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  Unione fraterna o Stato russo?

dal blog The Vineyard of the Saker

di Rostislav Ishchenko, presidente e del Centro di analisi e previsioni dei sistemi, rapporto speciale per “Aktualnije Kommentarii”

26 maggio 2015

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Non tutti i politici e gli esperti riconoscono l'esistenza di uno stato di guerra tra la Russia e gli Stati Uniti, e questo nonostante una strategia di Washington chiaramente dichiarata a favore del cambio di regime in Russia e della vanificazione di qualsiasi opportunità per Mosca di effettuare qualsiasi tipo di politica indipendente.

Molte persone, che sono state per decenni abituate a credere che la guerra tra l'URSS (la Russia) e gli Stati Uniti sarebbe stata un apocalisse, in cui bombe e missili con testate nucleari sarebbero cadute dal cielo più abbondanti della neve invernale, continuano a definire l'attuale situazione come una crisi, una seconda edizione della guerra fredda, ma non una guerra nel vero senso della parola.

Tuttavia la guerra fredda è stata escogitata in modo che le due superpotenze opposte e i loro alleati potessero combattere tra di loro anche se il conflitto armato diretto era impossibile. Tra l'altro si dovrebbe ricordare che guerra e conflitto armato sono due termini diversi.

Non ogni conflitto armato è una guerra e non ogni guerra è un conflitto armato. La guerra fredda non è stata chiamata guerra fredda per niente. La linea di fondo è che l'URSS, come perdente, ha sofferto perdite (fisiche, umane e politiche) superiori a quelle della Germania nel 1945.

Ora sono in uso termini come "guerra dell'informazione", "guerra rete-centrica", "guerra ibrida", "guerra di nuova generazione". Tuttavia tutti contengono il termine guerra, cioè descrivono un conflitto tra stati con obiettivi aggressivi.

In alcuni casi, le guerre moderne comportano anche un conflitto armato. Tuttavia, i principali partecipanti preferiscono condurle in terra straniera e soprattutto per delega. È particolarmente chic (con una garanzia di successo quasi del 100%) attirare l'avversario in una partecipazione diretta in un conflitto armato, mentre voi stessi ne rimanete fuori. L'URSS è riuscita ad attirare in questo modo gli americani in Vietnam e gli Stati Uniti si sono vendicati attirando l'URSS in Afghanistan.

Ora Washington sta cercando con tutte le sue forze di attirare la Russia in un conflitto armato con terze parti. Tutto è iniziato con i tentativi di organizzare una guerra russo-ucraina e sta continuando con il tentativo di creare un conflitto armato russo-europeo.

Naturalmente, non stiamo parlando di scatenare una guerra in formato nucleare. Non per ora. Anche se, dal punto di vista di una situazione che potrebbe peggiorare e uscire fuori controllo, sono già abbastanza pericolosi i tentativi americani di sacrificare alcuni membri della UE e della NATO, al fine di attirare la Russia in un conflitto armato con almeno una parte dell'Unione Europea. E in generale un conflitto tra superpotenze nucleari è sempre pieno di pericoli, in particolare se la guerra (indipendentemente dal fatto che sia ibrida o fredda) ha come risultato l'eliminazione di uno degli avversari.

Nondimeno, possiamo essere ottimisti e credere che la guerra finirà nello stesso formato in cui è cominciata, quando, per esempio, l'esercito della Novorossija prenderà Leopoli o Varsavia o Vilnius. Si potrebbe sostenere che questo è impossibile, ma nel 1989 nessuno credeva nel crollo dell'Unione Sovietica (ed era già un processo in pieno svolgimento). Inoltre, gli stessi americani hanno detto che il prossimo obiettivo dopo Mariupol sarà Vilnius. E gli americani la sanno sempre più lunga. Inoltre sono molto bravi a fare previsioni nei conflitti militari.

Nel 2008 hanno detto che l'Ucraina è la prossima in linea per la guerra dopo la Georgia e qui si sono, nemmeno sette anni più tardi e la guerra civile è scoppiata in Ucraina, che Kiev con l'approvazione di Washington, per qualche motivo chiama una guerra russo-ucraina. Quindi, se gli americani dicono che la strada militare conduce da Mariupol a Vilnius, non è necessario, naturalmente, crederci, ma si deve fare attenzione.

