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  Uno stato miseramente fallito

di Rostislav Ishchenko

dal blog The Vineyard of the Saker

20 maggio 2015

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Le élite ucraine, che alla divisione dell'eredità sovietica hanno ricevuto tutto il necessario per la costruzione di uno Stato di successo, con le loro azioni hanno portato il paese sull'orlo del collasso.

Condizioni di partenza ideali

La politica e la storia non sono pre-determinate. Il "progetto Ucraina" che ora vive i suoi ultimi giorni non era condannato in partenza.

Il nuovo paese improvvisamente emerso era al 10° posto nell'economia mondiale. Ospitava sul suo territorio il 40% del settore militare sovietico e il 60% della sua industria pesante. L'agricoltura ben sviluppata non solo era in grado di fornire il necessario a coprire il fabbisogno nazionale, ma anche di esportare attivamente prodotti agricoli. La rete ferroviaria e autostradale, i condotti energetici a lunga distanza, alcuni grandi porti liberi dai ghiacci coprivano più del necessario le esigenze del commercio con l'estero, ma offrivano anche un potenziale di transito quasi illimitato. La popolazione dell'Ucraina era di 52 milioni, e le dinamiche demografiche nel 1991-1992 erano ancora positive. Il paese possedeva forza lavoro altamente qualificata, un sistema ben sviluppato di formazione del personale per l'industria e l'agricoltura, una base scientifica di alta qualità. Tutti questi beni erano protetti da un gruppo dell'esercito sovietico forte di mezzo milione di soldati – il più grande nell'URSS – armati con le armi più moderne, in quanto schierati sul principale fronte offensivo potenziale.

Al momento in cui è diventata indipendente, l'Ucraina aveva molto di più di quanto fosse necessario per costruire uno Stato di successo. Inoltre, anche la situazione geopolitica era a suo favore. Il paese non aveva potenti nemici o addirittura concorrenti seri. Al contrario, nel 1992, la leadership politica ucraina era felice di segnalare l'assenza di minacce esterne. I rapporti con tutti i vicini erano cordiali, e tutti i soggetti importanti del mondo volevano essere in buoni rapporti con Kiev. Permettetemi di ricordarvi che nel 1994-1996 è nato il formato G7+, che è stato utilizzato esclusivamente per i contatti con Mosca (G7 + Russia) e con Kiev (G7 + Ucraina). Tuttavia, il formato russo con il tempo è divenuto il G8 in piena regola, mentre quello ucraino si è dissipato nel tempo e nello spazio, ma negli anni '90 questi formati erano ancora uguali.

Esisteva un piccolo problema: l'Ucraina non aveva sufficienti fonti d'energia per sostenere la sua industria. Non aveva carenze di tutti i tipi, ma solo di petrolio e di gas. A dispetto di un livello relativamente alto di produzione nazionale – 4,5 milioni di tonnellate di petrolio (tanto quanto produce la Romania) e 20 miliardi di metri cubi di gas (più del prodotto dell'Azerbaijan) – l'Ucraina produceva solo circa un quinto del proprio fabbisogno di petrolio e un quarto di quello del gas. Esistevano possibilità teoriche di aumentare la produzione interna, ma sono state trascurate. Allo stesso modo sono state trascurate le opportunità per ridurre la dipendenza energetica del settore industriale.

Tuttavia, la Russia tradizionalmente forniva la quantità necessaria di petrolio e gas. Considerando che il 60-80% del transito di energia russa d'esportazione negli anni '90 attraversava i gasdotti ucraini, non era così difficile trovare un accordo su condizioni commerciali reciprocamente vantaggiose. Fu questo che fece Kuchma nel 2002 firmando un accordo decennale con "Gazprom" circa la vendita di gas a 50 dollari USA per mille metri cubi. Il contratto avrebbe dovuto essere valido fino al 2012 e ha fornito all'industria ucraina enormi vantaggi competitivi sul mercato mondiale, che (considerando il rapido aumento del prezzo del petrolio e del gas) sarebbe solo aumentato ogni anno.

Il notevole potenziale geopolitico ed economico dell'Ucraina si basava anche sulla dipendenza del suo commercio estero e dell'efficacia della sua industria dalle risorse energetiche russe, dai mercati russi e dai collaboratori russi. Nel periodo 1992-2003, la Russia è passata attraverso la crisi politica del 1993, che si è avvicinata a una guerra civile su vasta scala e ha portato a una spaccatura a lungo termine nella società, alle due guerre cecene, e al default del 1998. Assorbita nei suoi problemi interni complicati dai crescenti conflitti geopolitici con i partner euro-atlantici, la Russia aveva bisogno di una lealtà politica minima da parte di Kiev (la Russia non ha insistito su qualcosa di più della neutralità) ed era pronta a pagare (e ha pagato) per questo con serie concessioni economiche.

Il discorso di oggi a Mosca sui 35 miliardi di dollari investiti nell'economia ucraina considera solo il denaro che può essere contato. Questo include i doni dei bassi prezzi del petrolio e del gas così come i crediti a condizioni favorevoli e gli investimenti in progetti unitari. Le perdite subite dalla Russia per lo status di nazione più favorita (MFN) accordato all'Ucraina e altre forme indirette di sostegno dell'economia ucraina non possono essere calcolate neppure teoricamente (gli esperti citano somme di 200-300 miliardi di dollari, ma questa è una stima speculativa).

Contro-tendenza

Come mai, con tali benedizioni, l'Ucraina ha raggiunto il punto in cui una fine orribile sembra preferibile a un orrore senza fine?

Molto è stato detto circa la venalità delle élite che hanno letteralmente svaligiato il paese. Tuttavia, si pone subito una seria questione: perché 52 milioni di persone con una colpevole persistenza hanno continuato a mettersi a capo proprio quel tipo di persone? Perché con tutte le differenze tra gli stili di leadership delle élite russa, bielorussa e kazaka, per loro la frase "gli interessi dello Stato" vuol dire qualcosa, mentre per i leader ucraini questa frase è nel migliore dei casi qualcosa di completamente incomprensibile? Nel peggiore dei casi, il riferimento agli "interessi dello Stato" in Ucraina non è altro che un modo per ingannare la popolazione. Come è successo che milioni di persone abbiano felicemente accettato di essere ingannati, derubati, privati di un futuro per il bene di alcuni simboli privi di significato e del tutto estranei a loro – simboli che non avevano nulla in comune sia con la civiltà sovietica, da cui queste persone erano emerse, o con la civiltà europea, in cui si suppone che sognassero di entrare, o, soprattutto, con la vita reale?

