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  La Rus' Carpatica e la lotta per la Tradizione ortodossa russa fuori dalla Russia

arciprete Andrew Phillips

dal sito Orthodox England

 

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Introduzione: la Rus' Carpatica

La Rus' Carpatica si trova in Europa orientale, ed è un tratto di territorio che comprende le pendici sud-occidentali dei Carpazi. Si trova in quella che oggi è la Slovacchia, nel sud-est della Polonia e, soprattutto, nel sud-ovest dell'Ucraina, nella regione conosciuta come Transcarpazia. Ci sono carpato-russi anche in Serbia, nel nord della Romania e in Ungheria. Oltre a questo, c'è una grande immigrazione, risalente alla fine del XIX secolo, soprattutto nel nord-est degli Stati Uniti.

Quasi un milione di numero, gli abitanti della Rus' Carpatica sono variamente chiamati 'ruteni' e 'susnak'. Negli altopiani orientali della Rus' Carpatica ci sono detti 'hutsul', nel centro 'boiko' e in Polonia 'lemko'. La maggior parte, però, vive nelle pianure ai piedi dei Carpazi. In generale, si chiamano 'carpato-russi' o 'russini' (scritto anche 'rusini'). La loro lingua è una lingua slava orientale, vicina al russo e all'ucraino, ma distinta. La capitale naturale è Uzhgorod, che dal 1945 si trova appena entro il confine dell'Ucraina. Altre città importanti sono Mukachevo in Ucraina e Preshov in Slovacchia.

Nel corso della sua storia, la Rus' Carpatica è stata spesso invasa, vittima di una grande potenza o di un'altra, dall'Ungheria e dall'Impero austro-ungarico al Reich nazista e all'Unione Sovietica. Per questo motivo ha vari nomi, come 'Russia ungherese' (dalla dominazione ungherese), 'Rutenia' (tra quuelli di mentalità latina), 'Ucraina transcarpatica' (nell'Ucraina sovietica e post-sovietica), o 'Russia subcarpatica' (geograficamente e tecnicamente esatto). Nonostante l'attrattiva di quest'ultimo termine, in questo articolo useremo principalmente il termine Rus' Carpatica. Nel nostro contesto mi sembra il termine più applicabile per questa isola dell'Ortodossia russa fuori dalla Russia.

Storia e Risveglio Nazionale

Le pendici sud-occidentali dei Carpazi erano state abitate dagli Slavi almeno dal VI secolo e sono considerate la culla della Russia. Tuttavia, intorno all'anno 896, la regione fu colonizzata dagli ungheresi pagani. Questi furono tolleranti dei suoi abitanti slavi, i carpato-russi, che nel IX secolo avevano già ricevuto il cristianesimo ortodosso dai Santi Cirillo e Metodio o dai loro discepoli – ben prima del Battesimo della Rus' di Kiev. Tuttavia, gli ungheresi caddero successivamente sotto l'influenza dei tedeschi, che stavano cominciando a staccarsi dalla Chiesa. Infatti, nell'XI secolo, sotto i loro papi, i tedeschi iniziarono lo sviluppo di una nuova religione, poi conosciuta come cattolicesimo romano. Purtroppo, questi presero gli ungheresi con loro.

Così, dopo lo scisma del 1054, gli ungheresi cominciarono a opprimere i carpato-russi, cercando di battezzarli nello scisma cattolico romano. Come in Europa occidentale e centrale, fu introdotto il sistema feudale per sopprimere la popolazione contadina. Fino a oggi si possono vedere numerosi castelli nella Rus' Carpatica, testimoni di questa oppressione, che portò a un movimento di resistenza guidato da eroi locali. La Rus' Carpatica fu poi molto provato dall'invasione musulmana / tartara del 1241, ma l'Ortodossia sopravvisse e prosperò. Tuttavia, nel 1646, il cattolicesimo romano attaccò di nuovo, questa volta con l'arma dell'uniatismo. Purtroppo, durante la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo, i poveri e indifesi ortodossi carpato-russi furono progressivamente costretti ad accettare l'uniatismo per sopravvivere. L'eccezione fu il sacerdote e scrittore Mikhail Orosvigovskij (Andrella) (1637-1710), che si oppose con forza alla menzogna dell'uniatismo. L'ultimo vescovo carpato-russo, Dositej, fu accecato e morì di fatto martire nel 1734; da allora in poi gli ungheresi non permisero nuovo clero ortodosso.

L'uniatismo fu poi contrastato da quegli stessi uniati che si resero conto che i veri interessi della Rus' Carpatica consistevano in un'alleanza con la Russia ortodossa. Nel XIX secolo, russini uniati come il poeta nazionale Aleksander Dukhnovich (1803-1865), o Ioann Rakovskij (1815-1885), Adolf Dobrianskij (1817-1901) e Evgenij Fentsik (1844-1903) lavorarono per rilanciare la coscienza nazionale, alleandosi con gli slavofili in Russia. A seguito di questo risveglio nazionale, il passo successivo sarebbe giunto con la conversione dei carpato-russi all'Ortodossia, scrollandosi così finalmente di dosso la schiavitù spirituale e nazionale dell'uniatismo.