In generale, se procediamo dal presupposto che la guerra si concluderà con la sconfitta degli Stati Uniti, senza entrare nella fase di confronto nucleare delle superpotenze, il mondo post-guerra richiederà una ristrutturazione e i risultati geografici dei combattimenti richiederanno un ancoraggio in un quadro giuridico internazionale. In poche parole, ci saranno due questioni:

• il nuovo sistema finanziario ed economico mondiale;

• nuovi confini.

Per quanto riguarda i nuovi sistemi finanziari ed economici – lasciate che ne discutano gli economisti. In questo momento non vi è alcuna indicazione schematica di ciò che potrebbero essere tali sistemi. Sono visibili nuove egemonie e candidati all'egemonia. Sono anche visibili nuove valute di riserva (anche potenziali). Ma tutto questo è nel quadro di un riavvio del vecchio sistema, che per la maggior parte non permette nemmeno l'uscita dalla crisi sistemica, e sposta solo i costi sulle spalle del "miliardo di privilegiati", che dovevano essere i beneficiari della crisi. In realtà, altri paesi saranno i veri beneficiari.

Un nuovo sistema è esattamente ciò che è necessario. Così nuovo che in queste circostanze anche i più radicali comunisti sembreranno riformatori del vecchio sistema (questo in condizioni in cui le riforme sono già in ritardo). E ovviamente, il nuovo sistema verrà creato lentamente o velocemente, in modo amichevole e allegro o con grande spargimento di sangue, ma sempre per tentativi ed errori, perché nessuno ancora ha qualche idea di come dovrebbe sembrare e operare.

Con i confini è più facile. È possibile spostarli più lontano o più vicino. Si può decidere di non spostarli affatto, creando fuori dai territori occupati formazioni statali formalmente sovrane, ma in di fatto dipendenti, controllate da regimi amici. In effetti, il dibattito su cosa fare con le conquiste territoriali conseguenti alla vittoria è già in atto nella società.

Cosa più importante, ognuno partecipa al dibattito – dai principali politici ed esperti riconosciuti a "specialisti" dei social network, che fanno quattro errori in ogni parola di tre lettere, ma in qualche modo proprio "sanno" come gestire non solo il paese o il pianeta, ma anche l'universo.

Proviamo a considerare la questione nel modo più distaccato e oggettivo possibile. Sottolineo, non nel modo di chi considera ciò che le autorità russe hanno in programma (probabilmente non sanno ancora cosa faranno, e se lo sanno, non mancheranno di tenerlo nascosto fino all'ultimo minuto, ed è giusto che sia così), e non nel modo che il pubblico sovreccitato considera "giusto" mentre guarda talk show politici, nella maggior parte dei quali i partecipanti cercano di indovinare le intenzioni segrete dei poteri forti e adottano una posizione, corrispondente il più possibile alle versioni più recenti della "linea del partito" (come essi immaginano che sia). La domanda deve essere considerata nel modo suggerito dal buon senso e dalla tradizione politica.

Dal momento che l'oggetto della discussione dello scorso anno sul tema "come possiamo svilupparci" è stata l'Ucraina, faremo pratica con questa. In primo luogo, la parte della società che pensa per stereotipi sarà più comprensibile. In secondo luogo, nessuno può accusarci di volere l'occupazione della Lituania e della Polonia o di tentare di innescare una conflagrazione militare globale. Tuttavia, cerchiamo di ribadire, stiamo parlando dell'Ucraina solo a titolo di esempio universale: i risultati sono altrettanto applicabili a Canada, Australia, Polonia, Colombia e anche agli stessi Stati Uniti.

Allora, di cosa stiamo discutendo? Quali proposte sono sul tavolo?

