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  Valigia – stazione – Rus' Carpatica: la Transcarpazia dice addio all'Ucraina?

di Dmitrij Skvortsov

ukraina.ru, 1 settembre 2014

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"Chi sono i russini subcarpatici,  perché non sono contenti dell'Ucraina, e perché, a differenza dei piccoli russi, hanno capito l'essenza dell'attuale regime fascista a Kiev?" – chiede il nostro corrispondente Dmitrij Skvortsov

Con l'inizio dell'annuncio della "Primavera russa" e la creazione delle repubbliche popolari ha cominciato ad accorrere gente non solo dalla Novorossija, ma con sorpresa di molti, anche dall'Ucraina occidentale, vale a dire, dalla Transcarpazia. Fu allora che si scoprì che molti russini che abitano la terra a sud dei Carpazi "ucraini" minacciavano di bloccare i passi di montagna, da dove sarebbe stato facile distruggere "i membri del Settore destro, della Guardia nazionale e altri galiziani", per quanto potessero cercare di entrare. Con la perdita della speranza di un intervento armato della Russia nella resistenza antifascista nel territorio della Nuova Russia e in Ucraina, la Repubblica russina è diventata clandestina. Ma non si è arresa. Come mi ha informato il Primo Ministro della Repubblica della Rus' Carpatica, nella Repubblica popolare di Lugansk si è formata la "prima milizia di unità nazionale" – il battaglione russino dedicato a Ivan Kundrja (l'archimandrita Iov di Ugol') - missionario carpato-russo e veterano della Seconda Guerra Mondiale. L'unità include volontari russini dalla Rus' Carpatica (il nome originale della Transcarpazia), dalla Prjashevshchina (Slovacchia), dalla Lemkovina (Polonia) e dalle regioni russine dell'Ungheria. A differenza dei "battaglioni" della Guardia nazionale (che contano fino a 100 persone, corrispondenti a una compagnia), il battaglione russino è quasi al completo: è formato da 380 soldati.

© Foto: chiesa ortodossa (già uniate) del XVI secolo a Ugol', dove negli anni '60 servì il venerabile Iov

Chi sono i russini subcarpatici,  perché non sono contenti dell'Ucraina, e perché, a differenza dei piccoli russi, hanno capito l'essenza dell'attuale regime fascista a Kiev (bloccando i passi di montagna al confine con la Galizia ancora al tempo della  "eurorivoluzione")?

Sono stato più di una volta in Subcarpazia (ma ora era la prima volta in 6 anni), ho parlato con i Lemko e i Bojko dei villaggi più remoti (dove gli autobus non sono in grado di arrivare in inverno), e con l'elite nazionale fino al presidente del Sojm dei carpato-russi. Pertanto, non sono al corrente della questione russina solo dalla letteratura.

I russini (quelli che pensano a se stessi con questo identificativo etnico) si ritengono un quarto gruppo etnico russo accanto ai russi bianchi, ai grandi e ai piccoli russi e non sono d'accordo con la definizione di "unione dei tre popoli". Per coloro che non accettano la teoria dei tre popoli fratelli, la discussione su un unico popolo russo comprende molto di più di tre sub-etnicità, e i russini sono i russi del sud-ovest (che comprende i gruppi etnici Lemko, Bojko, Hutsul, ecc), che a differenza dei vicini galiziani non accettano di trasformarsi in ucraini.

Non perché i migliori figli del popolo russo in Galizia avessero difeso meno coraggiosamente il loro nome, ma perché questi ultimi furono distrutti non solo dalle direttive della lontana Vienna, ma anche dalle autorità locali polacche ostili alla "questione russa". Invece, le autorità locali nella Rus' Carpatica (ungheresi, slovacchi) furono molto più indifferenti all'identità dei montanari.

La repressione ebbe una brusca recrudescenza all'inizio del secolo scorso, quando gli sforzi del prete-asceta russino Aleksej Kabaljuk (canonizzato nel 2006 sotto il nome di Aleksij il Carpato-russo) diedero inizio al ritorno in massa degli uniati all'Ortodossia. Le autorità austriache identificarono i convertiti con spie russe. L'apogeo della persecuzione furono i tragicamente famosi processi Marmarosh-Sighetskie, in cui i residenti del villaggio di Iza furono condannati a decine a diverse pene di reclusione, e le loro famiglie furono abbandonate alla fame e al vagabondaggio.

