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  I macedoni in Grecia chiedono a Costantinopoli di poter avere servizi nella loro lingua

Orthochristian.com, 11 marzo 2019

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foto: Unione dei Giornalisti ortodossi

Sulla scia della decisione appena implementata di rinominare la Macedonia come Repubblica della Macedonia del Nord e con la "Chiesa ortodossa macedone" scismatica che continua a sperare in un'autocefalia da Costantinopoli, i macedoni che vivono in Grecia hanno presentato una petizione al Patriarcato di Costantinopoli perché sia loro consentito di avere servizi nella propria lingua

Il partito politico "Raduga" (Arcobaleno) della Grecia, che rappresenta i macedoni etnici che vivono in Grecia, ha inviato una lettera al patriarca Bartolomeo, chiedendo che inizino a essere celebrati servizi in lingua macedone, come riferisce Romfea.

"Vogliamo che la Divina Liturgia si tenga nella lingua macedone moderna... nelle regioni della Grecia dove vivono cristiani ortodossi macedoni, cittadini della Grecia", si legge nella lettera, dove si osserva che la loro lingua appartiene alla famiglia delle lingue slave meridionali che risalgono alla missione dei santi Cirillo e Metodio nel IX secolo.

Secondo Romfea, questo è il primo quadro completo di rivendicazioni di diritti religiosi delle minoranze. Tuttavia, è improbabile che il patriarca Bartolomeo conceda tale richiesta, dato che la sua sensibilità greca è fortemente offesa dal suggerimento che un popolo slavo possa essere chiamato macedone e parlare la lingua "macedone".

A settembre, il patriarca Bartolomeo ha dichiarato che non avrebbe mai riconosciuto la "Chiesa ortodossa macedone" scismatica solo per il suo nome.

La lettera sottolinea che i macedoni sono stati a volte costretti con la violenza a cambiare lingua, nomi e identità nazionale attraverso persecuzioni e restrizioni contro di loro iniziate nel 1913.

"In passato, i metropoliti nel nord della Grecia guidavano la distruzione delle chiese ortodosse macedoni con agiografie e iscrizioni in cirillico, con la scusa che erano fatiscenti", scrivono i macedoni. Ancora oggi, i macedoni in Grecia sono vittime di implicita ostilità e intolleranza da parte di molti sacerdoti delle diocesi delle Nuove Terre del Patriarcato ecumenico.

Data la ratifica dell'accordo tra Grecia e Macedonia settentrionale, è tempo di porre fine all'ingiustizia e trovare una soluzione ai problemi religiosi attraverso il dialogo, scrive il partito Arcobaleno.

"Non c'è democrazia senza tolleranza per le minoranze. Questo è ciò che lei, Santità, sottolinea in ogni occasione", dice la lettera.

Il partito chiede anche il diritto di battezzare i propri figli con i nomi tradizionali macedoni, osservando quanto sia offensivo che anche i morti siano commemorati con un nome diverso da quello che hanno portato mentre erano sulla terra, con i quale tutti i loro cari li conoscevano.

La "Chiesa macedone" si è rivolta alla Chiesa ortodossa bulgara nel novembre 2017 per ricevere assistenza nel diventare una Chiesa autocefala riconosciuta a livello canonico. La Chiesa bulgara ha accettato di aiutare, cosa che ha fatto arrabbiare molto le Chiese di Serbia e Grecia, e anche il Patriarcato di Costantinopoli.

I macedoni si sono quindi appellati anche a Costantinopoli per la regolarizzazione del loro status canonico, ricevendo vari tipi di risposte.

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