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  I ruteni (come terra іncognіta) nel III millennio

pravoslavie.ru

27 luglio 2006

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Come sappiamo, Dio dà ad ogni nazione la sua missione in questo mondo. Uno dei più antichi popoli slavi dell'Europa centrale – i ruteni – non a caso sono stati preservati dal Signore per una missione molto importante nel terzo millennio.

Qual è dunque la missione che il popolo ruteno deve compiere all'inizio del terzo millennio e chi è questo popolo che resta sconosciuto a molti, anche agli accademici "qualificati"? Perché questo antico popolo slavo ortodosso ha dovuto soffrire così tanta miseria e oppressione per mano di popoli nomadi, così spesso intercambiabili gli uni con gli altri, talora occupanti, talora "liberatori", talora anche "benefattori"? Sull'esempio dello scorso millennio si può tranquillamente affermare che il popolo ruteno ha sofferto e sopportato una grande prova di fedeltà al mondo slavo e alla Santa Ortodossia!

Stabilendosi nella culla dei popoli slavi tra il Danubio e il Tibisco, i ruteni sono i discendenti dei croati bianchi sub-carpatici (a differenza dei croati che vivevano vicino ai Carpazi, poi menzionati dal monaco Nestore il Cronista nella storia della campagna del principe Vladimir contro i croati). Alla metà del VII secolo, i croati bianchi sub-carpatici erano stati invitati dall'imperatore romano Eraclio a trasferirsi in parte sulla terra che ora è la Croazia, e in parte sul territorio intorno alla città greca di Tessalonica, ai confini dell'Impero Romano. Creando insediamenti slavi, vi rimasero fino alla prima metà del XX secolo.

Fu probabilmente in questo ambiente dei croati bianchi proto-ruteni che i santi Cirillo e Metodio nacquero, crebbero e ottennero una padronanza della lingua slava. È possibile che i loro genitori fossero croati bianchi di estrazione. Questa ipotesi che la lingua slava proto-rutena fosse parlata intorno a Tessalonica è confermata anche ora dal fatto che i ruteni di oggi (e di domani) hanno la loro originale lingua rutena vivente, che coincide quasi al 70 % con l'antica lingua slava ecclesiastica. Questo testimonia come la lingua proto-rutena, che è simile a quella proto-bulgara, potrebbe essere stata presa come base della lingua slava che Cirillo e Metodio hanno codificato. In contrasto con l'attuale Russia e Ucraina, dove si fanno discussioni (o piuttosto, si affilano i coltelli) per sostituire la lingua slava ecclesiastica con una nuova lingua letteraria, nella Transcarpazia rutena questo problema non si porrà, speriamo, per i prossimi 100 anni o più.

La parte di croati bianchi o proto-ruteni che rimase sulle pendici meridionali dei Monti Carpazi, mantenne il suo antico nome di ruteni (russini), entrando nella Grande Moravia (e in parte nell'antico regno bulgaro), molto prima della fondazione della Rus' di Kiev. A quel tempo una strada del sale correva dalla Bulgaria all'attuale città rutena di Solotvino in Transcarpazia, e questa fu una delle vie più convenienti per i santi Cirillo e Metodio per recarsi in Moravia (a quel tempo la Transcarpazia era parte dello Stato moravo). Allo stesso modo, era anche la via più breve per i discepoli dei due fratelli pari agli apostoli, quando dovettero fuggire dalla Moravia in Bulgaria. Pochi sanno che a quel tempo tutto quello che uno doveva fare per passare immediatamente dalla Moravia alla Bulgaria era semplicemente di attraversare il fiume Tibisco nell'area delle attuali città rutene di Tyachev e Solotvino in Transcarpazia.

***

Le tribù nomadi magiare lasciarono testimonianze della popolazione locale della Subcarpazia; alla fine del IX secolo, anche se con difficoltà, attraversarono gli altipiani dei Carpazi e vi trovarono una popolazione locale chiamata i ruteni. E 100 anni dopo il loro battesimo, furono i ruteni che andarono insieme ai bulgari a battezzare la Rus' di Kiev. Tra loro c'era il santo monaco Moisej Ugrin (un ruteno da Ugrin).

Dopo l'arrivo dei magiari, verso gli inizi del XII secolo, i ruteni furono gradualmente sospinti dai nuovi arrivati ​​dalle zone pianeggianti alle montagne. Per lungo tempo divennero un popolo sconosciuto, tagliato fuori dal resto dell'Europa dallo stato ungherese, e dall'est dagli alti crinali dei Carpazi e da quasi 150 chilometri di fitta foresta.

