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  La lettera di una madre: "Chi ha dato l'ordine di uccidere le mie bambine?"

Dal blog Slavyangrad, 26 agosto 2014

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Kristina, insieme con la sua bambina, è stata uccisa a Gorlovka dalle forze punitive ucraine

Natalia, la madre di Kristina appena assassinata, ha scritto una lettera alla madre dei figli di Poroshenko, chiedendo: "Chi ha dato l'ordine di uccidere le mie bambine?"

Presso la stazione ferroviaria di Kiev ho incontrato Natalia, la cui figlia e nipote sono state uccise a Gorlovka nel bombardamento di missili Grad delle truppe ucraine. Negli occhi di questa donna bella e un tempo felice oggi c'è profondo dolore, tristezza e vuoto. In una pagina del suo quaderno ha scritto una lettera a Marina Poroshenko, e, seduta nella sala d'attesa, è discesa nei ricordi dolorosi di due settimane fa.

"La vita è finita, e non c'è più niente"

Natalia, le mie condoglianze! Se ci riesce, ci dica cosa accadde in quel tragico giorno, quando le vostre bambine sono morte?

In quel giorno, il 27 luglio, ero a casa, ed era domenica. I nostri bagagli erano preparati davanti alla soglia di casa da diversi giorni, ma quel giorno ancora non potevamo uscire da Gorlovka. In ogni pensione e in altri luoghi non potevano ospitarci a causa della bambina.

E negli ultimi 2 giorni non c'erano stati treni. Stavo per correre via da casa per cercare qualsiasi corriera, qualsiasi macchina che potesse portarci lontano dalla città, almeno da qualche parte.

Improvvisamente, ho ricevuto una telefonata da una persona, che portava persone fuori da Gorlovka, che ha detto che ci avrebbe raccolte la mattina successiva. Sono andata alla finestra aperta, con una vista chiara su un parco, e no subito chiamato mia figlia, Kristina, per condividere la notizia. Aveva portato la mia nipotina, Kirochka, a fare una passeggiata sulla strada.

"Kristina - ho gridato al telefono - È deciso, domani mattina alle 9 partiamo! Prima a Svjatogorsk, e da lì verso Kharkov, Dnepropetrovsk, o la regione di Odessa".

"Urrà!" - grida di gioia - "Kirochka, partiamo domani! Urrà, nonna, ce ne andiamo" Le ho chiesto: "Kristina, dove sei? - Sulla piazza, - ha detto. - Rimani dove sei - ho detto, e non appena ho detto queste parole, la piazza è stata bombardata dai "Grad". È stato il primo bombardamento della città con queste apparecchiature. Esplosione dopo esplosione, fuoco, fumo e... niente. Tutto si è annebbiato davanti ai miei occhi.

Sono corsa da casa alla strada, gridando, "Kira! Kristina! Kira! Kristina!". Nel tempo in cui sono corsa al parco, è sceso il silenzio. Non avevo trovato le mie bambine. Inciampando sui crateri dei bombardamenti, ho cercato con le mani nell'erba, alla ricerca di giocattoli, e, non trovandoli, ho pensato che stessero tutti bene. C'era solo un pensiero, che fossero nel rifugio. Sono andata lì, chiedendo: "C'erano bambini?" La gente ha visto il mio panico, mi ha spinto dentro, dicendo che, sì, c'erano bambini.

Nel rifugio antiaereo non c'era luce, così correvo nel buio, toccando la testa di ogni persona, agitando le mani della gente, sondandole. Cercavo le mie bambine e urlavo, "Kira! Christina!" - Non c'è stata risposta. Ho controllato tutti, urlando e chiamando le mie bambine in ogni angolo. Più tardi, qualcuno è uscito dal rifugio ed è tornato con una dottoressa. Questa mi ha iniettato qualcosa, dicendo: "Sta mettendo tutti in agitazione, qui". E poi mi è stato detto che le mie bambine stavano bene, che la piccola si era solo ferita alla mano.

Poche ore dopo, quando i bombardamenti si sono spenti, siamo usciti fuori dal rifugio antiaereo, e sono corsa alla clinica pediatrica, perché abbiamo tutto lì vicino: la nostra casa, la scuola, la piazza, le cliniche per i bambini e gli adulti e, o Signore, anche l'obitorio. Nella clinica pediatrica, mi è stato detto di provare la clinica per gli adulti. Ci sono andata. E poi sono cominciate le chiamate degli amici, "Vai all'obitorio, vai all'obitorio, vai all'obitorio." Avevano visto le immagini delle mie bambine morte su Internet. Un fotografo del "Korrespondent", che era sulla scena, ha preso le immagini delle mie bambine uccise e le ha pubblicate su Internet. È stato un inferno. Nella camera mortuaria, ho trovato le mie bambine. E poi, le ho formalmente identificate...

