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  Miti sull'Impero Bizantino

intervista di Jurij Pushchaev a Pavel Kuzenkov

Orthochristian.com, 20 giugno 2018

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Sulla Chiesa, lo stato e l'imperatore, il mondo interiore dei romei, la ricchezza e la pietà, e la Russia come successore dell'impero bizantino

Abbondano i miti e le idee sbagliate sull'impero bizantino, di cui molti credono che la Russia sia il successore spirituale e politico. Secondo queste opinioni prevenute, si trattava di uno stato arretrato e sottosviluppato, un dispotismo orientale con una cultura morta e ossificata. Il 29 maggio 2018 (la commemorazione della caduta di Costantinopoli secondo il vecchio calendario), Pravoslavie.ru ha pubblicato un discorso su questi miti legati all'impero bizantino fatto con Pavel Kuzenkov, docente di storia, insegnante al seminario teologico Sretenskij.

La chiesa bizantina non faceva parte dello stato bizantino

Secondo un mito diffuso, l'impero bizantino era uno stato dispotico.

In primo luogo dobbiamo esaminare l'origine della parola "despota". Nell'antica Grecia un despota ("despotes") era tecnicamente un "padrone di casa". Lo stesso senso si poteva rinvenire più tardi. Per farla breve, questa parola in origine significava "maestro" o "sovrano" ("vladyka" in russo), un proprietario di qualcosa, senza alcuna connotazione negativa. Ma a partire dal XVIII secolo circa, "despota" ha iniziato a significare "tiranno" nella cultura europea. È stata una sostituzione di concetti. Poco a poco la parola "despota" ha cominciato a stridere alle orecchie degli europei. Per esempio, l'esclamazione "Eis polla eti, despota", che significa "Per molti anni, o vescovo sovrano!" faceva sembrare gli ortodossi come se fossero ossessionati dal dispotismo!

Quindi, un despota è semplicemente un maestro che è responsabile per il territorio e le persone nella sua giurisdizione. Le persone obbediscono all'imperatore che le governa. Ma non ci sono segni di violenza in questa subordinazione. Ecco perché il "dispotismo" era una normale forma di governo per tutti i greci di quell'epoca.

Il dispotismo è spesso associato a una regola arbitraria, alla meschina tirannia di un uomo, un monarca crudele.

Quella che ha appena menzionato era chiamata tirannia e denunciata come perversione dell'autorità. I greci consideravano l'autorità dell'imperatore come una forma legittimo di governo. C'è una legge nella tradizione legislativa romano-bizantina emanata dall'imperatore Teodosio II (V secolo) e inclusa nel Codice di Giustiniano (VI secolo), che dice: "Se l'editto di un imperatore contraddice le leggi, non deve essere eseguito". In altre parole, un imperatore deve rispettare le leggi e governare giustamente. Ed è responsabile davanti a Dio per questo. È interessante notare che l'imperatore si ergeva al di sopra delle leggi – non era limitato da niente o da nessuno – ma Teodosio II impose questi vincoli a se stesso in modo che i suoi atti legislativi potessero essere d'accordo con le leggi, proclamando: "Niente è più meraviglioso di quando un imperatore agisce secondo le leggi. "

L'impero aveva un sistema di "controlli e bilanciamento di poteri"?

Sì, l'aveva, e pure molto forte! In primo luogo, era sempre presente il senato, che chiamavano Synclete. In secondo luogo, le masse e l'esercito svolgevano un ruolo importante in alcuni settori. E, in terzo luogo, la Chiesa era sempre indipendente e mai controllata dallo stato.

Quindi l'imperatore non era di fatto il capo della Chiesa?

Mai! Sarebbe stata una grave violazione dei canoni della Chiesa che vietava ai laici di intervenire negli affari della Chiesa, e l'imperatore era praticamente un laico, sebbene con uno status speciale. Il capo della Chiesa è Cristo.

la basilica di Santa Sofia

Così era secondo i canoni e le regole della Chiesa, idealmente. Ma quale pratica esisteva di fatto?