La storia del ritorno all'Ortodossia nella Rus' Carpatica

Uno dei primi a lanciare il movimento di ritorno all'Ortodossia nella Rus' Carpatica fu l'archimandrita Vladimir (Terletskij), nato nel 1808. In un primo momento prete uniata, alla fine divenne ortodosso a Kiev nel 1872, dopo la persecuzione ungherese in patria. A Kiev scrisse del risveglio nazionale carpato-russo. Una seconda personalità fu il sacerdote uniata Ioann Rakovskij (+1885), sopra menzionato, proveniente dal villaggio di Iza vicino a Khust (oggi in Ucraina). Anche se rimase uniata fino al suo letto di morte, dopo di lui altri si unirono di fatto alla Chiesa ortodossa, nonostante il fatto che nell'impero austro-ungarico era possibile convertirsi a qualsiasi religione – con l'eccezione dell'Ortodossia.

Così, quando nel 1903 gli abitanti di Iza annunciarono la loro intenzione di diventare ortodossi, ebbe inizio il loro Calvario. Una volta che gli abitanti del villaggio avevano cantato per la prima volta il Credo senza il famigerato filioque, Iza fu inondata dalla polizia ungherese. Ci furono perquisizioni e confische di libri liturgici e icone. La polizia rimase nel paese per diversi mesi, estorcendo cibo dagli abitanti del villaggio, opprimendoli e deridendo le donne. Alla fine, la polizia iniziò gli arresti e mise 22 uomini sotto processo.

Questo processo, noto come il 'primo processo Maramorosh-Sighet' ebbe luogo nel 1904. L'accusa era 'tradimento', poi cambiata in 'incitamento contro la nazionalità ungherese'. Tre contadini, Joakim Vakarov, Vasilij Lazar e Vasilij Kamen', furono condannati a quattordici mesi di reclusione e al pagamento di una multa enorme con costi altrettanto enormi. Terreni, case, bestiame e attrezzi domestici furon messi all'asta per pagare queste multe. I contadini furono rilasciati dal carcere da nullatenenti e le loro famiglie furono accudite da parenti, con l'aiuto della parrocchia di Iza. Tuttavia Joakim Vakarov e i suoi amici non si scoraggiarono. Presto gli ungheresi costruirono una stazione di polizia nel villaggio, che era a soli tre chilometri da un altro presidio di polizia. Joakim Vakarov fu sequestrato e torturato a morte. I contadini, senza prete, lo seppellirono essi stessi, cantando gli inni del funerale.

Il martirio di Joakim portò solo a una maggiore resistenza. Molti villaggi, Luchki, Tereblia e altri, decisero di ritornare all'Ortodossia. I contadini cercarono un prete ortodosso per poter essere ricevuti nella Chiesa, ma a quel tempo era impossibile per i sacerdoti russi attraversare la frontiera. Fu solo più tardi che il grande amico dei carpato-russi, il brillante teologo ed energico restauratore dell' Ortodossia patristica in Russia, l'arcivescovo Antonij (Khrapovitskij) (1863-1936), in seguito Metropolita di Kiev e di primo Ierarca della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia, riuscì a ottenere la giurisdizione nei Carpazi.

Perciò i contadini si rivolsero al vescovo serbo a Budapest. Quest'ultimo aveva paura delle autorità ungheresi e si rifiutò di incontrare la delegazione. I contadini poi andarono dal patriarca serbo a Karlovtsy, dal momento che la sua Chiesa aveva cura di tutti gli ortodossi nell'impero austro-ungarico. Anche se questi li ricevette, anche lui aveva timore del terrore austro-ungarico. I contadini risposero che se avesse rifiutato, avrebbe dovuto rispondere per questo al Giudizio Universale. Il patriarca decise di inviare un sacerdote. Quando il vescovo uniate della vicina città di Mukachevo lo seppe, si precipitò a Vienna per denunciarlo, dicendo che se questo processo fosse stato permesso, allora tutta la sua diocesi sarebbe ritornata all'Ortodossia ed egli stesso sarebbe rimasto disoccupato. La sua denuncia fu ascoltata favorevolmente; questo atto sarà sulla sua coscienza per tutta l'eternità.

Nel frattempo, i contadini di Iza cominciarono a tenere i propri servizi, finché non furono in grado di attraversare di nascosto il confine verso la Bucovina romena, dove un prete battezzò i loro figli. I contadini costruirono una cappella nel villaggio, ma questa fu demolita dalla polizia ungherese, che proibì loro di pregare insieme. Tuttavia, altri paesi cominciarono a seguire Iza nel grande ritorno all'Ortodossia. Fu solo nel 1910 che la Rus' Carpatica ricevette finalmente un leader spirituale nella persona dello ieromonaco Aleksij (Kabaljuk). Fu in quell'anno che arrivò in segreto nel loro villaggio, in un carro di fieno.

