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  La Repubblica di Moldova
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Moldova è il termine romeno per la regione storica della Bessarabia centrale, un territorio compreso tra i fiumi Prut a ovest e Dniestr/Nistru a est. Come l'attuale Repubblica (Republica Moldova), anche la precedente repubblica sovietica di Moldavia (Moldavskaia Sotsialisticheskaia Sovetskaia Respublika – MSSR), includeva il territorio della Transnistria, la regione tra i fiumi Dniestr a ovest e Bug a est.

Lo scenario politico di questa ex-repubblica sovietica, con capitale Chisinau (Kishinev in russo) è complicato dalle rivendicazioni di due stati autonomi interni: la Transdniestria e la Gagauzia.

L'attuale entità politica della Transnistria (Pridnestrovskaia Moldavskaia Respublika – PMR), con capitale Tiraspol, non è che una piccola parte di un territorio noto geograficamente come Transnistria, e che oggi si trova per la maggior parte in Ucraina. Per complicare ancor più le cose, la PMR non si limita a rivendicare il territorio sulla riva sinistra (orientale) del fiume Dniester, ma anche due territori sulla riva destra: la città industriale di Bendery e l'anello del Dniester attorno al monastero di Chitcani.

L'area autonoma della Gagauzia, nel sud della Repubblica di Moldova, è abitata dal gruppo etnico di lingua turca dei gagauzi: non corrisponde a un territorio geograficamente compatto, ma consiste nei due distretti confinanti Comrat e Ceadir Lunga, e del distretto territorialmente non collegato di Vulcanesti (all'estremità meridionale della Moldova), oltre a diverse comunità rurali disperse.

Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, la tensione tra il nuovo esercito moldavo e la guarnigione inviata a Bendery dalle autorità della Transnistria degenerò in battaglia. Lo scontro fu bloccato di autorità dalla 14a armata della Federazione Russa, non prima che il conflitto provocasse vittime e profughi (rispettivamente stimati attorno a 1.000 e 100.000 persone), traumatizzando la popolazione di entrambe le parti, e allargando ancor di più il divario linguistico, etnico, socio-economico e politico tra le due parti del paese. La creazione di una zona di sicurezza, un'amnistia generale e la mediazione russa hanno congelato il conflitto, ma senza risolverlo del tutto.

Le ragioni che portarono nel 1992 alla battaglia di Bendery hanno origine nella diversa conformazione etnica della Transnistria (dove nessun gruppo etnico ha la maggioranza, diversamente dal resto del paese a prevalenza romena), nelle paure della minoranza slava di una fusione della Repubblica di Moldova con la Romania, e nella relativa ricchezza della Transnistria, che pur essendo composta da meno di un quinto del territorio e degli abitanti del paese, controlla oltre il 40% delle sue risorse industriali.

Le aspirazioni separatiste della Gagauzia si sono invece risolte nel 1994 con l'accettazione di un'area ad autonomia territoriale (Gagauz Yeri), con capitale Comrat — all'interno della Repubblica di Moldova; nello stesso anno sono iniziati i dialoghi bilaterali tra Chisinau e Tiraspol sullo status politico della Transdniestria, con mediatori dell'OSCE, della Federazione Russa, e più recentemente dall'Ucraina.

È interessante notare come la complessità della composizione etnica della Repubblica di Moldova, che ne ha complicato i conflitti interni, non ne è stata tuttavia la causa principale. L'autonomismo della Gagauzia, che è veramente etnico, si è risolto pacificamente, mentre quello della Transnistria ha soprattutto motivazioni politico-economiche. Paradossalmente, quindi, il panorama multietnico può essere una chiave alla soluzione dei problemi, e può costituire una prova generale per tante analoghe difficoltà che possono venirsi a creare. Vale la pena pertanto studiare tale varietà in dettaglio.

