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  Concordato con il Vaticano in Ucraina: cause e conseguenze

di Kostantin Shemljuk

Unione dei giornalisti ortodossi, 18 febbraio 2022

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i cattolici (Chiesa cattolica romana e Chiesa greco-cattolica ucraina) potrebbero diventare la confessione dominante in Ucraina. Foto: Unione dei giornalisti ortodossi

Le autorità ucraine intendono firmare un accordo con il Vaticano, che riconoscerà diritti speciali a cattolici romani e uniati. Cosa c'è dietro il documento e cosa possono aspettarsi gli ortodossi?

Il 9 febbraio 2022 è stata pubblicata su Internet una bozza di concordato (accordo) tra Ucraina e Vaticano, che regola lo status giuridico dei cattolici nel nostro paese.

Se il documento sarà firmato ufficialmente, metterà le Chiese cattolica romana e greco-cattolica dell'Ucraina in una posizione speciale, poiché il nostro stato non ha alcun concordato con altre chiese e denominazioni cristiane.

È chiaro che ciascuna delle parti vede il concordato in termini di vantaggi e auspica determinate preferenze. Quali? Scopriamolo.

Risuscitare lo slogan "Armovir" (esercito-lingua-fede)?

Prima delle elezioni presidenziali, Vladimir Zelenskij ha sottolineato il suo atteggiamento neutrale nei confronti delle questioni religiose in Ucraina. Come presidente del paese, è rimasto a lungo fedele alla sua posizione – di non interferire negli affari della Chiesa.

Tuttavia, dopo qualche tempo, Zelenskij ha iniziato a cambiare la sua politica religiosa. Probabilmente sullo sfondo del calo del sostegno popolare, o forse dopo consultazioni con "esperti", il presidente si è impegnato a stare a stretto contatto sia con il Fanar che con il Vaticano. Vero, però, che non partecipa ancora (come Poroshenko) ai servizi di una particolare denominazione, ma non c'è più la neutralità che era solito dichiarare.

Una cosa è certa: la denominazione preferita di Zelenskij non è sicuramente la Chiesa ortodossa ucraina. Che cosa sceglierà – i cattolici (di cui fanno parte anche gli uniati) o la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" – questo è il problema. Ora ci sono segnali che questa scelta non sarà a favore della struttura religiosa di Dumenko, visto il possibile concordato con il Vaticano.

In primo luogo, Zelenskij sa che durante le elezioni presidenziali la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" è stata molto attiva nel sostenere Poroshenko, e alcuni dei suoi rappresentanti parlano ancora in modo sprezzante sia di Zelenskij che della sua squadra. Non ci si deve aspettare che la loro retorica aggressiva nei confronti del "Servo del popolo" cambi. Non cambierà. Ciò significa che non ci sarà supporto da parte della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" nelle prossime elezioni .

In secondo luogo, a Zelenskij è stato probabilmente detto che firmando il concordato sarebbe stato in grado di attirare dalla sua parte gli elettori dell'Ucraina occidentale, che, nella stragrande maggioranza, rappresentano la Chiesa greco-cattolica ucraina e la Chiesa cattolica romana. Sì, prima erano nel campo di Poroshenko, ma l'abbraccio di Zelenskij con il Vaticano può cambiare tutto ora.

Terzo, l'accordo con il Vaticano suona non solo "più carino", ma sembra anche più "europeo" del Tomos turco-ucraino. Darà quindi agli elettori una chiara comprensione del fatto che l'Ucraina si sta muovendo con fiducia verso un "luminoso futuro europeo".

In quarto luogo, se il capo dello Stato firmerà un accordo con la Santa Sede, avrà il diritto di contare sul sostegno visibile del Vaticano.

D'altra parte, si deve pagare per un sostegno, e apparentemente la tariffa è già stata fissata.

Com'è che l'Ucraina pagherà il Vaticano?

Nella bozza del concordato, le preferenze che riceveranno i cattolici e gli uniati ucraini sono esplicitate in modo abbastanza chiaro.

Gli edifici religiosi della Chiesa cattolica devono essere restaurati a spese del bilancio statale. Le istituzioni educative cattoliche saranno finanziate dal bilancio dell'Ucraina.

Un certificato di matrimonio emesso dopo una cerimonia nella Chiesa cattolica o greco-cattolica è equiparato a un certificato di matrimonio secolare (altre denominazioni sono private di tale privilegio – secondo la parte 3 dell'articolo 21 del Codice della famiglia dell'Ucraina).

La cappellania militare nel territorio dell'Ucraina sarà svolta da un vescovo militare approvato dalla Santa Sede.

Ma l'interesse principale della Chiesa cattolica romana è l'articolo 14 del futuro documento, che prescrive di "negoziare una decisione accettabile per le parti, in merito ai beni confiscati dalle autorità sovietiche alla Chiesa cattolica". In poche parole, lo stato darà agli uniati e ai cattolici tutte le proprietà sequestrate dal governo sovietico.

Dato che non esiste ancora una legge sulla restituzione in Ucraina, questo articolo potrebbe causare seri problemi interreligiosi, poiché la Chiesa cattolica romana rivendica già una serie di strutture nel paese. Parliamo anche di santuari appartenenti alla Chiesa ortodossa. Per esempio, gli uniati hanno ripetutamente rivendicato i loro diritti sulla Lavra di Pochaev. Naturalmente, queste affermazioni sono del tutto infondate, ma la loro recente intensificazione non è casuale.