Padre Aleksij

Questo confessore dell'Ortodossia nacque il 1 settembre 1875 nel villaggio carpato-russo di Jasinje, nella famiglia pia di un taglialegna, Ivan Kabaljuk, e della sua devota moglie Anna. Il bambino, uno di otto fratelli, era stato chiamato con il nome del santo principe Aleksandr Nevskij. Da bambino iniziò a frequentare la scuola parrocchiale all'età di sei anni e dimostro pietà e intelligenza, leggendo tutto quello che poteva sull'Ortodossia. Visitò spesso i monasteri ortodossi nella vicina Bucovina, e anche il monastero uniate di Kish-Baran. Completò il suo servizio militare solo per tornare a casa e trovare suo padre sul letto di morte. Poi visitò il Monastero di Biskad, ora in Romania, per chiedere all'anziano chiaroveggente Arkadij se doveva sposarsi o diventare monaco. La risposta fu il monachesimo.

Poiché la sua anima sensibile non poteva accettare la menzogna dell'uniatismo, nel 1905 e 1906 Aleksandr ha visitato le Lavre di Kiev e Pochaev, dove incontrò sia l'anziano metropolita di Kiev, Flavian, sia il dinamico arcivescovo Antonij (Khrapovitskij), che avrebbe giocato un ruolo fondamentale nella vita successiva di padre Aleksij. Nel 1908 decise di andare in pellegrinaggio al Monte Athos e a Gerusalemme. Divenne ortodosso nel luglio 1908 presso il monastero russo di san Panteleimon sul Monte Athos e poi tornò in Russia, con il dono di un'icona della Madre di Dio dell'Acatisto, che doveva accompagnarlo per il resto della sua vita. Agli inizi del 1910 si fece monaco nel monastero di Jablochino (oggi in Polonia), prese il nome di Aleksij e intraprese gli studi teologici. Il 15 agosto 1910, di nuovo con il sostegno dell'arcivescovo Antonij, fu ordinato ieromonaco, con il nome di Aleksij. Da lì fu invitato a Iza. Celebrò segretamente a Iza, come anche a Mukachevo e altrove.

Nella sua patria, il primo nemico di padre Aleksij e dell'identità spirituale carpato-russa era l'uniatismo. La politica austro-ungarica del divide et impera intendeva separare gli abitanti delle terre di confine russe (questo è il significato della parola 'Ucraina') dalla madrepatria russa. Questo era l'obiettivo dell'artificio religioso dell'uniatismo, che avrebbe portato all'invenzione di un'identità nazionalista separata attraverso la 'ucrainizzazione'. Quest'arma fu utilizzata soprattutto nella parte occidentale della Piccola Rus' (oggi Ucraina), conosciuta come Galizia, che era stata a lungo sotto l'influenza polacca. Tuttavia, la menzogna di questa invenzione austro-ungarico era sconfessata dagli ortodossi carpato-russi. Il nome che davano a se stessi, 'russini', dimostrava chiaramente che non erano una nazionalità completamente diversa e che tutta la loro storia era in realtà parte dell'Ortodossia russa. Essi non sono "carpato-ucraini", ma carpato-russi. Questo spiega perché gli austro-ungarici erano così spaventati dall'Ortodossia dei russini e cercarono di sopprimerla.

Tuttavia, nulla poteva fermare P. Aleksij, né la tortura, né la persecuzione. La sua forte fede, il suo zelo e il suo desiderio di servire il suo popolo erano tali che si mise a lavorare come tornitore di legno, perché non era disposto a farsi mantenere da contadini poveri. Andava in giro tutti i villaggi che erano tornati all'Ortodossia, celebrando i sacramenti, insegnando e rafforzando la fede. In un giorno battezzò 200 bambini e diede la comunione a oltre 1.000 fedeli. Secondo un quotidiano ungherese nella zona di Maramorosh intorno a Iza oltre 14.000 persone divennero ortodosse.

Entro due anni padre Aleksij aveva istituito 28 comunità ortodosse in vari villaggi. Cercò aiuto in tutto il mondo, tornando di nuovo all'Athos e incontrando anche i patriarchi di Costantinopoli e della Serbia. Le persecuzioni peggiorarono e padre Aleksij fu arrestato diverse volte. La polizia circondò le chiese, perquisì le case, confiscò libri di preghiere, icone, croci e letteratura religiosa. Multe enormi furono imposte ai contadini, la zona di inondata di polizia e le cappelle furono chiusi. Coloro che erano diventati ortodossi furono imprigionati. Come risposta, ancor più villaggi divennero ortodossi.