C'era un consenso: poiché la Chiesa era nel mondo, l'imperatore fungeva in essa da rappresentante della società secolare. In particolare, a nome di tutti i laici, partecipava all'elezione del patriarca. Il Sinodo nominava tre candidati, tra i quali l'imperatore sceglieva. L'imperatore convocava i Concili ecumenici e definiva i confini diocesani, che nella maggior parte dei casi corrispondevano ai confini amministrativi. Così svolgeva un ruolo importante nella vita della Chiesa. Ma se la gerarchia della Chiesa per una o l'altra ragione non era d'accordo con l'imperatore, quest'ultimo non aveva il diritto di deporre il patriarca o un vescovo con un suo decreto. Per essere più precisi, aveva legalmente il diritto di arrestare o di esiliare il patriarca, ma ciò avrebbe provocato immediatamente una violenta indignazione nella società, che potenzialmente avrebbe portato alla sua detronizzazione o addirittura alla sua morte. La storia conosce esempi di tali imperatori le cui azioni (come l'uso della forza contro il clero) hanno provocato disturbi e rivolte. Gli esempi più noti sono gli iconoclasti e gli uniati. Ma questi furono esempi grafici di comportamento sconveniente che fu condannato risolutamente.

Questa è una delle differenze fondamentali tra le pratiche bizantine e quelle russe. Ricordiamo che i grandi principi e gli imperatori russi nominavano anch'essi metropoliti e patriarchi. Inoltre, dai tempi di Pietro il Grande, il clero russo giurò fedeltà al trono, cosa che in effetti non era solo una violazione dei canoni ma anche una violazione del comandamento di Dio. Nell'Impero Bizantino il clero non prestò mai un giuramento all'imperatore; il clero serviva solo Dio. Non riceveva pagamenti dallo stato e non aveva alcun rapporto formale con esso. Per parafrasare queste cose nel linguaggio giuridico moderno, la Chiesa bizantina era separata dallo stato, sebbene fosse parte integrante della società bizantina. La Chiesa e le istituzioni statali funzionavano in armonia l'una con l'altra ma indipendentemente.

In realtà, l'indipendenza è lo strumento più essenziale nella predicazione e nella missione della Chiesa. Non è un caso che i mentori più influenti fossero anacoreti e asceti. Se il clero dipende dai poteri costituiti, difficilmente godrà di autorità. Solo chi ha la libertà e l'autorità assoluta può insegnare e istruire. Si dovrebbe ammettere che questa mancanza di libertà e indipendenza impediva alla Chiesa russa di svolgere il suo ruolo nel periodo pre-rivoluzionario. Il suo stato dipendente minava la sua autorità, mentre nell'era sovietica la Chiesa perseguitata rivendicò nuovamente la sua autorità.

Ma è un male se la Chiesa influenza gli affari di stato e gli ufficiali di stato? In questo caso le leggi diventeranno più morali e la morale migliorerà.

La cosa più importante è non assecondare i poteri costituiti. La Chiesa deve dimostrare di avere i propri programmi e principi e ricordare allo stato che esiste una linea che divide il bene e il male. La Chiesa deve saper denunciare lo stato di tanto in tanto e istruirlo pubblicamente. Tale era il meccanismo per mantenere l'autorità della Chiesa nell'impero bizantino. Ricordiamoci di san Giovanni Crisostomo – un modello di vescovo per tutti i tempi.

Sui "perfidi bizantini"

C'è un altro mito popolare sui presunti "perfidi bizantini".

-Questo mito ha a che fare con il divario culturale est-ovest nel Medioevo. Agli occhi dei cavalieri dell'Europa occidentale e anche dei cronisti russi (da persone poco sofisticate com'erano) i greci bizantini erano una personificazione della perfidia. Ma perché? Il più grande vantaggio dell'esercito bizantino era la sua abilità piuttosto che il numero dei suoi soldati. Il segreto della grande strategia bizantina era una vittoria senza spargimento di sangue con l'economia delle forze. Si sforzavano di raggiungere il successo con l'astuzia militare o la diplomazia. Così i bizantini avevano fama di politici abili e intriganti. Consideravano la politica come un gioco di scacchi.

È vero che la cultura dei cavalieri medievali dell'Europa occidentale e le tradizioni delle forze armate dei principi russi la consideravano cattiveria. Gli onesti cavalieri corazzati preferivano il combattimento singolo e combattevano nei tornei. I bizantini non potevano permettersi questo "lusso", che è caratteristico delle giovani nazioni che si vantano così tanto del loro vigore. In questo senso l'impero bizantino può essere paragonato alla Cina.

E per quanto riguarda schemi, complotti, tradimenti e inganni alla corte bizantina, e i conflitti tra le élite?