A mio parere, la risposta a queste domande si trova in una differenza essenziale e del tutto evidente tra i principi della costruzione dello stato adottati in Ucraina e quelli abbracciati dalle élite russa, bielorussa e kazaka. Negli ultimi tre casi, sono in costruzione stati di cittadini. In Bielorussia i partiti nazionalisti vivono una miserabile marginale mezza esistenza. Solo negli ultimi tre-quattro anni, la Minsk ufficiale ha iniziato a mostrare richieste di un fedele "nazionalismo di stato", che, da un lato, si contrappone al nazionalismo dell'opposizione, e d'altra parte, è destinato a fornire alla leadership bielorussa qualche base per contrastare la schiacciante influenza russa nella Comunità economica eurasiatica.

In Kazakistan, il nazionalismo kazako è relativamente forte, ma non è strutturalmente definito (in termini di partiti politici) e si esprime per lo più a livello di vita quotidiana e a livello di gruppi burocratici. Tuttavia, uno statista esperto come Nursultan Nazarbaev fin dai primi giorni di indipendenza del Kazakistan ha riconosciuto il nazionalismo kazako come la più grave minaccia alla stabilità, all'integrità territoriale e all'esistenza stessa del paese. È stato adottato un concetto di Kazakistan opposto a quello di uno stato kazako. I nazionalisti dovevano accontentarsi del predominio del "personale nazionale" nel mondo degli affari e della politica. Tuttavia, tale predominio non è mai stato assoluto, e i diritti delle altre nazionalità, prima di tutto, i russi (di lingua e cultura russa) erano protetti dalla legge. Per quanto concerne la Russia, i nazionalisti lamentano ancora che il concetto imperiale nella politica russa non ha mai ceduto a quello nazionale. Cioè, la Russia non si è sviluppata come uno Stato nazionale di etnia russa, ma come uno stato di cittadini russi, e negli ultimi anni – del mondo russo.

Pertanto, Mosca, Minsk e Astana hanno raggiunto la stabilità interna basata sul compromesso tra nazioni legate alla rinuncia delle politiche nazionaliste. Quest'adeguata politica interna ha reso possibile una politica estera costruttiva basata sul compromesso. Nonostante tutti i problemi, a partire dalla metà degli anni '90 Russia, Bielorussia e Kazakistan si sono mossi verso la re-integrazione dello spazio post-sovietico sulla base di nuove realtà politiche, economiche e ideologiche.

Fin dai primi giorni della sua esistenza, lo Stato ucraino era stato creato come lo stato della "nazione a cui era intitolato". Allo sviluppo nazionale è stata data la priorità, e poi le parole attribuite al conte di Cavour, "Abbiamo creato l'Italia. Ora dobbiamo creare gli italiani", sono state trasformate dai nazionalisti ucraini in "Abbiamo creato l'Ucraina. Ora dobbiamo creare gli ucraini". Invece dell'idea dell'eguaglianza dei cittadini, è stato adottato il concetto di "discriminazione positiva", con secoli di "oppressione" usati per spiegare la necessità di dare la priorità a tutto ciò che  è "ucraino".

L'unione dei burocrati post-sovietici e dei nazionalisti

Fin dai primi giorni della costruzione dello Stato in Ucraina, i nazionalisti ucraini si sono trovati in dissonanza cognitiva profonda quando gli obiettivi da loro dichiarati erano in contrasto con gli obiettivi reali e i mezzi utilizzati per raggiungerli. In poche parole, hanno clamorosamente mentito sapendo bene che se avessero detto la verità sui loro veri obiettivi, non solo non avrebbero mai avuto il potere ma avrebbero avuto difficoltà a rimanere in politica. Il popolo dell'Ucraina non li avrebbe tollerati. Nella prima metà degli anni '90, la popolazione ucraina conservava ancora un'alta attività politica post-"perestrojka" che non si era ancora trasformata in un facile controllo delle masse, come è successo nei primi anni del 2000.

Va notato che i nazionalisti hard-core, che avevano sostenuto tali posizioni ancor prima della caduta del sistema sovietico, i nazionalisti che avevano il diritto di dichiarare che in effetti avevano combattuto per l'indipendenza ucraina, erano una sparuta minoranza nella politica ucraina degli anni '90. Stepan Khmara, Levko Lukjanenko, Vjacheslav Chornovol e i fratelli Gorin erano praticamente tutti i loro capi noti. Organizzazioni come l'Assemblea nazionale ucraina (UNA) e l'Autodifesa del popolo ucraino (UPSD) erano marginali e con pochi membri. Il "Movimento popolare dell'Ucraina per la perestrojka", anche dopo essersi trasformato in "Movimento popolare dell'Ucraina" si presentava come un vasto movimento democratico (anche se con un sapore nazionalistico). Prima della definizione della struttura di partito, era un soggetto politico amorfo dove nazionalisti radicali stavano spalla a spalla con ex comunisti opportunisti (come Javirivskij e Pavlichko), così come con l'intellighenzia liberale.

L'elettorato non era particolarmente interessato ai nazionalisti, che abitualmente ottenevano il 20-25% dei voti (in media in tutto il paese). Le forze nazionaliste ricevono reale sostegno politico solo nelle tre regioni della Galizia (Leopoli, Ternopol, Ivano-Frankovsk). In tutte le altre regioni, anche in Ucraina occidentale, hanno sempre raccolto meno del 50% del voto popolare e nelle regioni della Novorossija – non più del 5-10%. In queste condizioni, i nazionalisti avrebbero dovuto restare nella contrapposizione perpetua o trovarsi un forte alleato. E un alleato è stato trovato.

Gli ex capi di partito e dello stato sovietico, che avevano rinunciato alla loro passato al fine di conservare le loro posizioni, erano in quel tempo alla ricerca di un'ideologia che potesse sostenere il loro diritto a rimanere al potere. Avevano già rinunciato all'ideologia comunista ed erano spaventati della retorica della reintegrazione. Credevano che le ricostruzioni di uno Stato unitario avrebbero portato al ripristino del controllo di Mosca sulle élite provinciali, controllo che avrebbe limitato significativamente la loro capacità di controllare le proprietà che si trovavano sul territorio dell'Ucraina, comprese le proprietà che facevano parte dell'Unione Sovietica. In qualche modo, l'Ucraina è caduta vittima della ricchezza del patrimonio sovietico. Questo sembrava inesauribile, e l'elite ucraina era ansiosa di conservarlo contro gli ex colleghi che avevano ricevuto di meno. Ogni iniziativa che riguardasse la reintegrazione non era considerata come un tentativo di organizzare una cooperazione reciprocamente vantaggiosa di economie complementari, ma come una pressione delle élite delle repubbliche limitrofe, che bramavano una quota della proprietà ucraina.

