Rubrica

 

Informazioni sulla chiesa in altre lingue

Mirrors.php?cat_id=35&id=205  Mirrors.php?cat_id=35&id=602  Mirrors.php?cat_id=35&id=646  Mirrors.php?cat_id=35&id=4898  Mirrors.php?cat_id=35&id=2779 
Mirrors.php?cat_id=35&id=204  Mirrors.php?cat_id=35&id=206  Mirrors.php?cat_id=35&id=207  Mirrors.php?cat_id=35&id=208  Mirrors.php?cat_id=35&id=3944 
 

Calendario ortodosso

   

Scuola domenicale della parrocchia

   

Ricerca

 

In evidenza

30/01/2016  I vescovi ortodossi con giurisdizione sull'Italia (aggiornamento: 22 aprile 2016)  
02/07/2015  Come imparare a distinguere le icone eterodosse  
19/04/2015  Viaggio tra le iconostasi ortodosse in Italia  
17/03/2013  UNA GUIDA ALL'USO DEL SITO (aggiornamento: 19 luglio 2014)  
21/02/2013  Funerali e commemorazioni dei defunti  
10/11/2012  I padrini di battesimo e il loro ruolo nella vita del figlioccio  
31/08/2012  I nostri iconografi: Iurie Braşoveanu  
31/08/2012  I nostri iconografi: Ovidiu Boc  
07/06/2012  I nomi di battesimo nella Chiesa ortodossa  
01/06/2012  Indicazioni per una Veglia di Tutta la Notte  
31/05/2012  La Veglia di Tutta la Notte  
28/05/2012  La preparazione al Matrimonio nella Chiesa ortodossa  
08/05/2012  La Divina Liturgia con note di servizio  
29/04/2012  La preparazione al Battesimo nella Chiesa ortodossa  
11/04/2012  CHIESE ORTODOSSE E ORIENTALI A TORINO  
 



Facebook
Inizio  >  Documenti  >  Sezione 11
  I crocevia strategici della Russia

Intervista a Srdja Trifkovic

Chronicles

5 aprile 2017

Clicca per SCARICARE il documento come PDF file  
Condividi:

Nella sua ultima intervista alla televisione pubblica della Repubblica Serba di Bosnia, Srdja Trifkovic parla della complessa struttura del potere politico ed economico della Russia, che è per lo più in contrasto con l'immagine presentata nei media occidentali, di un Cremlino autoritario e monolitico.

[Video qui – il segmento di Trifkovic inizia al minuto 6. Traduzione parola per parola dal serbo]

Professor Trifkovic, lei è appena tornato da Mosca, dove ha partecipato al Forum Economico, ma era anche un forum politico?

Il Forum Economico di Mosca è un importante raduno annuale di economisti ed esperti che sostengono un cambiamento nella politica macroeconomica del governo russo. Agiscono dal punto di vista di ciò che si può chiamare “opposizione patriottica”. Essi sostengono che le strutture economiche e finanziarie del paese sono ancora indebitamente dominate dai sostenitori del Consenso di Washington, e dagli oligarchi che continuano a controllare i flussi di denaro attraverso il loro possesso di molte banche commerciali private.

Sta cercando di dire che il governo russo è pro-americano?

No, ma all'interno delle sue strutture economiche e finanziarie ci sono funzionari – come Elvira Nabjullina, capo della Banca centrale della Russia, – che rifiutano la de-dollarizzazione, che è sostenuta dall'ala “patriottica” del governo, incarnata nel vice primo ministro responsabile del settore della difesa...

Vuol dire Rogozin?

Sì, certo. Al Forum ha partecipato un critico di primo piano della politica del governo, che è anche un consigliere del presidente Putin, e che è favorevole ad abbassare i tassi di interesse della Banca Centrale, che sono in questo momento del 9,75%, un valore troppo alto; si tratta di Sergej Glaz'ev. Egli ha dichiarato con rammarico che i fondi enormi che erano stati stanziati dal governo per gli investimenti in sostituzione delle importazioni, dopo le sanzioni imposte nel 2014, sono finiti in banche private e sono stati utilizzati per la speculazione finanziaria sui mercati monetari, senza alcun valore aggiunto. Il risultato è che la produzione industriale russa è ora stagnante, invece di essere stimolata da un nuovo ciclo di investimenti. Questi economisti pensano che la Russia dovrebbe essere più proattiva nel resistere alla posizione del dollaro come valuta di riserva mondiale. Molti di loro vedono Putin più come un manager nel processo di bilanciamento di vari gruppi di pressione all'interno della struttura di potere della Russia, che non uno stratega sovrano che traccia in anticipo le sue mosse e che controlla tutte le leve del sistema.

