’aiuto ai cristiani perseguitati. Il secondo è un resoconto delle raccolte di aiuti ai siriani dalla Russia, dove il sostegno al patriarcato ortodosso di Antiochia ha preso forma di una grande raccolta incoraggiata dal patriarca Kirill.

 
 17/09/2013    

VIDEO: Servizio TV sulla parrocchia dei santi Pietro e Paolo a Como

  Pubblicato : Padre Ambrogio / Vedi >  Apri la notizia del blog
 

Ieri abbiamo presentato il video del servizio sulla nostra parrocchia torinese realizzato dal tele-canale "Soyuz". Il viaggio per l'Italia prosegue nella trasmissione del 9 settembre 2013, presso la parrocchia ortodossa dei santi Apostoli Pietro e Paolo a Como, servita dal nostro caro padre Alexei Cărpineanu. Il servizio, con interviste a padre Alexei, ai suoi familiari e ai suoi parrocchiani, può essere visto qui sotto.

 
 16/09/2013    

Padre Andrew Phillips: 16 anni di domande e risposte

  Pubblicato : Padre Ambrogio / Vedi >  Apri la notizia del blog
 

Per ben 16 anni, sulle pagine della rivista Orthodox England, il nostro confratello arciprete Andrew Phillips ha risposto con pazienza e con competenza a domande su un’ampia serie di aspetti della fede ortodossa e sulla vita della Chiesa. Presentiamo la traduzione italiana delle domande e risposte di padre Andrew, nella sezione dei nostri documenti dedicata, per l’appunto, alle domande dei lettori. La lista di queste domande e risposte è ENORME (125 pagine del relativo documento in formato PDF), e in tutti gli anni della rivista da noi consultati, abbiamo escluso soltanto poche domande che avevano a che fare solo con particolari esclusivi della lingua inglese, o comunque non rilevanti per un pubblico in Italia. Abbiamo notato pochissimi errori di fatto o di stesura, testimonianza di quanto accurato sia padre Andrew a gestire una grande mole di informazioni diversificate. Naturalmente, non avremmo dato noi stessi in tutte le questioni le stesse risposte, o con la stessa enfasi su alcuni punti (la fede ortodossa, proprio per la sua profondità, non produce una stretta uniformità di punti di vista), ma riconosciamo alle risposte di padre Andrew un carattere di genuinità e di serietà che mette il ricercatore dell’Ortodossia sulla buona strada. Siamo lieti di presentare quello che finora è il più ampio documento finora pubblicato sul nostro sito.

 
 16/09/2013    

VIDEO: Servizio TV sulla nostra parrocchia

  Pubblicato : Padre Ambrogio / Vedi >  Apri la notizia del blog
 

Il 2 settembre 2013 il tele-canale ortodosso "Soyuz" ha mandato in onda un servizio sulla nostra parrocchia, realizzato nel corso della serie "Крест над Европой" ("La Croce sull'Europa"). Il servizio può essere visto qui sotto, oppure sulla pagina dei nostri video.

 
 15/09/2013    

VIDEO: Suor Vassa Larina su san Mamante

  Pubblicato : Padre Ambrogio / Vedi >  Apri la notizia del blog
 

Sorella Vassa (Larina), la monaca ortodossa russo-americana che abbiamo già incontrato in un paio di saggi (un’intervista e un confronto sull’impurità rituale) ha aperto nelle scorse settimane un nuovo canale su YouTube, in cui con il pretesto del condividere qualche parola durante il caffè mattutino, parla di uno dei santi del calendario. Nel primo appuntamento (2/15 settembre) parla di san Mamante, un martire ragazzo della Cappadocia del terzo secolo.