Padre Aleksij fu braccato dalle autorità cattoliche ungheresi come un animale selvaggio. A metà del 1912 fu costretto a partire in primo luogo per Jablochino, poi nella primavera del 1913 per la Russia, infine, per l'America, dove c'era una numerosa colonia carpato-russa. Lì, insieme a padre Aleksandr Khotovitskij, continuò le sue imprese missionarie e centinaia di migliaia di carpato-russi tornarono all'Ortodossia dei loro antenati. Da qui padre Aleksij corrispondeva incessantemente con il suo gregge, e gli austro-ungarici iniziato ad arrestare chiunque avesse una lettera con un timbro americano. Diverse centinaia di persone furono imprigionate, compresi tutti i parenti di padre Aleksij.

Altri santi confessori

La polizia fece ricorso alla tortura. Gli ortodossi erano appesi agli alberi in modo che i piedi non toccassero terra. In questo modo i loro nasi, bocche e orecchie cominciavano a sanguinare. Se il torturato cominciava a perdere conoscenza, la polizia gli gettava addosso dell'acqua affinché il tormento continuasse. Una donna del villaggio di Lezhie morì a causa di questa tortura. Molti subirono 'l'albero del tormento', ma non rinunciarono all'Ortodossia. Altri fuggirono verso le montagne e le foreste.

In questo modo, undici ragazze, istruite dalla sorella di padre Aleksij, Vasilissa, divennero monache di nascosto. Andarono via verso le montagne, costruirono una casa nella foresta e vissero lì la vita monastica. La polizia le scoprì e le braccò. Le costrinsero a spogliarsi, le fecero stare nei loro indumenti intimi nell'acqua ghiacciata per due ore e poi le gettarono in prigione. I loro nomi erano: Maria Vakarova, Pelagia Smolik, Anna Vakarova, Maria Madiar, Pelagia Tust, Pelagia Shcherban, Paraskeva Shcherban, Juliana Azaj, Maria Prokun, Maria Dovganich, Anna Kamen'. Nel 1910, gli ortodossi, senza prete, si rivolsero alla Russia per chiedere aiuto. I candidati per l'ordinazione furono inviati al monastero di Jablochino. Tra di loro c'erano Vasilij Kamen e Vasilij Vakarov. Furono portati con amore al monastero. Nel frattempo, il popolo di Iza si riunì a pregare a casa di un abitante del villaggio, Maksim Prokop. Nel 1913 sua nipote, Juliana Prokop, soffrì per Cristo, diventando una santa confessore. Non più che ragazzina, nel 1913 fondò nel suo villaggio quello che era in realtà un convento.

Il 23 luglio dello stesso anno ebbe inizio un altro processo Maramorosh-Sighet. In questo il pubblico ministero accusò 'Aleksander' Kabaljuk, 36 anni, e altre 94 persone, compresi i sacerdoti Grigorij Gritsak e Nikolaj Sabov e altri contadini di Iza. Padre Aleksij tornò volontariamente dai suoi pochi mesi negli Stati Uniti per il processo, al fine di soffrire insieme con il suo gregge. Con altri furono accusati di ricevere aiuto dalla Russia ortodossa e dal monte Athos per convertire gli uniati all'Ortodossia. Questo era visto come un tradimento dagli austro-ungarici.

A questo processo padre Aleksij li difese, dicendo che non avevano alcuna posizione politica, il loro unico interesse era la fede ortodossa e che dovevano soffrire per questa santa causa, allora così sia. Il processo durò per due mesi. Infine, il 3 marzo 1914 padre Aleksij fu condannato a quattro anni e mezzo di carcere e a una multa. Gli altri ricevettero pene fra tre anni e sei mesi. Una volta appresa la sentenza, l'imperatore russo Nicola II assegnò a padre Aleksij una croce pettorale d'oro per la sua confessione della fede, e nelle chiese della Russia furono celebrate funzioni che glorificavano la sua impresa.

Durante il processo la polizia fece irruzione a Iza e catturò Juliana Prokop e le sue sorelle monache. Portate alla stazione di polizia, furono torturate e la polizia cercò di convincerle a rinunciare all'Ortodossia. Poi, nel gelo, le ragazze furono coperte d'acqua e costrette a uscire in strada. Qui furono spogliate e picchiate senza pietà. A piedi nudi e a seno nudo, furono fatte sfilare intorno al villaggio, nella speranza che rinunciassero alla fede ortodossa. Le strade rimasero vuote e gli abitanti del villaggio scioccati e impotenti. Il sacerdote uniate, che aveva fatto intervenire la polizia, invitò Juliana e cercò astutamente di convincerla a rinunciare alla fede. Ma lei rimase ferma, anche se le torture continuarono per altri tre mesi. Non una sola sorella rinunciò alla fede.