Qui gli interessi degli ex capi ucraini del partito comunista e quelli dei nazionalisti ucraini coincidevano. I nazionalisti volevano costruire in un paese russo, come era l'Ucraina nei primi anni '90, uno stato non-russo (a quel tempo non era ancora previsto uno stato anti-russo). L'ex élite del partito comunista voleva che il loro Stato tutelasse il loro diritto di saccheggiare la proprietà ereditata dall'URSS. Dal momento che tutti i processi di integrazione post-sovietica non avrebbero potuto avere altro che Mosca come loro centro (un centro politico tradizionale + il territorio che lega insieme le repubbliche europee e asiatiche + risorse naturali illimitate), la Russia era considerata obiettivamente come un avversario sia per i nazionalisti sia per i burocrati statali. Da qui la popolarità del mito della nazione eternamente oppressa che lotta (ovviamente, contro la Russia) da secoli per la sua libertà. Questo è stato anche l'origine del mito della integrazione nell'Unione Europea come via principale per lo sviluppo dell'Ucraina. I politici ucraini non erano affatto preoccupati di quanto fossero realistici loro progetti di adesione all'UE: l'obiettivo più importante era giustificare il rifiuto di partecipare ai progetti di integrazione post-sovietica indicando una direzione diversa.

L'unione di burocrati e nazionalisti è riuscita a spingere da parte l'influente sinistra (socialisti e comunisti). I battibecchi interni di carriera tra i leader dei partiti comunista e socialista hanno giocato un qualche ruolo in questo processo. Inoltre, il controllo effettivo dei burocrati sui meccanismi statali è stato importante, così come lo è stata una certa disillusione della popolazione nei confronti dell'ideologia di sinistra (l'Unione Sovietica si era appena disintegrata). Come risultato, i burocrati hanno ottenuto il controllo dell'economia e delle finanze, nonché l'opportunità di arricchirsi senza ostacoli, mentre i nazionalisti hanno invaso la sfera ideologica e culturale (cultura, scienza, istruzione).

La simbiosi tra nazionalisti e oligarchi

Durante questi 20 anni, non solo i nazionalisti hanno compiuto un ​​lavaggio del cervello di due generazioni di studenti, ma l'ideologia nazista-nazionalista è stata assorbita in tutte le aree in cui qualsiasi tipo di processo educativo ha avuto luogo, tra cui l'esercito, le strutture del Ministero degli Interni, i servizi di sicurezza dell'Ucraina, tutte le forze militari o di polizia.

Inizialmente, il nazionalismo ucraino è stato presentato in una versione soft. In particolare, fino ai primi anni '90 i nazionalisti riconoscevano la dubbia natura delle pratiche dell'esercito insurrezionale ucraino (UPA) di Bandera, distinguendolo dalla puramente politica Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN). Condannavano anche pubblicamente le attività durante la Grande Guerra Patriottica di formazioni di nazionalisti ucraini come i battaglioni "Roland", "Nachtigall", della divisione "Galitchina", e di battaglioni schutzmannschaft. A quel tempo, era impensabile non solo proclamare Bandera e Shukhevich come eroi dell'Ucraina, ma nemmeno in qualsiasi modo come figure politiche positive.

Rallentando con l'emergere di nuove generazioni sulla scena politica, l'attenzione ha cominciato a cambiare. Questo processo è stato aiutato dal comportamento della Russia, che, assorbita dai problemi interni, ha sostanzialmente abbandonato la lotta nello spazio informativo ucraino. Verso la metà degli anni '90, i canali della televisione russa sono stati espulsi dall'Ucraina e alla fine degli anni '90 e dopo il 2000 è accaduto lo stesso al la stampa russa. La macchina della propaganda ucraina, non particolarmente efficace e completamente priva di una componente intellettuale, ha funzionato in modo abbastanza efficace in condizioni di monopolio informativo. Naturalmente, tutti quanti siano abbastanza interessati possono facilmente ottenere informazioni alternative, ma la maggior parte della popolazione riceve sempre le notizie politiche dalle fonti più accessibili.

Appena l'atmosfera sociale è cambiata, il nazionalismo ucraino è divenuto sempre più radicale, trasformandosi lentamente in aperto nazismo. I nazionalisti "civili" istituzionalizzati dei primi anni 2000 (prima ancora di Jushchenko) hanno messo di mostrare disprezzo per i militanti nazionalisti. Hanno trovato rapidamente una giustificazione per il radicalismo dei nazionalisti. Sembra che i militanti siano nazisti perché sono offesi dalla conservazione dei simboli sovietici, in quanto la maggior parte della popolazione festeggia i 9 maggio, parla russo e non ha fretta di proclamare come eroi gli assassini seguaci di Bandera, sopravvissuti fino a questi giorni solo grazie all'umanità di Stalin.

Ad un certo punto nel primi anni 2000, la burocrazia, ansiosa di distruggere la base sociale della sinistra attraverso le privatizzazioni (processi simili hanno avuto luogo anche in Russia), ha prodotto l'oligarchia. Ora non sono stati i burocrati a nominare qualcuno miliardario, ma sono stati i miliardari a comprare intere fazioni parlamentari, ministri, primi ministri, presidenti. Il consenso burocratico-nazionalista è stato sostituito da quello oligarchico-nazionalista. Da quel momento, la situazione in Ucraina è apparsa all'Occidente (soprattutto negli Stati Uniti) matura per un'interferenza attiva. Probabilmente, se l'élite ucraina non avesse scelto un corso anti-russo per conto proprio, l'Occidente non avrebbe osato impiegare interferenza e coercizione diretta. Tuttavia, l'Ucraina ha voluto separarsi dalla Russia, sterminare in sé tutto ciò che è russo per troppo tempo; ha nutrito troppo accuratamente le più oscure forze russofobe, perché questo fosse ignorato e non sfruttato.

Inoltre, a partire dai primi anni 2000, con il suo nuovo presidente, la Russia si è sempre più concentrata sui propri interessi nazionali e sempre meno sui valori "universali". Questa politica ha messo la Russia in rotta di collisione con gli interessi degli Stati Uniti, e l'Ucraina anti-russa è sembrata a Washington uno strumento efficace per il contenimento della Russia. Non è affatto sorprendente che gli Stati Uniti abbiano scommesso sulle forze che rappresentano il consenso oligarchico-nazionalista e che erano completamente in controllo della politica ucraina (indipendentemente dal concorso formale o addirittura dall'animosità tra i partiti), soprattutto se si considera che queste forze erano russofobe non solo per ideologia, ma anche per i loro interessi pratici.

