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  La Moldova divisa corre il rischio di ripetere gli errori dell’Ucraina

James George Jatras (American Institute in Ukraine)

da Russia Insider

18 dicembre 2014

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Articolo originariamente apparso sul sito dell’American Institute in Ukraine

Le elezioni parlamentari del 30 novembre in Moldova hanno prodotto una relativa, nella migliore delle ipotesi, approvazione del corso della coalizione filo-occidentale verso l'integrazione con l'Unione Europea (UE).

Dopo aver assicurato una pluralità di voti (circa il 44%), l'alleanza tripartita uscente sembra destinata a ricostituirsi con la maggioranza dei seggi (55 su 101).

Questo è al di sotto dei 61 voti necessari per eleggere un nuovo presidente, cosa che fa pensare a una possibile ripetizione del prolungato stallo politico vissuto in Moldova tra il 2009 e il 2012, quando un parlamento diviso non è stato in grado neppure di concordare un candidato a tale ufficio. Tale situazione di stallo potrebbe provocare elezioni anticipate.

Tuttavia, le forze pro-UE hanno indicato la loro volontà di andare avanti con energia su un ordine del giorno di "riforme" per l'attuazione dell'accordo di associazione (AA) con l'Unione Europea che Chișinău ha frettolosamente ratificato all'inizio di quest'anno.

"Abbiamo già iniziato le consultazioni sulla creazione di una coalizione pro-europea", ha detto l'ex primo ministro e leader del liberaldemocratici Vlad Filat subito dopo la votazione.

"Dobbiamo creare immediatamente una coalizione e andare avanti."

L'intoppo principale sembra essere non la direzione su cui la coalizione vuole portare la Moldova, ma capire come affrontare i problemi di corruzione cronica e ambizioni contrastanti:

Il 4 dicembre, i leader della nuova coalizione di governo hanno annunciato che il loro obiettivo principale sarebbe stata l'attuazione dell'accordo di associazione con l'UE. Tuttavia, gli elettori pro-UE sono molto preoccupati che i sedicenti leader pro-UE li inganneranno ancora una volta, e che il nuovo governo continuerà a servire gli interessi degli oligarchi, piuttosto che quelli della società.

I primi segnali non sono incoraggianti. I rapporti non ufficiali indicano che il principale ostacolo nei negoziati è, ancora una volta, il controllo politico delle forze dell'ordine e delle istituzioni giudiziarie. Alcuni partiti pro-UE (e gli oligarchi alle loro spalle) vogliono avere il pieno controllo della prossima lotta contro la corruzione ad alto livello.

Nel frattempo, i moldavi sono profondamente divisi sulle opzioni disponibili per il loro paese. Esiste un equilibrio di massima tra coloro che sono a favore dell'integrazione europea, sotto forma di "associazione" (Bruxelles rifiuta di offrire alla Moldova l'adesione anche come prospettiva lontana, così come rifiuta di approvare l'adesione all'Ucraina) e dell’integrazione con l'Unione doganale guidata dalla Russia, con un leggero vantaggio a favore di quest'ultima.

Questo non prende nemmeno in considerazione il sentimento in Transnistria, che non ha partecipato alle elezioni, e che Chișinău rivendica ancora.

Con la sospetta eliminazione all'ultimo minuto del partito "Patria" dal voto, i grandi vincitori nel campo dell'opposizione sono i socialisti pro-Mosca, che promettono una vigorosa resistenza all'ordine del giorno pro-UE.

Anche i comunisti, la cui posizione sull'accordo di associazione è stata ambigua, possono ritornare sui loro passi prendendo contro l'accordo di associazione una linea più dura di quella che hanno avuto in passato. Sia i socialisti sia i comunisti hanno criticato il voto – inclusa l'insufficienza di seggi elettorali per i lavoratori moldavi in Russia, con i quali i partiti dell'opposizione avrebbero ottenuto la maggioranza – e sono in corso azioni giudiziarie.

Vedendo la situazione nel contesto, si spera che la coalizione pro-UE proceda con cautela. Facendo tesoro della lezione data in Ucraina dal caos che è seguito dalla scelta "Europa contro Russia" forzata sul paese, si potrebbe pensare anche i più ardenti politici eurofili moldavi vedano la necessità di un equilibrio e di un compromesso tra i loro connazionali non meno divisi.

Questa lezione è ancora più urgente, dato che la Moldova ha già la sua potenziale "Crimea" o "Nuova Russia" sotto forma della Transnistria, con il pericolo di un'ulteriore frammentazione in Gagauzia e in altre regioni del nord e del sud del paese.

Allo stesso modo, coloro che in Occidente (Stati Uniti ed Europa) si presentano come amici della Moldova farebbe bene a sollecitare prudenza.

Ma se la retorica passata serve a dare qualche indicazione, invece di rispettare le differenze legittime di opinione tra i moldavi, i politici pro-UE – istigati dai governi e dai media americani ed europei – probabilmente continueranno a considerare qualsiasi obiezione solo come prova di un "ricatto" russo e di una "quinta colonna" di un sottoproletariato "diversamente civilizzato" di insufficiente coscienza.

Da questo punto di vista, la Moldova (come l'Ucraina prima di lei) può essere vista solo come un "campo di battaglia" noi-contro-loro con la Russia. Non è difficile vedere come questo approccio manicheo potrebbe lacerare il paese.

Passare come un bulldozer sulle obiezioni di circa la metà della popolazione come un mero ostacolo sull'opinabile via al futuro radioso nell'Unione delle Repubbliche Socialiste Europee ("Siete sulla strada giusta, compagni!") rischia di immergere la Moldova in una ripetizione dell'esperienza sgradevole dell'Ucraina.

Invece, ammesso che siano in grado di formare un nuovo governo, le forze pro-europee dovrebbero prendersi una pausa di riflessione sul "procedere" con l'accordo di associazione e invece aprire un dialogo nazionale su un approccio genuinamente equilibrato tra l'UE e la Russia.

Un buon primo passo sarebbe quello di ascoltare gli appelli dell'Istituto americano in Ucraina e di altri a un referendum nazionale sull'accordo di associazione.

Invece di vedere i cittadini in disaccordo come presunti nemici che devono essere costretti a sottomettersi al loro punto di vista, tenendo un referendum sulla scelta della Moldova il governo dimostrerebbe il rispetto per tutti i moldavi, a prescindere dalla loro identità etnica, dalla lingua che parlano, dalla regione in cui risiedono, o dall'alfabeto che utilizzano.

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