E, poi, sono iniziati ancora e ancora i bombardamenti... di nuovo nel rifugio antiaereo, da cui nessuno ha potuto uscire fino al mattino. La mattina sono tornata all'obitorio. Ma non mi è stato permesso di portarle a casa. "Perché, vuole che le sue figlie siano bombardate due volte?", mi mi hanno detto i medici. Avrei voluto che mi fosse permesso di portarle a casa. Ma, no, sono state portate direttamente al cimitero. Il 29 luglio le mie bambine sono state sepolte molto rapidamente. Tutto il tempo ci siamo affrettati: "Presto, presto," - avevano paura che sarebbero ricominciati i bombardamenti. Dopo di che - niente! Da quel momento - la vita si è fermata, e non c'è più niente. Tutto è vuoto. Dopo ti rimane solo da ululare come un lupo, e non c'è niente intorno. Niente di niente.

I politici hanno deciso che non posso essere una madre o una nonna, che non possiamo più essere felici, ridere. Siamo state private ​​di tutto. Ho urlato, urlato. Tutta la notte dopo il funerale, ho dormito davanto alla loro tomba. Dopo tutto, che differenza c'era, bombardavano ovunque!

Il fotografo, che ha preso queste foto e le ha pubblicate on-line, è in contatto con voi?

Lo abbiamo contattato. Gli abbiamo chiesto di rimuovere queste immagini, ma senza alcun risultato. Il suo nome è Oleg Zheljabin-Nezhinskij, blogger, che pubblica nel "Korrespondent". Ha ripreso le immagini di quella tragedia e subito le ha postate su Facebook. In un paio di ore, queste foto sono state ripubblicate in tutto il mondo.

L'altro giorno ha rilasciato un'intervista a "BBC Ucraina", in cui ha espresso la sua delusione che le foto siano nei media, e che su Internet siano pubblicate senza il suo nome come attribuzione. Zheljabin ha preso le foto delle nostre ragazze morte, le ha messe in mostra in tutto il mondo, e si preoccupa solo che le foto non siano firmate con il suo nome! Non gli importa che queste immagini terribili ci facciano male, e che ora siano quasi impossibili da rimuovere. Sono letteralmente su tutti i social network, su "Odnoklassniki", su Facebook, su VKontakte ...

"Se non sono state le truppe dell'operazione anti-terrorismo, ce lo dimostrino"

Sono arrivata a Kiev il 1 agosto per trovare chi era il responsabile dell'omicidio delle mie bambine. Prima di tutto, sono andata all'amministrazione presidenziale, nei pressi della quale vi erano madri di soldati. Volevo parlare con loro. Ho portato le foto delle mie ragazze; Volevo parlare a queste madri, volevo dire che ci sono le stesse madri nel Donbass, come quelle i cui figli sono andati a combattere.

Ma la sicurezza non mi ha lasciato passare, anche se ho detto che volevo solo parlare con le madri. In risposta, mi è stato detto che proteggono il presidente contro gli attacchi terroristici. Ma perché proteggono il presidente da me, e il presidente non ha salvato le mie bambine? Il fatto che il presidente dia l'ordine di uccidere le mie bambine – questo è considerato normale, nel nostro paese? Perché non possiamo semplicemente vivere, crescere i nostri figli, magari solo respirare? Persone a cui sparano, persone che vengono uccise, persone che riversano il loro dolore in lacrime. Alcuni dopo la morte dei loro cari, non sanno come comportarsi e come convivere con questo dolore.

Molti lo hanno accettato. Io non lo posso accettare. Perché i miei figli vivevano in uno stato di diritto. Senza una dichiarazione di guerra, ci sono combattimenti, e noi siamo colpiti. Perché violare i nostri diritti? Dichiarate una guerra, evacuate la gente e combattete. Ma questo non sta accadendo. Le persone sono abbandonate.

Molti credono, visto che veniamo dal Donbass, dato che ci stavamo lì, che dobbiamo avere un certo punto di vista. E nessuno sa che la gente vuole solo la pace. Molti non hanno neanche un posto dove andare. Ci sono anziani, ci sono molti con bambini. E sono bombardati con "Grad", dall'aria, in modi diversi. Voglio sapere chi, in quel momento, stava bombardando Gorlovka. Credo che fossero le truppe ucraine, ma se non è così, che lo dimostrino. Entrambi, le truppe ucraine dell'operazione anti-terrorismo e le della Repubblica Popolare di Donetsk. Lasciate che forniscano prove della loro colpevolezza o innocenza. Voglio che il comando ucraino dell'operazione anti-terrorismo fornisca la prova che i loro "Grad" non erano in azione domenica 27 luglio alle due del pomeriggio, e che non bombardavano la nostra città!

