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  Conoscere l'Ortodossia è conoscere la Russia

di Ryan Hunter

Orthodox in the District - pravoslavie.ru, 21 ottobre 2015

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Non conosco russo che abbia alcuna conoscenza del modo in cui la Russia è dipinta in Gran Bretagna e che non sia fortemente critico. Anch'io ne sono depressa, proprio perché penso che sia intellettualmente e moralmente degradante, e controproducente a un livello pericoloso.

-Dr Catherine Brown

 

Non potrei essere più d'accordo di così con queste parole, che descrivono i sentimenti di tutti i miei amici russi, di tutte le convinzioni religiose, e di tutti gli orientamenti politici. Tra i miei amici russi – dei quali solo tre sono da Mosca, e dei quali nessuno è membro attivo del partito politico di Putin – tutti comunque sostengono con forza le politiche del presidente Putin, credono che abbia avuto un impatto fortemente positivo sullo sviluppo economico del loro paese, e credono che la Crimea, storicamente parte della Russia fino a quando Nikita Khrushchev in stato di ebbrezza ne firmò la cessione alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina negli anni '50, sia ormai di nuovo a pieno titolo una parte della nasha strana.

La nota docente, scrittrice e accademica inglese Catherine Brown ha recentemente pubblicato un superbo saggio, "Deconstructing Russophobia" sul suo blog. Per sua stessa ammissione, Brown non ha "alcun legame etnico, finanziario, professionale o politico con la Russia. Ne consegue che io non sono un'esperta di cose russe – ma non sono, d'altra parte, neppure una che scrive per partito preso. Sono un'amichevole osservatrice lontana dal paese". Questo è il modo in cui io descriverei la mia stessa madrina, da tutta la vita appassionata della Russia pur non avendo legami con la Russia tranne il suo costante interesse per il periodo imperiale pre-sovietico, in particolare il suo magnifico retaggio artistico, culturale e religioso.

Il dr. Brown, pur non affermando di essere "un'esperta di cose russe", è tuttavia estremamente qualificata dai suoi decenni di esperienza diretta con tutte le questioni russe, da poter scrivere sul tema. Il suo curriculum accademico è di altissimo livello:

La mia posizione accademica è Senior Lecturer and Convenor (capo del dipartimento) di inglese al New College of the Humanities di Londra.

Ho preso una laurea in letteratura inglese al Gonville and Caius College di Cambridge, poi un Master in studi russi e post-sovietici presso la London School of Economics. Ho vissuto a New York e a Mosca, e ho imparato lo spagnolo e il russo, prima di tornare al mondo accademico letterario con un Master in letteratura comparata alla University College di Londra, e un dottorato di ricerca al Caius College di Cambridge come comparatista anglo-russa.

Ho insegnato inglese nelle Università di Cambridge, Oxford, e Greenwich, prima di iniziare con la mia posizione corrente a Londra nel 2012.

Putin con i suoi cani

Il dr. Brown inizia il suo saggio agitando i suoi lettori con una satira dolce ma schiacciante dell'attuale idiota narrativa inglese e americana di Putin come tiranno e delinquente:

Immaginate che Vladimir Putin non sia un autocrate, assassino e cleptocrate che ha trascorso i suoi quattordici anni al potere continuando il suo passato nel KGB e trascinando costantemente la Russia indietro verso l'autocrazia comunista, l'illiberalismo e l'espansionismo. Immaginate che invece sia uno dei più grandi leader che la Russia ha avuto, le cui politiche hanno contribuito a produrre un massiccio aumento del tenore di vita e dell'aspettativa di vita, un recupero dell'orgoglio nazionale e un rispetto dello stato di diritto, che ha affrontato cleptocrati e gangster in modo buono e saggio, la cui politica estera è stata tutto sommato realistica, diplomatica e foriera di pace, che ha presieduto un paese di cui la situazione dei diritti umani è notevolmente migliore di quella degli Stati Uniti, e in cui i diritti civili stanno migliorando, e che merita pienamente il sostegno costante del 65% – ora, in relazione all'Ucraina, dell'83% – della sua popolazione. È mia opinione che la realtà sia più vicina al secondo scenario rispetto al primo...

