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  Il patriarca Bartolomeo ha rinnegato la procedura dell'autocefalia del passato

Orthodox Synaxis, 4 gennaio 2018

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Alla fine di novembre, il patriarca ecumenico Bartolomeo si è recato in Romania per partecipare alla consacrazione della cattedrale nazionale appena costruita a Bucarest. Mentre era lì, ha partecipato a una riunione del Santo Sinodo della Romania e ha tenuto un discorso sul tema dell'Ucraina.

In questo discorso, il patriarca Bartolomeo afferma che il Patriarcato ecumenico ha deciso di concedere l'autocefalia al "corpo ecclesiale in Ucraina". In modo critico, per la prima volta, riconosce pubblicamente che questa decisione unilaterale del Patriarcato ecumenico è in conflitto con la procedura per la concessione dell'autocefalia che era stata concordata nella commissione pre-conciliare pan-ortodossa nel 1993. Il patriarca Bartolomeo afferma:

"Certo, il trattamento pre-conciliare del problema dell'autocefalia ha fornito una soluzione diversa. Tuttavia, una volta che non è stato raggiunto il consenso – e di questo il Patriarcato ecumenico non è in alcun modo responsabile – affinché l'autocefalia sia eventualmente inclusa nell'ordine del giorno delle questioni in esame al Santo e Grande Concilio, è evidente che la pratica finora in uso da secoli deve essere applicata e ratificata tramite referendum in un futuro Concilio ecumenico".

La procedura pre-conciliare del 1993 per l'autocefalia richiede i seguenti passaggi:

1. La regione in questione presenta una richiesta di autocefalia alla sua Chiesa madre.

2. Se la Chiesa madre approva, sottopone una proposta al Patriarcato ecumenico.

3. Il Patriarcato ecumenico invia una lettera patriarcale alle Chiese autocefale del mondo per ottenere il consenso pan-ortodosso.

4. I Santi Sinodi di queste Chiese votano ciascuno sulla questione. Se il 100% delle Chiese vota a favore della concessione dell'autocefalia, il processo continua. Altrimenti, finisce qui.

5. Se esiste l'unanimità pan-ortodossa, allora il Patriarcato ecumenico proclama la nuova autocefalia emettendo un Tomos, che è firmato dal Patriarca ecumenico e dal primate della Chiesa madre, e dal maggior numero possibile di altri primati.

Al contrario, è chiaro che il Patriarca Bartolomeo crede che questa "pratica finora rilevante per secoli" conceda solo al Patriarcato ecumenico, unilateralmente, di concedere un'autocefalia a qualunque corpo ecclesiastico scelga, con decisione soggetta alla ratifica di un ipotetico futuro Concilio ecumenico.

Ma il patriarca Bartolomeo ha ragione nel riassumere la "pratica finora rilevante per secoli"? Cos'è questa "pratica finora rilevante"?

*****

Due importanti documenti, entrambi prodotti dal Patriarcato ecumenico, forniscono una preziosa visione di questa questione. Il primo è la celebre lettera del patriarca ecumenico Atenagora del 1970 al Patriarcato di Mosca; il secondo è il documento di posizione ufficiale presentato dal Patriarcato ecumenico prima della riunione pre-conciliare del 1993.

Nella sua lettera del 1970, il patriarca Atenagora parla delle moderne autocefalie: "le Chiese alle quali il santo Trono ecumenico apostolico e patriarcale ha dato il marchio d'autocefalia con l'approvazione delle altre Chiese ortodosse". Tale marchio d'autocefalia deve ancora essere confermato da "un Sinodo che rappresenta più in generale l'interezza delle Chiese ortodosse autocefale locali e, in particolare, un Sinodo ecumenico".