Ho già presentato una dichiarazione al Ministero degli Interni sull'omicidio di Kristina e Kira, nonché sulla distribuzione delle foto dalla scena della tragedia. Ho scritto una dichiarazione al servizio di sicurezza per quanto riguarda la morte di Kristina e Kira "come un atto di terrorismo". Voglio farli riflettere su chi hanno bombardato in queste città. Perché non hanno condotto qualche altra operazione? E che tipo di stato è questo, che non protegge il mio diritto e quello delle mie bambine a vivere? Chi ha bisogno di un paese che non ha bisogno della sua gente? Uno Stato senza popolo? Ci uccidono loro stessi! È semplicemente un'esecuzione capitale.

Voglio davvero che le madri e i parenti delle vittime si uniscano, che anche loro stiano a scrivere e e a lottare. Sto preparando una dichiarazione per la Procura militare. Ho bisogno di conoscere le forme adatte, in modo che tutto sia fatto correttamente. Anche il servizio di sicurezza, prendendo le nostre affermazioni, non sapeva come trattarle e come registrarle. Lo stesso alla polizia – anche i superiori erano perplessi, a causa di una guerra che non abbiamo mai avuto prima, e di uno Stato che non aveva sparato prima sulla sua gente. Ma dal momento che il governo stesso ha permesso tali libertà, come l'omicidio di massa, devono darci una spiegazione.

"Ho sepolto io stessa le mie bambine"

Ha detto che non è riuscita a trovare le ragazze dopo il bombardamento. Sapete chi ha portato via i corpi delle sue bambine?

È stato un residente locale, Sergej. Era di passaggio e ha visto le mie ragazze morte a terra, le ha raccolte e le ha portate all'obitorio. È stato lui a chiedere all'obitorio di tenere insieme le ragazze. Ho chiesto alla gente attraverso Internet di aiutarmi a trovarlo, e l'ho trovato. È venuto il giorno del funerale. Allora non gli ho chiesto il suo nome completo, so solo che il suo nome è Sergej e che ha tre figli – due ragazzi di 14 e 4 anni, e una ragazza di 13 anni.

Ci siamo chiamati, ma dal 5 agosto, non riesco a mettermi in contatto con lui. Ho molta voglia di ritrovarlo e di non perdere più i contatti. Sono molto preoccupata per lui, perché ci sono stati altri bombardamenti. Quest'uomo mi è diventato molto caro, e l'ho perso di nuovo (piange). Mentre ero lì, mi chiamava ogni giorno.

Infatti, quando le ragazze sono morte, non ero in grado di pensare a niente. Ho trascorso giorni e notti nei rifugi. Anche quando sono andata all'obitorio per identificare i corpi, non ci sono andata da casa, ma dal rifugio antiaereo. Al funerale non è venuto quasi nessuno, perché per la maggior parte la gente era partita, e quelli che sono rimasti avevano semplicemente paura dei bombardamenti. Ho sepolto io stessa le mie bambine.

Natalia, ci dica, com'erano Kristina e Kira?

Abbiamo sempre vissuto molto felicemente, e in casa nostra c'erano sempre risate e amici. Le ragazze studiavano, facevano i compiti. Non abbiamo mai litigato. Anche se era una piccola città, eravamo felici lì. Kristina era una brava ragazza. Ha finito il nostro Istituto di Lingue Straniere a Gorlovka. Voleva realizzare molto nella vita. Amava sua figlia, Kirochka, che ha voluto così tanto, ed era impaziente del suo compleanno. Anche quando era ancora incinta, diceva tutto il tempo, "quando apparirà Kirochka". Sapeva come avrebbe chiamato la bambina e che aspetto avrebbe avuto.

Quando è nata Kirochka, Kristina non la lasciava andare dalle sue mani. Kira cantava canzoni per tutto il tempo – non appena si svegliava la mattina, gridava dalla camera da letto: "Bah Bah!!" – E cominciava a cantare una canzone. I vicini ridevano tutti, perché dal primo giorno abbiamo sempre cantato le sue canzoni. I vicini chiedevano, che cosa cantate? Io cantato, Kristina cantava. Alcoltavamo canzoni francesi e Kirochka aveva già iniziato a canticchiare qualcosa, balbettando. Da quando ha compiuto sei mesi, siamo stati in attesa del suo primo dente. Mi alzavo la mattina e le guardavo in bocca, sperando di vedere un dentino. Ma non erano spuntati. Il dottore continuava a dirci che non esiste una cosa come un bambino senza denti, ci diceva di smetterla di controllarle la bocca, che i denti sarebbero cresciuti. Ma non hanno avuto il tempo di crescere.