Della popolazione totale di 4.359.100 persone in tutto il paese (censimento del 1989), 65% sono romeni/moldavi, 13,8% ucraini, 13% russi, 3,5% gagauzi e 2% bulgari. In Transnistria, su 546.000 abitanti (censimento del 1989), 40% risultano romeni/moldavi, 28% ucraini (l'alta percentuale si spiega con la vicinanza al confine ucraino) e 25% russi. È interessante notare come nessun gruppo etnico abbia la maggioranza assoluta in Transnistria; ciò indica tra le ragioni del separatismo della Transnistria non tanto una presunta egemonia etnico-culturale slava, quanto il timore opposto di uno sconvolgimento dell'attuale precario equilibrio.

In Gagauzia (altro banco di prova della coesistenza), su 182,500 abitanti attuali, 78,7% sono gagauzi etnici. L'utilizzo della lingua gagauza (che è di fatto una versione della lingua turca in caratteri latini) convive nel territorio con quello del romeno e del russo. La minoranza bulgara, consistente in questo territorio (5,5% della popolazione della Gagauzia) non vede con favore l'autonomismo, e alcuni vorrebbero anche un'ulteriore autonomia interna dei bulgari. Tuttavia, non si registrano problemi linguistici né violazioni di diritti umani. L'esperienza della Gagauzia tende a corroborare la teoria che quanto più alta è la maggioranza (specialmente oltre i tre quarti, come in questo caso), tanto più bassa è la tensione inter-etnica. In Gagauzia non c'è alcun timore di "romenizzazione".

Dal punto di vista linguistico, la lingua ufficiale dello stato, nota come "moldavo", è praticamente identica al romeno. Solo con l'indipendenza è ripreso l'uso della lingua romeno/moldava in caratteri latini: nei decenni del dominio sovietico, indubbiamente per estraniare i moldavi dai romeni, erano stati imposti alla lingua moldava i caratteri cirillici. Inoltre, la politica sovietica richiedeva il russo come lingua comune (cosa che peraltro non era gradita neppure alla minoranza ucraina), e questo aveva diminuito di fatto il numero di scuole di lingua romeno/moldava. Oggi a Chisinau vi sono più scuole russe che moldave, e il russo, anche se non ha uno status di lingua nazionale, lo è de facto, visto che tutti i documenti ufficiali vengono sistematicamente tradotti in russo.

Il problema linguistico non è mai stato considerato molto grave nel paese, anche se ha acuito il divario con la Transnistria: a Tiraspol, per il timore di sconvolgere lo status quo, si mantiene il russo come lingua didattica dominante, ed è rimasto l'uso dei caratteri cirillici per la lingua moldava.

L'economia della Repubblica di Moldova si confronta con tutte le sfide tipiche della transizione post-sovietica. Le vecchie repubbliche sovietiche erano tipicamente complessi economici non autonomi, che funzionavano solo in quanto parti dell'economia sovietica globale. Al disintegrarsi di quest'ultima, la Moldova si è trovata a corto di rifornimenti e tagliata fuori dai propri mercati tradizionali. I problemi sono aumentati quando il conflitto ha alienato la Transnistria, fortemente industrializzata, dal resto a maggioranza agricola del paese. Si noti anche che la situazione agricola della repubblica era fallimentare già al tempo dell'indipendenza: l'uva e i prodotti vinicoli rappresentano il settore più florido dell'agricoltura dello stato, e il paese non si era ancora ripreso dagli effetti della politica anti-alcolica di Gorbacev, che aveva fatto distruggere oltre un terzo delle vigne moldave. All'inizio del 1997, quando l'Ucraina ha imposto dazi di transito sulle esportazioni dalla Moldova, il commercio con altri paesi della CSI è notevolmente calato. La Transdniestria si trova in condizioni di insufficienza agricola tali da non riuscire a far fronte al fabbisogno alimentare della sua popolazione; inoltre, la PMR ha stipulato accordi economici internazionali diversi da quelli del governo di Chisinau, e ha una moneta differente. Il livello di cooperazione tra Moldova e Transnistria, misurato in termini di commercio, è del 6%. Almeno in Gagauzia, la soluzione dei problemi politici ha invece facilitato lo sviluppo economico.