Il documento di posizione ufficiale del Patriarcato ecumenico è coerente con la lettera di Atenagora. In questo documento, il Patriarcato ecumenico elenca l'unanimità pan-ortodossa come uno degli otto elementi essenziali dell'autocefalia: "l'espressione del riconoscimento canonico della nuova autocefalia da parte di tutte le Chiese ortodosse, sia durante la procedura di proclamazione che successivamente". Il documento cita in modo specifico l'esempio della Chiesa ortodossa russa, il cui stato autocefalo e patriarcale non è stato concesso da Costantinopoli unilateralmente, ma con il consenso delle altre Chiese:

"L'esempio della Chiesa russa è eloquente. Il vescovo di Costantinopoli, Geremia II, essendo a Mosca, aveva elevato questa Chiesa a Patriarcato nel 1589, provocando le proteste del recentemente eletto patriarca di Alessandria, Meletios Pigas. L'anno seguente, un sinodo permanente si riunì a Costantinopoli con la partecipazione dei Patriarchi di Antiochia e Gerusalemme, che ratificarono il gesto di Geremia e aggiunse che il patriarca di Moscovia avrebbe avuto come proprio capo e come prima sede, come gli altri patriarchi, la sede apostolica di Costantinopoli. Ma il fatto che il vescovo di Alessandria, Meletios Pigas, era assente da questo sinodo ha provocato la convocazione di un nuovo sinodo tre anni dopo, dove il vescovo di Costantinopoli, il vescovo di Alessandria, in rappresentanza del vescovo di Antiochia, e il vescovo di Gerusalemme si sono riuniti. Questo sinodo ha approvato all'unanimità l'elevazione della Chiesa di Mosca a Patriarcato. È degno di nota il fatto che il patriarca Geremia, per giustificare il suo gesto nei confronti della Chiesa di Russia, si sia basato anche sul 28° canone del IV Concilio Ecumenico".

E inoltre:

"L'organizzazione di ogni Chiesa locale autocefala richiede il riconoscimento della Chiesa ecumenica in modo che la sua esistenza autocefala possa essere definitiva e indissolubile. Così, per esempio, il Patriarcato ecumenico ha concesso l'autocefalia alla Chiesa di Romania a condizione che questo conferimento sia approvato definitivamente da tutte le Chiese ortodosse riunite in un Concilio ecumenico o Grande Concilio, come è stato altrimenti fatto, con l'accordo delle altre Chiese ortodosse, per le Chiese che, a causa delle circostanze, proclamarono l'autocefalia dalla metà del XIX secolo e da allora in poi: questo era il caso in virtù della sua qualità come prima delle Chiese ortodosse, al tempo stesso il centro della loro unità interna e il protettore delle Chiese locali nei loro bisogni".

*****

Perché l'accordo pan-ortodosso è così importante? Perché noi, su Orthodox Synaxis, enfatizziamo costantemente la conciliarità e il consenso, in contrapposizione all'unilateralità? Nell'arena dell'autocefalia, non possiamo esprimerci meglio del grande Atenagora, che giustamente afferma, "Dal significato stesso di autocefalia come atto ecclesiastico, da cui risultano determinati cambiamenti rispetto ai confini ecclesiastici e alla crescita di nuovi poteri giurisdizionali e amministrativi che determinano un nuovo ordine nella Chiesa ortodossa nel suo complesso – si può concludere che la concessione dell'autocefalia è un diritto appartenente alla Chiesa nel suo insieme e non può affatto essere considerato un diritto di 'ciascuna Chiesa autocefala'."

Certamente, crediamo che la procedura per l'autocefalia prodotta dalla Commissione pre-conciliare del 1993 sia un processo eccellente che preserva il delicato equilibrio tra primato e conciliarità nella Chiesa. Sarebbe meglio se il Patriarcato ecumenico seguisse questa procedura, anche se non è stata ancora formalmente approvata da un Concilio pan-ortodosso. Ma se, per qualche ragione, questa procedura non viene seguita, allora, come minimo, il patriarca ecumenico deve seguire onestamente e sinceramente la vera "pratica finora rilevante per secoli", espressa dal suo Trono ecumenico negli ultimi decenni. Il Patriarcato ecumenico è infatti primus, ma non sine paribus – nello spirito del canone apostolico 34, non deve agire senza le sue Chiese sorelle, così come le Chiese sorelle non devono agire senza il loro primus.

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