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  L'Europa deve farsi carico del frazionamento dell'Ucraina

di Tara McCormack

da Spiked, 30 ottobre 2014

e da Russia Insider, 4 novembre 2014

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L'intervento palese dell'Unione Europea a fianco del movimento di Maidan ha portato a un'escalation della situazione, e di fatto ha fomentato un colpo di stato. Da allora, l'Europa si è basata su una versione da favola degli eventi

Colori europei e banderisti fianco a fianco - siamo nel mondo reale?

Due elezioni separate sono attualmente in corso in Ucraina. Lo scorso fine settimana gran parte del paese è andato alle urne, mentre le regioni orientali controllate dai separatisti sostenuti dai russi voteranno la prossima settimana.

I media occidentali hanno sempre travisato la realtà della crisi in Ucraina, e questo ultimo episodio non fa eccezione. Continuano con la favola di un'Ucraina intrappolata desiderosa di far parte dell'Unione Europea, presentando l'Unione Europea, a sua volta, come desiderosa di accordare l'adesione all'Ucraina. Le elezioni dello scorso fine settimana sono state presentate dai media occidentali come (l'ennesima) svolta storica nelle relazioni tra l'Ucraina e l'Occidente. Infine, ci hanno detto i giornalisti occidentali, l'Ucraina si sta scrollando di dosso le sue catene russe e si sta voltando a ovest verso l'Unione Europea. Tuttavia, questo è un quadro del tutto disonesto.

Come ho già scritto su Spiked, l'Ucraina ha sempre chiesto l'adesione all'Unione Europea, ma è stata ingannata con vari accordi di partenariato, tutti basati sulla premessa del rifiuto di prendere in considerazione l'Ucraina per un'adesione vera e propria. Tali accordi di partenariato erano solo un premio di consolazione per un paese percepito come troppo grande, troppo caotico e troppo corrotto per essere preso in considerazione per l'adesione a un'Unione Europea che già soffre di 'fatica da allargamento'. Con la recente ascesa dei partiti populisti di destra, la libertà di circolazione degli ucraini all'interno dell'Unione Europea è sempre più contestata. L'idea che, in questo contesto, l'Unione Europea darebbe semplicemente il benvenuto agli idraulici ucraini è una bugia.

Perciò, la decisione presa dal presidente ucraino Viktor Janukovich di respingere l'ennesimo accordo di associazione con l'Unione Europea, accordo aggravato da condizioni difficili, a favore di un accordo sul gas con la Russia, era stata una mossa puramente pragmatica. Mentre la mossa di Janukovich aveva scatenato proteste di massa nel centro di Kiev, era stato l'intervento palese dell'Unione Europea sulla scia della transazione che ha intensificato la situazione, e aveva di fatto fomentato un colpo di stato. Tre ministri degli Esteri dell'Unione Europea avevano più o meno ordinato al governo eletto di andarsene e avevano esortato i loro politici preferiti a subentrare in carica. Il ministro degli Esteri polacco, Radek Sikorski, è stato anche colto in un video a mettere in guardia i politici di opposizione dalle conseguenze, se non firmavano l'accordo: 'sarete tutti morti'.

Il problema era, ed è tuttora, che ci sono disaccordi genuini all'interno dell'Ucraina, che l'Unione Europea, con il suo straordinario e scandaloso intervento, ha completamente ignorato. Invece, si è limitata a descrivere una versione di parte di una situazione politica complessa come quella giusta. Con questo non voglio sostenere che la Russia non abbia svolto alcun ruolo in un'ulteriore destabilizzazione del Paese – lo ha fatto certamente, Putin sembra aver fatto suo il detto di Winston Churchill, 'non lasciate mai che una buona crisi vada sprecata'. Ma non ci inganniamo, la crisi è stata provocata dall'Unione Europea – la colpa e la responsabilità è dell'Unione Europea, e più in generale degli interventi occidentali a lungo termine nella regione.

Come risultato, l'Ucraina è ora completamente divisa, e tenere elezioni separate può solo ridurre la possibilità di qualsiasi tipo di risoluzione politica. Per parafrasare il detto irlandese, se si vuole raggiungere la pace e l'unità di certo non si deve partire da qui. Tuttavia, questa è la situazione in cui l'Ucraina si trova ora, grazie a un intervento esterno. In definitiva, la scelta di tenere elezioni è una questione che riguarda il popolo ucraino. Il vero problema qui non sono le elezioni in se stesse, ma il fatto che queste elezioni stanno portando a un'ulteriore internazionalizzazione della crisi da parte dell'Unione Europea.

L'Unione Europea ha almeno agito coerentemente verso l'Ucraina in un campo: si è ​​ impegnata in una sorta di politica estera accidentale fin dall'inizio. L'Unione Europea sembra essersi totalmente scollegata dal mondo reale, rifiutando di capire che le azioni dell'Unione Europea possono avere effetti reali e concreti. A partire con le offerte all'Ucraina di una quasi-adesione all'Unione Europea, completa di inquadrature e accordi bizantini, l'Unione Europea ha costantemente ignorato l'impatto che il suo coinvolgimento avrebbe avuto sull'Ucraina. Grazie all'Unione Europea, l'Ucraina è bloccata in uno stato di sospensione politica ed economica permanente. Proprio mentre l'Unione Europea continuava a resistere alla tentazione di dare all'Ucraina lo status di paese membro, ha scoraggiato l'Ucraina dal perseguire altri accordi commerciali e politici.

Il ministro degli Esteri tedesco coglie l'occasione per un po' di foto a Kiev – con i colori banderisti sullo sfondo

Altri aspetti della politica estera dell'Unione Europea sono stati più ovviamente accidentali – e fuori controllo. Per esempio, la decisione dei tre ministri degli esteri di ordinare al presidente eletto dell'Ucraina di dimettersi è stata presa senza pensarci su. Il ministro degli esteri polacco ha lanciato la palla, e i suoi colleghi tedesco e francese hanno seguito l'esempio. È incredibile che l'Ucraina sia  stata portata sulla via della guerra a causa di decisioni estemporanee prese dai tre ministri degli esteri che si sono presi la briga di volare a Kiev a emettere ultimatum. Questo rivela anche la disonestà fondamentale l'idea che l'Unione Europea sia una sorta di soggetto coerente di politica estera.

La crisi ucraina dovrebbe riguardare tutti i cittadini dell'Unione Europea. Un mio collega mi informa che ora in Germania i dibattiti di politica estera assumono una forma molto franca: 'Volete andare in guerra per Donetsk?', chiedono. È ora che iniziamo a fare queste domande anche in Gran Bretagna. Se la risposta che volete dare è no, allora avete bisogno di pensare molto seriamente alla politica estera dell'Unione Europea, perché, come mostra la situazione in Ucraina, questa politica ci sta coinvolgendo in conflitti e sta distruggendo degli stati. La politica estera dell'Unione Europea è basata sulle proprie fantasie infantili di agire come una forza per il bene nel mondo, favorendo il buon governo come una fata benevola che agita la sua bacchetta e produce l'armonia. La realtà è che la politica estera dell'Unione Europea è attualmente una forza del caos e del disordine nel mondo.

In risposta alla politica estera incoerente e distruttiva da parte dell'Unione Europea, è il momento di fare un ritorno alla realpolitik, cioè, a una politica estera basata sulla comprensione che gli Stati hanno interessi reali, concreti e spesso contrastanti e che l'intervento di altri Stati può avere conseguenze enormi e mortali. Un buon inizio per l'Occidente sarebbe di prendere le distanze dalle elezioni ucraine e di cercare di capire come mai l'Ucraina è giunta nella situazione in cui si trova.

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