Abbiamo già visto critiche di economisti “patriottici”, che sono scontenti della politica economica del governo russo. Ma non è strano che il Presidente Putin non abbia il potere di influenzare tale politica economica?

Se non può o non vuole farlo è una questione a parte. Direi che le strutture oligarchiche che controllano il denaro sono così completamente fuori controllo, e hanno fondi tanto consistenti, sia in patria che all'estero, che i suoi tentativi di forzare una resa dei conti potrebbero tradursi in una stagnazione ancora maggiore. D'altra parte, come Glaz'ev ha sottolineato, dal 1991, nel corso di un periodo di 25 anni, la quota dell'economia mondiale della Russia è cresciuta a mala pena del due per cento, mentre la Cina ha raggiunto il 16-17%. In questo momento la Cina è il partner dominante, nella collaborazione economica tra i due paesi, e fornisce alta tecnologia mentre la Russia è ancora orientata verso l'esportazione di energia...

Forse nel settore civile, non in quello militare...

No, come nel periodo sovietico il settore militare sta andando bene, è stato conservato e sta vivendo una nuova fioritura. Ma finora non abbiamo visto alcun segno di ciò di cui si parlava circa tre anni fa, che le sanzioni erano finalmente l'occasione per la Russia di svegliarsi e iniziare a investire nella produzione, a produrre proprie macchine utensili, ottica, elettronica, ecc...

Allo stesso tempo, l'incapacità della Russia di proiettare soft power è stata evidenziata in primo luogo in Ucraina. Dopo i disordini causati dalla “rivoluzione arancione” di Jushchenko nel 2004, i russi credevano che tutto si sarebbe risolto attraverso un accordo diretto con Janukovich e la sua banda di oligarchi. Nel frattempo, George Soros e il National Democratic Institute di Washington e altri hanno fatto il loro lavoro, in modo costante e surrettizio... Non dovremmo nutrire alcuna illusione che la Russia abbia una strategia elaborata a lungo termine nei Balcani. Ricorre ancora a improvvisazioni ad hoc da un giorno all'altro...

Quella stessa sindrome è presente in un senso più ampio. Abbiamo menzionato l'Ucraina. Una grande potenza, che ha operato una rimonta sulla scena mondiale, non avrebbe permesso al Majdan di accadere durante l'inverno del 2013-2014, soprattutto non dopo l'avvertimento che avevano avuto dieci anni prima! E stiamo parlando del punto strategico più vulnerabile del ventre molle della Russia meridionale, a circa 80 chilometri da Rostov sul Don e a 560 chilometri dal Kazakistan. Ovviamente, questo è stato un grande fallimento delle strutture di sicurezza e di intelligence. Se è successo lì, allora perché dovremmo essere sorpresi che sia successo nella zona dell'Europa sud-orientale, che è per loro relativamente periferica rispetto alla curva del Dniepr, Crimea e Donbass...

Ma lei sa quel che è successo, la signora Merkel ha chiamato Putin dicendogli: “Di' a Janukovich di non usare la forza nel Majdan!” E poi, i ministri degli esteri di Francia, Germania e Polonia hanno detto, “nessuna violenza, raggiungeremo un accordo!”, Quindi Putin ha chiamato Janukovich e ha detto,‘nessuna violenza!’ e hanno fatto loro un doppio gioco...