Abbiamo tradotto il testo il italiano (l’originale è in inglese, con sottotitoli) nella sezione “Santi” dei documenti. Perché ci è sembrato importante farlo? Per la verità, abbiamo già una biografia di san Mamante in italiano, ben fatta, ma simile a tante altre vite di santi, che sono disponibili a tutti… ma restano lette da pochi. Diamo il benvenuto a una forma leggermente insolita ma perfettamente legittima di fare apostolato, magari anche al momento del caffè del mattino, per raggiungere le persone che magari non si metterebbero a leggere le vite dei santi in altri modi.

Sorella Vassa riesce a presentare la figura del santo in modo accattivante, con un pizzico di umorismo, e sottolineando la rilevanza di un santo (anche un santo “esotico” come il martire Mamante) per la nostra vita quotidiana.

 
 15/09/2013    

Il versetto “Santissima Madre di Dio, salvaci” nelle ectenie liturgiche

  Pubblicato : Padre Ambrogio / Vedi >  Apri la notizia del blog
 

Lo ieromonaco Petru (Pruteanu) ha appena realizzato uno dei nostri desideri più a lungo formulati: un testo che riesca a spiegare perché nelle petizioni di preghiera ortodosse c’è tanta differenza di comportamento del coro quando, al termine delle ectenie, si fa menzione della Madre di Dio. Perché alcuni cori (i russi) non dicono nulla di più di quel che c’è scritto nei libri dei servizi, altri (i greci) sommergono le parole del diacono con il canto “Santissima Madre di Dio, salvaci”, altri ancora (i romeni) sospendono addirittura le ectenie per questo canto, che (neppure a farlo apposta…) non è formulato nello stesso modo? Cosa sarà mai questo versetto, da dove viene, qual’è la sua formulazione più corretta, e... si deve cantare, oppure no? A queste e ad altre domande risponde padre Petru, con un competenza che abbraccia diverse tradizioni liturgiche locali, in un articolo del suo blog, che presentiamo nell'originale romeno e in traduzione italiana nella sezione “Preghiera” dei documenti.

 
 14/09/2013    

Il cristianesimo ortodosso tra i Masai del Kenia

  Pubblicato : Padre Ambrogio / Vedi >  Apri la notizia del blog
 

Ekaterina Stepanova, della rivista Neskuchnyj Sad di Mosca, ci porta in un viaggio tra gli ortodossi che vivono tra il Kenya e la Tanzania, in uno straordinario e commovente reportage della missione ortodossa tra i Masai. Crediamo che sia importante sottolineare che i “missionari”, in questo caso, non sono né greci né russi: sono di etnia Kikuyu. Partecipiamo anche noi a questo viaggio tra i discendenti di uno dei popoli africani più leggendari (e, curiosamente, tra i più cristianizzati) e analizziamo la loro accettazione dell’Ortodossia, alla quale li lega il senso del rispetto della tradizione. Dopo un viaggio tra questi credenti, speriamo che molti di noi, che ci identifichiamo come ortodossi in Europa (orientale oppure occidentale), possano realizzare che hanno ancora molta strada da fare per dare un esempio di cristiani ortodossi. Presentiamo l’articolo di Ekaterina Stepanova nell’originale russo e in traduzione italiana nella sezione “Geopolitica ortodossa” dei documenti

 
 14/09/2013    

Festeggiati in Canada i 400 anni della dinastia Romanov

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In un’intervista all’arcivescovo Gabriel (Chemodakov) di Montreal e del Canada, pubblicata sul sito della Chiesa russa all’Estero, si parla delle celebrazioni del 400° anniversario della salita al trono russo della dinastia Romanov, tenute a Toronto (Ontario, Canada) dal 4 all’8 settembre. Vladyka Gabriel cerca di spiegare il senso e il valore della monarchia come elemento essenziale della Santa Rus’ e di una visione ortodossa della società. Chiudiamo l’intervista con una selezione di immagini dall’album fotografico della celebrazione. Presentiamo l’intervista a vladyka Gabriel nella sezione “Figure dell’Ortodossia contemporanea” dei documenti.