1. Sbarazzarsi della giunta, uccidere i nazisti, installare un governo filo-russo a Kiev, poi lasciare che si districhino come meglio sanno, perché è inutile nutrirli a spese del bilancio russo. Abbiamo problemi in abbondanza in questo paese, troveremo un posto dove spendere i soldi. In tale versione, si può istituire la Novorossija, in questi o altri confini, come stato indipendente (ma naturalmente "autosufficiente") o considerarla come parte integrante di un qualche tipo di Confederazione ucraina. La Crimea, naturalmente, è nostra. Questo è sacrosanto.

2. Liberarsi della giunta, uccidere i nazisti, annettere il territorio con il popolo russo e lasciare che gli altri se ne vadano a loro piacimento. Per esempio, lasciare che li prenda l'UE o farli sedere nelle loro riserve a gridare "Gloria all'Ucraina!" fino a morire di fame. Un referendum può aiutare a decidere chi è russo e chi non lo è. Dove il 51% è per l'adesione alla Russia – sono tutti russi, e dove è il 49% –sono tutti traditori.

3. Scacciare la giunta insieme con i nazisti in Galizia, rinchiuderli con filo spinato, e far loro costruire lì la loro Ucraina indipendente – se i polacchi lo permettono. Poi annettere il resto del territorio (c'è anche la possibilità di non annetterlo ma creare uno stato amico, ma questo è simile all'opzione 1, con l'eccezione dell'espulsione preliminare del territorio ostile della Galizia da un tale stato).

4. Annettere tutto quello che possiamo e per il resto lasciare che le scorie cadano dove possono.

5. Creare dal territorio dell'Ucraina da 1 a 3 distretti federali e incorporarli nella Federazione Russa.

Ci sono decine di opzioni secondarie, ma queste cinque descrivono le principali soluzioni offerte da parte del pubblico e della comunità degli esperti. Vediamo ora di valutare la situazione.

• La maggior parte della popolazione ucraina è favorevole all'idea dell'integrazione con la Russia? Probabilmente no! Tutti i sondaggi degli ultimi anni hanno dimostrato che anche tra le parti filo-russe della popolazione la percentuale che sostiene l'unione con la Russia non supera il 50%. Il resto vuole vivere in buoni rapporti, ma separatamente. Se non si prende in considerazione il numero relativamente piccolo di esiliati politici, neppure i profughi dal Donbass devastato dalla guerra sono totalmente d'accordo con l'inserimento del loro territorio nella Federazione Russa.

Molti vogliono creare repubbliche indipendenti. Ci sono già milioni di renitenti alla leva dalle regioni centrali e occidentali dell'Ucraina e in tutto questo continuano a vedere la Russia come il nemico, sul cui territorio aspettano la fine dell'aggressione nemica. La coscienza pubblica cambierà, ma i cambiamenti politici (compresi quelli territoriali) arrivano sempre in ritardo rispetto ai cambiamenti nella coscienza pubblica.

• La posizione del popolo ucraino sulla questione del sistema territoriale-politico della loro condizione precedente ha qualche significato? Niente affatto. Ricordo che, al momento del crollo dell'Unione Sovietica, la stragrande maggioranza della popolazione dell'Ucraina era stata a favore del mantenimento di un singolo stato. Anche il secondo referendum nel 1991, che si suppone che abbia legalizzato l'indipendenza, è stato presentato agli elettori come un voto sul rafforzamento dell'Ucraina nel quadro di un'Unione rivitalizzata.

Inoltre, il parlamento, l'esecutivo, la gerarchia amministrativa e le autorità erano tutti controllati dal partito comunista ucraino, che era parte integrante del PCUS. Questo non ha impedito all'Ucraina di diventare indipendenti e, per ogni anno di indipendenza, sempre più russofoba.

• Sarebbe possibile risparmiare denaro dal bilancio russo con l'installazione di un governo filo-russo in Ucraina e poi suggerendo che questo si districhi da solo dalla situazione catastrofica? No, questo non è possibile. Un tale governo non avrebbe sufficiente potere interno o risorse economiche per riportare la vita alla normalità. Ne conseguirebbe una guerra civile a bassa intensità (con bande di nazionalisti passati a un'attività semi-guerrigliera). Non avrebbe i fondi per costruire una nuova economia al posto di quella in rovina.