Il dottor Brown osserva che, fin dai primi anni '2000, ha notato un costante miglioramento delle condizioni di vita per i russi ordinari sotto il mandato di Putin come presidente e quindi come primo ministro:

Un anno dopo, in una visita, la situazione era leggermente migliore. La miseria più stravagante non era più evidente. Un anno dopo, ancora meglio. E quello è stato l'andamento coerente in tutte le mie visite da allora. Il capitalismo è stato contenuto di nuovo. Le strutture pubbliche sono in uno stato molto migliore. Nulla si vende in dollari e le marche occidentali hanno rivali russi. Una ragionevole struttura fiscale significa che le imprese e lavoratori dipendenti possono pagare, e pagano, le tasse. Non si vede nessuno ubriaco in pubblico. Le donne moscovite non esagerano più la propria femminilità in un modo che testimonia l'insicurezza finanziaria e una faticosa imitazione di un Occidente immaginato in senso pornografico. E cosa più rassicurante di tutti, per gli occidentali abituati a quest'usanza, la gente ha ricominciato a sorridere. Persino nei casi più difficili – le nonne a guardia delle sale museali, e le guardie di frontiera al controllo dei passaporti – ora torna un sorriso. L'anno scorso, per la prima volta, ho sentito che la Russia è in una nuova fase – quella post-post-sovietica, in cui la gente non è più in attesa che la normalità sia ristabilita, o desidera vivere in un paese 'normale' . Una nuova normalità, e un nuovo ottimismo, sono emersi.

Il dr. Brown rileva inoltre come la condanna occidentale dell'azione penale da parte del governo russo contro il gruppo attivista Pussy Riot per la loro "preghiera punk" sulla solea della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca è una condanna tanto grossolanamente imprecisa quanto palesemente ipocrita. Osserva inoltre come le Pussy Riot sono tutt'altro che una banda musicale legittima o un decente gruppo di attivisti politici, sottolineando che prima della loro profanazione della Cattedrale di Cristo Salvatore, che avevano fatto cose ancora più offensive in pubblico per attirare l'attenzione:

Per certi aspetti il ​​funzionamento della legge russa è più indulgente rispetto agli inglesi. Prima del loro 'preghiera punk' nella cattedrale di Cristo Salvatore, i membri delle Pussy Riot avevano fatto sesso pubblico in un museo, e gettato gatti vivi ai lavoratori di un ristorante McDonalds. In Gran Bretagna questi atti potevano trasformarsi in pene detentive di almeno due anni, mentre in Russia non sono stati affatto perseguiti. Una ragione per cui le Pussy Riot sono state perseguite per la loro 'preghiera punk' era che questa aveva turbato e parodiato un atto religioso di culto, cosa specificamente proibita dalla legge russa (come anche da quella inglese), e la cosa è particolarmente comprensibile in un paese con una storia di persecuzione religiosa da parte dello stato.

Il dr. Brown fa poi notare come il livello russo dei diritti umani è di gran lunga superiore a quello degli Stati Uniti, con la Russia che incarcera un minor numero di detenuti, non pratica più la pena di morte, e non permette al suo presidente di "autorizzare il sequestro, la tortura, e l'uccisione di cittadini nazionali e stranieri senza processo", come gli Stati Uniti hanno fatto dal momento dell'autorizzazione del Patriot Act.

Confrontiamo la Russia con gli Stati Uniti (la Cina è ovviamente molto peggio di entrambi). Gli Stati Uniti hanno circa 730 prigionieri su 100.000 abitanti, rispetto a 598 prigionieri russi. Utilizzano la pena di morte, giustiziano i minori, e consentono al loro Presidente di autorizzare il rapimento, la tortura, e l'uccisione di cittadini nazionali e stranieri senza processo. La Russia non fa nessuna di queste cose. Il governo degli Stati Uniti ha ridotto in modo significativo le libertà civili degli americani sotto il Patriot Act, spia ampiamente le attività mediatiche dei propri cittadini e di quelli di altri paesi, e detiene centinaia di persone senza processo in una rete internazionale di prigioni segrete. Le libertà civili russe sono ora più fortemente garantite dalla legge rispetto a quelle americane; non ci sono prove o suggerimenti che la Russia rapisca persone all'estero o operi la tortura, né che gestisca un campo di tortura simile a Guantanamo Bay, né che l'FSB spii i cittadini russi in modo anche solo vicino a quello che le spie dell'NSA fanno contro gli americani, per non parlare degli stranieri . In questo senso – il grado di spionaggio sui propri cittadini – Russia e Stati Uniti si sono scambiati i posti dalla fine dell'Unione Sovietica.