Un'alta cultura politica conduce inevitabilmente all'atmosfera di tensione e alla lotta segreta per il potere. Questa non degenerò più nella rissa e nel massacro, ma si manifestò con intrighi abili e nascosti e con rivalità d'élite. Tanto più che le donne svolgevano un ruolo molto importante nella corte bizantina. Il ruolo delle donne nella civiltà bizantina non può essere sopravvalutato, ed erano quasi completamente uguali agli uomini. Prendiamo atto del fatto che gli imperatori sono quasi sempre rappresentati simmetricamente accanto alle loro mogli negli affreschi della basilica di Santa Sofia. L'augusta (la moglie dell'imperatore, o, se questi era vedovo, sua figlia o sua nuora) era presente a ogni ricevimento reale. Al di là di ogni dubbio, una compagnia di donne comportava molte emozioni e passioni. Inoltre, c'erano molti eunuchi nel palazzo, e in effetti i primi eunuchi erano stati portati nell'Impero Romano dalla Persia sotto Diocleziano. Sebbene gli eunuchi fossero considerati persone di grande talento, erano spesso bramosi di potere, pieni di rancore e coinvolti in intrighi.

Comunque, rispetto agli intrighi delle corti di Madrid, Parigi e Londra, gli intrighi del palazzo bizantino non erano così interessanti. E il regime non era crudele come nelle città sopra menzionate; per esempio, secondo molte fonti, in molti casi i dignitari che erano stati condannati per alto tradimento o addirittura erano fuggiti all'estero erano perdonati e in seguito detennero alti incarichi.

E che ne dice dell'accecamento? Era una pratica molto crudele.

Che cos'è l'accecamento? In realtà significava rimuovere un pretendente al trono molto pericoloso senza ucciderlo. Alcuni sceglievano di mettere in prigione un tale pretendente per sempre (come nel caso del povero Ioann Antonovich in Russia), ma alcuni preferivano accecarlo e incarcerarlo in un monastero.

Il mondo interiore della gente medievale è molto diverso dal nostro

Ma perché avevano bisogno di accecare queste persone? Perché non rinchiuderle semplicemente all'interno delle mura dei monasteri?

Perché gli amici avrebbero liberato immediatamente il pretendente. E avrebbero causato una guerra civile con migliaia di vittime. Tuttavia non tutti gli imperatori deposti erano accecati. Ricordiamo Michele VII Dukas che divenne un metropolita, o Giovanni VI Kantakuzenos (XIV secolo) che visse per molti anni come monaco Ioasaf, dedicando il suo tempo alla letteratura e alla teologia.

A proposito, sappiamo che alcuni governanti accecati credevano che questa fosse la punizione divina per i loro peccati, così iniziavano a pregare intensamente e ad avvicinarsi a Dio. Uno di questi fu il grande principe russo Vasilij Vasil'evich lo Scuro (1415-1462). Il principe Vasilij prese l'accecamento come un dono di Dio che lo chiamava lontano dalle vanità del mondo per prepararsi alla morte. Dobbiamo tenere a mente che il mondo interiore delle persone medioevali era molto diverso dal nostro. Per loro la morte era l'inizio della vita vera. Lo scopo della vita di ogni cristiano è entrare nel regno celeste. L'imperatore era solo il "deputato" di Cristo sulla terra. Ma il vero impero non nascerà finché Cristo non ritornerà ripristinando il suo regno.

I bizantini attribuivano particolare importanza al parallelismo tra il regno di Cristo e il regno dei cristiani. Cercavano di indovinare le forme in cui la vita politica si sarebbe sviluppata dopo la risurrezione dell'umanità. Si tratterà di una vita su questo pianeta con Cristo come capo. Il regno di Cristo, il regno dei tempi a venire, sarà l'unione della Chiesa e dello stato. Ma nel nostro mondo peccaminoso il laico e lo spirituale sono separati, e ogni tentativo di unire questi due prima della seconda venuta del Salvatore ha conseguenze catastrofiche. Una volta che lo Stato assume le funzioni assunte dalla Chiesa, la Chiesa degenera in un apparato statale e in una costrizione statale. Allo stesso modo, una volta che la Chiesa assume le funzioni statali, la sua missione degenera da istruzioni spirituali a ordini severi. In entrambi i casi, quindi, l'obiettivo principale – far emergere un nuovo essere umano – non è raggiunto. La radice del peccato ha a che fare con la sfera volitiva. È una volizione malvagia (piuttosto che l'anima o il corpo) che conduce al peccato, e si può guarire solo attraverso la guarigione di questo libero arbitrio. Pertanto, la libertà è un prerequisito per la salvezza degli esseri umani, e il cristianesimo può essere giustamente chiamato la religione della fede, la verità che possiamo conoscere dal nostro libero arbitrio. In questo contesto qualsiasi teocrazia come forma di governo è falsa e anti-ecclesiale per sua natura. Dio governa il mondo, questo è vero; ma ogni tentativo di porlo come capo di stato sulla terra risulta ogni volta in un disastro. Il regno di Cristo non è di questo mondo (cfr Gv 18:36), ed egli non si porrà a capo di quel regno fino alla seconda venuta.

