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  Quando James Bond andò alle Meteore

di John Sanidopoulos

dal blog Honey and Hemlock

11 luglio 2014

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Solo per i tuoi occhi (1981) è il dodicesimo film di spionaggio della serie di James Bond, e il quinto in cui Roger Moore ha interpretato il ruolo dell'agente James Bond dell'MI6. Ha segnato il debutto alla regia di John Glen, che aveva lavorato come redattore e come regista della seconda unità in altri tre film di James Bond

Nella descrizione del film si legge:

"Quando una nave britannica affonda in acque straniere, le superpotenze mondiali iniziano una corsa febbrile per trovare il suo carico: un sistema di controllo per sottomarini nucleari. 007 è spinto in una delle sue avventure più avvincenti, e si spinge in Grecia e in Albania per partecipare alla ricerca – e per prevenire una devastazione globale".

Solo per i tuoi occhi è considerato da molti come uno tra i migliori dei film di James Bond, per un semplice motivo: presenta tutte le caratteristiche tipiche di Bond – le battute, le donne, il gioco d'azzardo, le auto, le acrobazie, i viaggi, ecc. – ma con eleganza e moderazione.

Probabilmente la scena più memorabile del film è verso la fine, quando James Bond viene inviato alle Meteore, in Grecia, per recuperare un sistema "ATAC" rubato che potrebbe essere usato impropriamente per controllare i sottomarini militari britannici. Là il diabolico cattivo, Kristatos, si nasconde nella sua tana irraggiungibile, trattenendo una ragazza, una promettente pattinatrice olimpica su ghiaccio sequestrata dal suo allenatore, e un malvagio sponsor in possesso di un piccolo dispositivo che controlla i missili della flotta sottomarina nucleare degli Stati Uniti. L'ardito 007 tenta di scalare la liscia parete rocciosa, mentre i servitori del suo nemico provano a gettarlo giù a calci. Il covo è in realtà il monastero della santissima Trinità, conosciuto nel film come il monastero di san Cirillo, il più isolato di tutti i monasteri. È forse anche quello con la posizione più eclatante, eretto su un enorme pinnacolo autonomo, con una vista incredibile sulla valle e sulla città di Kalambaka al di sotto.

Diversi agenti con James Bond raggiungono il monastero attraverso un cestello con verricello, che esiste davvero in posizione elevata. Nel film il verricello ha un motore elettrico, che non esiste. Inoltre, nel film, la sala del verricello è un'area separata e chiusa, e anche questo non è preciso. Anche la cappella dove è sequestrata la pattinatrice è in realtà molto più piccola. Impossibilitato a utilizzare il verricello, James Bond si arrampica con un equipaggiamento da scalatore sul pinnacolo di roccia, che è molto più verticale rispetto a quanto mostrato in diverse scene del film.

La scena alle Meteore è forse il momento più hitchcockiano di tutti i film di Bond, ed è il più simile a un film d'arte europeo. Una volta che inizia la salita, nessuno parla per diversi minuti mentre Moore (e la sua controfigura) si fanno strada fino alla rupe di roccia, dove egli è notato da una guardia, che fa cadere Bond oltre il bordo, dove pende a centinaia di metri dal suolo. Con pochissima musica e assolutamente nessun dialogo, la scena è snella ed efficace come quella della rapina in "Rififi" di Jules Dassin (1955).

Roger Moore rivelò di avere una gran paura delle altezze, e per fare la scalata in Grecia, fece ricorso agli alcolici per calmare i nervi. Più tardi, in quella stessa sequenza, Rick Sylvester, uno stuntman che aveva già effettuato i salti iniziali con gli sci in La spia che mi amava, girò la scena di Bond che cade dalla sommità della roccia. La scena era pericolosa, dal momento che la fermata improvvisa al fondo poteva essere fatale. Il supervisore agli effetti speciali Derek Meddings sviluppò un sistema per smorzare la fermata, ma Sylvester ricordò che i suoi nervi quasi gli cedettero: "Da dove facevamo le riprese, si poteva vedere il cimitero locale, e la cassa messa per fermare la mia caduta sembrava una bara. Non bisogna essere un professore per trarre le conclusioni". Ma la ripresa della caduta fu fatta senza alcun problema.

Il regista John Glen non fece molto uso del monastero reale nel film: aveva un set di monastero più accessibile costruito sulla roccia accanto al monastero della santissima Trinità. Questa roccia fu utilizzata anche per altri primi piani.

Per le scene alle Meteore, un vescovo greco fu per consentire le riprese nei monasteri, ma i monaci ortodossi, che non erano stati informati, furono molto critici delle riprese nei loro locali. Dopo un processo presso la Corte suprema greca, fu deciso che le proprietà dei monaci si estendevano solo agli interni – gli esterni e i paesaggi circostanti appartenevano al governo locale. In segno di protesta, i monaci rimasero chiusi all'interno dei monasteri durante le riprese, e cercarono di sabotare la produzione il più possibile, appendendo il bucato fuori dalle finestre, ricoprendo il monastero principale con festoni e bandiere di plastica per rovinare le scene, e lasciando in giro barili di petrolio per evitare che la troupe del film atterrasse con gli elicotteri. Il team di produzione risolse il problema con illuminazioni e fondali dipinti, costruendo una scenografia di un monastero simile su una roccia vicina non occupata, e un set di monastero agli studi di Pinewood. Tutto questo avvenne nonostante i tentativi di Roger Moore, che cercò cortesemente di dire ai monaci che 'una volta era stato anche lui un santo'.

Dopo il film di James Bond alle Meteore, i monasteri non furono mai più gli stessi. Fondati nel 985 da monaci del Monte Athos, mille anni dopo, nel mese di ottobre del 1980, a causa del disturbo i monaci cominciarono a lasciare le Meteore per tornare al Monte Athos. La popolarità del film che portò molti turisti e il disturbo causato dalle riprese non consentirono più ai monaci la solitudine e la quiete che desideravano. Tuttavia, i problemi con il turismo erano iniziati circa un decennio prima, quando i monasteri erano divenuti più accessibili.

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