Il saggio del dr. Brown è una boccata d'aria fresca che analizza i pregiudizi dei media occidentali contro la Russia da un punto di vista puramente secolare. Così, la sua analisi fa appello alla maggior parte degli studiosi russi non ortodossi in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Tuttavia, credo che al suo saggio avrebbe fatto bene un'area aggiuntiva di analisi: l'identità religiosa. Si tratta di una differenza di base tra la civiltà americana e britannica e la civiltà russa. Né la Gran Bretagna né gli Stati Uniti sono stati definiti da un unico patrimonio religioso unificante, comune, mentre tutta la storia russa è strettamente legata all'accettazione del cristianesimo ortodosso più di un migliaio di anni fa. A differenza della Gran Bretagna per lo più non-religiosa, la Russia non ha visto guerre religiose interconfessionali, e grandi minoranze religiose musulmane e buddhiste continuano a vivere nella Russia di oggi.

La storia britannica è segnata da anni di violenze intermittenti tra cattolici e protestanti, con il pendolo di persecuzioni che oscilla dal prendere di mira i cattolici e i luterani sotto Enrico VIII, alla selvaggia persecuzione dei cattolici sotto Edoardo VI, alla persecuzione dei protestanti sotto l'infame Maria I "la sanguinaria", a un livello meno intenso ma comunque schiacciante della persecuzione dei cattolici sotto Elisabetta I e Giacomo VI e I. La guerra civile inglese fu combattuta in larga misura perché i puritani disprezzavano re Carlo I, anglicano della Chiesa alta, che temevano essere in sintonia con il cattolicesimo, mentre nel 1689 l'English Bill of Rights specificamente diseredava i cattolici inglesi e ne faceva dei cittadini di seconda classe in base alla legge.

Gli Stati Uniti sono la prima nazione nella storia a essere stata fondata in modo univoco senza una confessione nazionale, una singola religione unificante, e quindi non hanno idea di cosa significa avere l'identità nazionale di un popolo sposata con la loro religione. Suzanne Massie, autrice americana, esperta di cose russe, e consigliere del presidente Reagan sulla cultura e storia russa, lo capì quando nessun altro lo capiva, dicendo che un fattore significativo dietro la sconnessione tra la Russia e gli Stati Uniti èra la completa ignoranza degli americani, sul piano culturale, dell'idea di una nazione fondata su una religione. Reagan definì Massie "la più grande studiosa che conosco del popolo russo". Massie scrive nelle sue memorie dal titolo Trust But Verify: Reagan, Russia and Me:

"Ci sono stati motivi per la nostra cecità ufficiale, e fra questi il fatto che negli Stati Uniti abbiamo la tendenza a vedere tutto come un riflesso delle nostre convinzioni. Essere "come noi" equivale a essere "nel giusto". In America possiamo scegliere la nostra religione, come se andassimo a comprare una nuova auto, cambiando a volontà, e ospitiamo migliaia di diramazioni e sette. Poiché la nostra storia è fondata sulla scelta personale per tutte le religioni, non abbiamo alcuna esperienza o comoprensione di una religione che rappresenta una nazione, e troviamo questa cosa in qualche modo inquietante. La storia della Russia è l'opposto, e il regime comunista dell'Unione Sovietica ha sempre capito questo fatto completamente". (135).

In realtà, lungi dall'avere "una religione che rappresenta una nazione", la nostra identità nazionale è per molti versi influenzata dalla nostra mancanza di una sola religione unificante. La storia russa, priva delle guerre di religione che hanno devastato l'Europa a seguito della Riforma, è una storia di convivenza in gran parte pacifica tra la maggioranza ortodossa e le minoranze religiose locali. Mentre tutti abbiamo letto degli infami pogrom anti-ebraici che si sono verificati tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del XX secolo durante il periodo tsarista, la realtà inevitabile è che tutte queste tragedie non si sono verificati nella Russia vera e propria, ma nell'Ucraina, prevalentemente nell'Ucraina occidentale (greco-cattolica).

Ho intervistato Suzanne Massie alla fine del novembre 2014, dopo la Liturgia nella cappella dei santi Arcangeli a Washington, DC, dove il mio padre spirituale presiede regolarmente nel corso dei servizi divini. Io e lei condividiamo la stessa madrina – una sua cara amica – e siamo stati entrambi ricevuti nella Chiesa a un anno di distanza l'una dall'altro. Massie mi ha detto che conoscere l'Ortodossia è conoscere la Russia, e conoscere la storia russa è iniziare a conoscere l'Ortodossia. L'Ortodossia è indissolubilmente legata all'identità nazionale della Russia. L'unica forza intellettuale – se si vuole denigrare in questo modo il termine "intellettuale" – che abbia mai spinto per la separazione di questa duplice identità russa e ortodossa è stato il marxismo-leninismo, o, più propriamente, ciò che è diventato il bolscevismo sovietico.