Un tale governo perderebbe rapidamente credibilità e sarebbe in grado di resistere ulteriormente solo con l'aiuto dei soldati russi. Quanto potrebbe peggiorare la situazione generale, tanti più soldati sarebbero necessari, e tanti più soldi richiederebbe il loro sostegno, il loro mantenimento, la creazione per loro di condizioni di vita normali. Inoltre, tale presenza militare avrebbe bisogno di essere mantenuta nel corso degli anni, quindi sarebbe necessario fornire abitazioni, scuole, asili e luoghi di lavoro alle famiglie degli ufficiali e dei soldati semplici, e questo è un piacere molto costoso.

• Sarebbe possibile lasciare semplicemente che le cose vadano come capita e o non nominare un qualsiasi governo in Ucraina o permettere alla gente di soffrire senza prendere il controllo, rifiutando di interferire nella politica interna di un "paese amico"? Non è possibile. In primo luogo, perché dibattere su questo ora? Era possibile non intervenire fin dall'inizio. In secondo luogo, perché la natura ha orrore del vuoto e ci sarà sempre qualcuno che vuole prendere il controllo di un territorio strategico nel ventre molle della Russia.

In politica non ci sono amici. In terzo luogo, un territorio makhnovista conquistato con 40 milioni di abitanti è di per sé un onere per il bilancio russo, e le sue forze armate e i suoi sistemi amministrativi sono un onere schiacciante. Se la Russia non elimina la Somalia ucraina ai suoi confini, allora la Somalia ucraina eliminerà la Russia (prima o poi l'onere schiaccerà lo stato).

• È possibile considerare i territori ucraini come paese straniero e il popolo ucraino come popolo straniero? Non solo è impossibile, ma sarebbe politicamente pericoloso, perché se gli ucraini non sono russi e su questa base mantengono in qualunque situazione il diritto a un proprio stato, allora perché gli jakuti o i kamchadali dovrebbero essere considerati russi? Capisco che oggi il separatismo della Jakuzia non costituisce una minaccia per la Russia. Si potrebbe dire che non esiste come fenomeno politico. Ma nulla è permanente. Fino alla fine del 1991 anche l'Ucraina era stata la più fedele repubblica dell'unione sindacato, ed era anche chiamata semi-ufficialmente "la riserva della stagnazione".

E quindi? È come se si fosse rotta una catena. Inoltre, una percentuale significativa di coloro che oggi si definiscono ucraini e "patrioti dell'Ucraina" sono nati e cresciuti in Russia e si sono trasferiti in Ucraina da adulti e non hanno pensato di diventare ucraini finché è cambiata la tendenza e ha avuto luogo la correzione della coscienza pubblica. In questo modo Avakov, Kolomojskij, Achmetov e Rabinovitch sono diventati tutti ucraini. Allo stesso tempo, un gran numero di persone, le cui famiglie hanno vissuto in Ucraina da secoli e che sono stati registrati come ucraini, sentono di essere russi.

Per di più, alcuni di questi (ucraini russi) sostengono la Russia, mentre altri sono pronti a combattere la Russia per l'Ucraina, anche se l'Ucraina vuole assimilarli e loro tengono altamente alla propria russicità. E infine cittadini russi indigeni della Russia stanno prendendo parte alla guerra in Ucraina su entrambi i lati delle barricate. Così questa è anche una guerra civile russa, in cui i cittadini della Russia, anche se su un territorio nominalmente estero, si uccidono a vicenda sulla base di differenze ideologiche.

• È possibile rifiutare alcune parti del territorio dell'Ucraina perché sono state incluse nello stato russo più tardi rispetto ad altre? Anche questo, no. Perché allora sorge la domanda logica: chi è stato incluso nel tempo? E come può qualcuno essere stato russo venti anni fa, ma ora un po' più tardi, Dio solo sa chi è? Un semplice esempio. I tartari di Kasimov entrarono a far parte dello stato russo sotto Vasilij II (Vasilij il Cieco), aiutando lui e suo figlio Ivan III a creare ed espandere tale stato.