Quindi l'impero bizantino non era una teocrazia e il potere statale non apparteneva alla Chiesa locale. Né era una monarchia secolare nel senso moderno di questa parola. Era una sintesi unica di due principi, quelli spirituali e quelli secolari, che univano organicamente il regno e il sacerdozio, l'imperatore e il patriarca: c'era una "sinfonia" tra i due. La cosa più difficile ma più importante era mantenere l'equilibrio tra loro, la loro eguale gloria e indipendenza.

E cosa possiamo dire contro il mito della "arretratezza culturale" dei Bizantini?

Come abbiamo già detto, la civiltà bizantina nella sua prima fase (tarda antichità e primo medioevo) ha dimostrato un livello così alto di sviluppo che è stato molto difficile svilupparlo ulteriormente. Un esempio eclatante è la basilica di Santa Sofia. Non c'era stato nulla di simile prima, così questa chiesa è diventata il simbolo e il modello nella civiltà bizantina per molti secoli.

D'altra parte, fu grazie alla sua ricchezza che la cultura bizantina potrebbe sembrare secondaria, "presa a prestito" nelle fasi successive. Ma questo si può trovare in qualsiasi civiltà nella sua fase successiva di sviluppo. Si può avere un'impressione simile della tarda antichità, che può sembrare "imitativa" rispetto alla prima antichità. A proposito, questo vale anche per la nostra civiltà moderna. Ai nostri giorni qualsiasi scienziato deve sapere tutto ciò che è stato scritto prima di lui, e qualsiasi documento di ricerca serio deve avere molti riferimenti a varie fonti. Se Platone o Aristotele avessero lavorato in tali circostanze, sarebbe stato estremamente difficile per loro creare i loro trattati.

Sebbene ci siano molte citazioni nelle opere bizantine, la loro creatività non svanisce; piuttosto, si assopisce, nascosta sotto gli strati dei pensieri dei classici. Ma appena si profilava un nuovo compito, una nuova sfida, questa creatività si risvegliava immediatamente. Questo avvenne in realtà nel XIV secolo, quando il monaco e filosofo Varlaam dalla Calabria (Italia) arrivò nell'impero bizantino. Quando attaccò acutamente l'esicasmo bizantino, san Gregorio Palamas sviluppò immediatamente come risposta il suo insegnamento sottile e sofisticato, che ancora non conosciamo a fondo perché l'impero bizantino cadde subito dopo e non ebbe il tempo di promuovere le sue idee. Molti dei trattati teologici di quell'epoca devono ancora essere studiati.

È sorprendente che un discorso teologico e filosofico così brillante e fruttuoso si sia sviluppato nell'Impero Bizantino poco prima che questo giungesse alla fine. Si potrebbe pensare che i bizantini avrebbero dovuto risolvere questioni militari e pensare a come difendersi dai turchi ottomani; ma invece erano impegnati a discutere su come pregare correttamente! Non è un caso che il principale motto della civiltà bizantina sia il seguente: essere con Dio garantisce la vittoria, e non avere l'esercito più grande. E Dio è con chi che prega correttamente. E chi prega correttamente? Colui che comprende correttamente i comandamenti di Dio e vi obbedisce.

Noi abbiamo adottato questo motto di sant'Aleksandr Nevskij nella nostra cultura: "Dio non è nella potenza, ma nella verità". E le parole di Vjacheslav Molotov del 22 giugno 1941: "La nostra causa è giusta. Il nemico sarà sconfitto. La vittoria sarà nostra!", non sono altro che una parafrasi della formula bizantina per la vittoria.

Monasteri ricchi con monaci poveri

L'impero e la cultura bizantina sono spesso criticati per la loro ostentata magnificenza, la pietà esteriore e eccessivamente pomposa.