una processione della Croce

Ciò che Massie insisteva sul fatto che Reagan imparasse, e ciò di cui il presidente Obama e il primo ministro Cameron e i loro consulenti rimangono tristemente ignoranti fino a oggi, è che non si può sperare di capire la Russia di oggi senza prima arrivare a capire la sua storia religiosa. L'Ortodossia russa è l'unica istituzione culturale e religiosa che è sopravvissuta al regime sovietico. È la singola e la più profonda connessione che i russi hanno con il periodo pre-rivoluzionario, con i mille anni di storia russa prima dell'incubo sovietico. Se respingete il ruolo dell'Ortodossia nel plasmare la storia russa, come hanno chiaramente fatto sia Obama sia Cameron, rimarrete profondamente ignoranti degli aspetti più fondamentali della storia culturale russa.

La fede cristiana ortodossa ha influenzato le basi stesse della società russa. La parola russa per 'domenica' è воскресенье (voskresén'e), 'risurrezione' [di Cristo], mentre il termine più comune per 'Grazie', спасибо (spasibo), è un composto di Spasi Bog – letteralmente 'Dio salvi'. La parola russa per contadino – la stragrande maggioranza dei russi nella storia russa - è крестьянин (krestjanin), letteralmente, un cristiano. Queste sfumature sono tutte tragicamente perse tra coloro che governano a Washington, Londra e Bruxelles oggi.

il Cremlino di Mosca

Il cuore stesso e l'anima della Russia – la Chiesa ortodossa – sta vivendo una costante, imperfetta ma inarrestabile rinascita, e tutto ciò che si merita da parte degli alti responsabili politici statunitensi, britannici e comunitari è il cinismo. Prendiamo per esempio la diffusa eppure contestata statistica del Pew Forum che, nel 2008, solo il 7% dei russi frequenta funzioni ortodosse ogni mese. Quest'affermazione merita un più profondo esame. Anche se consideriamo questa statistica accurata, la popolazione della Russia è attualmente 144 milioni, per cui il sette per cento di questa cifra è poco più di 10 milioni di persone. Al contrario, in Inghilterra, che ha ancora un Chiesa ufficiale, finanziata dallo Stato, solo 800.000 cittadini britannici frequentano ogni settimana le funzioni della Chiesa d'Inghilterra, su una popolazione di 64 milioni.

La Russia sta vivendo una rinascita culturale, una riscoperta della sua vera identità dopo settantaquattro anni di ateismo forzato e d'ideologia marxista-leninista. Non dobbiamo perdere l'opportunità di raggiungere i russi là dove sono, in questo momento della loro storia: temo che perderemo un'occasione cruciale per venire realmente a comprendere meglio la società russa passata, presente e futura.

Non si può comprendere la rinascita religiosa che ha luogo oggi in Russia, se prima non si capisce, e non si fa un confronto, con la soppressione sponsorizzata dallo stato e con il tentato sterminio della religione sotto i sovietici. Quando i bolscevichi avevano preso il potere, scrive Massie, tentaroto di distruggere completamente ogni traccia di religione, considerata il principale ostacolo alla costruzione di uno stato socialista ideale:

"...ogni religione era considerata il nemico numero uno, ma l'Ortodossia la più pericoloso, da sradicare con tutta la crudeltà che si poteva comandare. Si prefissero di commettere quello che può essere solo chiamato un genocidio della Chiesa. Nel 1918 cominciarono a condurre quella che chiamavano una "guerra contro Dio." Tutte le manifestazioni della religione furono proibite come lo erano tutte le feste della Chiesa, anche Pasqua e Natale. La musica liturgica è stata vietata fino alla metà degli anni '80. La domenica fu resa un giorno di lavoro obbligatorio... la parola dio era sempre scritta in minuscolo. Migliaia di chiese storiche con tutti i loro tesori furono completamente distrutte... Milioni di icone furono distrutte, rotte o venduti all'estero insieme ad altri tesori della Chiesa. Moltitudini di sacerdoti e fedeli furono assassinate, ancor di più imprigionate o mandate nei campi di lavoro. (136-37).

Un quarto di secolo dopo la caduta dell'Unione Sovietica, l'istituzione nazionale più importante della Russia di oggi, l'unica a essere sopravissuta all'Unione Sovietica, resta la Chiesa ortodossa russa. È impossibile per chiunque speri di capire la Russia di farlo senza prima arrivare a capire il ruolo di guida che la Chiesa ha svolto – e continua a svolgere – nel formare l'identità nazionale del paese.

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