I popoli di Tver, Novgorod, Nizhnij Novgorod, Pskov e Rjazan divennero russi, alcuni dopo circa vent'anni e alcuni 80 anni più tardi rispetto ai sudditi del principe Kasim. Kazan e Astrakhan, che non erano città ex-russe, sono state annesse un centinaio di anni prima che la città russa di Smolensk divenisse infine parte della Russia.

Pietro il Grande ha aggiunto gli Stati Baltici all'Impero quando il confine dell'Ucraina con la Confederazione Polacco-Lituana correva ancora tra Kiev e Bila Tserkva e tutta la Bielorussia faceva parte dello stato polacco-lituano. Gli Aleuti erano già russi quando non c'era ancora un piano regolatore per le città di Odessa e Sebastopoli. Se si inizia a rifiutare un territorio per il motivo che non è stato nostro per un tempo abbastanza lungo, sarebbe logico tornare ai confini del Granducato di Mosca ai tempi di Ivan Kalita.

• È consigliabile in linea di principio mantenere lo stato ucraino? No.

Qualsiasi autorità ucraina con una reale indipendenza inizierà immediatamente a rilanciare la strategia della russofobia. In caso contrario, non potrà spiegare al proprio popolo quale sia il suo scopo, e perché la popolazione avrebbe bisogno di un simile stato. In Bielorussia Lukashenko ha trovato una spiegazione convincente della sua utilità. Accanto alla Russia di Eltsin controllata dagli oligarchi, ha creato uno stato sociale.

Tra l'altro, non appena le autorità russe hanno ripreso in mano la sfera sociale e hanno raggiunto risultati impressionanti in questo campo, una richiesta politica di nazionalismo bielorusso è nata in Bielorussia. In questo momento sembra tanto innocuo quanto il nazionalismo ucraino nel 1991. Ma il bambino è in rapida crescita. Beh, si sa che lo Stato ucraino è costruito su principi che sono anche peggiori di quelli del regime di Eltsin. Non è possibile immaginare un presidente ucraino che possa sancire un improvviso attacco a Pristina come fece Eltsin.

Invece gli oligarchi ucraini avrebbero potuto prendere Berezovskij come apprendista nel loro saccheggio del patrimonio sovietico. Cioè, l'elite ucraina potrebbe vendere un tale stato al suo popolo solo con il pretesto della difesa contro il secolare "nemico russo". Ecco perché i presidenti totalmente e culturalmente russi, Kuchma e Janukovich, hanno spinto l'ucrainizzazione quasi più di proposito e di fatto con più successo rispetto a Kravchuk o Jushchenko. In generale, qualsiasi punto del mappamondo chiamato Ucraina, anche se la nazione si riduce alle dimensioni di una città, sarà estremamente russofobo e sarà sempre pronto a dare il suo territorio a disposizione di qualsiasi nemico della Russia.

Cosa deve essere preso in considerazione per la risoluzione della questione dei confini?

Devono essere prese in considerazione unicamente questioni relative alla sicurezza dello stato. Pietro il Grande ha integrato tutti gli Stati Baltici in Russia e Alessandro il Beato ha incluso la Finlandia, perché era necessario per proteggere gli accessi di terra e di mare a San Pietroburgo.

Caterina ha annesso la Nuova Russia e la Crimea per proteggere le regioni indigene russe dalle incursioni dei tartari. Lo stesso Alessandro ha annesso il Granducato di Varsavia, che era stato creato da Napoleone con il nome di Regno di Polonia, al fine di eliminare la testa di ponte sul confine occidentale da cui chiunque avrebbe lanciare un attacco alla Russia, uscendo immediatamente a nord delle Paludi del Pripet sulla strada più breve verso Mosca, e allo stesso tempo minacciando con un movimento sul fianco verso San Pietroburgo.

