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  Intervista ad Alexandre Latsa dalla rivista serba "Geopolitika"

a cura di Claude Lopez-Ginisty

dal blog Orthodoxologie, 10 ottobre 2013

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Traduzione dal testo francese originale dell'intervista per la rivista serba Geopolitika:

1) Buongiorno, Alexandre Latsa! Può presentarsi ai lettori di Geopolitika e spiegare la sua relazione con la Serbia?

Certo, sono un cittadino francese di 36 anni. Dopo essere cresciuto nell'Africa nera, ho fatto i miei studi in Francia, a Bordeaux. Dal 2008 vivo e lavoro in Russia, a Mosca. Là dirigo una piccola società di consulenza in risorse umane e sono anche un blogger e un analista politico e geopolitico per l'agenzia russa RIA Novosti e la Voce della Russia. tengo anche un sito informativo (www.alexandrelatsa.ru) e scrivo principalmente sulla politica in Russia, la geopolitica e le relazioni Est-Ovest, la disinformazione mediatica e la demografia .

Ho inoltre pubblicato quest'anno un primo libro dal titolo "La Russia di Putin così com'è", disponibile in inglese e in russo, e un secondo libro dal titolo "Miti sulla Russia" disponibile solo in russo. Dovrebbe uscire presto un libro in francese (sicuramente nel 2014), e spero anche di pubblicare un romanzo (tra il 2014 e il 2015), che riguarda anche la Serbia .

Nel 1999, durante la guerra in Serbia, ho sostenuto abbastanza attivamente la piccola Serbia e mi sono impegnato piuttosto attivamente per fermare la campagna di bombardamenti dell'Alleanza Atlantica. Alla fine della guerra, ho imparato il serbo all'Università di Bordeaux e ho coomtibuito a creare due associazioni, una umanitaria che ha lavorato principalmente con gli orfanotrofi e le farmacie a Novi Sad e Vojvodina, e la seconda che ha operato gemellaggi culturali tra la Vojvodina e la regione francese dell'Aquitania in cui vivevo.

2) Che cosa l'ha portata a sostenere la Serbia?

Difficile a dirsi!

Nel 1997, due anni dopo che avevo lasciato il Congo, vi è scoppiata una guerra civile con il sostegno di potenze straniere, tra cui la Francia. Conoscendo bene il paese dopo averci vissuto per 18 anni, ho visto fino a che punto era importante il divario tra la realtà e ciò che i media maggioritari hanno presentato ai francesi. Ho iniziato ad appassionarmi agli eventi internazionali e a diffidare delle versioni ufficiali e mediatiche.

Quando ha avuto luogo la guerra in Serbia nel 1999, mi sono immerso in modo "giornalistico" (ero allora uno studente di legge) nella realtà della storia e della situazione in Serbia, in particolare attraverso le opere di L’âge d’homme, guidata dal compianto Vladimir Dimitrijevic. Mi ha colpito il divario tra la realtà e ciò che ci è stato detto tramite i media francesi, che mi ha fatto semplicemente rivoltare. Le prime immagini del bombardamento di Belgrado al telegiornale mi hanno sconvolto e mi sono sembrate una grave ingiustizia. Sono uscito a Bordeaux e per tutta la notte ho coperto i muri di scritte pro-serbe con vernice spray! Alcune di queste scritte sono rimaste per anni e mi sono compiaciuto di mostrarle ai miei amici che venivano a visitare la città.

In modo più serio, ho poi deciso di fare qualcosa e così mi sono iscritto al "collettivo no alla guerra", che militava abbastanza attivamente contro i bombardamenti della NATO, da noi percepita come un'aggressione degli Stati Uniti contro l'Europa. La disinformazione senza precedenti che ha colpito il popolo serbo e la Serbia mi ha convinto a concentrarmi in generale sul processo di informazione/disinformazione e di propaganda moderna.

3) È appena tornato dalla Serbia e dalla Repubblica Serba di Bosnia; quali sono le sue impressioni?