Sento ancora come se fossero appena uscite fuori per una passeggiata e torneranno, e mormoro la sera, che sono così in ritardo, perché è il momento di fare il bagno. Ogni volta che arrivavano in ritardo, venivano gridando: "Urrà! Nonna, abbiamo imparato a gattonare", o "Urrà! Nonna, abbiamo imparato a camminare", o "Urrà! Abbiamo intrecciato la prima coroncina!" Kirochka aveva appena imparato a camminare. In questo parco camminavano 2-3 volte al giorno, trascorrevano quasi tutto il tempo lì. Là nell'erba Kirochka ha imparato a gattonare e a camminare. Vivevano in quel parco e sono morte lì.

Kristina aveva sempre in fretta di vivere. Voleva vivere così tanto, sempre in movimento. Anche la nostra Kirochka è nata prima del tempo, all'ottavo mese di gravidanza ...

Come fa a far fronte a questa tragedia?

Cado nell'erba e ululo come un lupo, e quando arriva qualcuno, mi alzo e mi tengo su. Vado fuori città e urlo e urlo di nuovo. In precedenza, avevo qualcosa da fare tutto il tempo: andavo al negozio, ed era necessaria una pinzetta, un giocattolo. E ora... niente. Ci vai e non hai bisogno di nulla, di nulla (piange). Non hai bisogno di nulla da mangiare o da bere, o di tutta questa bellezza. E questi bambini... i bambini sono ovunque...

Siamo riusciti a evacuare Dasha due giorni prima dell'evento. Quando ha saputo che Kristina e Kirochka erano morte, ha iniziato a urlare violentemente che odia le persone. Piangeva al telefono, desiderando tornare a Gorlovka.

Quella notte, quando ho dormito sulla tomba, Dasha non poteva mettersi in contatto con me. E il giorno dopo, in lacrime, mi ha detto: "Mamma, sto arrivando." Il mio cuore si è quasi fermato. "Dasha", le ho detto: "Vado a prendere il telefono, solo non venire qui". E quando la connessione telefonica è saltata, ho corso a tutta velocità verso la strada dove c'era un collegamento. Avevo paura che lei stesse per venire a Gorlovka. Avevo paura di perdere pure lei. Dopo tutto, Dasha e io, ad eccezione di Kristina e Kirochka, non avevamo nessun altro, nessuna nonna o nonno. Nessun parente. Eravamo solo noi – io, Dasha, Kristina e Kirochka. Ora, restiamo solo Dasha e io.

Un giorno ho letto uno dei commenti di Marina Poroshenko, in cui dice che la sua attività preferita è prendersi cura del marito e dei figli. Chiedete alla signora Marina, di chi mi prenderò cura io adesso, quando le mie bambine sono state uccise? Ha ringraziato le madri ucraine per aver cresciuto i figli come patrioti. Perché i figli dei deputati e di altri che occupano posizioni elevate non sono lì in guerra? Perché mandano i ragazzi che non sanno nulla?

È molto importante per me che veda la mia lettera. Lei va a lavorare da qualche parte; lei è da qualche parte impegnata in qualcosa. Voglio solo che legga la mia lettera con le domande che voglio chiederle.

Cara signora Marina!

Le mie bambine sono state uccise! I miei uccellini sono stati uccisi, i miei angeli. Chieda a suo marito, PERCHÉ?

Perché, quando i suoi bambini hanno un'opportunità di ridere, di imparare... alle mie bambine è stato negato il diritto di essere felici, di amare, il diritto di respirare, il diritto di essere vive? Perché? Mia cara, PERCHÉ?

Perché i miei uccellini, i miei angeli sono stati brutalmente uccisi, i loro corpi, i loro cuori fatti a pezzi? Chi dà questi ordini?

Quale bestia non ha cuore, non ha buon senso?!!! Perché suo marito non ha paura delle lacrime materne, o delle loro maledizioni?!!! Perché decide il destino di molte persone? !!!

Glie lo chieda, mia cara!

Chi ha bisogno dell'integrità di un paese come questo? Di un governo che manda i suoi figli in guerra a combattere con i loro fratelli. Di un governo che ordina loro di uccidere le proprie figlie! Di un governo che non rispetta le madri portando via le cose per loro più preziose.

La madre delle ragazze brutalmente assassinate,

Madre Natalia

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