Qual'è il ruolo della religione in tutto questo complesso scenario etno-linguistico, politico ed economico? Tutti e cinque i principali gruppi etnici della Repubblica di Moldova sono cristiani ortodossi, inclusi i gagauzi (cosa che fa della Gagauzia, curiosamente, l'unico stato cristiano turco del mondo). La fede ortodossa è tuttora l'unico fattore che lega insieme gli abitanti di tutto lo stato. Una fede comune e compatta, unita al desiderio di vivere in uno stato civile e democratico, sarà un aiuto senza pari alla risoluzione dei conflitti (non escluso, probabilmente, il ruolo dello status politico separato della Transdniestria all'interno delle legittime aspirazioni all'integrità territoriale della repubblica). Queste parole possono sembrare utopistiche nei paesi occidentali, dove l'appartenenza religiosa è vista come un fatto di sentimento personale, che si ha quasi vergogna di mostrare in pubblico. Nell'Oriente cristiano, invece, la fede religiosa modella le abitudini sociali, i comportamenti civili, l'autocoscienza di intere nazioni. Ogni atto che indebolisca la fede ortodossa locale (come le ben note campagne proselitistiche che hanno portato cattolici ed evangelici, evidentemente consci di avere risolto tutti i propri problemi in Occidente, all'invasione sistematica della CSI) non sarà altro che un attentato ai diritti degli abitanti della Moldova di ritrovare la propria dignità.

L'unità giurisdizionale dell'Ortodossia moldava ha allo stesso modo un grande valore, seppure non assoluto, per lo meno in quanto garantisce punti di riferimento comuni che non si ritrovano in alcun altro settore della vita del paese. Fin dai tempi in cui la Bessarabia divenne parte dell'Impero Russo, il suo territorio è stato amministrato dalla Chiesa ortodossa russa, e attualmente è parte del territorio canonico del Patriarcato di Mosca. Tutti i suoi fedeli, anche la maggioranza di lingua romena, seguono lo stile di vita tipico della Chiesa russa (e in certi casi anche della Chiesa romena prima che questa adottasse alcune recenti riforme): calendario giuliano ecclesiastico, ordinamento del clero e Tipico ecclesiastico russo, e così via fino a particolari minuti quali gli stili musicali e la forma dei paramenti. Il Metropolita Vladimir (Cantarean), che incarna nella sua persona la complessità etno-linguistica del paese (proviene da una famiglia romena della Bucovina ucraina), sembra la figura ideale per dirigere il popolo ortodosso moldavo nel complesso periodo di stabilizzazione sociale.

È molto sgradevole, pertanto, il fatto che la Chiesa ortodossa romena (che ha da decenni rivendicazioni sulle popolazioni di lingua romena al di là del Prut) non abbia atteso tempi più tranquilli per cercare di restaurare una "Metropolia autonoma di Bessarabia" legata al Patriarcato di Romania. Questa azione (messa in atto nel dicembre 1992) ha avuto le sue radici immediate nell'appello del Vescovo Petru (Paduraru) di Balti al Santo Sinodo romeno, ed è costata anni di polemiche tra i due patriarcati (risolte nel 1999 con il pentimento dello stesso Vescovo Petru, e l'accettazione del suo passaggio al Santo Sinodo romeno): questo conflitto a livello ecclesiastico ha aggravato alcuni moti politici di irredentismo, e ha seminato dubbi e incertezze in un popolo che si sarebbe meritato una maggiore serenità.

L'esperienza della Repubblica di Moldova è significativa per comprendere le difficoltà e il valore della coesistenza in una società complessa, e il ruolo che la fede può avere nel raggiungimento della pace.

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