L'Ucraina diventa il teatro di azione chiave per gli USA

Non possiamo dire che gli Stati Uniti non abbiano seguito la situazione in Ucraina negli anni '90 e non abbiano riunito un gruppo fedele di politici, burocrati, e personaggi pubblici. Era una pratica normale "just in case" (qualsiasi sforzo di intelligence utilizza sempre ogni possibilità di acquisire beni di valore nei paesi con importanti posizioni strategiche, soprattutto se non costa troppo). Ma negli anni '90 gli Stati Uniti, alle prese con la Russia di Eltsin pronta sulla maggior parte delle questioni a seguire la scia della politica americana, l'avevano ripagata riconoscendo un certo controllo di Mosca sullo spazio post-sovietico come sfera degli interessi vitali russi e avevano provato a non ingigantire la loro interferenza negli affari interni dei paesi post-sovietici.

Dall'inizio degli anni 2000, la politica estera della Russia è diventata sempre più indipendente. Naturalmente, molti politici con legami con Washington sono rimasti al potere, ma l'influenza della lobby pro-americana non era più decisiva, e le dinamiche e i vettori del cambiamento hanno lasciato pochi dubbi: le nuove élite politiche russe hanno adottato una rotta di restaurazione di indipendenza nelle politiche estere e interne. Putin era pronto a rimanere un amico e alleato degli Stati Uniti, ma in condizioni di parità e non come vassallo.

Quello era il momento giusto per far uso dei beni anti-russi nei paesi post-sovietici. È importante sottolineare che quasi tutte le "rivoluzioni colorate", riuscite o fallite, nella Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) si sono verificate tra il 2003 e il 2008 (dalla "rivoluzione delle rose" in Georgia alla guerra dell'8 agosto 2008). L'obiettivo di questi colpi di stato non era semplicemente di tagliare fuori la Russia dalla regione post-sovietica, ma di creare una serie di stati ostili lungo i suoi confini occidentali e meridionali (fino al confine con la Mongolia e la Cina). Di conseguenza, le opportunità per la Russia di attuare politiche estere ed economiche indipendenti sarebbero state bloccate, e le sue risorse drenate dai dintorni ostili costituiti dalle ex repubbliche sovietiche. La reputazione del governo russo all'interno e all'estero sarebbe stata costantemente minata da continue provocazioni (come quelle che Saakashvili ha fornito in abbondanza). Allo stesso tempo, Mosca sarebbe stata limitata nella sua capacità di rispondere a tali provocazioni, dal momento che ogni mossa decisiva avrebbe provocato una guerra aperta con un blocco di Stati post-sovietici (Jushchenko ha cercato di coinvolgere l'Ucraina nel conflitto russo-georgiano, ma, secondo il piano, avrebbero dovuto esserci 10-11 stati simili). Così, i russi avrebbero avuto contro di loro un blocco di paesi dal Baltico al Bajkal. Gli Stati Uniti avrebbero potuto interpretare tale situazione come una guerra di ex colonie in lotta contro il neocolonialismo russo, applicando alla Russia la Dichiarazione delle Nazioni Unite sulla concessione dell'indipendenza ai paesi e ai popoli coloniali da 14 dicembre 1960 (a proposito, adottata dall'Assemblea Generale per iniziativa dell'URSS) e tutte le altre risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite in materia.

La Russia si fece scappare i colpi di stato nel 2003 in Georgia e nel 2004 in Ucraina. Mosca riuscì a fermare l'ulteriore diffusione delle "infezioni colorate" (i colpi di stato non sono andati oltre Bishkek, ma anche in Kirghizistan la "rivoluzione" è stata seguita dalla contro-rivoluzione dello stesso "colore").

Durante la guerra dei 5 giorni nell'agosto del 2008, la Russia lanciò un'offensiva geopolitica. Da quel momento in poi, ogni potere di Washington fu impiegato non a emarginare Mosca, al fine di impedire che diventi una sfida geopolitica a Washington, ma a distruggere il rivale geopolitico già stabilito. Gli sforzi della Russia hanno ha portato la pace (per quanto fragile e instabile) nell'Asia centrale, e hanno bloccato gli interessi americani nel Caucaso. Quest'ultimo effetto è stato in larga misura dovuto a due fattori: il fatto che Kadyrov abbia preso su di sé il compito di stabilizzare la situazione nel Caucaso settentrionale, e il fatto che il regime filo-americano di Saakashvili si sia completamente screditato con la sconfitta nella guerra (i politici che hanno rimpiazzato Saakashvili, anche se non amici della Russia, sono più ragionevoli, e hanno fornito l'opportunità di stabilizzare i rapporti). Tutti questi fattori hanno reso l'Ucraina alla fine del 2010 il paese chiave per gli Stati Uniti nello spazio post-sovietico.

Un burattino contratta con un burattinaio

A quel tempo, il blocco oligarchico-nazionalista era convinta che la Russia deve essere trattato come la fonte di tutte le possibili preferenze economiche, considerando che la politica invece dovesse essere orientata verso l'Occidente. Entro il 2010, la squadra del Maidan "arancione" era completamente screditata e priva di un significativo sostegno pubblico. Inoltre, la squadra aveva dimostrato una totale incapacità di creare un conflitto acuto con la Russia (come quello con la Georgia), che avrebbe bloccato le risorse russe al confine ucraino impedendo ai russi di interferire con gli affari globali.

Per questo motivo, gli Stati Uniti non sollevarono obiezioni contro l'elezione di Janukovich a presidente nel 2010. Washington sapeva che Janukovich avrebbe cercato di tornare alla politica multi-vettore in stile Kuchma che presupponeva l'uso delle risorse della Russia per pagare l'integrazione con l'Unione Europea. All'inizio degli anni 2000, tale politica non era più adatta agli Stati Uniti, e questo è ciò che ha spinto il colpo di stato del 2004. Poi Washington non ebbe più bisogno di alleati (non importa quanto leali e dipendenti); aveva bisogno di esecutori di decisioni già prese. Ma nel 2010 la situazione era cambiata: gli Stati Uniti sono stati spinti a sostenere la posizione multi-vettore ucraina dal generale indebolimento della loro posizione geopolitica globale, così come dai crescenti problemi dell'economia americana. Gli Stati Uniti non avevamo più soldi per sostenere i loro alleati. Ora i vassalli senza voce erano tenuti a pagare per la politica americana di tasca propria.