Se Putin è stato raggirato, dopo la rottura della promessa fatta a Gorbaciov che non ci sarebbe stata alcuna espansione della NATO; e dopo il quieto invito fatto a Saakashvili di tentare la sua avventura in Ossezia del Sud nel mese di agosto 2008; se potesse ancora cadere in promesse del genere, penso che non possa permettersi quel genere di lusso. Io sto solo ripetendo quello che alcuni dei miei contatti russi stanno dicendo, ovvero che è stato fatto un grave errore che si è dimostrato molto costoso. In questo momento il virus dell'ucrainismo ideologico si sta diffondendo dalla Galizia, da Leopoli, a Poltava, al centro dell'Ucraina, a Kiev prima di tutto. Una forma nuova di nazionalismo ucraino si sta diffondendo secondo il modello banderista... I russi affrontano un problema importante quando vogliono appartenere al club, ed essere accettati come parte dell'Europa. Sin dai tempi di Pietro il Grande c'è stato questo fascino per “l'Occidente”.

È un fascino ancora presente a Mosca?

È fortemente presente in alcuni circoli intellettuali... Ma l'unica cosa che realmente preoccupa loro e i loro mentori stranieri in relazione a Putin è che quest'ultimo si rifiuta di rieducare la Russia secondo la postmodernità occidentale. Non ci sono parate gay in Russia, non c'è odio delle proprie radici, non v'è alcun complesso di colpa di essere cristiani ortodossi bianchi. Odiano il fatto che la Russia sia l'ultima grande nazione europea che resiste al modello weiningeriano di odio di se stessi, che sta erodendo e distruggendo l'Europa.

Lei sta dicendo che non hanno ceduto a una varietà della sindrome di Stoccolma?

Abbiamo avuto, da oltre un secolo, una qualche forma di disegno geopolitico occidentale contro la Russia: Halford Mackinder, l'ammiraglio Mahan, l'accerchiamento della Heartland. D'altra parte, oggi abbiamo un'animosità che non si basa sulla geopolitica, ma sull'ideologia: che la Russia debba essere rieducata, minata dall'interno, che la sua identità debba essere modificata, secondo il modello della postmodernità occidentale...

Ha notato qualche delusione negli ambienti politici di Mosca perché la posizione di linea dura di Washington rimane la stessa, le sanzioni rimarranno fino a quando la Crimea tornerà all'Ucraina, e nulla è cambiato dall'amministrazione Obama?

Un certo grado di delusione è presente, ma non è eccessivo perché le aspettative non sono mai state molto elevate. Alcuni analisti russi sobri, in contrasto con i loro colleghi altrove, avevano sempre avvertito che sulla questione della distensione con Mosca Trump avrebbe incontrato una resistenza molto più rigida da parte dello “stato profondo” Americano. Ne abbiamo visto i segni tra le elezioni dell'8 novembre e l'insediamento di Trump dieci settimane più tardi, quando è stata lanciata la storia dell'hackeraggio russo del Comitato Nazionale Democratico e delle e-mail di Podesta per delegittimare la sua vittoria.

Quanto successo ha avuto?

Tanto che la classe d'elite americana di entrambe le coste ha interiorizzato questa russofobia paranoica, assolutamente isterica. Questo non può essere paragonato al maccartismo, questo è più simile allo stalinismo, all'epoca dei processi degli anni '30 a Mosca: Aha! Il signor tal dei tali ha incontrato l'ambasciatore russo nel tale luogo e nel tale tempo, per esempio, nel 2013 – che cosa significa? Ogni incontro di routine o di scambio di opinioni con un funzionario russo rende l'interlocutore americano una potenziale risorsa russa, o un compagno di viaggio, o un burattino inconsapevole. È una cosa folle. Io ero a Washington poco più di un mese fa, e i miei amici ci stanno dicendo che non hanno mai sperimentato un tale livello di irrazionalità. Inoltre, per un americano liberale politicamente corretto – che deve essere sempre così tanto sensibile, solidale e gentile con omosessuali, musulmani, immigrati, e tutte le altre minoranze che potete immaginare – è una sorta di gradito sollievo psicologico il poter odiare e calunniare qualcuno liberamente e impunemente, e addirittura di sentirsi moralmente superiore nel comportarsi così. E questo è il trattamento della Russia e dei russi, che sarebbe inimmaginabile in relazione a qualsiasi altro gruppo, qualsiasi altro segmento della società.

Ma questo non può durare per sempre, no?

Eppure indica l'irrazionalità essenziale del discorso pubblico occidentale contemporaneo...

Condividi:
Inizio  >  Documenti  >  Sezione 11