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  Una domanda sulla "comunione chiusa"

dal blog di padre John Whiteford

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Domanda: "Quale sarebbe una risposta premurosa alla domanda sul perché noi ortodossi pratichiamo la comunione "chiusa", soprattutto perché nessuno di noi è veramente degno?"

Prima dobbiamo parlare delle ragioni per cui non consentiamo ai non ortodossi di ricevere la comunione, e poi possiamo parlare di come spiegare questa cosa alle persone che non vogliamo offendere inutilmente.

La parola "comunione" in greco è Koinonia, e la parola può essere tradotta sia come "comunione" che come "fraternità". Quando riceviamo la comunione, non stiamo solo esprimendo la nostra comunione e fraternità con Dio, ma anche la nostra comunione e fraternità con gli altri. Noi proclamiamo la nostra unità di mente e la nostra unità di fede ogni volta che ci comunichiamo. Quindi, se condividiamo la comunione con coloro che non sono ortodossi, staremmo proclamando una menzogna, perché non condividiamo un'unità di mente o un'unità di fede. Se avessimo tale unità, loro sarebbero ortodossi. Noi non giudichiamo, né condanniamo, ma non possiamo far finta di avere una unità che non abbiamo.

Ora, su come presentare questa posizione senza causare offese inutili, questo dipenderà da con chi abbiamo a che fare. Se abbiamo a che fare con un evangelico tipico che nega che l'Eucaristia è veramente il Corpo e il Sangue di Cristo, io inizierei a chiedergli che cosa crede che sia la comunione, e quando esprime la propria convinzione che la comunione è semplicemente un memoriale della morte di Cristo, spiegherei che cosa crediamo noi, e quindi finirei col sottolineare che non possiamo condividere la comunione quando non siamo d'accordo su ciò che è la comunione.

Se si entra in una discussione più complessa sul senso della comunione, si può notare ciò che san Paolo dice in 1 Corinzi:

"Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?" (1 Corinzi 10:16).

"Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. E' per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti" (1 Corinzi 11:27-30).

Quello che sta dicendo è che se non riconosciamo che l'Eucaristia è veramente il Corpo e il Sangue di Cristo, e non ci accostiamo a essa con pentimento e timore, stiamo mangiando e bevendo la nostra dannazione. E se qualcuno non crede nemmeno che l'Eucaristia è il Corpo e il Sangue di Cristo, questi chiaramente "non discerne il corpo del Signore." E così è responsabilità del sacerdote garantire che le persone che non sono preparate per la comunione non si danneggino facendo la comunione indegnamente.

E' vero che nessuno di noi è degno di ricevere la comunione, ma possiamo prepararci a partecipare alla comunione in modo degno, come san Paolo insegna... ed essere membri della Chiesa ortodossa, e condividere l'unità della nostra fede è un presupposto fondamentale per questo.

Se invece la persona crede che l'Eucaristia è il Corpo e il Sangue di Cristo, allora proviene da una tradizione che comprende anche la comunione chiusa, anche se tale regola è stata rilassata in qualche misura in questi ultimi anni. Nessun gruppo di cui io sia a conoscenza e che afferma che l'Eucaristia è il vero Corpo e Sangue di Cristo, non pratica un certo grado di comunione chiusa. Ai cattolici romani viene detto che essi possono ricevere la comunione degli ortodossi, e sarebbero disposti a comunicare gli ortodossi, ma non è vero il contrario, e questa è una modifica molto recente da parte loro. La posizione storica della Chiesa è che solo coloro che sono ufficialmente in comunione possono condividere la comunione. Essere in comunione con qualcuno o con qualche gruppo è sinonimo di dire che siamo nella stessa Chiesa. Se non siamo nella stessa Chiesa, noi per definizione non siamo in comunione.

E dopo aver spiegato che non possiamo condividere la comunione finché non siamo in unità di mente e di fede, e membri della stessa Chiesa, assicuratevi di segnalare che saremmo felici di fare in modo che gli altri siano in comunione con la Chiesa se lo desiderano, e fate riferimento al vostro sacerdote, se sono interessati.

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