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  Un inno alla Theotokos

Dal blog di padre John Whiteford

3 luglio 2014

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Domanda: L'ultimo paragrafo dell'Inno Acatisto alla all'icona della radice di Kursk dice: "... perché non abbiamo altro aiuto tranne te, nessun altro intercessore, né consolatore se non te, o Madre di Dio, che ci custodisci e proteggi nei secoli dei secoli. Amen" Ho molte domande qui: 1) Nessun altro aiuto se non lei? E il nostro angelo custode e l'Inno Acatisto a lui? Perché sprechiamo il nostro tempo a pregarlo, se la Theotokos è il nostro unico aiuto e intercessore? E perché sprecare il nostro tempo a pregare il nostro santo patrono e altri santi? 2). Nessun consolatore tranne la Theotokos? lo Spirito Santo ha il ruolo di consolatore (Giovanni 15,26). Questa preghiera insegna forse che nessun altro santo o angelo può consolarci? 3). Le chiediamo di custodirci e proteggerci nei secoli dei secoli. Questa preghiera sembra implicare che nella vita celeste dell'aldilà, i cristiani siano in una sorta di pericolo spirituale, tanto da avere bisogno della protezione della Theotokos.

Dovete considerare in primo luogo di che genere di letteratura stiamo parlando. Non si tratta di parole da un libro di testo di geometria. Si tratta di inni, che sono componimenti poetici. Anche al di fuori della poesia, si incontrano delle iperboli nelle Scritture. Per esempio, quando Cristo ha detto: "Se il tuo occhio destro ti offende, cavalo e gettalo via da te: perché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna" (Matteo 5:29), il punto non è che dobbiamo eliminare sistematicamente le varie parti del nostro corpo. Come ha osservato San Giovanni Crisostomo: "dunque Egli ha dato queste ingiunzioni, non per parlare delle nostre membra, - tutt'altro, - per che da nessuna parte ha detto che la nostra carne è da biasimare per ciò che avviene, ma ovunque accusa una mente malvagia. Poiché non è l'occhio che vede, ma la mente e il pensiero. Spesso, per esempio, quando siamo totalmente concentrati altrove, il nostro occhio non vede quelli che sono presenti. Così la materia non dipende interamente dal suo funzionamento. Ancora una volta, se avesse parlato di membra del corpo, egli non avrebbe parlato di un occhio, né del solo occhio destro, ma di entrambi. Chi è offeso dal suo occhio destro, infatti, evidentemente si imbatterà nello stesso male anche con il sinistro. Perché allora egli menziona l'occhio destro, e aggiunge la mano? Per mostrarti che non parla di arti, ma di coloro che sono vicini a noi. Così, dice lui, "se ami qualcuno, come se fosse il tuo occhio destro, se lo credi così proficuo per te come se fosse al posto di una mano, e lui fa del male alla tua anima; anche questo devi allontanarlo da te" e vedi con quale enfasi; infatti egli non dice: "allontanati da lui", ma per mostrare la pienezza della separazione, dice "cavalo", "e gettalo via da te" (Omelia su Matteo 17:3). Così l'iperbole, soprattutto in poesia, è un modo perfettamente legittimo di parlare, ma deve essere intesa nel modo al quale è destinata.

Inoltre, nel libro di preghiere russo, al termine delle preghiere della sera, diciamo "Tutta la mia speranza ripongo in te, Madre di Dio, custodiscimi sotto il tuo velo". Ma due preghiere dopo, diciamo "La mia speranza è il Padre, il mio rifugio è il Figlio, la mia protezione è lo Spirito Santo: Trinità santa, gloria a te". Ora, se la prima dichiarazione volesse suggerire che tutta la nostra speranza è posta nella Vergine Maria, a esclusione della speranza in qualunque altra cosa o persona, allora ci sarebbe una contraddizione, ma chiaramente non si mettono dichiarazioni contraddittorie

una accanto all'altra. Lo scopo di questa preghiera è affermare che abbiamo completa speranza nella Theotokos. E questa speranza non è separata dalla nostra speranza nella Trinità. Anche se non sempre lo esprimiamo in ogni richiesta che facciamo alla Madre di Dio, chiediamo sempre che lei ci aiuti con le sue preghiere. Come cantiamo nelle antifone delle feste, "Per le preghiere della Theotokos, o Salvatore, salvaci." Noi non crediamo che la Vergine Maria e i Santi siano semidei che agiscono indipendentemente dalla Trinità. Essi ci aiutano con le loro preghiere. Ovviamente, Dio non ha bisogno delle nostre preghiere, o delle preghiere dei santi, ma evidentemente a lui piace che noi lo preghiamo e che chiediamo ad altri di pregare per noi, pregando che egli risponda alle nostre preghiere. Ci viene detto che i santi regneranno con Cristo (2 Timoteo 2:12, Apocalisse 20:4, 6), e chiaramente questo non è perché Cristo ha bisogno del nostro aiuto... ma perché a lui piace che sia così. In I Samuele (1 Re LXX) 2:30 ci viene detto, "onorerò coloro che mi onorano io, e quelli che mi disprezzano saranno disprezzati". E il Salterio ci dice "Mirabile è Dio nei suoi santi" (Sal 67 [68], 35). Dio sceglie di compiere miracoli attraverso le preghiere dei santi, perché sono suoi amici (Giovanni 15:15, Giacomo 2:23) e li vuole onorare, perché essi lo hanno onorato.

Quando questo testo parla di "nessun altro intercessore" e "nessun altro consolatore", questo è un esempio di iperbole. È un modo poetico per esprimere un nostro bisogno disperato. Un classico esempio cinematografico si trova nel primo film di Guerre Stellari:

Aiutami, Obi-Wan Kenobi, sei la mia unica speranza...

Ciò non significa che nessun altro sarebbe stato di alcun aiuto nella lotta contro l'Impero. E certamente non stiamo suggerendo che la Theotokos ci può aiutare e invece Dio non può. E ancora, quando si parla di essere custoditi e protetti nei secoli dei secoli, questo non significa che, dopo che saremo glorificati in cielo con Cristo per tutta l'eternità, saremo nello stesso disperato bisogno delle preghiere della Theotokos, ma significa piuttosto che se mai vogliamo arrivare in cielo, sarebbe un grande aiuto avere il sostegno e la protezione delle sue preghiere.

Ci sono molte affermazioni poetiche nella Scrittura che non devono essere prese alla lettera. Per esempio, ci viene detto nella profezia di Isaia che "i monti e i colli davanti a voi eromperanno in grida di gioia, e tutti gli alberi dei campi batteranno le mani" (Isaia 55:12). I monti non possono cantare, e gli alberi non hanno le mani. Questa è affermazione poetica, che dipinge un quadro che esprime qualcosa di vero, ma deve essere intesa nel senso a cui è destinata.

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