Ma queste persecuzioni erano solo il preludio alla distruzione fisica dei russini nei primi campi di concentramento nella storia dell'Europa, "Terezin" e "Talerhof." In tutto, il genocidio dei russini nel 1914-1917 distrusse fisicamente più di 60.000 galiziani, bucoviniani e carpato-russi di mentalità russofila. Più di 100 mila persone morirono nei campi di concentramento. Decine di migliaia morirono durante la deportazione forzata nelle profondità dell'Austria-Ungheria. Con il ritiro dell'esercito russo, fino a mezzo milione di persone fuggì da morte certa in Russia.

© Foto: Jasen'e (meglio conosciuta come il sanatorio di Jasnja), dove nacque il venerabile Aleksjj il Carpato-russo

Le vittime dei russini dimostrarono all'Europa che essi avevano diritto al proprio stato. Nel 1918, l'Ungheria da poco indipendente proclamò "la creazione del territorio dei russini a sud dei Carpazi, con ampia autonomia, e il nome di Ruska Krajina". Alla fine della prima guerra mondiale, l'area fu annessa alla Repubblica cecoslovacca. Il trattato di Saint-Germain fra gli Alleati e la Repubblica Cecoslovacca nel 1919 garantì la formazione di una Rus' Subcarpatica "con pieno autogoverno compatibile con il concetto di unità della Cecoslovacchia". Ciò comportava il proprio Sojm (assemblea legislativa) e il proprio governo autonomo.

Tuttavia, la Cecoslovacchia non solo non ebbe fretta di implementare il trattato, ma per molti versi lo violò. Solo nel 1938, sentendo il soffio della guerra, il governo della Cecoslovacchia fece concessioni al proprio stesso popolo... nel maggio 1938, fu finalmente proclamata l'autonomia della Rus' Subcarpatica. Inoltre, quest'ultima acquisì lo stato di ente federale, così come la Slovacchia indipendente di oggi.

In un referendum tenuto nella Rus' Subcarpatica nello stesso anno, il 76% degli intervistati si dichiarò a favore dell'uso della lingua russa letteraria come lingua ufficiale di insegnamento – gettando così nella spazzatura vent'anni di ucrainizzazione violenta.

I russini poterono godere per poco del loro stato soggettivo. Appena due settimane dopo l'annuncio dell'autonomia, per ordine da Berlino, Praga stabilì nella Rus' Carpatica, con l'aiuto di carri armati e mezzi corazzati da trasporto truppa dell'esercito cecoslovacco, un regime fantoccio totalitario guidato dal chierico uniate Avgustin Voloshin. L'ucrainizzazione riprese in una forma ancor più rigida. Secondo lo storico Aleksandr Karevin, "tutti i giornali di opposizione furono chiusi, il governo locale fu eliminato. La lingua ucraina fu dichiarata pubblica, e imposta in tutte le istituzioni, nell'insegnamento. Nelle città, cambiarono frettolosamente i segni e cartelli stradali (che erano in russo). Tutte le posizioni di responsabilità furono occupate da figure "coscienti a livello nazionale". E come se non ce ne fossero abbastanza in Transcarpazia, tali figure erano per lo più membri dell'Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) "importati" in gran quantità dalla Galizia.

© Foto: Il monastero di san Nicola vicino a Iza, dove riposano le reliquie di Sant'Aleksij il Carpato-russo

I dissidenti furono trattati senza cerimonie. Presto iniziò un'ondata di arresti. Il 18 novembre 1938 per ordine di Voloshin a Monte Dumen (vicino a Rakhova) fu creato il primo campo di concentramento nella storia della Transcarpazia. Senza una sentenza di tribunale, furono privati della libertà non solo politici dell'opposizione e giornalisti. Dietro il filo spinato finirono contadini, operai, intellettuali che osavano fare commenti poco lusinghieri riguardo ai "capi" di recente conio e al "padre" della nazione ...

Per ordinanza del capo dell'autonomia, nella Rus' Carpatica fu diffuso il "Mein Kampf"... Come notato sopra, le attività dei partiti politici, ad eccezione di quello di Voloshin, "Unità nazionale ucraina" (che non aveva alcun sostegno da parte della popolazione), furono vietati. Ma fu fatta una sola eccezione.