Nella situazione del 2010, Janukovich era l'unico candidato presidenziale adatto per gli Stati Uniti. Il team di Jushchenko (compresi gli "eroi" di oggi, Jatsenjuk e Poroshenko) era stato completamente screditato, e c'era bisogno di tempo per ripristinare la sua immagine. Timoshenko aveva guadagnato la reputazione di essere imprevedibile e incline a imbrogliare costantemente i suoi partner. Il solo fango gli Stati Uniti avevano da usare contro di lei (la sua cooperazione con Lazarenko) era già stato presentato dai media ucraini e aveva prodotto un effetto minimo. Al contrario, Janukovich non solo era sotto il controllo di agenti americani (il gruppo di Levotchkin-Firtash), ma voleva sinceramente "integrarsi nella UE", con la firma dell'accordo di associazione. Apparentemente Viktor Feodorovitch aveva deciso di dimostrare a tutti coloro che lo avevano deposto nel 2004 che lui era l'unico che poteva "unire l'Ucraina" riconciliando l'Oriente e l'Occidente. In realtà questo significava il rifiuto di onorare le sue promesse elettorali e l'inizio delle politiche filo-occidentali.

Janukovich avrebbe dovuto firmare l'accordo di associazione che avrebbe distrutto l'industria ucraina, lo avrebbe completamente screditato, concentrato ogni negatività sulla sua persona e poi perdere le elezioni del 2015 a vantaggio del protégée americano di turno. Per assicurarsi che si seguisse questo scenario (nel caso che Janukovich si rifiutasse di andare in pace), un'altro Maidan era in preparazione per il 2015.

Janukovich era abbastanza ingenuo da credere che solo perché presentava all'Occidente tutta l'Ucraina, gli sarebbe stato permesso di essere rieletto nel 2015. A tal fine, lui e il suo enourage hanno attivamente finanziato e sostenuto organizzazioni naziste (non solo "Svoboda" ma anche "Patrioti ucraini", UPA-OUN e altri). La "feccia del fascismo" avrebbe dovuto unirsi attorno Janukovich e agli elettori antifascisti del Sud-Est. Per i nazionalisti moderati e gli "euro-integratori", l'associazione firmata con l'Unione Europea avrebbe dovuto servire da stimolo. Infine, per preservare la lealtà della maggioranza della popolazione, in particolare quelli interessati esclusivamente al loro benessere economico, era previsto con il pretesto dell'associazione di ottenere 15-20 miliardi di credito dall'UE, il che sarebbe stato sufficiente, secondo I calcoli di Azarov, a tenere il passo o addirittura a migliorare le condizioni di vita fino alle elezioni del 2015.

Il piano di Yanukovich era logicamente perfetto. L'UE metteva le mani sull'Ucraina – un bene del valore di migliaia di miliardi – e doveva aprire il suo portafoglio per una mera ventina di miliardi. Janukovich e Azarov pensavano che se la Grecia aveva ricevuto 200 miliardi, Bruxelles avrebbe potuto trovare 20 miliardi per l'Ucraina.

Il problema era che gli Stati Uniti non avevano intenzione di mantenere al potere Janukovich, che rappresentava gli interessi dell'industria nazionale, perché tali interessi si sarebbero prima o poi scontrati con i "valori europei" astratti, ma non redditizi. Janukovich avrebbe dovuto essere sostituito da compradores completamente addomesticati, e il business nazionale ucraino avrebbe dovuto estinguersi, sostituito dalle società europee.

Il Maidan invece della chiave d'oro

Come risultato di tale operazione quinquennale, gli Stati Uniti avrebbero stabilito in Ucraina all'inizio del 2015 un regime russofobo perfettamente addomesticato e legittimo. L'UE avrebbe avuto una zona di libero scambio con l'Ucraina, che, in primo luogo, dopo la scomparsa dell'industria ucraina, avrebbe dato all'Europa un forte mercato ucraino di 45 milioni (anche se con un potere di acquisto diminuito, ma ancora in grado di durare un altro po'), ma, soprattutto, attraverso la zona di libero scambio all'interno della CSI, l'UE avrebbe ottenuto l'accesso al mercato di tutti i paesi della CSI, in particolare quello della Russia. Ciò avrebbe minimizzato le perdite europee previste dal trattato di libero scambio tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti, svantaggioso per l'UE. L'Europa sperava di coprire le perdite dalla zona di libero scambio con gli Stati Uniti a spese della Russia e della CSI.

Ovviamente, gli Stati Uniti non si curavano della compensazione delle perdite finanziarie ed economiche europee, ma dei propri interessi geopolitici. Cosa ancor più importante, quell'accordo di libero scambio in qualità di "buco nero" che portava gli Stati Uniti direttamente nella CSI rendeva di fatto l'unione doganale eurasiatica un'iniziativa senza valore e negava tutti i piani di integrazione della Russia in Eurasia. In un colpo, gli Stati Uniti avrebbero ristabilito il loro dominio politico ed economico nel mondo, e il più pericoloso rivale degli americani – la Russia – avrebbe dovuto pagare per questo.

Era un piano molto elegante, e posso immaginare la rabbia dei politici di Washington quando quell'idiota di Janukovich ha finalmente capito che non avrebbe mai visto i miliardi europei per sostenere la stabilità sociale e improvvisamente, solo tre mesi prima della firma dell'accordo di associazione, ha rinviato l'evento. Janukovich pensava di poter contrattare, ottenere i soldi, e poi firmare. Per rendere l'Unione Europea più suscettibile, secondo la vecchia tradizione ucraina,  si è recato a Mosca, dove gli ambiti miliardi gli sono stati promessi a termini molto più facili. Putin ha cercato all'ultimo momento di giocare le carte ucraine che gli sono state servite, e questo è stato il motivo per cui sono state prese decisioni rapide e grandi quantità di soldi sono state date liberamente.

A differenza di Janukovich, a Washington sanno benissimo che cos'è una finestra di opportunità. Tutti gli elementi interconnessi – dalla firma dell'accordo di associazione UE-Ucraina al Maidan-2015, compreso l'accordo di libero scambio tra Stati Uniti e UE – erano stati costruiti in uno schema rigido e coordinato nel tempo. Togliere un elemento ha fatto crollare l'intero edificio. Di conseguenza, Janukovich si è beccato il Maidan già alla fine del 2013.