Comunque sia, anche da questa breve panoramica di alcune disposizioni del documento di sei pagine, è ovvio che la firma del concordato rafforzerà notevolmente la posizione di cattolici e uniati in Ucraina. In tutto il paese potranno agire come fanno ora nell'ovest del paese, in modo sfacciatamente indipendentemente dalle norme democratiche e dai diritti delle altre confessioni religiose. In questo senso, dobbiamo ricordare che gli uniati si preoccupano di sembrare "europei" solo dove sono in minoranza. Altrimenti assumono un aspetto diverso, come dimostrato da Kolomyia, Zolochiv o Ivano-Frankivsk.

In altre parole, il concordato rafforzerà in modo significativo la posizione dei cattolici (uniati) nella loro lotta contro l'Ortodossia.

Ecumenismo e Drang nach Osten

Tuttavia, il concordato è necessario a cattolici e greco-cattolici non solo per assicurarsi diritti speciali in Ucraina, ma anche per continuare il loro "avanzamento verso Oriente" in quelle regioni del Paese dove storicamente non sono mai stati.

Già nel 2016, nel suo sermone in occasione della Pentecoste, il capo degli uniati ucraini Svjatoslav Shevchuk affermava la necessità di "avanzare" nell'Ucraina orientale, che, a suo avviso, attende l'arrivo dei "cristiani credenti". Secondo Shevchuk, questa intenzione è stata approvata personalmente da papa Francesco e dal cardinale Pietro Parolin.

La posizione di Shevchuk è stata riaffermata e rafforzata da Andrej Jurash, il nuovo ambasciatore dell'Ucraina in Vaticano. Secondo lui, la Sede apostolica ha bisogno del nostro paese per svolgere la sua missione in tutta l'Europa orientale: "Sono convinto che l'Ucraina non farà a meno di contatti, comunicazione, interazione, scambio regolare di messaggi, epistole spirituali con il Vaticano".

In altre parole, la cattolicizzazione dell'Europa orientale, compresi alcuni territori della Russia, è impossibile senza l'Ucraina.

La firma del concordato aiuterà anche il Vaticano a coinvolgere più attivamente l'Ucraina nello sviluppo delle relazioni ecumeniche con il Fanar. In questo senso, le posizioni di comando dovranno essere assunte dagli uniati ucraini. Secondo Svjatoslav Shevchuk, "il prossimo passo (dopo l'istituzione della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", ndc) è il dialogo ecumenico tra la Chiesa greco-cattolica ucraina e l'ortodossia ucraina unita nella direzione del ripristino dell'unità originaria di questa Chiesa". Mentre i primi sostenitori della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" affermavano che i greco-cattolici si sarebbero uniti alla chiesa appena formata , in seguito divenne chiaro che Dumenko e la sua struttura giocavano un ruolo secondario nel movimento ecumenico. Tutto è deciso dal Vaticano e dal Fanar.

Allo stesso tempo, la firma del concordato priverà la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" non solo dell'iniziativa in materia di unione con i cattolici, ma anche dello status di "Chiesa di Stato", a cui questa struttura ora si associa. Dopo l'accordo tra il Vaticano e l'Ucraina, saranno gli uniati che assumeranno le attuali funzioni della "Chiesa ortodossa dell'Ucraina" nei rapporti con le autorità e potranno agire anche dalla posizione di forza in un "dialogo" con i seguaci di Dumenko. Inoltre, è chiaramente indicato lo scopo ultimo di questo "dialogo": il riconoscimento della supremazia di Roma.

Cosa dovrebbe aspettarsi la Chiesa ortodossa ucraina?

Per cominciare, sottolineiamo che il concordato è in diretta contraddizione con l'articolo 5 della legge ucraina "Sulla libertà di coscienza e le organizzazioni religiose".

Dopotutto, la legge dell'Ucraina afferma che "le Chiese (organizzazioni religiose) in Ucraina sono separate dallo Stato" e "lo Stato non finanzia le attività di alcuna organizzazione fondata sulla religione" (ricordiamo una delle disposizioni del concordato, sul finanziamento delle scuole cattoliche). Ma la cosa principale è che "tutte le religioni, le confessioni e le organizzazioni religiose sono uguali davanti alla legge", quindi "è vietato stabilire vantaggi o restrizioni di una religione, denominazione o organizzazione religiosa rispetto alle altre".

Di conseguenza, se il concordato sarà firmato, la legge sulla libertà di coscienza e le organizzazioni religiose cesserà di fatto, in linea di massima, di esistere.

Ciò significa che la già difficile situazione della nostra Chiesa non potrà che peggiorare. E se oggi nella lotta alla Chiesa ortodossa ucraina la legge ucraina non viene praticamente presa in considerazione, l'accordo con il Vaticano servirà da innesco per un attacco più potente alla Chiesa. Così, la minaccia di restituzione darà alle autorità un'altra leva di pressione sulla Chiesa ortodossa ucraina, e gli uniati potranno placare i loro appetiti facendo riferimento al concordato. Non c'è dubbio che cercheranno di sottrarre i "loro" santuari ai credenti della Chiesa canonica. È facile intuire a cosa porteranno questi tentativi: alla crescita del confronto religioso e della violenza.

Inoltre, il trattato vaticano-ucraino non solo attribuisce diritti speciali agli uniati e ai cattolici, ma funge anche da ulteriore barriera alla distruzione dell'unità culturale e spirituale dei popoli slavi ortodossi. Forse per questo Andrej Jurash, uomo che si è distinto nella lotta contro la Chiesa, è stato nominato Ambasciatore dell'Ucraina in Vaticano. In ogni caso, il concordato non può portare nulla di buono alla Chiesa ortodossa ucraina.

La consolazione in questa situazione può essere il fatto che qualsiasi problema non fa che rafforzare la Chiesa e i credenti. Un esempio calzante: i recenti avvenimenti intorno al Tomos, che hanno portato i credenti della Chiesa ortodossa ucraina ad agire con un solo cuore e con una sola bocca.

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