"Tutti i cittadini di nazionalità tedesca, indipendentemente dalla loro nazionalità, possono organizzarsi nel 'partito tedesco' sulla base delle idee nazional-socialiste, così come indossare le relative insegne e portare lo stendardo con la svastica"... Allo stesso tempo, qualsiasi propaganda anti-nazista fu severamente proibita...

Quando la Germania invase l'Unione Sovietica, Voloshin scrisse a Hitler una lettera offrendo modestamente se stesso per la presidenza dell'Ucraina occupata dall'esercito tedesco. Allo stesso tempo, consigliò al Führer di liquidare in Ucraina la Chiesa ortodossa e di sostituirla con la Chiesa cattolica (il sogno segreto di molti "patrioti" ucraini). Ma, come sapete, Hitler aveva altri piani. "

Foto © RIA Novosti. K. Kuznetsov

Nel 1944, tenendo conto di tutti gli "inganni" proclamati da Voloshin nella cosiddetta "Ucraina Carpatica", il Congresso dei sacerdoti della Rus' Carpatica indirizzò un appello a Stalin per consentire un'autonomia nell'Unione Sovietica, senza associare la Rus' Carpatica alla Repubblica Socialista Sovietica dell'Ucraina, ma "sotto forma di Repubblica Sovietica Carpato-russa". Purtroppo, Stalin seguì la tradizione della politica nazionale di Lenin (che egli stesso aveva implementato, donando ai bolscevichi dell'Ucraina le terre dei grandi russi già dai tempi delle Repubbliche Popolari di Donetsk - Krivoj Rog).

Per quasi mezzo secolo i russini sono stati registrati come ucraini, così per il resto dell'Ucraina è stata una sorpresa il referendum tenutosi 1 dicembre 1991 nella regione della Transcarpazia, dove quasi il 80 per cento ha votato a favore del ripristino dello status di territorio autonomo. L'Ucraina, nello stesso tempo, ha mostrato la propria natura totalitaria, ignorando i risultati del referendum.

Quindi, il Consiglio regionale della Transcarpazia si è rivolto alla Verkhovna Rada per il riconoscimento della nazionalità russina sancito dalla Costituzione, come dalla volontà espressa al referendum regionale del 1 dicembre 1991. La Rada ha risposto che la richiesta "non è passata inosservata: la 'questione russina' è stata posta sotto controllo speciale".

Foto © Dmitrij Donskoj

Su indicazione del Comitato di Stato per le nazionalità del Gabinetto dei Ministri, fu finalizzato nel 1996 un piano governativo segreto: il "Piano d'azione per affrontare i problemi degli ucraini-russini". Qui ci sono solo alcuni dei suoi punti:

1. Delineare in modo chiaro e dichiarare... la posizione dello Stato ucraino sulla futilità delle idee... dell'autonomia della Transcarpazia a qualsiasi titolo - culturale, etnico... ecc... Distribuire presso le ambasciate dell'ucraina in Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia una serie di pubblicazioni per i media locali dei paesi ospitanti per quanto riguarda la posizione ucraina sul russinismo...

2. Implementare un sistema di misure volte a rafforzare la posizione dell'ucrainismo in Transcarpazia (lingua, cultura, reclutamento di quadri, ecc)...

3. Impedire lo svolgimento di referendum locali per eseprimere "auto-identificazione" nella Transcarpazia ucraina...

8. Implementare un sistema di misure di supporto ideologico, materiale, di personale e culturale delle comunità ucraine in Slovacchia orientale, Ungheria, Romania, Jugoslavia, Polonia...

9. Espandere la fornitura di materiali nei media della Transcarpazia, che si concentrino sul fatto che questa regione è un'antica terra ucraina...

10. Applicare ai membri della società regionale non registrata "Comunità dei Russini Subcarpatici" e al suo "governo provvisorio" le pertinenti norme della vigente legislazione amministrativa e penale.

Nel marzo 2008, il ministro della giustizia Mykola Onyschchuk, in risposta alla richiesta del difensore civico Nina Karpachova al presidente Jushchenko "di riconoscere la cittadinanza russina in Ucraina in conformità con le raccomandazioni delle Nazioni Unite" ha dato la spiegazione che "i russini sono sempre stati una componente organica della nazione ucraina".