 
 13/09/2013    

Difetti dell'Ortodossia moldava: la paranoia degli incantesimi

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Alcuni giorni fa abbiamo parlato, presentando un saggio dello ieromonaco Petru (Pruteanu) dell’aberrazione cultuale delle cosiddette “guarigioni per mezzo della lancia liturgica”. Oggi estendiamo il discorso a tutta una serie di abusi da cui è afflitta l’Ortodossia nella Repubblica di Moldova, abusi che sfruttano l’ossessione popolare per gli incantesimi per proporre “rimedi” ecclesiali quali gli esorcismi (di solito totalmente inutili, e quel che è peggio, fatti a scopo di lucro). Ci si può chiedere perché la Moldova, che resta comunque secondo le statistiche la nazione più ortodossa del mondo, debba essere funestata da simili sciocchezze. Bisogna ricordare che la Moldova presenta una miscela esplosiva di due fattori: una delle più alte partecipazioni popolari alla vita della Chiesa (come la vicina Romania, e ben più del resto dello spazio dell’ex-URSS), e una ricostruzione da zero delle strutture ecclesiali, inclusi i seminari, i monasteri, le scuole teologiche (a differenza della vicina Romania, dove queste attività esistevano - seppur controllate dal regime - ed era quindi possibile un livello di preparazione teologica impensabile in Moldova). Grande afflusso popolare e scarse basi teologiche sono un mix che porta spesso alla nascita di superstizioni, e l’articolo del 2005 che vi presentiamo, tratto dal sito Moldova Noastră, è una coraggiosa denuncia di questi abusi superstiziosi, oltre che una serie di utili indicazioni offerte tramite un’intervista rilasciata dall’arciprete Pavel Borşevschi (nella foto), uno dei parroci più seri e teologicamente preparati di Chişinău.

Presentiamo l’articolo sulle superstizioni in Moldova nell’originale romeno e nella nostra traduzione italiana, nella sezione “Figure dell’Ortodossia contemporanea” dei documenti... in questo caso, purtroppo, “figuracce”, se non fosse per la competenza e la serietà di preti come padre Pavel Borşevschi, di cui abbiamo visto, grazie a Dio, molti esempi in Moldova.

 
 13/09/2013    

Appello di Putin agli americani

  Pubblicato : Padre Ambrogio / Vedi >  Apri la notizia del blog
 

Con un contributo op-ed (versione americana degli interventi di personalità non legate a un giornale, che di solito vengono pubblicati nella pagina OPposta a quella dell'EDitoriale), è apparsa sul New York Times del 12 settembre 2013 una lettera di Vladimir Putin. Non è la prima volta che si vede una lettera simile (in un precedente articolo al New York Times nel 1999, Putin spiegò le ragioni dell'intervento russo in Cecenia), ma è senza precedenti che il presidente russo scriva agli americani in sostegno di un altro paese. Ecco la nostra traduzione italiana della lettera.

Un appello alla prudenza lanciato dalla Russia

Che cosa ha da dire Putin agli americani a proposito della Siria

Di VLADIMIR V. PUTIN

11 settembre 2013

MOSCA - I recenti avvenimenti che circondano la Siria mi hanno spinto a parlare direttamente al popolo americano e ai loro leader politici. È importante farlo in un momento di comunicazione insufficiente tra le nostre società.

I rapporti tra noi sono passati attraverso diverse fasi. Siamo stati gli uni contro gli altri durante la guerra fredda. Ma siamo anche stati alleati una volta, e abbiamo sconfitto insieme i nazisti. L'organizzazione internazionale universale - le Nazioni Unite - è stata poi istituita per fare in modo che tale devastazione non si ripeta mai più.

I fondatori delle Nazioni Unite hanno capito che le decisioni che riguardano la guerra e la pace devono avvenire solo con il consenso, e con il consenso degli Stati Uniti il diritto di veto dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza è stato sancito nello Statuto delle Nazioni Unite. La profonda saggezza di questo gesto ha sostenuto la stabilità delle relazioni internazionali per decenni.