Nei primi mesi del 1914 arrivarono tre sacerdoti ​​dalla Russia, gli ieromonaci Amfilokij (Vasilij Kamen'), Matfej (Vasilij Vakarov) e Serafim (poi ucciso in guerra). Furono arrestati immediatamente e inviati al vicino centro locale di Khust. I primi due furono posti agli arresti domiciliari, e padre Serafim fu inviato nell'esercito. Quando iniziò la guerra, padre Amfilokij fu arrestato assieme a quaranta contadini, e condannato a quattro anni di reclusione. Arrestarono anche Juliana e le sue sorelle in Cristo, e anche loro furono inviate a Khust. Furono liberati solo quando le truppe russe entrarono in città. Dopo la ritirata dei russi, le sorelle rimasero fedeli, incontrandosi insieme di notte per pregare. Per guida spirituale andavano da padre Amfilokij, a qual tempo in carcere a Kosice (oggi in Slovacchia).

Nel 1917 tutte le suore furono nuovamente messe agli arresti domiciliari, ma questa volta dovevano andare alla stazione di polizia per l'interrogatorio tre volte al giorno. Nel 1918 picchiarono Juliana quasi a morte. Il suo corpo era coperto di piaghe, il naso rotto, la testa gravemente contusa. I pestaggi erano accompagnati da parole per convincerla a rinunciare all'Ortodossia e alla vita monastica. Ma fallirono. Sfigurata e coperta di sangue, Juliana fu portata nel seminterrato e ricoperta di sabbia. A nessuno fu permesso di vederla. Il quarto giorno Juliana rinvenne. La polizia non si aspettava di vederla sopravvivere. Fu portata da suo padre e fu chiamato un medico. Tuttavia, rifiutato l'aiuto del medico e guarì miracolosamente. Nel 1924 Juliana la confessore fu tonsurata con il nome di Paraskeva e divenne badessa del Convento a Maramorosh. Al suo riposo fu sepolta nel monastero di san Nicola a Mukachevo.

Confessione della fede tra le due guerre

Dopo la prima guerra mondiale e il crollo della prigione dei popoli, l'Impero austro-ungarico, la Rus' Carpatica si trovò nel nuovo stato della Cecoslovacchia. Nonostante le atrocità degli austroungarici fossero ormai cessate, purtroppo, il trattato di Saint Germain en Laye del 1919, che aveva dato origine al nuovo stato, non fu realmente attuato. Come risultato, la Rus' Carpatica non ricevette autonomia all'interno della Cecoslovacchia e i tentativi di uniatizzazione e di ucrainizzazione continuarono. Tuttavia, coloro che ci provavano dovevano ora fare i conti con un padre Aleksij liberato.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale padre Aleksij era stato imprigionato e torturato a colpi di baionetta dagli austriaci per la sua fede. Nell'autunno 1919 fu curato in ospedale a Kiev e visitato dal metropolita Antonij, suo grande ammiratore. Quest'ultimo chiamò padre Aleksij 'un eroe' e ancor più profeticamente, 'un confessore e martire per la verità di Cristo'. Questa storia è raccontata nel volume IV della biografia del metropolita (1). Tornando dalla prigionia e dall'ospedale, padre Aleksij visse nel monastero di san Nicola, che aveva fondato a Iza, accanto alla chiesa dove aveva servito padre Ioann Rakovskij. Qui nel 1921 divenne abate. A quel tempo i villaggi intorno a Iza, Bystry, Gorinchevo, Ujbarovo, Lipcha, Tereblia e Koshelevo erano tutti ritornati all'Ortodossia. Grazie al lavoro iniziato da padre Aleksij, nel corso di un periodo relativamente breve di tempo più di mille parrocchie russine sarebbero infine ritornate all'Ortodossia. Padre Aleksij fu aiutato nel suo lavoro missionario da due dei nipoti di Adolf Dobrjanskij, Aleksij Gerovskij (1883-1972) e Georgij Gerovskj (1886-1959).

Alla festa della Trasfigurazione del 1921, padre Aleksij inaugurò il Concilio della Chiesa ortodossa carpato-russa. C'erano oltre 400 delegati provenienti da tutti i paesi ortodossi della regione. I delegati accettarono una costituzione e il nome ufficiale 'Chiesa ortodossa orientale carpato-russa'. La Conferenza deciso di rimanere all'interno della Chiesa serba, allora sotto l'eccellente vescovo Dositej, come prima, soprattutto perché molti dei rappresentanti serbi avevano studiato in Russia e la Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia era basata in Serbia.

Il capo della Chiesa russa in esilio in Serbia era il vecchio sostenitore di padre Aleksij, il metropolita Antonij (Khrapovitskij), che continuava ad aiutare i carpato-russi. Mandò un famoso missionario, l'archimandrita Vitalij (Maximenko), alla zona intorno a Preshov (oggi in Slovacchia). Prima della Rivoluzione padre Vitaly aveva diretto la tipografia alla Lavra di Pochaev. Ora, a nord di Preshov, fondò il monastero di san Giobbe, portando monaci di Valaam e iniziando a pubblicare il giornale 'Carpato-Russia ortodossa'. Questo giornale divenne in seguito la rivista ufficiale della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia.

