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  Il Credo e la Trinità

dal blog di padre John Whiteford

25 novembre 2017

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icona con l'imperatore Costantino accompagnato dai vescovi del primo Concilio di Nicea (325), con in mano il Credo Niceno–costantinopolitano del 381

Perché non c'è menzione della Trinità nel Credo di Nicea? A quanto ho capito, il Credo è stato scritto da un Sinodo di vescovi per indirizzare e dirigere il pensiero della giovane Chiesa. Perché allora nessuna menzione della Trinità? La Trinità è, o era, meno importante degli altri principi esposti nel Credo?

Il Credo di Nicea non fu una nuova composizione, ma piuttosto un raffinamento dei precedenti credi battesimali che erano stati in uso fin dai tempi apostolici. Il primo uso conosciuto del termine "Trinità" è datato all'incirca attorno all'anno 180 d. C., per mano di san Teofilo di Antiochia. È possibile che la parola sia stata effettivamente usata prima di quel tempo, ma il fatto che non fosse usato nei credi battesimali suggerirebbe che questi credi precedano il termine. Va notato, tuttavia, che il termine era usato per descrivere una credenza che era già presente.

Il Simbolo degli apostoli, come è comunemente noto ora, è cambiato un po' dal tempo degli apostoli, ma ci dà un'idea di quali erano le credenze precedenti:

"Credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore, che fu concepito dallo Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò dai morti; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna. Amen."

Nelle lezioni catechetiche di san Cirillo di Gerusalemme troviamo il credo battesimale usato a Gerusalemme a quel tempo:

"Crediamo in un solo Dio, Padre, onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. E in un solo Signore, Gesù Cristo, l'unigenito Figlio di Dio, che fu generato dal Padre come vero Dio prima di tutti i secoli, per mezzo del quale tutto prese esistenza, che si incarnò e si fece uomo dalla Vergine e dallo Spirito Santo, fu crocifisso e fu sepolto e risuscitò al terzo giorno e ascese si cieli e siede alla destra del Padre, e verrà nella gloria a giudicare i vivi e i morti, e il cui regno non avrà fine. E in un solo Spirito Santo, il Consolatore, che parlò nei profeti, e in un solo battesimo di conversione per la remissione dei peccati, e in un'unica santa Chiesa cattolica e nella risurrezione della carne e nella vita eterna".

Se paragonate questi credi, trovate che seguono uno schema simile, il che suggerisce che abbiano un'origine comune. Al Concilio di Nicea (il Primo Concilio Ecumenico), il grande dibattito riguardava l'aggiunta proposta di una parola al credo: "homoousios", che significa "di una [o della stessa] essenza". Si affermava così che Cristo non è un altro essere, ma è veramente Dio sotto ogni aspetto. C'era chi invece sosteneva il termine "homoiousios", a cui era stato aggiunto solo uno iota, ma quell'unico iota di differenza cambia il significato della parola in "di essenza simile". C'erano anche quelli che discutevano contro entrambe le aggiunte perché ormai la vecchia forma del Credo era stata usata da molto tempo, e questa parola non si trovava nella Scrittura, e non aveva altrimenti molta storia nella Tradizione della Chiesa. Tuttavia l'inserimento di questa parola esprimeva la fede della Chiesa che Cristo era veramente Dio, e non un qualche semidio creato, e questo è ciò che ha affermato il Concilio di Nicea.

Ma c'è sempre una riluttanza a cambiare le cose che sono tanto importanti nella vita della Chiesa, e quindi il fatto che il Credo di Nicea usasse certe parole per riflettere chiaramente la teologia trinitaria in risposta agli insegnamenti degli ariani (che asserivano che ci fu un il tempo in cui Cristo non esisteva e che era una creatura, e non veramente Dio) era sufficiente. E se considerate dove avreste inserito la parola "Trinità" nel Credo, avrebbe dovuto essere nella prima riga, ma quella era una riga che nessuno contestava. Inoltre, si poteva affermare l'uso del termine "Trinità" e tuttavia negare ancora che Cristo fosse pienamente Dio e che coesistesse con il Padre. Il Credo, tuttavia, chiarisce cosa intendiamo in termini precisi.

Il Credo di Nicea fu ulteriormente perfezionato al secondo Concilio ecumenico (il primo Concilio di Costantinopoli), perché c'erano a quel tempo degli eretici che contestavano anche che lo Spirito Santo fosse davvero una persona distinta della Trinità, e così fu aggiunta una formulazione aggiuntiva al Credo per affermare che egli lo è in realtà. E così furono questi due concili a fornirci quello che ora conosciamo come il Credo di Nicea, che usiamo non solo nei battesimi, ma a ogni Liturgia, e nelle nostre preghiere quotidiane.

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