I ruteni dei Carpazi per lungo tempo furono ben poco notati dagli storici. Ma questo era tutt'altro che accidentale. Dio ha protetto l'antico popolo slavo dei ruteni dall'assimilazione con le nazioni confinanti, che spesso divennero come fratelli maggiori per i ruteni.

È un curioso fatto storico che i ruteni transcarpatici, senza uscire da casa propria, sono diventati cittadini di più o meno sei stati che a turno hanno cercato di farli passare per loro abitanti nativi.

Nel 1917, in Russia, vi fu la rivoluzione bolscevica anti-ortodossa. Salirono al potere aperti anti-cristiani che non ebbero fretta di dare la terra alla gente, ma iniziarono a distruggere massicciamente le chiese, i monasteri, il clero, e perfino la lingua.

Allo stesso tempo nell'Europa centrale, sulle rovine dell'impero austro-ungarico, apparvero piccoli stati slavi, tra i quali quello dei ruteni con un nome santo: Rus' subcarpatica. I ruteni del tempo della "primavera dei popoli" cantavano le canzoni di O. Dukhnovich (in seguito sono diventati inni ruteni): "O ruteni da sotto i Carpazi, uscite dal sonno profondo..." e "Ero ruteno, lo sono e lo sarò, sono nato ruteno...".

Nel XX secolo, i ruteni che vivevano sulle pendici meridionali dei Carpazi videro la loro identità autoctona garantita e registrata dall'accordo di pace di Saint Germain nel 1919, e divennero parte del nuovo stato democratico europeo della Cecoslovacchia con diritto all'autonomia. Nel 1921, si formaò la Chiesa ortodossa autonoma carpato-russa sotto il patriarcato serbo. Nel 1938, la Rus' subcarpatica ricevette lo status ufficiale di autonomia all'interno della Repubblica, ora federale, di Cecoslovacchia. Nel novembre del 1938 e all'inizio del 1939, su ordine di Berlino, i nazionalisti galiziani, ex cittadini polacchi, attraversarono il confine in uniformi militari austriache e operarono un colpo di stato su una parte minore del territorio della Rus' subcarpatica, rinominandola illegalmente Ucraina Carpatica, con centro a Khust. La maggior parte della Rus' subcarpatica, con la sua capitale storica di Uzhgorod, fu occupata dalle truppe ungheresi.

Tutto il territorio della Rus' Carpatica fu liberato solo nel novembre 1944 da parte delle truppe sovietiche. Dopo la guerra, lo status di indipendenza della Rus' subcarpatica all'interno della Cecoslovacchia fu rinnovato automaticamente. Stalin, tuttavia, su consiglio di Mekhlis e Krusciov, decise di annettere il territorio della Rus' subcarpatica all'Unione Sovietica, vedendolo come base militare adatta per l'espansione in Europa. Quanto ai ruteni, questi non erano contrari a entrare in un grande Stato slavo, fino a quando potevano mantenere il loro status di repubblica indipendente con il sostegno dei loro fratelli slavi orientali. Delegazioni di plenipotenziari dei ruteni, sia ecclesiastici come l'archimandrita Alexis (Kabaljuk, ora canonizzato come santo carpato-russo) sia laici, visitarono Mosca nel novembre 1944, dove lasciarono un memorandum scritto all’alta dirigenza dell'Unione Sovietica. Pur capendo l'inevitabilità della loro adesione all'Unione Sovietica, essi presentarono la posizione dei ruteni, chiedendo che la Rus' Carpatica divenisse una repubblica indipendente carpato-russa. Questo documento ora è stato pubblicato ufficialmente in Ucraina.

La posizione di Mekhlis e Krusciov ebbe il sopravvento. Gran parte della Rus' Carpatica (senza la Rus' di Presov nella Slovacchia nord-orientale, l’angolo sud-orientale dei Lemko in Polonia, e la città rutena di Sighet, che era stata occupata dalla Romania nel 1918), e il territorio fino a Debrecen, furono annessi all'Ucraina Socialista Sovietica. I suoi abitanti, ruteni da tempo immemorabile, furono ri-definiti a forza ucraini indigeni. I bolscevichi rinominarono semplicemente la Rus' subcarpatica come regione di Transcarpazia dell'Ucraina. E la Chiesa ortodossa autonoma carpato-russa del Patriarcato di Serbia divenne parte della Chiesa ortodossa russa, non come una parte autonoma, ma come una diocesi del Patriarcato di Mosca.