Nessuno vuole che le Nazioni Unite subiscano il destino della Società delle Nazioni, crollata per mancanza di vera influenza. Questo è possibile se i paesi influenti bypassano le Nazioni Unite e intraprendono azioni militari senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza.

Il potenziale attacco da parte degli Stati Uniti contro la Siria, nonostante la forte opposizione di molti paesi e importanti leader politici e religiosi, compreso il papa, si tradurrà in più vittime innocenti ed escalation, diffondendo potenzialmente il conflitto ben oltre i confini della Siria. Un attacco aumenterebbe la violenza e scatenerebbe una nuova ondata di terrorismo. Potrebbe minare gli sforzi multilaterali per risolvere il problema nucleare iraniano e il conflitto israelo-palestinese e destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente e il Nord Africa. Potrebbe gettare fuori equilibrio l'intero sistema del diritto e dell'ordine internazionale.

La Siria non è testimone di una battaglia per la democrazia, ma di un conflitto armato tra governo e opposizione in un paese multireligioso. Ci sono pochi campioni di democrazia in Siria. Ma ci sono più che abbastanza combattenti di Al Qaeda ed estremisti di tutti i generi che combattono il governo. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha designato il Fronte Al Nusra e lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, che lottano insieme con l'opposizione, come organizzazioni terroristiche. Questo conflitto interno, alimentato da armi straniere rifornite all'opposizione, è uno dei più sanguinosi del mondo.

I mercenari provenienti dai paesi arabi che combattono sul posto, e centinaia di militanti provenienti da paesi occidentali e anche dalla Russia, sono un problema che ci causa profonda preoccupazione. Non potrebbero tornare nei nostri paesi con l'esperienza acquisita in Siria? Dopo tutto, dopo aver combattuto in Libia, gli estremisti si sono spostati nel Mali. Questo è una minaccia per tutti.

Fin dall'inizio, la Russia ha sostenuto un dialogo pacifico che consenta ai siriani di sviluppare un piano di compromesso per il proprio futuro. Non stiamo proteggendo il governo siriano, ma il diritto internazionale. Abbiamo bisogno di usare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e crediamo che preservare l'ordine pubblico nel mondo complesso e turbolento di oggi sia uno dei pochi modi per trattenere le relazioni internazionali dallo scivolare nel caos. La legge è ancora la legge, e noi dobbiamo seguirla, che ci piaccia o no. Secondo il diritto internazionale attuale, l'uso della forza è consentito solo per legittima difesa o per decisione del Consiglio di Sicurezza. Tutto il resto è inaccettabile ai sensi dello Statuto delle Nazioni Unite e costituirebbe un atto di aggressione.

Nessuno mette in dubbio che sia stato utilizzato gas tossico in Siria. Ma vi è ogni ragione di credere che non sia stato utilizzato dall'esercito siriano, bensì dalle forze di opposizione, per provocare un intervento da parte dei loro potenti protettori stranieri, che si schiererebbero con i fondamentalisti. I rapporti che i militanti stanno preparando un altro attacco - questa volta contro Israele - non possono essere ignorati.

È allarmante che l'intervento militare in conflitti interni in paesi stranieri sia diventato moneta corrente per gli Stati Uniti. È nell'interesse degli Stati Uniti a lungo termine? Ne dubito. Sempre più milioni di persone in tutto il mondo vedono l'America non come un modello di democrazia ma come un modello che si basa unicamente sulla forza bruta, ammassando insieme coalizioni sotto lo slogan "o siete con noi o siete contro di noi".

Ma la forza si è rivelata inefficace e inutile. L'Afghanistan sta annaspando, e nessuno può dire cosa accadrà dopo il ritiro delle forze internazionali. La Libia è divisa tra tribù e clan. In Iraq la guerra civile continua, con decine di morti ogni giorno. Negli Stati Uniti, molti fanno un'analogia tra l'Iraq e la Siria, e chiedono perché il loro governo vorrebbe ripetere questi errori.