E allo stesso modo Alessandro II ha dato via l'Alaska. La sicurezza dell'Impero non solo non era rafforzata da questa partecipazione russa in America, ma ciò serviva anche come pomo della discordia con gli inglesi. Allo stesso tempo, l'Impero non vi poteva mantenere presidi adeguati e il numero dei coloni era minuscolo. Cioè, il mantenimento di questo territorio in quel momento indeboliva la sicurezza dell'Impero. Ora la situazione è diversa, e l'Alaska non solo non sarebbe data via, ma, se necessario, varrebbe la pena richiedere il suo ritorno (allora la Russia potrebbe chiudere completamente uno dei due ingressi all'Oceano Artico e prenderebbe il pieno controllo della parte nord dell'Oceano Pacifico).

Vorrei sottolineare che i confini occidentali dell'URSS corrispondevano quasi completamente ai confini occidentali dell'Impero Russo stabiliti da Caterina la Grande, sotto il quale il confine europeo della Russia replicava più o meno il confine occidentale della Rus' di Kiev.

E questo non è un caso. In Europa, né nel XIX né nel XVIII secolo qualcuno stabiliva confini secondo l'area in cui viveva questo o quell'altro popolo.

Al contrario, diverse tribù, trovandosi entro i confini di un sistema statale stabile, a poco a poco si fondevano in un solo popolo. Gli stati cercavano di proteggere i propri confini, per quanto possibile con l'ambiente naturale (montagne, fiumi, mari, ecc), poiché la popolazione di allora era relativamente piccola e nessuno poteva permettersi il costo di mantenimento di guardie di frontiera permanenti e di guarnigioni potenti per la difesa delle frontiere.

Così il naturale confine protetto della Russia è il confine di Caterina o il confine di Stalin. Il confine di Alessandro I è in realtà quello ideale. Offre anche il bonus della Polonia e della Finlandia, il che renderebbe un attacco alla Russia dall'Occidente impossibile in linea di principio. Ma l'ideale è raramente realizzabile, tuttavia qui vale la pena di lottare verso il confine della più grande delle imperatrici russe e del più importante capo di stato russo del XX secolo. E se in Ucraina è possibile ritornare al confine occidentale dell'URSS, allora lo si dovrebbe fare, e se le condizioni attualmente non lo permettono, abbiamo bisogno di cambiare le condizioni e non di adattarci a loro.

Ma, come ho detto, l'Ucraina è solo un esempio – è la stessa cosa ovunque.

L'Unione di nazioni fraterne in qualche modo non ha funzionato per noi. Non ha funzionato proprio perché il sistema di stato pro-forma, dal momento della sua nascita, ha iniziato a lottare in modo efficace per diventare reale. Anche se questo non è stato compreso dalle persone che erano a capo delle repubbliche, questa era la spinta subconscia collettiva della classe dirigente locale – diventare i capi di se stessi (visto che avevano un proprio stato). E questo avverrà in qualsiasi Unione rianimata (sia comunista sia capitalista).

Neppure uno stato del popolo russo è un'opzione. Che fare infatti con i non-russi, a partire dai tartari di Kasimov? E come si fa a definire la russicità? Dal passaporto, o dal cognome, dal genotipo, a vostra scelta, in base al luogo di residenza? Per quante generazioni? Perché in questo modo e non in quel modo? Può un russo diventare un non-russo (come stanno facendo gli ucraini) o un non-russo diventare un russo, come hanno fatto Caterina II e Stalin? Quali confini usare per determinare un cittadino del popolo russo (quelli di Kalita, di Ivan III, di Ivan IV, di Caterina II, di Alessandro I, di Stalin o di Putin)? Perché questi e non altri? Cosa si deve fare con persone e territori che non entrano a far parte dello Stato russo? Che ruolo avrebbero gli jakuti in uno stato del popolo russo e chi sarebbe il padrone dei loro territori? E che dire dei buriati?

L'unica cosa possibile è creare uno Stato russo, che da tempo immemorabile ha unito popoli diversi in una società uniforme e confortevole. E se tale stato funziona in base al principio della parità di unione di popoli diversi, allora è non conta quanti popoli diversi ci siano – venti o duecento. E può includere all'interno dei suoi confini ogni popolo, laddove questo è possibile e consigliabile.

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