Abbastanza buone, la Repubblica serba beneficia ancora di un'enorme economia sommersa a causa della sua diaspora all'estero e in generale credo che il morale dei serbo-bosniaci sembra piuttosto buono. Lo stipendio medio supera ufficialmente quello della Serbia, che è una sorpresa per uno straniero. In Europa occidentale immaginiamo sempre la Bosnia come un gigantesco buco nero. Sono stato invitato a un matrimonio e alcuni ospiti francesi che hanno scoperto la regione e la cultura erano abbastanza storditi da patriottismo, ambiente, musica, energia, cultura che hanno visto... Tutte queste meravigliose tradizioni che in realtà non esistono più in Occidente.

Anche Belgrado è cambiata molto, la città è diventata davvero piacevole nonostante la terribile crisi nel paese e ciò che è sorprendente è la relativa pulizia, così come la presenza di manodopera serba ovunque e soprattutto per i piccoli lavori. Ci si sente ancora bene a Belgrado, non riesco a spiegarlo, la città è calmante, penso che ciò sia legato al carattere specifico serbo di essere così calmi e sereni (Опуштено).

4) La Francia ha avuto un comportamento per lo meno ostile nel 1999, come lo spiega? Le cose sono cambiate nell'attuale classe politica francese?

La politica francese non è quella che dovrebbe essere. Il nostro paese è nelle mani di lobby, gruppi di pressione e reti che rappresentano i loro interessi e non l'interesse nazionale. L'Europa è ora totalmente sotto la tutela morale e politica degli Stati Uniti, e la Francia lo è in primo luogo. La sovranità nazionale non esiste più dopo la fine del periodo gollista e, purtroppo, le élite politiche che vi sono seguite sono diverse nella forma ma non nella sostanza. I serbi hanno sofferto per la politica di Chirac, i libici per la politica di Sarkozy e i siriani sono in procinto di soffrire per la politica di Hollande.

Credo anche che fondamentalmente le nostre élite non abbiano né coraggio né idee, è probabilmente più comodo e più sicuro obbedire a Washington. Riguardo a questo periodo, è probabile che i libri di storia futuri parleranno dell'enorme incompetenza delle élite che ci hanno governato.

5) La guerra del 1999 ha messo in evidenza l'assenza di un quadro di sicurezza continentale. Quasi quindici anni più tardi, pensa che i paesi del continente paneuropeo siano sulla buona strada in questo campo?

Sì, è vero, di fatto la spina dorsale della sicurezza europea è la NATO, le cui prime due potenze non sono europee: gli Stati Uniti e la Turchia! Credo che la situazione sia peggiorata. In sostanza il dominio americano è più forte che mai. I paesi europei sono in profonda crisi, sicuramente politica, ma anche economica, ed è difficile immaginare che l'Europa finanziariamente malconcia si imbarchi ora in un'avventura del genere soprattutto con queste sue élite.

La Russia aveva proposto nel 2008, al momento della crisi in Georgia, di impegnarsi in discussioni con i paesi europei sulla creazione di un'architettura di sicurezza europea e continentale. Possiamo vedere oggi come ci si è allontanati da una tale opportunità e da una tale direzione. La Russia vede con preoccupazione lo scudo anti-missile che si avvicina ai suoi confini e costituisce la sua difesa militare in Eurasia da una parte con l'Unione Eurasiatica e dall'altra con la Cina tramite l'Organizzazione di Shanghai. L'Europa si chiede se sarà in grado di sopportare la crisi per poter rimanere coperta dalla NATO .

Ecco perché credo che la Serbia non potrà continuare a rimanere nella sua posizione attuale, dovrà far parte di uno di questi blocchi per non essere completamente isolata.

6) Si parla spesso di amicizia franco-serba e russo-serba, che ne è secondo lei nel 2013?

Mi pare che la Francia abbia tradito tutti i suoi alleati, con l'eccezione di alcuni stati africani e anche quelli... penso che l'amicizia franco-serba sarà sempre un'amicizia storica, un'amicizia di patrioti sinceri e onesti, istruiti, colti o semplicemente competenti. Ma per la massa del popolo la Serbia e i serbi, sono il popolo dei massacri, il popolo che ha eletto Milosevic e che è stato punito militarmente. Il lavaggio mediatico del cervello sulla Serbia ha portato alla nascita di una serbofobia 2.0 essenzialmente politica e basata su menzogne ​​mediatiche. Questo è un caso storico unico che ha costituito un precedente legale e che può avvicinarsi alla guerra mediatica oggi in corso contro la Russia.