Chi ha scatenato la guerra civile

Tuttavia, dobbiamo ringraziare per questo non tanto gli Stati Uniti quanto Levochkin. Lui e Firtash hanno provvidenzialmente protetto i loro affari nell'accordo di associazione, preparato sotto l'occhio vigile del capo di stato maggiore del presidente dell'Ucraina – cioè, lo stesso Levochkin.

Pertanto, dopo la firma l'economia del paese avrebbe dovuto andare in discesa, per la maggior parte gli oligarchi sarebbero diventati più poveri, mentre il gruppo Levochkin-Firtash sarebbe diventato più ricco. Il rifiuto di firmare l'accordo di associazione ha posto fine al benessere finanziario e politico del gruppo. Levochkin, che stava coordinando la propria attività con l'ambasciata degli Stati Uniti da molto tempo ed era coinvolto nei preparativi del Maidan, ha deciso di utilizzare questo meccanismo per fare pressione su Janukovich e costringerlo a firmare l'accordo di associazione. Ha dato inizio al Maidan degli studenti, e la cosa non ha fatto la giusta impressione su Janukovich: ha offerto la provocazione dei pestaggi degli studenti, al termine del quale il Maidan ha smesso di essere tranquillo.

Dopo di che, Janukovich ha avuto solo due o tre settimane per disperdere il Maidan, prima che il suo potere cominciasse a sgretolarsi dall'interno, prima che i suoi ministri e generali nominalmente fedeli iniziassero le trattative con l'opposizione per passare dalla loro parte, e prima che l'Occidente intervenisse attivamente. Janukovich, troppo sicuro della forza della sua posizione e dell'insignificanza del Maidan, ha iniziato una lunga trattativa con l'opposizione cercando di sbarazzarsi del Maidan tramite concessioni temporanee. Non appena la sua debolezza è diventata evidente, l'Occidente è entrato nel gioco. Il regime aveva i giorni contati.

Avendo imparato qualcosa dal Maidan precedente, Yanukovich era pronto a difendersi. Aveva intenzione di aspettare semplicemente la fine del Maidan dietro i cordoni di polizia. L'idea era: se non vanno via in mezzo anno, allora lo faranno dopo un anno; prima o poi cederanno. E quindi è stato rivelato che, in contrasto con l'esercito, la polizia ucraina era composta da professionisti ben addestrati, e un Maidan pacifico non aveva alcuna possibilità di rovesciare il governo. Solo un colpo di stato militare avrebbe avuto questa possibilità.

Nel momento in cui l'opposizione ucraina e gli Stati Uniti hanno scelto il percorso di un colpo di stato militare, e l'UE ha convenuto con tale decisione, il destino dell'Ucraina è stato segnato. Se fino a quel momento, nonostante decenni di guerra civile fredda, tra ucraini russi e galiziani esistevano ancora opzioni per la risoluzione pacifica del conflitto interno basate sul compromesso, ora, con la guerra civile calda in corso, la frantumazione del paese è divenuta inevitabile. Il problema era che i militanti neonazisti avrebbero dovuto svolgere il ruolo di forza chiave del colpo di stato, dal momento che l'opposizione non aveva alcun'altra forza organizzata. Tuttavia, se ai militanti erano date armi (in modo che potessero realizzare il colpo di stato), e fosse stata bloccata la risposta adeguata dei tutori della legge, allora i militanti sarebbero divenuti i padroni effettivi del paese.

Le strutture delle forze dell'ordine, tradite dai politici, si sono rapidamente degradate; i veri professionisti se ne sono andati, sono arrivati i neonazisti, opportunisti pronti a servire qualsiasi potere rimasto. I nazisti si sono trovati in una posizione favorevole, che permetteva loro non solo di aumentare rapidamente il loro numero e la fornitura di armi, ma anche di istituire un efficace controllo sulle strutture delle forze dell'ordine.

Tutto questo era una chiara e imminente minaccia per la popolazione russa dell'Ucraina. Questa era molto meno organizzata, mancava di unità militari, era quasi senza armi, ma in condizioni di imminente terrore nazista i problemi sono stati risolti rapidamente. 25 milioni di antifascisti non potevano fuggire dall'Ucraina. Né potevano accettare la vittoria del secondo Maidan, come avevano accettato quella del primo. Il primo Maidan aveva calpestato la loro scelta, la Costituzione e la legge. Il secondo metteva in pericolo la loro vita.

Un confronto militare delle due parti quasi uguali dell'Ucraina supportate, rispettivamente, dagli Stati Uniti e dalla Russia rendeva la vittoria di una parte problematica e la guerra potenzialmente senza fine. Avrebbe potuto probabilmente andare così, e Mosca si sarebbe trovata impantanata nel conflitto ucraino per molti anni, ma al momento del colpo di stato le risorse economiche interne che sostenevano il funzionamento dello Stato ucraino erano praticamente esaurite. Per salvare l'economia ucraina dalla crisi, erano necessari crediti per molti miliardi, nonché progetti di investimento a lungo termine e capienti mercati per i beni ucraini. La Russia era disposta a offrire tutto questo a Janukovich, ma non aveva alcuna intenzione (e non avrebbe potuto nemmeno volendolo) di offrire alcunché ai nazisti.

È diventato subito evidente che né l'Unione Europea né gli Stati Uniti hanno intenzione di finanziare l'Ucraina. Lo scoppio di una guerra civile andava proprio bene a Washington: non c'era bisogno di spendere soldi, ma sia Mosca sia Bruxelles avrebbero sicuramente avuto problemi, e la possibilità di un'alleanza pericolosa per Stati Uniti tra l'Unione Europea e l'Unione Eurasiatica era stata bloccata. L'Unione Europea non è riuscita durante l'intera crisi a emergere dall'ombra degli Stati Uniti e iniziare a difendere i propri interessi invece di quelli americani.

Liti intestine

La mancanza di risorse non solo per una guerra prolungata, ma anche per le funzioni di routine dello Stato avrebbe dovuto rendere la guerra civile ucraina breve ma estremamente intensa e sanguinosa. Inizialmente, il conflitto si è di fatto sviluppato in questo modo fino a quando Mosca è riuscita a ridurre temporaneamente l'intensità dei combattimenti costringendo Kiev all'accordo di Minsk.

