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  La guerra e i santi militari

Dal blog del sito Orthodox England

18 giugno 2018

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A prima vista può sembrare strano che ci siano santi militari, soldati che sono divenuti santi martiri. Ma possiamo pensare a molti esempi da molti paesi: san Sabba il Comandante (+ 272), san Giorgio (+ 303), san Demetrio (+ 304), sant'Albano (+ 305), san Teodoro la Recluta (+ 306), san Teodoro il Comandante (+ 319), Sant'Alfredo il Grande (+ 899), Sant'Alessandro Nevskij (+ 1263) e più recentemente l'ammiraglio san Teodoro Ushakov (+ 1817).

È vero, in paradiso non ci saranno eserciti, perché non ci sarà alcuna guerra, proprio come in paradiso non ci saranno poliziotti e prigioni perché non ci sarà alcun crimine. Ma noi viviamo nel mondo reale così com'è, e chiunque, da qualsiasi provenienza, può diventare un santo. Infatti, nei Vangeli non c'è condanna dei soldati che vi appaiono: uno di loro, il centurione, è elogiato, e un altro, Longino, che stava ai piedi della croce e ha confessato che Cristo è davvero il Figlio di Dio , è divenuto un santo.

Eppure nel libro dell'Esodo il sesto comandamento afferma: "Non uccidere". Tuttavia, dallo stesso capitolo e dai seguenti capitoli, è chiaro che questo significa che non dobbiamo uccidere per odio o per qualche altra ragione malvagia, per esempio, perché vogliamo ottenere il denaro o la proprietà di qualcun altro, o per amore della gloria. Ma questo significa che potremmo uccidere qualcuno per un'altra ragione? Per esempio, se vedessimo che una persona per strada sta cercando di uccidere altre persone per ottenere i loro soldi, questo significa che dovremmo difendere quella persona?

Supponiamo di essere un poliziotto armato e di aver visto un terrorista con una pistola o una bomba mentre minaccia di uccidere molte persone, tra cui anziani, donne e bambini, e lui non poteva vederci e che avessimo la possibilità di fermarlo uccidendolo: sarebbe proibito? Certo che no, sarebbe irresponsabile da parte nostra non agire in difesa degli altri. In tali situazioni in cui siamo in grado di difendere gli altri, non difenderli sarebbe semplicemente codardia da parte nostra.

Il fatto è che in questo mondo ci troviamo spesso di fronte a delle scelte e la scelta che dobbiamo fare è ciò che chiamiamo "il male minore". Tuttavia, qui dobbiamo stare molto attenti: una scelta letale si applica solo nel caso di difendere gli altri. Quindi in ogni paese le forze armate sono controllate da qualcosa chiamato "Ministero della Difesa". Ma le forze armate difendono davvero? Purtroppo, spesso sembrano fare il contrario e attaccare, per offendere.

È lo stesso con noi. Se siamo aggressivi e attacchiamo gli altri, anche uccidendoli, è sbagliato. Infatti, ai sacerdoti e ai monaci è vietato prendere armi perfino per difendersi. Ma se stiamo difendendo coloro che sono più deboli di noi stessi, ciò può essere giustificato. Qui non c'è odio per un individuo, solo il desiderio responsabile di proteggere gli altri. Qui non c'è egoismo, non stiamo difendendo noi stessi o la nostra proprietà o i nostri soldi o dimostrando la nostra forza, stiamo proteggendo gli altri, forse persone che non conosciamo nemmeno.

Sì, come cristiani siamo chiamati ad amare i nostri nemici, ma questo significa non provare odio personale per loro. Perché? Perché sono vittime delle loro cattive passioni, vittime del male. Quindi amare i nostri nemici non significa che non dobbiamo difendere gli altri. La guerra in difesa dei deboli è un male minore rispetto a declinare la guerra e arrendersi al potere dei terroristi barbari. Un soldato per noi non è un assassino soddisfatto di sé, ma un nobile eroe che si sacrifica difendendo i deboli.

(Pubblicato per la prima volta nella rivista per ragazzi della parrocchia ortodossa di Colchester, Searchlight, numero 5, giugno 2018)

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