Foto © RIA Novosti. Aleksandr Donskoj

E lo ha detto nonostante il fatto che in una mezza dozzina di paesi in cui i russini vivono insieme con gli ucraini, sono riconosciuti come gruppo etnico distinto. Nell'Unione Europea, a differenza del muro di omertà che si trova l'Ucraina, si stampano con sostegno governativo riviste, giornali e libri dei russini, e ci sono scuole russine, tra cui istituti superiori. In Ungheria ci sono 13 aree residenziali di auto-governo carpato-russo. Perfino il Dipartimento di Stato americano nelle sue relazioni annuali sui diritti umani ha più volte criticato paternamente l'Ucraina per aver rifiutato di riconoscere i russini come minoranza nazionale. Nel 2006, il Comitato dell'ONU per l'eliminazione della discriminazione razziale ha raccomandato che l'Ucraina li riconosca come minoranza nazionale "a causa delle significative differenze tra i russini e gli ucraini".

Come mi ha raccontato il capo del Sojm (organizzazione mondiale) dei carpato-russi, l'arciprete mitrato Dmitrij Sidor, "la definizione ufficiale del Ministero della Giustizia dell'Ucraina è stato l'impulso per la convocazione nel giugno 2008 del I Congresso europeo dei russini subcarpatici. "Con questa lettera, Kiev ha ufficialmente e di fatto ratificato una 'condanna a morte' dei russini in Transcarpazia –  Rus' Carpatica", citata in un memorandum del Congresso.

"Il 7 giugno 2008 il Congresso ha dichiarato al mondo che i russini sono vivi, e ha ricordato che essi non vengono distrutti nemmeno un soggetto di diritto internazionale – diceva allora padre Dmitriy". I russini sono un popolo che ha esercitato il proprio diritto all'autodeterminazione. Quindi, abbiamo bisogno solo del riconoscimento dei nostri diritti di nuovo stato per i russini.

Ma l'Ucraina, invece di cooperare, invece di discutere le questioni sul tavolo ha deciso di spaventare i russini con la "mazza" della SBU – minacciando padre Dmitrij Sidor con un'accusa ufficiale per i suoi "dubbi circa l'identità ucraina della Transcarpazia".

Quando divenne chiaro che l'Ucraina non aveva intenzione di soddisfare i legittimi diritti dei russini, fu convocato il II Congresso. "Volevamo impedire lo sconvolgimento di una riunione pacifica – continua padre Dmitrij. Il teatro russo di Mukachevo, dove si teneva il Congresso, fu invaso da agenti della SBU, e in città arrivarono autobus pieni di nazionalisti da Leopoli. Tuttavia, tutti i 109 delegati e più di 200 ospiti del Congresso hanno approvato un atto che ricrea lo stato autonomo dei russini del 1938 (con la formazione di un potere esecutivo di Stato), che corrisponde alla volontà del nostro popolo nel referendum nel 1991 per uno speciale territorio autonomo all'interno dell'Ucraina".

© Foto: Dmitrij Skvortsov

In seguito, la SBU ha incriminato il capo del Sojm. Il 19 marzo 2012 la Corte d'appello della regione della Transcarpazia, come corte di prima istanza, ha dichiarato padre Dmitrij colpevole di violazione dell'integrità territoriale dell'Ucraina (anche se l'autonomia non implica una modifica dei confini di Stato) e lo ha condannato a tre anni di carcere con sospensione condizionale della pena per due anni. Al condannato è stato negato il diritto al ricorso legale. È successo, come abbiamo visto, già sotto Janukovich.

Che cosa possono aspettarsi 740.000 russini (il 70% dei quali vive nella regione della Transcarpazia) dalla Kiev di oggi, è meglio non cercare neppure di indovinarlo. Come ha detto il rappresentante del Consiglio Mondiale dei Russini, Anatolij Sava, il rifiuto dell'Ucraina di onorare l'esito del referendum del 1991 significa per la Rus' Carpatica il diritto di staccarsi automaticamente dall'Ucraina.

Si noti che un rappresentante della comunità ungherese ha detto che gli ungheresi non andranno a morire nel Donbass per i miliardi degli oligarchi ucraini. Non credo che per quegli stessi valori siano disposti a morire slovacchi, polacchi, romeni, zingari e altre minoranze residenti nella regione.

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