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  Una domanda sulla validità dei sacramenti cattolici
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I sacramenti cattolici sono validi?

La domanda sulla validità dei sacramenti cattolici apre un dibattito che fa tremare le vene e i polsi a teologi ben più ferrati del sottoscritto... posso capire che la risposta di un semplice parroco ortodosso possa non essere soddisfacente.

Il concetto stesso di “validità” dovrebbe essere definito in modo molto preciso e univoco per tutti, e non sempre questo è possibile. Un giorno mi hanno chiesto se per me un prete anglicano è un vero prete. Sono stato costretto a rispondere che per me un prete anglicano è un vero prete... anglicano! In altre parole, finché compie il suo ministero nella Comunione anglicana, non dovrà farsi alcun problema della sua “validità”, ma se deciderà di passare il Rubicone (o piuttosto il Tevere, o magari la Moscova...) allora dovrà adeguarsi alla visione della Chiesa in cui cerca rifugio. Se questa “convalida” i suoi ordini, tanto meglio, se non lo fa (magari dicendo al prete anglicano che non può accettare il suo presbiterato perché il prete in questione è donna...) allora dovrà accettare il giudizio, o prepararsi a passare un altro fiume.

Di per sé, penso che sia inutile stare a chiedersi se sia “valido” o “autentico” un sacramento che viene compiuto fuori della comunione della Chiesa. Si potrà al massimo parlare della sua “autenticazione” al momento in cui si ristabilisce la comunione. Fino a quel punto, dibatterne la validità è una questione di lana caprina che non porta nessun vantaggio.

Argomentare la “validità” di un sacramento a partire da un singolo caso miracoloso è piuttosto inutile, non solo perché ciò non tiene in considerazione che il miracolo potrebbe avvenire anche senza un apparato sacramentale, ma perché poi si dovrebbero autenticare tutti i casi simili. Un esempio: vediamo un caso di miracolo eucaristico nella Chiesa romana (per esempio un’ostia sanguinante, ma ci sono decine di miracoli analoghi) e ne concludiamo che l’eucaristia della Chiesa romana è “valida”: sta bene, ma poi dobbiamo esaminare anche i numerosi casi in cui avvengono miracoli eucaristici nelle “piccole chiese” separate da Roma, e spesso con teologie piuttosto aberranti: tutto “valido” anche da quelle parti?

In definitiva, ho l’impressione che parliamo di “validità” più che altro per sentirci più sicuri di noi stessi. Non penso che questo attaccamento abbia un vero valore, in un contesto di fede.

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