I carpato-russi ricevettero anche aiuto dal seminario di Bitol in Serbia, in particolare dai suoi rappresentanti più illustri, padre (in seguito santo) Ioann (Maksimovich) e padre (in seguito santo) Justin (Popovich). Quest'ultimo servì per qualche tempo come missionario intorno a Preshov. Complessivamente oltre 11.000 russi bianchi si stabilirono in carpatico-Russia, tra i quali l'archimandrita Vasilij Pronin (1911-1997), che in seguito prese il grande abito. Oltre a essere un anziano spirituale, quest'ultimo era anche un linguista straordinario (parlava quattordici lingue) e un geologo, che scrisse una 'Storia della Rus' Carpatica dalle origini fino ai nostri giorni', ancora inedita (2).

Tuttavia, l'Ortodossia nei Carpazi doveva essere sottoposta ad ancora un'altra tentazione. Questa volta non veniva dall'esterno, ma dall'interno della Chiesa, la tentazione dello scisma. A quel tempo il nuovo Patriarca di Costantinopoli, Meletios Metaksakis, ecumenista e modernista, iniziò a sostenere gli scismatici rinnovazionisti sovietici e a perseguitare ferocemente i monaci di Valaam che mantenevano il calendario ortodosso e resistevano al rinnovazionismo. Per contrastare i serbi ortodossi, il Patriarca nominò un certo vescovo Savvatij per i carpato-russi, con il sostegno del governo cecoslovacco filo-cattolico. Ancora una volta padre Aleksij, che era diventato archimandrita nel 1925, si trovò a guardia dei canoni. Sostenne il vescovo ceco (ora santo) Gorazd sotto la Chiesa serba, e la Chiesa carpato-russa riuscì a combattere le pretese dei modernisti. Grazie all'archimandrita Aleksij, che agì come vescovo a tutti gli effetti, nel 1931 fu istituita la diocesi di  Mukachevo e Preshov.

La chiesa dell'Annunciazione a Khust, costruita da padre Aleksij e consacrata nel 1928.

Nonostante immense difficoltà, il movimento degli ortodossi russini, guidato da padre Aleksij, fiorì negli anni '20 e '30. Così, secondo le statistiche del 1936, la diocesi di Mukachevo e Preshov consisteva di 127 chiese, aveva 138 sacerdoti e 140.000 fedeli. I carpato-russi erano contrari all'artificiale nazionalismo ucraino anti-ortodosso e filo-cattolico. Padre Aleksij era convinto che la Rus' Carpatica avrebbe dovuto essere unita a una Russia libera. Non solo asceta rigoroso e uomo di preghiera, era anche un leader nazionale e sostenne organizzazioni come il Partito degli ortodossi nativi della Rus' Subcarpatica, il Partito popolare russo della riunione e il Blocco ortodosso russo, che in seguito lottarono contro il regime pro-nazista dell'uniate Avgustin Voloshin. Inoltre istituì i famosi 'comitati ortodossi', che negli anni '30 combatterono per la purezza della fede, per la Russia e contro il separatismo ucraino. Così, nel 1937, l'83% dei carpato-russi votò in un referendum a favore della lingua russa, respingendo la cosiddetta identità 'ucraina' imposta su di loro.

Dopo l'invasione nazista della Cecoslovacchia nel 1938, i nazionalisti ucraini, soprattutto galiziani, ricevettero un sostegno finanziario e politico da un altro austriaco – Hitler. Guidati dall'uniate Voloshin, i nazionalisti ucraini che sostenevano Hitler tentarono il genocidio contro i russini, inviandone molti nei campi di concentramento a Svaljava e Rakhov. Tra il 1939 e il 1944 la Rus' Carpatica fu rilevata dall'Ungheria, sotto gli ordini di Hitler, ma dopo la liberazione nel 1944 da parte dell'Armata Rossa sovietica, il calvario dei russini si rivelò tutt'altro che finito.

Confessione della fede sotto i sovietici

Nel 1944, la Rus' carpatica fu liberata dall'oppressione nazista. Di fronte al flagello ateo, ancora una volta fu padre Aleksij che cercò di opporsi a quello che stava accadendo. Il 18 novembre 1944 studiosi, leader sociali e 23 sacerdoti ortodossi parteciparono a una Conferenza ortodossa a Mukachevo. La Conferenza, presieduta da Georgij Gerovskij, fece un appello a Stalin, firmato tra gli altri dall'abate Feofan (Sabov), locum tenens della Diocesi di Mukachevo e Preshov, e dall'archimandrita Aleksij. Richiedevano di formare una Repubblica autonoma dei Carpazi per tutti i russini ​​- 'figli della Russia'. Avendo vissuto in schiavitù sotto gli ungheresi e i tedeschi per secoli fino al 1919, desideravano essere uniti alla Grande Russia. Come giustamente dicevano, avevano sentito la parola 'Ucraina' solo durante il periodo cecoslovacco, quando i nazionalisti galiziani erano venuti a farne la loro propaganda.