Non importa quanto siano mirati gli attacchi o quanto siano sofisticate le armi, le vittime civili sono inevitabili, compresi anziani e bambini, Che gli attacchi avrebbero lo scopo di proteggere.

Il mondo reagisce chiedendo: se non si può contare sul diritto internazionale, allora si devono trovare altri modi per garantire la propria sicurezza. Così un numero crescente di paesi cerca di acquisire armi di distruzione di massa. Questo è logico: se hai la bomba, nessuno potrà toccarti. Siamo lasciati a parlare della necessità di rafforzare la non proliferazione, quando in realtà questa viene erosa.

Dobbiamo smettere di usare il linguaggio della forza e riprendere la via civilizzata dell'accordo diplomatico e politico.

Una nuova opportunità di evitare l'azione militare è emersa in questi ultimi giorni. Gli Stati Uniti, la Russia e tutti i membri della comunità internazionale devono approfittare della volontà del governo siriano di mettere il suo arsenale chimico sotto il controllo internazionale per la successiva distruzione. A giudicare dalle dichiarazioni del presidente Obama, gli Stati Uniti vedono questo passo come alternativa a un'azione militare.

Accolgo con favore l'interesse del presidente a proseguire il dialogo con la Russia sulla Siria. Dobbiamo lavorare insieme per mantenere viva questa speranza, come abbiamo concordato all'incontro del G8 a Lough Erne in Irlanda del Nord nel mese di giugno, e ricondurre di nuovo la discussione verso i negoziati.

Se siamo in grado di evitare la forza contro la Siria, questo migliorerà il clima negli affari internazionali e rafforzerà la fiducia reciproca. Sarà il nostro successo comune e aprirà la porta alla cooperazione su altre questioni critiche.

Il mio rapporto di lavoro e personale con il presidente Obama è segnato da crescente fiducia. Lo apprezzo. Ho studiato con attenzione il suo discorso alla nazione di martedì. E sarei piuttosto in disaccordo con il punto in cui ha difeso l'eccezionalismo americano, affermando che la politica degli Stati Uniti è "ciò che rende l'America diversa. È ciò che ci rende eccezionali". È estremamente pericoloso incoraggiare un popolo a vedere se stesso come eccezionale, qualunque sia la motivazione. Ci sono paesi grandi e paesi piccoli, ricchi e poveri, quelli con lunghe tradizioni democratiche e quelli che stanno ancora trovando la propria strada verso la democrazia. Anche le loro politiche sono diverse. Siamo tutti diversi, ma quando chiediamo le benedizioni del Signore, non dobbiamo dimenticare che Dio ci ha creati uguali.

 
 12/09/2013    

Lettera aperta a Enrico Peyretti sulla "ospitalità eucaristica"

  Pubblicato : Padre Ambrogio / Vedi >  Apri la notizia del blog
 

Il 10 settembre 2013, Enrico Peyretti, una delle figure più distinte del dialogo tra credenti a Torino, ha indirizzato a molti suoi corrispondenti (tra cui la nostra parrocchia) un messaggio di sostegno all'esperienza di "ospitalità eucaristica" (di fatto, condivisione della comunione al di fuori dei confini ecclesiali) che da un certo tempo si svolge a Torino e in Piemonte. Poiché questo progetto (così come l'insieme delle proposizioni di Enrico) è apertamente in contrasto con la pratica della Chiesa ortodossa, riteniamo opportuno far sentire anche la nostra  voce a proposito: voce di una semplice parrocchia "allineata" alla propria Chiesa, ma non per questo meno disposta a un dialogo aperto e sereno. Presentiamo la nostra Lettera aperta a Enrico Peyretti nella sezione "Confronti" dei documenti.

 
 12/09/2013    

La ri-crocifissione di Cristo in Medio Oriente

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Presentiamo nella sezione “Geopolitica ortodossa” dei documenti una riflessione di padre Andrew Phillips sul dramma odierno della Siria e sui suoi antecedenti in Afghanistan e Iraq, e sul ruolo degli Stati Uniti (ma non solo) nello strano programma di “libertà e democrazia” che vede sempre i cristiani come vittime.