Nella tradizione ortodossa, la ricchezza e la pietà sono comunemente considerate come contraddittorie. Ma la ricetta, o il segreto, dei bizantini, dice che la ricchezza è un frutto della pietà. Insolita com'è, questa affermazione è d'accordo con la Bibbia – sia con l'Antico che con il Nuovo Testamento, poiché il Signore è il donatore di tutti i beni. Se guardiamo più da vicino le epistole dell'Apostolo Paolo, vedremo che era un abile organizzatore, per così dire. Per lui l'aspetto pratico della vita della Chiesa era di fondamentale importanza. E se prendiamo i documenti dei monasteri athoniti, scopriremo che la loro ricchezza e prosperità sono sempre state considerate come risultati delle attività gradite a Dio dei loro monaci, mentre la desolazione indicava che i monaci erano empi e negligenti.

Ci si potrebbe chiedere: "ma per quanto riguarda la tradizione ascetica?" L'idea principale è che nessuno dovrebbe essere dipendente dalla ricchezza. Se le ricchezze ci schiavizzano, diventano pericolose e un grande impedimento alla nostra salvezza. Ricordiamo le parole di Cristo su un cammello e la cruna di un ago (cfr Mt 19:24). Ma la ricchezza e l'abbondanza in quanto tali sono benedizioni e doni di Dio. Il benessere e la prosperità possono essere un grande fondamento per una vita pia e retta. La cosa più importante è che non dovremmo essere ossessionati dal bastare a noi stessi e dalle circostanze confortevoli. Pertanto, nell'impero bizantino i monaci poveri, asceti che avevano solo necessità di base, vivevano in monasteri ricchi.

In un certo senso il lusso nell'Impero Bizantino era un modo di presentarsi. Se eri un dignitario, dovevi mantenere una vita lussuosa, indossare abiti lussuosi e vivere in uno splendido palazzo. Dovevi spendere tutti i tuoi alti salari. E gli ordini di alti funzionari mantenevano un alto livello di arte di gioiellieri, pittori e iconografi, dando da vivere a migliaia di famiglie. Queste non erano affatto manifestazioni di vanità e orgoglio. Era una necessità pubblica: i dignitari dimostravano con il lusso il significato delle posizioni che detenevano. Ciò si applicava anche agli splendidi paramenti sacri e alle decorazioni.

Quando si tratta di monaci, questi erano morti al mondo e i concetti secolari erano estranei a loro. Le vesti monastiche sono le più semplici e le più umili del mondo. I vestiti dei modesti sacerdoti e vescovi erano simili a loro. Nel decimo secolo Liutprando, ambasciatore del re tedesco presso la corte bizantina, osservava con sorpresa: "I nostri contadini sono più ricchi dei vescovi greci!" Il fatto è che nell'Impero bizantino non solo la Chiesa non era sostenuta dallo stato, ma era anche obbligata a pagare le tasse. La nozione occidentale secondo la quale il rango di vescovo garantiva ricchezza si contrapponeva alla modesta vita dei vescovi greci, che avevano così tante cose a cui badare.

Va detto che anche la corte imperiale tendeva a ridurre le spese. Per esempio, indovini come gli astuti bizantini cercavano di abbagliare gli stranieri: portavano gioielli, oro e argenteria dalle gioiellerie al palazzo reale, riempiendo con essi una camera in cui invitavano un ambasciatore. Certamente, l'ambasciatore sbalordito avrebbe scritto al suo sultano o re: "Non ha senso combattere una guerra contro di loro! Hanno così tanto oro nella sola camera reale da poter facilmente comprare tutti i nostri soldati". Questo trucco aiutò l'impero a salvarsi la faccia e a salvare migliaia di vite umane. Ma in un certo senso i bizantini caddero vittime del loro stesso stratagemma, e così i loro poveri vicini, non da ultimi quelli in Occidente, iniziarono a desiderare la "ricchezza incalcolabile" di Costantinopoli.

L'impero bizantino come paese cristiano

il santo ierarca Fozio di Costantinopoli

Se l'impero bizantino era un paese cristiano, allora anche la sua popolazione era pia?

I nuovi battezzati bulgari chiesero al patriarca Fozio perché così tante persone erano empie in questo impero cristiano, mentre in Bulgaria c'erano molte persone oneste e decenti anche tra i pagani. Il patriarca rispose: "I demoni non sono interessati ai pagani, mentre i cristiani sono costantemente attaccati e tentati da loro". Per il diavolo, un uomo retto che è stato portato fuori strada è molto più prezioso di mille persone che commettono piccoli peccati. Secondo questa logica, la diffusione del cristianesimo è un processo lungo e disuguale.

