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  L'esodo silenzioso dei cristiani della Siria

Nina Shea, National Review Online

Nina Shea è direttore del Hudson Institute’s Center for Religious Freedom e co-autore di Persecuted: The Global Assault on Christians (Thomas Nelson Publishers, 2013).

http://www.aina.org/news/20130208221023.htm, 9 febbraio 2013

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Nella ribellione della Siria, a nessun gruppo etnico o religioso sono stati risparmiati livelli terribili di perdite e di sofferenze, ma la sua minoranza cristiana dai 2000 anni di storia sta ora fronteggiando una distinta persecuzione.

Sotto la copertura di guerra e caos, questo gruppo, l’unico a cui mancano milizie proprie, è facile preda di islamisti e criminali, nello stesso modo. Questi assalti stanno scacciando i cristiani in massa. Questa comunità vecchia di 2.000 anni, che conta circa 2 milioni di membri, è la chiesa più grande del Medio Oriente dopo i copti d'Egitto, e ora è in pericolo di estinzione. L’arcidiacono Emanuel Youkhana della Chiesa assira dell'Est, nonostante un recente intervento chirurgico al cuore, è costantemente in viaggio in Libano e in Irak cercando di far fronte alla crisi dei rifugiati. Oggi mi ha scritto:

"Stiamo assistendo alla perdita della minoranza cristiana assira in un altro paese arabo. Quando è successo in Irak, nessuno credeva che sarebbe venuto il turno della Siria. I cristiani assiri fuggono massicciamente da minacce, rapimenti, stupri e omicidi. Dietro le segnalazioni giornaliere di bombe vi è in atto una pulizia etno-religiosa, e presto la Siria potrà essere svuotata dei suoi cristiani".

Le informazioni ufficiali e resoconti dei media sul destino dei cristiani sono scarse. Un nuovo rapporto di ieri, di Nuri Kino, un giornalista svedese di origine assira, getta luce sulle atrocità perpetrate sui cristiani all'interno della Siria, e le loro tribolazioni nei tentativi di fuga, dato che devono fare affidamento sulle reti che sono sorte tra gli sfruttatori della tratta degli esseri umani. Intitolato “Between the Barbed Wire” (tra il filo spinato), il rapporto è il risultato di un viaggio sponsorizzato da un ente di beneficenza svedese, l'Organizzazione della gioventù ortodossa siriaca, per valutare i bisogni dei rifugiati. Si basa su oltre un centinaio di interviste dello scorso Natale con i profughi cristiani in Turchia e in Libano. I rifugiati e i vescovi libanesi che Kino e la sua squadra hanno intervistato riferiscono che i cristiani stanno fuggendo a fiumi. Appenaentrano in Libano, guidati dalle versioni mediorientali dei "coyote" attraverso una straziante serie di punti di controllo sorvegliati da più parti in conflitto, la maggior parte di loro cerca le comunità cristiane locali per chiedere aiuto. Un chiaramente sopraffatto Arcivescovo George Saliba, sul Monte Libano, dice a proposito dei rifugiati: "Voglio aiutarne il maggior numero possibile, ma la cosa non è sostenibile. Abbiamo centinaia di profughi siriani che arrivano ogni settimana. Io non so che cosa fare".

Altrove in Libano, il monastero di San Gabriele ha aperto le sue 75 camere non riscaldate a più di un centinaio di profughi. In un altra città cristiana in Libano, il patriarca siro-cattolico Ignatius Efrem Josef III ha trasformato un edificio scolastico in un rifugio per le centinaia di profughi che vi sono ora e per gli altri che arrivano costantemente. Il patriarca lo descrive come il "grande esodo che si svolge in silenzio". Dice anche che ospita cristiani fuggiti diversi anni fa dall’Iraq. Tutte le città cristiane visitate per il rapporto si affannano a tenere il passo con l'afflusso dei cristiani siriani. I capi delle chiese sono stati grati per i letti, lavatrici, stufe e medicine portati dai visitatori svedesi.

Alcuni dei siriani dicono che hanno intenzione di rimanere in Libano finché la Siria sarà "calma" e potranno tornare alle loro case. Molti altri dicono che ritornare è "impensabile" e stanno facendo piani per cercare di emigrare in Europa sia con visti validi sia pagando contrabbandieri (la tariffa  corrente è di 20.000 dollari). Sono in gran parte piccoli imprenditori e professionisti qualificati - un ingegnere e la sua famiglia, un gioielliere e la sua famiglia, un parrucchiere, uno studente di medicina, ecc. Molti sperano di finire in Svezia e in Germania, dove possono ricevere alcuni sussidi statali fino a quando non trovano lavoro.

La città di Södertälje sembra essere una destinazione popolare, con 35 nuove famiglie cristiane che arrivano dalla Siria ogni settimana. Kino, egli stesso cittadino di Södertälje, riferisce che ci sono già molti cristiani siriani che vivono lì, e l'arabo è più comune dello svedese. I profughi sono in preda al panico, ricordando qualche evento terribile che ha scatenato la loro fuga - un sequestro di persona di un parente, un omicidio o una rapina. Si sentono nel mirino per il fatto di essere cristiani, il che significa che militanti e criminali li possono assaltare impunemente. Alcuni accusano un governo che non riesce a proteggerli, altri i ribelli islamici che li vogliono far espatriare. Un rifugiato dice a Kino: "Due uomini di una forte tribù araba hanno deciso un giorno di occupare i nostri terreni agricoli, ecco tutto. Quando sono andato alla polizia per denunciarli, mi è stato detto che non c'era niente da fare. Il capo della polizia ha detto in modo molto chiaro che non avrebbe agito, in quanto non volevano che la tribù si rivoltasse contro il regime".

Una donna di Hassaké racconta come il marito e il figlio sono stati uccisi con un colpo alla testa da islamisti. "Il nostro unico crimine è di essere cristiani", risponde quando le chiediamo se ci fosse stata una disputa. Un padre dice: "Noi non siamo poveri, non siamo fuggiti per povertà.
Siamo fuggiti per paura. Devo pensare alla mia figlia di dodici anni. È facile preda per i rapitori. Tre figli dei nostri amici sono stati rapiti. In due casi hanno pagato riscatti enormi per ottenere indietro i bambini, e in un caso hanno pagato ma hanno riavuto il bambino morto".

Un altro uomo attesta: "In Siria, non sai chi è il tuo amico e chi è il tuo nemico. I ricchi hanno la peggio. I criminali fanno la fila per rapirli". Tutti i profughi temono gli islamisti. Quando le unità di ribelli jihadisti si mostrano e prendono in consegna una città, come Rasel-Eyn, questa perde la sua popolazione cristiana nel giro di una notte. Un uomo da questa città dice a Kino: "Il cosiddetto Esercito siriano libero, o i ribelli, o in qualsiasi modo scegliete di chiamarli in Occidente, ha svuotato la città dei suoi cristiani, e presto non ci sarà più un solo cristiano in tutto il paese".

Non ci sono dati completi sul numero dei profughi. Quanti cristiani sono fuggiti non è noto e fuggitivi continuano a passare il confine ogni giorno. Stiamo solo iniziando a capire il pericolo che devono affrontare. L’arcidiacono Youkhana supplica: "Il mondo deve aprire gli occhi sulla situazione".

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