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  Recensione cinematografica - 1612: Khroniki smutnogo vremeni
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1612: Khroniki smutnogo vremeni (1612: Cronache del Tempo dei Torbidi) è un film russo del 2007, diretto da Vladimir Khotinenko, ambientato tra la morte di Boris Godunov (il primo tsar non rurikide della Russia) nel 1605 e l’anno della battaglia di Mosca, il 1612, con la sconfitta dei polacchi e l’ascesa al trono della dinastia dei Romanov.

Chi conosce il cinema post-sovietico trova questo film non così brutto a paragone di molte produzioni mediocri che appaiono oggi su ogni canale televisivo, ma sicuramente non un capolavoro.

Per chi ha studiato la storia del Tempo dei Torbidi, la sceneggiatura di 1612 è di pura fantasia. Naturalmente c’è chi sostiene a buona ragione che i film “basati” su fatti storici hanno tutto il diritto a una rappresentazione fittizia (a maggior ragione un film in cui una comparsa ricorrente è un unicorno!) tuttavia, almeno in Italia, il Tempo dei Torbidi è pressoché sconosciuto, quindi non sono fuori luogo alcuni paragoni tra la storia del film e quella vera.

Se ci sono due figure-chiave del popolo russo nel Tempo dei Torbidi, sono quelle del principe Dmitrij Pozharskij e di Kuzma Minin. Pozharskij appare solo in due scene del film, ed è interpretato da Mikhail Porechenkov in un modo che - per essere buoni - possiamo definire “non brillante”. Kuzma Minin è “missing from action”: la sua figura, che avrebbe sottolineato il valore della sollevazione popolare dei russi e la concordia tra cittadini e principi, è stata fatta semplicemente evaporare. Il film è stato visto da alcuni come una fiction celebrativa del governo russo (così come Barbarossa era una celebrazione degli ideali leghisti in Italia): se è così, non si riescono a capire i motivi di questo clamoroso autogol con l’eliminazione di uno dei due grandi eroi russi, e l’effettiva anestesia totale dell’altro.

Il santo patriarca Ermogene è trattato di passaggio, in modo tanto caricaturale da far piangere chiunque sappia un poco della sua storia (e di quanto fu duramente trattato dai polacchi, che lo fecero morire di inedia).

La figura più negativa, il falso Dimitri, è relegata nel film a un breve ruolo iniziale, mentre la sua parte nell’uccisione dei Godunov è interpretata dai polacchi (per esigenze di copione dovute agli eventi futuri); con una descrizione più chiara di questo controverso personaggio il film avrebbe spiegato meglio il Tempo dei Torbidi.

La figura di Ksenija Godunova (una vera eroina tragica di quei tempi) è stata violentata in più di un senso. Se Ksenija fu davvero costretta a vivere con un tiranno, questo fu il falso Dimitri, e non un semi-sconosciuto atamano polacco. Alla morte dell’usurpatore, andò immediatamente a vivere in monastero, per cui il suo viaggio, le pretese alla sua mano come erede al trono, e le storie della sua conversione al cattolicesimo sono pura finzione, forse per regalare al film l’indispensabile principessa da fiaba: un peccato, perché il suo effettivo ruolo nella memoria dei Godunov ne avrebbe fatto un personaggio interessante quanto insolito.

Il monaco stilita è interpretato da Valeri Zolotukhin, uno dei più grandi e versatili attori russi (teatro, cinema, TV), tanto da meritarsi il titolo di Attore del Popolo nel 1987. Forse c’è qualcosa di ironicamente biografico nella scelta del ruolo: dall’infanzia, per diversi anni Zolotukhin è vissuto con un busto e un paio di stampelle, non diversamente dal monaco che interpreta nel film. Purtroppo la sua interpretazione del monaco risulta più simile a quella di Gandalf ne Il Signore degli Anelli che a quella di un autentico monaco del grande abito (di cui, certamente, i dintorni di Mosca oggi non sono privi): un’occasione perduta per lasciare un ricordo più profondo nella memoria degli spettatori.

Michał Żebrowski, l’attore numero 1 del cinema d’azione polacco, riesce a dare spessore e credibilità al ruolo dell’eroe negativo. Peccato che non si possa dire altrettanto dei personaggi che interpretano autentici ruoli storici. L’eroe positivo è Pyotr Kislov, un equivalente russo degli hollywoodiani Johnny Depp e Orlando Bloom: dato che lo script del film gli nega il destino di principe azzurro, deve accontentarsi di un ruolo di “tsar suo malgrado”, in un climax finale in cui ogni pretesa di coerenza, non solo di storia ma anche di copione, sembra definitivamente perduta.

Neanche il messaggio promozionale alla fine del film (“il 4 novembre 1612 i russi liberarono Mosca”) è corretto. Il 4 novembre 2005, giorno dell’anniversario dell’ingresso di Pozharskij e Minin al Cremlino di Mosca come liberatori, è stato effettivamente la prima celebrazione del Giorno dell’Unità del Popolo, ma... l’evento a cui si riferisce non ebbe luogo il 4 novembre 1612, secondo qualsiasi computo del tempo allora in uso: c’è da stupirsi che gli sceneggiatori russi non abbiano mai sentito parlare del calendario giuliano.

Alcune stranezze del film sono meno insolite di quanto si creda: per esempio, i cannoni di cuoio sono realmente esistiti, anche se non ci sono documenti del loro uso nel Tempo dei Torbidi. I costumi sono molto ben realizzati (anche troppo: le ali degli ussari polacchi, per ovvie ragioni, si indossavano solo in parata, non nelle marce e tanto meno in battaglia), e le scene di massa e di battaglia riservano sorprese.

Il film è tutto sommato gentile, e cerca di dare un’ambientazione tollerabile a uno dei periodi più intollerabili della storia. Perfino una scena di nudo integrale (la sauna delle ragazze) è trattata con una modestia che il cinema occidentale farebbe bene a imitare. Purtroppo, ci sono scene di battaglia piuttosto raccapriccianti, che rendono il film sicuramente inadatto ai bambini e a una visione familiare.

Gli italiani che vedono il film in lingua originale saranno stupiti dalle battute in italiano recitate benissimo (perfino l’italiano con accento polacco), magari i film anglosassoni usassero attori e doppiatori italiani tanto competenti... Per gli italiani invece è un po’ scioccante vedere un’inquadratura della Roma contemporanea trattata come la Roma del 1600. Il film è di scarso valore per chi sta studiando il russo, dato che il linguaggio impiegato è in molti casi un pessimo bydlorusskij, sconsigliato a chi non voglia imparare il gergo dei teppisti di strada.

Il vero guaio del film è il suo tentativo (in autentico stile russo) di coprire tutto: dramma patriottico e storia di fantasia, romanzo di amore e di guerra, di conflitto di religione, di magia e di misticismo, di cappa e spada e di umorismo: non è facile trovare un equilibrio tra tutti questi elementi, e quella che si viene a perdere prima di tutte è la coerenza generale della trama.

1612 non resterà certamente un film memorabile nella cultura russa, ma ha almeno il pregio di ricordare il quarto centenario di un evento che ha segnato la storia del mondo e della Chiesa ortodossa: la nascita dello stato russo moderno.

Il film si può trovare su YouTube:

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