Direi che per lungo tempo l'Impero Bizantino fu una società tardoantica con tutti i suoi vizi come la corruzione, l'avidità di denaro, la brama di potere, la fornicazione, l'invidia... La gente continuava a seguire le vecchie abitudini, sebbene vivessero in un paese dove il cristianesimo era una religione predominante. Ma questo non significa che la società non sia cambiata. Gli ideali cambiarono e apparvero i santi, esempi di una vita autenticamente cristiana. Le loro vite furono usate come modelli nell'educazione cristiana.

Per quanto riguarda lo specifico vizio bizantino che alla fine distrusse l'impero, direi che questo fu l'egoismo. L'egoismo individuale ha aumentato la stratificazione sociale. L'egoismo di classe ha portato all'allontanamento dell'aristocrazia dalla gente comune. L'egoismo etnico ha portato alla degenerazione dell'Impero Bizantino da un impero multietnico in uno stato greco nazionale. Dopo le crociate l'infezione del nazionalismo deformò la coscienza nazionale bizantina. I greci cominciarono a proclamare: "Siamo gli elleni, la più grande nazione del mondo!"

Come il proclama, "Siamo russi! E la Russia è per i russi!"?

Esattamente. I romei si resero conto che erano "greci" e cominciarono a respingere i loro vicini serbi, bulgari, albanesi e altri "barbari", che, a loro volta, li ripagarono con la loro stessa moneta. Precedentemente unito in un mondo bizantino, l'Impero si disintegrò in diversi stati ortodossi ostili. E quando arrivarono i turchi ottomani, i serbi, i greci e i bulgari preferirono vedere i loro vicini diventare sudditi del sultano anziché alleati contro il nemico comune. Inoltre, i serbi si unirono alle forze ottomane contro la Bulgaria, e bulgari e greci si unirono alle forze ottomane contro la Serbia. Alla fine i turchi assediarono Costantinopoli. E non c'erano solo bulgari e serbi coinvolti nell'assedio, ma anche loro si rallegrarono per la sua caduta! Questo è ciò a cui sono ricorse le nazioni ortodosse! Ma gli ottomani vennero e li fecero riconciliare, perché i loro abitanti divennero schiavi. Questa fu la retribuzione per il loro nazionalismo.

Anche l'élite bizantina ebbe in questo i propri meriti. Quando i ricchi funzionari della capitale offrirono doni al sultano, egli rispose loro: "Avreste dovuto dare tutti questi tesori al vostro imperatore in modo che potesse equipaggiare l'esercito per combattere contro di me." Naturalmente, il sultano accettò le offerte, ma fece giustiziare i ricchi come traditori invece di ringraziarli.

Tale era lo stile del governo ottomano: primitivo, crudele, ma giusto. I turchi erano famosi per il loro forte senso della giustizia. Il saggista russo del XVI secolo Ivan Peresvetov scrisse che il Signore aveva punito i greci per la loro menzogna e l'incapacità di fare i conti l'uno con l'altro. L'Onnipotente voltò le spalle a questa nazione e rivolse il suo volto al retto sovrano musulmano. Perché, pur essendo un non cristiano, osservava i comandamenti di Dio non solo nella lingua, ma nei fatti.

Può dirci alcune parole sulle principali somiglianze tra la Russia e l'impero bizantino?

In poche parole, oggi la Russia è l'unico paese sul nostro pianeta che è in grado di difendere i valori tradizionali. Non parlo nemmeno dei valori cristiani, ma dei fondamentali valori religiosi universali che hanno formato e sono alla base di grandi civiltà del passato, in particolare la civiltà bizantina.

Se la Russia è il successore dell'Impero Bizantino, perché i russi ne sanno così poco?

Come disse il poeta Aleksandr Pushkin disse: "Siamo tutti pigri e incivili". A volte gli eredi non sanno nulla dei loro antenati. È la nostra sfortuna e tragedia. Se rimaniamo creature senza radici [un'espressione russa, "Ivan senza amici e parenti", denota qualcuno che è dimentico della storia e delle tradizioni della sua patria], allora il nostro futuro sarà triste.

In conclusione, cosa può raccomandare di leggere ai nostri lettori come introduzione alla storia bizantina?

Prima è soprattutto il libro La storia dello stato bizantino di Georgij Aleksandrovich Ostrogorskij. Questo autore era russo di nascita, ma scrisse questo libro in tedesco mentre era in Germania. Quando i nazisti salirono al potere, fu costretto a trasferirsi in Cecoslovacchia e poi in Jugoslavia. Questo lavoro è stato modificato dopo la guerra, ripubblicato più volte e tradotto in molte lingue.

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