 
 11/09/2013    

Omelia sulla decapitazione di san Giovanni Battista

  Pubblicato : Padre Ambrogio / Vedi >  Apri la notizia del blog
 

l'11 settembre è entrato da anni come giorno di lutto nell'immaginario dell'Occidente; forse nei disegni di Dio non è casuale che la data corrisponda, nel calendario giuliano ecclesiastico, al 29 agosto, giorno della commemorazione del taglio del capo di san Giovanni Battista. Proprio in questi giorni in cui sentiamo agghiaccianti storie di decapitazioni in Siria (e il capo del Battista è conservato nella moschea degli Omayyadi a Damasco) vale la pena di riflettere sul senso di questo martirio. Ripresentiamo nella sezione "Omiletica" dei documenti una predica del 2005 di Padre Andrew Phillips, da noi tradotta alcuni anni fa e già presente in rete in lingua italiana.
 

 
 11/09/2013    

Un esempio serio di pentimento a Platina

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Da pochi giorni, il sito ufficiale della Chiesa ortodossa russa all’Estero ha presentato un estratto dal discorso tenuto un anno fa a Platina (California) dallo ieromonaco Damascene (Christensen) alla celebrazione dei 30 anni dal riposo nel signore dello ieromonaco Serphim (Rose). L’occasione è stata la visita (per la prima volta nella storia del monastero, oggi passato sotto la giurisdizione della Chiesa serba) del primo ierarca della Chiesa russa all’Estero, il Metropolita Hilarion (Kapral). Le parole di padre Damascene sono una richiesta di perdono per un periodo di alcuni anni di separazione ecclesiale (di cui abbiamo già parlato su questo sito nella biografia dell’igumeno Gerasim), e sono cariche di significato per tutti gli ortodossi nei paesi occidentali. Ci preme ricordare la conclusione, che nessuno scisma dalla Chiesa è giustificato. Speriamo che queste parole restino nella memoria di tutti quanti vorrebbero usare la figura di padre Seraphim Rose o il monastero di Platina come modelli per rimanere fuori della comunione e della disciplina della Chiesa. Presentiamo il testo del discorso di padre Damascene nella sezione “Testimoni dell’Ortodossia” dei documenti.

 
 10/09/2013    

Le “guarigioni con la santa lancia”. Teologia o magia?

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Un miscuglio abusivo di ritualismo, ignoranza e superstizione ha dato origine alla pratica delle cosiddette “guarigioni con la santa lancia”, in cui si utilizza per scopi dichiaratamente terapeutici la lancia liturgica usata per tagliare il pane eucaristico. La presenza di un non ben specificato rito per i malati con la santa lancia (presente nel Molitfelnic, o Eucologio della Chiesa ortodossa romena a p. 385)  ha fatto nascere diverse aberrazioni dell’uso della lancia liturgica, addirittura come strumento di divinazione di malattie e possessioni. Con la sua consueta competenza liturgica, lo ieromonaco Petru (Pruteanu) spiega il senso antico del rito, che consisteva nel lavaggio della lancia liturgica (che è a contatto con i pani eucaristici prima e dopo la consacrazione) in un recipiente d’acqua, che era data come forma di benedizione ai malati dopo la comunione, per aspergersi oppure da bere: niente di simile alle ciarlatanerie “terapeutiche” che si vedono oggi. Non abbiamo ancora avuto notizia (mai dire mai, comunque...) di simili abusi in Italia, ma riteniamo opportuno parlare di questo caso per sottolineare i rischi di una presentazione delle pratiche ortodosse senza una seria preparazione teologica e liturgica. Presentiamo il testo di padre Petru nell’originale romeno e in traduzione italiana nella sezione “Ortoprassi” dei documenti.

 
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