Tuttavia, nonostante i valorosi sforzi di padre Aleksij, il Partito comunista sovietico ateo e anti-russo non volle avere nulla a che fare con le loro richieste e tradì i patrioti ortodossi russini. I comunisti ucraini, guidati da Krusciov, stavano già organizzando con Stalin il trasferimento della Rus' Carpatica dalla Cecoslovacchia all'Ucraina sovietica. Allo stesso tempo, gli ortodossi, in precedenza nella giurisdizione molto favorevole della Chiesa serba, furono trasferiti al patriarcato di Mosca. Immediatamente, le autorità sovietiche iniziarono a chiudere sia le restanti chiese uniate sia le chiese e i monasteri degli ortodosse. Le loro proprietà furono sequestrate, così come era accaduto nella stessa Russia dopo il 1917. Ebbe inizio l'ucrainizzazione forzata nella culla della Russia.

La persecuzione sovietica della Rus' Carpatica fu forse la più grande di tutte le tragedie nella vita dell'archimandrita Aleksij, che prese il grande abito monastico il 22 novembre (nuovo stile) 1947. Vedendo la crudeltà e la disonestà degli atei, il 2 dicembre (nuovo stile) il suo cuore buono e generoso smise di battere, all'età di 70 anni. Molti dicono che sia stato avvelenato dalla polizia segreta. Fortunatamente, egli non visse abbastanza per vedere la Rus' Carpatica incorporata nell'Ucraina sovietica, i russini ​​ribattezzati ucraini e la repressione che ne seguì. Padre Feofan (Sabov), un fermo russofilo che sarebbe probabilmente diventato il prossimo vescovo di Mukachevo, scomparve e fu probabilmente martirizzato. I patrioti russini furono esiliati e inviati al GULag, l'ucrainizzazione forzata ebbe luogo con la chiusura di 500 scuole russine. I russini furono furono inviati nei campi di concentramento solo per aver parlato la loro lingua in pubblico. I soldati atei dell'Armata Rossa che erano arrivati ​​nel 1944 non erano affatto i rappresentanti della Santa Rus' che i russini avevano atteso così a lungo.

Così, i traditori bolscevichi cercarono di ucrainizzare la popolazione, utilizzando gli stessi strumenti dei cattolici austro-ungarici e degli ucraini nazisti prima di loro. Il persecutore principale fu il famigerato Krusciov, che nel 1954 diede via la Crimea all'Ucraina e portò poi il mondo sull'orlo della distruzione nucleare, dichiarando anche che entro il 1970 tutte le chiese in Russia sarebbero state chiuse. Lo Stato sovietico stava attaccando la culla stessa del popolo russo. 'L'Ucraina transcarpatica', come chiamavano la Rus' Carpatica, fu industrializzata e la sua ecologia danneggiata attraverso la militarizzazione e la deforestazione. Molti russini ​​('transcarpatici') furono costretti a emigrare in Ucraina per trovare lavoro e l'alcolismo fiorì nella 'cultura stracciona' centralizzata sovietica. Solo il clero ortodosso è rimasto come testimone dell'identità nazionale russina.

La vittoria spirituale della Rus' Carpatica

Dalla caduta dell'Unione Sovietica nel 1991 e dall'indipendenza dell'Ucraina, vari movimenti scismatici si sono diffusi nel paese. Tuttavia, a Rus' Carpatica è rimasta fedele all'Ortodossia. Oltre 500 parrocchie e 20 monasteri rimangono fedeli alla Tradizione ortodossa russa e i carpato-russi cercano ancora l'autonomia dall'Ucraina. Così, nel centro spirituale della Rus' Carpatica, il monastero di san Nicola a Iza, guidato dall'archimandrita Stratonik (Legach), si è opposto e si oppone acutamente alla 'Chiesa' scismatica ucraina, guidata dallo spretato Filarete Denisenko a Kiev, così come ha fatto l'anziano carpato-russo, lo schema-archimandrita Vasilij (Pronin).

Essi sono stati seguiti nella successiva generazione da un nuovo leader spirituale e nazionale, l'arciprete Dimitrij Sidor (nato nel 1955), architetto e rettore della nuova cattedrale ortodossa a Uzhgorod, presidente della società patriottica ortodossa russina 'dei santi Cirillo e Metodio', pubblicista e traduttore del Vangelo in carpato-russo. È stato sostenuto dall'abate Gavriil (nato nel 1973), storico della Chiesa ortodossa nella Rus' Carpatica. Entrambi hanno promosso l'idea di un giorno di festa per i santi della Rus' Carpatica e stabilito un elenco di santi locali, che a breve tradurremo su questo sito.