Nel 1991 gli abitanti della Transcarpazia, stanchi del regime sovietico ateo, hanno preso una decisione difficile e hanno votato per l'indipendenza dell'Ucraina. Allo stesso tempo, il 78% di loro ha votato per diventare un territorio dotato di autogoverno all'interno dell'Ucraina. Ancora una volta i ruteni hanno onestamente adempiuto alla loro missione storica – rimanere fedeli agli slavi orientali. Tuttavia, la disintegrazione dell'Unione Sovietica ha dimostrato che una volta che i tre popoli slavi fraterni avevano formato un proprio Stato indipendente, hanno cominciato a cadere a pezzi economicamente. La Chiesa ortodossa canonica ucraina è diventata il bersaglio di attacchi da parte di nazionalisti ucraini e di politici di mentalità pro-bolscevica, che hanno costruito sacche di gruppi autocefali per dilaniare più facilmente la Chiesa di Cristo. I ruteni in Transcarpazia hanno coraggiosamente preso le parti della Santa Ortodossia e fino ad oggi non hanno dato accesso agli scismatici nella loro antica terra rutena.

Al nono concilio pan-slavo a Uzhgorod l'8 e il 9 maggio 2002, cioè all'inizio del terzo millennio, i ruteni hanno chiesto alle autorità ucraine di ripristinare la verità storica e di rendere loro il loro legittimo nome etnico di "ruteni" e il diritto di essere riconosciuti come un popolo indigeno sul loro territorio.

Allo stesso tempo, noi ruteni atiamo compiendo la nostra missione data da Dio, vale a dire, ancora e ancora ricordiamo ai tre popoli slavi fratelli (russi, ucraini e bielorussi), che lo smembramento dell'entità spirituale e storica dell'antica Rus' in parti separate è una cosa anormale. E dobbiamo fare tutto il possibile per mantenere la millenaria civiltà spirituale slava ortodossa per l'umanità, in contrasto con la civiltà occidentale (laica, e nel prossimo futuro occulta e atea).

Che Dio benedica dall’altro tutti i popoli slavi, ai quali appartiene il nostro pacifico popolo ortodosso ruteno timorato di Dio.

Oggi, Dio ha permesso ai ruteni di vivere in Ucraina. Quasi mezzo milione di ruteni vivono negli Stati Uniti, Canada, Australia, Serbia, Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Ungheria, e ovunque sono liberamente riconosciuti come una nazionalità indipendente, fatta eccezione per l'Ucraina, dove l'autorità ucraina li ignora irragionevolmente e illegittimamente. Ma anche qui i ruteni compiono la loro missione: nessuno di noi ruteni è un separatista o un nemico dell'Ucraina. Noi ruteni siamo fin troppo contenti di essere in Ucraina con gli ucraini e gli altri popoli che la costituiscono e che hanno altrettanto diritto a vivere in questo paese, a fare del bene, a prendersi cura della Chiesa ortodossa e ad affrontare con fiducia il futuro. Tuttavia, allo stesso tempo ricordiamo che la parola "Ucraina " Non contiene, purtroppo, l'antica radice "Rus' ", e questo significa che l'Ucraina in sé non può essere considerata il legittimo successore della Rus' di Kiev. L'odio barbarico di alcuni funzionari ucraini per la parola "russino" è pertanto ancor più incomprensibile. O forse, i potentati ucraini hanno cercato di sradicare non solo il nome di "ruteni", ma la stessa menzione della Rus' di Kiev. Allo stesso tempo, confondono le menti dei loro cittadini circa la 'grande antichità' della nazione ucraina e provocatoriamente chiamano i territori di Slovacchia, Polonia e Serbia (distretto di Bachka – Russkij Kerestur) terre ucraine etniche, poiché lì vivono ruteni etnici, che Kiev vorrebbe riconoscere solo come ucraini etnici.

Devo dire che la missione dei ruteni di Transcarpazia non è ancora finita. Penso che continuerà a lungo a raffreddare le fantasie delle teste calde dei nazionalisti ucraini del III millennio.

Spiritualmente noi ruteni vogliamo vivere e operare nella fede ortodossa con amore e speranza, attendendo la seconda venuta di Cristo. Allo stesso tempo, sappiamo bene che al Giudizio finale il Signore si rivolgerà a noi ruteni nella nostra lingua madre rutena. E guai a noi ruteni, se non comprenderemo il Signore, e non conosceremo la nostra lingua rutena. Compiendo coscienziosamente la nostra missione, speriamo di che Dio ci concederà la salvezza e il regno dei cieli.

Arciprete Dimitry Sidor,

capo della comunità ortodossa carpato-russa dei santi Cirillo e Metodio

(Articolo abbreviato)

http://www.ethnos.lemky.com/category/zakarpattja/

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