Tuttavia, l'accordo di Minsk non ha risolto e non poteva risolvere i principali problemi ucraini. Così, è stato considerato fin dall'inizio da entrambe le parti del conflitto ucraino come una pausa, che avrebbe dovuto essere utilizzata per rafforzare le loro posizioni e aumentare il loro potenziale militare. Kiev si è trovata in una situazione peggiore rispetto alle Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk. Le repubbliche avevano la Russia alle loro spalle, e una parte della loro popolazione relativamente piccola era fuggita in Russia, mentre quelli che erano rimasti sono stati in grado di sopravvivere grazie agli aiuti umanitari russi. L'Ucraina, d'altra parte, ha subito una catastrofe economica in rapida crescita verso una crisi politica. Il calo accelerato del tenore di vita della maggioranza della popolazione, l'aumento della disoccupazione che è ora a circa un terzo della forza lavoro, la mancanza di prospettive, tutto questo ha minato la fiducia nei politici del Maidan, ha creato risentimento e radicalizzazione nella società, che ha minacciato un altro Maidan.

La catastrofe economica ha diviso l'élite del Maidan, che non era unita fin dall'inizio. I gruppi politici dovranno lottare per le restanti risorse economiche, così come trovare e presentare al popolo i responsabili dei fallimenti della guerra e della distruzione dell'economia, il che rende ogni accordo tra di loro praticamente impossibile. Considerando che tutti i gruppi politici in Ucraina hanno già le proprie unità militari (per lo più battaglioni di volontari), la cui unica esperienza politica è di aver preso parte al colpo di stato militare contro Janukovich e alla guerra civile, è certo che dovranno risolvere la disputa di questo Maidan fratricida con la forza delle armi.

Inevitabilità fatale dell'autoliquidazione

La guerra civile in Ucraina sta assumendo varie forme, ed è solo una questione di tempo prima che si intensifichi. L'Ucraina non è in grado di sfuggire da sola a questo imbuto fatale. I nazisti non permetteranno che il governo raggiunga un compromesso con la Novorossija. La Novorossija non vivrà tranquillamente con un governo nazista. Non ci sono risorse per alleviare i problemi sociali. La dirigenza ucraina è insufficiente e capisce poco di ciò che sta accadendo in realtà negli avanzi dell'economia ucraina o di chi e come determina la politica del paese. Un tentativo di risolvere il conflitto interno, a causa del relativo equilibrio tra le parti in conflitto, porterebbe a così tante vittime che non si potrebbe evitare di coinvolgere i vicini, non da ultimo perché milioni di rifugiati si riverserebbero oltre i confini.

Per evitare lo sviluppo del conflitto secondo il peggiore scenario, è necessario un potere esterno disposto ad assumersi la responsabilità del disarmo delle parti del conflitto e del sostegno finanziario ed economico all'Ucraina per ripristinare la sua economia. Attualmente, non ci sono volontari per tale compito di carità. Tenendo conto della situazione politica in Ucraina (una società divisa, piena di odio, armata fino ai denti), così come delle sue condizioni economiche, il benefattore correrebbe il rischio di farsi del male portando il carico ucraino.

L'inadeguatezza dell'élite ucraina, la sua fiducia irrazionale nella volontà dell'Occidente di risolvere i problemi ucraini a spese dello stesso Occidente, ha messo lo Stato nella posizione in cui la sua veloce autoliquidazione è l'unico sviluppo logico della situazione attuale. Al contrario, la conservazione e il restauro della statualità ucraina, anche all'interno di un territorio diminuito, appare meno probabile o addirittura improbabile. Per realizzarsi, quest'opzione richiederebbe un miracolo che cambi tutti i fattori ora in gioco. Sulla base della fede religiosa nei miracoli, questo può sembrare possibile, ma dalla posizione dell'analisi politica, la sua probabilità è così bassa che non dovrebbe neanche essere considerata.

Impossibile cancellare la guerra

E l'ultimo argomento, forse, è il più sgradevole per i cittadini dell'Ucraina che ancora credono nella possibilità della rinascita del loro paese. Il paese potrebbe essere salvato se almeno uno dei protagonisti mondiali fosse interessato a prolungare la sua esistenza. Naturalmente, ascoltando i diplomatici e capi di stato, si potrebbe facilmente credere che tutto il mondo non sogni altro che la rinascita dell'Ucraina e il ripristino della sua integrità territoriale. Ma, come sappiamo, i diplomatici usano il linguaggio per nascondere i loro pensieri, e della vera posizione di uno stato non si parla mai apertamente (altrimenti, non ci sarebbe alcun bisogno di mantenere agenzie di intelligence e di controspionaggio). Possiamo giudicare i veri obiettivi e le intenzioni di uno Stato solo in base alle sue azioni.

In primo luogo, tra l'agosto e il dicembre del 2014, nel Donbass si è formato un esercito per sostituire i gruppi sparsi dei miliziani. L'esercito ben addestrato ed equipaggiato è chiaramente eccessivo per la difesa di quei mozziconi delle regioni di Donetsk e Lugansk ora controllati dalle forze armate della Novorossija. Potremmo, naturalmente, credere che i miliziani abbiano trovato carri armati, cannoni, unità di artiglieria pesante semoventi, lanciarazzi multipli, e altre belle cose nella steppa di Donetsk. Là non si erano accorti di queste cose da aprile ad agosto e poi tutto ad un tratto, un ricco raccolto: tutti coloro che hanno mai raccolto funghi sanno che una cosa del genere può accadere. Si potrebbe anche pensare che migliaia di istruttori (dai sergenti ai completi quartieri generali dei reggimenti) necessari per creare una struttura militare efficace siano semplicemente arrivati da diversi paesi di propria volontà (cosa che non accade in questo mondo). È anche possibile credere le armi siano state trovate e che gli istruttori siano arrivati non solo nei numeri richiesti, ma anche con specializzazioni richieste. Tuttavia, i pezzi di ricambio, le munizioni e i GSM in quantità sufficienti per gli intensi combattimenti dovevano ancora essere forniti da qualcuno.

La dimensione minima approssimativa delle forze armate della Novorossija è di 35.000 (circa tre divisioni al tempo della Grande Guerra Patriottica). Per condurre operazioni militari regolari (e per sostenere la popolazione civile, almeno a livello di sussistenza) le forniture dovrebbero raggiungere centinaia di tonnellate al giorno. Per un confronto: la Sesta armata di Von Paulus a Stalingrado all'inizio dell'accerchiamento, secondo il calcolo del comando tedesco, richiedeva 600 tonnellate al giorno di forniture solo per essere mantenuta pronta a combattere. Paulus pensava che il requisito minimo fosse di 800 tonnellate. Al momento di accerchiamento, Paulus comandava fino a 240.000 soldati (forse, 30.000 romeni non erano stati contati dal comando tedesco).