Nel 1998 la Chiesa ortodossa serba ha canonizzato il vescovo Dositej che tanto ha fatto per i carpato-russi prima della Seconda Guerra Mondiale. Quindi, nel febbraio 1999, al monastero di san Nicola a Iza, il vescovo Agapit di Khust (ora di Mukachevo) e l'archimandrita Stratonik hanno compiuto in rinvenimento delle reliquie dello schema-archimandrita Aleksij (Kabaljuk). Le hanno trovate quasi completamente incorrotte. Il corpo, la pelle e il mantello monastico erano tutti intatti e solo i piedi e i polsi erano deperiti nella terra estremamente umida. Dalla tomba è stata presa l'icona della Madre di Dio di Iviron, che padre Aleksij aveva portato con sé dal Monte Athos. I suoi colori non erano nemmeno sbiaditi. Questo è stato un evento molto importante nella vita spirituale della Rus' Carpatica. Il suo padre spirituale era intatto, così come lo era il suo ideale spirituale.

La canonizzazione di padre Aleksij ha avuto luogo presso il monastero di san Nicola a Iza il 21 ottobre 2001, sotto sua Beatitudine il metropolita Vladimir di Kiev e si tutta l'Ucraina con molti vescovi e circa ventimila fedeli. Il suo titolo è 'Apostolo della Rus' Carpatica'. L'evento ha avuto un significato straordinario, perché segna un punto di svolta nella vita della Rus' Carpatica. Esso porta alla vita tutta la regione non come una qualche area scismatico e nazionalista uniate galiziana dell'Ucraina occidentale, ma come un centro ortodosso. La glorificazione del santo confessore Aleksij lo mostra come un leader nazionale del popolo russino, un vero e proprio 'apostolo', e mostra che essi sono veri figli dell'Ortodossia russa, fedeli alla tradizione e al proprio destino storico.

Sant'Aleksij, apostolo della Rus' Carpatica

La grande idea dell'unità con la Madre Russia è viva nella Rus' Carpatica. Quest'isola unica della tradizione ortodossa russa in Europa, sopravvissuta attraverso gesta di sangue e di preghiera, non può essere trascurata. Dopo le catastrofi del cattolicesimo ungherese e dell'islam tartaro, dell'uniatismo austro-ungarico e del modernismo cecoslovacco-costantinopolitano, del fascismo tedesco-ungherese e del comunismo sovietico-ucraino, una finestra di opportunità si è aperta perché il popolo russino trovi la propria strada. Il loro leader spirituale su questa strada sarà sempre il loro apostolo, il santo del ventesimo secolo, lo schema-archimandrita Aleksij, e i santi confessori che hanno lottato e sofferto con lui. Questa canonizzazione segna sicuramente l'inizio della glorificazione della schiera dei santi carpato-russi e ha sfondato il muro del silenzio sulla Rus' Carpatica.

Conclusione: il significato spirituale della Rus' Carpatica

Su un livello più ampio, oggi c'è la questione del destino generale dell'Ortodossia russa fuori dalla Russia. Oggi isole di Ortodossia russa vivono in tutto il mondo e anche in diverse lingue. Fedeli alla Tradizione e al calendario ortodosso, sono minacciate da tutte le parti, proprio come l'Ortodossia carpato-russa è stata minacciata nel corso dei secoli. Sono minacciate da cattolicesimo e islamismo, da uniatismo e modernismo, da fascismo e comunismo, da ogni varietà di invenzione umana, da ogni 'ismo'. Tuttavia, queste isole della Tradizione ortodossa russa sopravvivono nelle città dell'Europa occidentale, dell'America del Nord e del Sud, dell'Australasia e in Terra Santa. Combattendo il cancro spirituale del rinnovazionismo, sono testimoni dell'eroismo spirituale della fedeltà. Se l'Ortodossia è in grado di sopravvivere al di fuori della Russia, come ha fatto per mille anni nella Rus' Carpatica, allora anche noi dovremmo prendere coraggio dal loro esempio e fare lo stesso.

Santo padre Aleksij e tutti i confessori della Rus' Carpatica, intercedete presso Dio per noi!

Note:

1) Compilato dal vescovo Nikon (Rklitskij), e pubblicato a New York (1958), pp. 281-85.

2) Si veda l'opera 'Vasilij Pronin'. Si tratta di materiali preparati per l'eventuale canonizzazione di padre Vasilij, raccolte dall'arciprete Dimitrij Sidor e pubblicato da Lia e Maria Belovichovy, Bratislava, 1999. Abbiamo pubblicato un articolo su padre Vasilij in questo sito.

Riconosciamo anche con gratitudine l'aiuto nella stesura di questo articolo da parte del libretto in ucraino (Khust, 2003) su sant'Aleksij, contenente la sua vita e il suo Acatisto (che stiamo traducendo), e anche da parte delle seguenti fonti in lingua russa:

K. A. Frolov, segretario stampa dell'Unione dei cittadini ortodossi (Mosca).

Ivan Pop: An Encyclopedia of Sub-Carpathian Russia, Uzhgorod, 2001.

V. M. Razgulov, capo redattore del Giornale, 'Il panorama dei Carpazi', Beregovo, Rus' Carpatica.

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