Vale a dire, per quanto possano dire i patrioti-allarmisti, in Novorossija è stato creato in breve tempo un esercito chiaramente eccessivo per la difesa dei territori controllati. Tale esercito non avrebbe potuto essere organizzato senza l'aiuto della Russia. La Russia non è ovviamente incline a spendere soldi e risorse (che non sono illimitate), senza validi e sufficienti motivi. Se si sta formando un esercito in grado di attaccare, significa che attaccherà.

In secondo luogo, se la Russia e i media favorevoli alla Russia ripetono a ogni angolo quanto sia affidabile Poroshenko, e come egli creerà da un momento all'altro l'Ucraina federalizzata libera dai nazisti, allora, considerando la situazione attuale in Ucraina, dove i neo-nazisti e i loro colleghi al potere accusano regolarmente Poroshenko di tradimento, sembra che Pjotr Alekseevich sia condotto al macello, mentre la Russia sta prontamente fornendo ai suoi avversari gli argomenti per il colpo di stato.

In terzo luogo, se OSCE, UE, e satelliti americani non riescono tutti insieme a vedere soldati russi in Ucraina o a osservare altro che i convogli umanitari che attraversano la frontiera (cosa che ha causato crisi isteriche multiple a Kiev), allora questo è perché non vogliono vedere. Dopo tutto, quando americani o europei vogliono notare qualcosa, vedono anche cose che non ci sono, come le armi di distruzione di massa in Iraq, i referendum in Kosovo o gli errori russi nella catastrofe dell'aereo malese nei pressi di Donetsk. In altre parole, sapendo che l'esercito che è stato organizzato in Novorossija è molto più forte di quello che ha sconfitto l'esercito ucraino nel mese di agosto, e che questo esercito prima o poi comincerà un'offensiva, l'Unione Europea e gli Stati Uniti ignorano assolutamente la possibilità di accusare la Russia di armare un lato del conflitto. Inoltre, i nostri "partner" occidentali, decidendo di fornire all'Ucraina aiuti militari (comprese le armi), offrono a Mosca un motivo opportuno per legalizzare la propria partecipazione nell'armare la Novorossija.

In quarto luogo, gli Stati Uniti stanno spingendo Kiev all'escalation del conflitto armato ben sapendo che ogni offensiva più o meno grave di Kiev sarebbe utilizzata dalla Novorossija per infliggere l'ennesima catastrofica sconfitta all'esercito ucraino. Washington capisce anche che la prossima catastrofe sarà l'ultima – anche se la milizia non avesse i numeri per occupare tutto il territorio dell'Ucraina in una sola volta, un colpo di stato a Kiev e la conseguente anarchia del tutto per tutto nei territori non controllati dalle milizie della Novorossija diventerebbero cose inevitabili. In ogni caso, non ci sarebbe più alcuna Ucraina (unita o frammentata).

In altre parole, tutti si stanno preparando per la guerra con la piena comprensione del risultato di tale guerra. Le manovre dei giocatori reali nel conflitto che si nasconde dietro i leader a Kiev, Donetsk e Lugansk hanno lo scopo di poter dare la colpa in modo convincente all'avversario per la ripresa dei combattimenti, la loro inevitabile recrudescenza e l'aumento della carneficina. Sì, Mosca e Bruxelles non hanno bisogno della guerra in Ucraina. Sì, sarebbe auspicabile trovare una soluzione pacifica. Ma perché Washington è determinata a combattere, e Kiev non ha altra scelta che combattere, l'inizio della seconda fase della guerra civile in Ucraina ha potuto essere posticipato, l'esercito di Novorossia ha potuto essere preparato in modo da evitare ufficialmente il dispiegamento dell'esercito russo, ma la guerra non può essere cancellata.

Londra e Parigi hanno voluto che l'URSS combattesse la Germania nel 1939. Stalin voleva ritardare l'inizio della guerra almeno fino al maggio del 1942 (a quel punto l'esercito sovietico avrebbe dovuto completare il riarmo). La guerra è iniziata nel 1941. Ovviamente, Putin sarebbe felice di rimandare il conflitto fino al 2017. A quel punto ci sarebbe una buona occasione per ottenere il controllo dell'Ucraina senza escalation e senza ulteriori perdite. È altrettanto evidente che gli Stati Uniti avrebbero preferito che la Russia iniziasse a combattere nei mesi di aprile-maggio del 2014. Sembra che la Russia sia riuscita a evitare di essere direttamente coinvolta nel conflitto, ma questo dovrà essere pagato con una piena (da Lvov a Kharkov e da Kiev a Odessa) guerra civile in Ucraina nel 2015.

Il ritorno dell'Impero

L'ultima domanda di possibile interesse per noi: che cosa accadrà in Ucraina a causa della guerra? Niente. Non ci sarà più alcuna Ucraina. Il fatto stesso che pur con l'aiuto di Mosca ancora non sono state create adeguate strutture dei governi nelle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk indica che queste repubbliche non sono necessarie. La Novorossija rimane un termine geografico e storico, ma non sta diventando una realtà politica. L'esercito era necessario – ed è stato organizzato, mentre le strutture di governo non sono necessarie – e non sono emerse. Ciò significa che la Novorossija non è prevista. I patrioti-allarmisti quindi concludono che la Novorossija viene tradita e consegnata a Kiev. Ma se, come abbiamo mostrato in precedenza, la stessa Kiev è tradita, e l'auto-liquidazione del regime è semplicemente una questione di tempo e non di principio, e qui stiamo parlando di un breve periodo di tempo, a chi si dovrebbe consegnare la Novorossija?

Non sarà tradita da nessuno, e nessuno la creerà. Che bisogno ha la Russia di una nuova Ucraina nella veste della Novorossija? La Russia non ha neppure bisogno di "stati cuscinetto" tra l'Unuone Eurasiatica e l'Unuone Europea. Sarebbero solo un impiccio. In ogni caso, la Russia ha una frontiera con paesi della NATO (Norvegia, Estonia, Lettonia). La Russia ha bisogno dell'intera Ucraina o di quasi tutta l'Ucraina. Ora è evidente non solo a Mosca ma anche a Bruxelles che questo territorio è incapace di sviluppo indipendente ed è solo una fonte di problemi. Questo è il motivo per cui la Novorossija (e anche la Malorossija) è possibile come regione federale, mentre come stato indipendente (o stati indipendenti) non lo è. Il mondo non ha più denaro per le indipendenze, che si tratti di quella dell'Ucraina, o di quella della Novorossija – questa è la semplice verità.

È tempo che l'Impero ritorni ai suoi confini naturali (per lo meno, a sud-ovest).

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