In Russia i serbi sono chiaramente visti come alleati tradizionali e come un popolo fratello. Naturalmente, nel 1999 la Russia di Eltsin era uno stato troppo debole per reagire e proteggere la Serbia. Nel 2004, la Russia stava affrontando una guerra sul suo territorio, con numerosi attacchi terroristici. Oggi la Russia dovrebbe probabilmente essere più coinvolta negli affari serbi e spingere i serbi ad aderire all'Alleanza eurasiatica. Gli studiosi russi ritengono addirittura che Belgrado dovrebbe essere una delle quattro capitali, la più occidentale, di quest'Eurasia.

7) Come valuta le diverse tappe politiche che la Serbia ha conosciuto dopo la guerra del 1999? Cosa pensa della classe politica serba attuale?

La Serbia è, credo, vittima di un lungo processo che molti paesi europei hanno sperimentato, che è un prerequisito per la loro totale riduzione in schiavitù: la distruzione di ogni opposizione patriottica. La presa di potere dei liberali era destinata fare man bassa su questo paese strategico, metterlo fuori dalla sfera d'influenza russa e integrarlo a forza nella comunità euro-atlantica.

Allo stesso tempo, l'opposizione patriottica è stata smantellata. La distruzione e manipolazione del Partito Radicale Serbo è stata un modello nel suo genere. Il Partito Democratico di Serbia non ha saputo cogliere, mi sembra, l'incredibile finestra storica che gli si è presentata, ci si può chiedere perché. Oggi, il governo di unità nazionale, composto da membri del Partito Socialista di Serbia, del Partito Progressista Serbo e da consulenti tecnocrati sta completando placidamente il processo di decomposizione nazionale (Kosovo), pur mantenendo discretamente un'integrazione a occidente, fondamentalmente ciò che i liberali non avevano potuto permettersi di fare. E' chiaro che non vi è quasi nessuna opposizione reale e concreta, un po' come in Europa dove le divisioni politiche sono riassunte in una contrapposizione destra/sinistra, o in un'opposizione artificiale tra i partiti in fondo tutti d'accordo sulle cose principali: il modello economico, la politica internazionale, il modello finanziario e sociale.

In Francia, per esempio, ora sappiamo che la sinistra e la destra votano al 95 % le stesse leggi nei parlamenti regionali, nazionali o europei. Non c'è alcuna opposizione. Il candidato della sinistra contro il candidato della destra nel secondo turno delle elezioni presidenziali è una farsa e una contrapposizione tra due candidati della Goldman Sachs, in altre parole tra due cloni. Penso che la Serbia si stia lentamente muovendo verso questa situazione dove non ci saranno altro che candidati pro Unione Europea e pro Gay Pride.

8) Nel suo ultimo libro, parla della Serbia come il paese che ha risvegliato la sua fede ortodossa; ci può dire di più?

Sì, la Serbia è il paese che ha fatto di me un ortodosso. Non ero mai stato battezzato e non ho mai voluto essere cattolico, non riesco a spiegarmelo. E' qualcosa che non si adatta correttamente sul piano spirituale. Quando per la prima volta nella mia vita sono andato all'Est (d'Europa) e in terra ortodossa ho sentito un attaccamento fondamentale alla terra serbo-ortodossa, appunto. Il Danubio mi ha affascinato tanto quanto la grande cultura ortodossa serba. Visitando i monasteri in Vojvodina nel periodo estivo del '99, in quella Serbia dopo la guerra il tempo sembrava essersi fermato, desideravo completamente e profondamente diventare ortodosso, cosa che ho fatto oggi. Paradossalmente, è stato anche durante l'estate del 1999 che ho effettivamente sentito parlare della Russia. La Serbia mi ha aperto all'Ortodossia e alla Russia.

9) Lei vive e lavora a Mosca, come francese di Russia come considera la Russia di oggi?

La Russia è uscita dal coma e si ricostruisce. Questo è un paese che ha la possibilità di beneficiare di un vasto territorio, di risorse e di una élite politica abbastanza singolare, a cominciare dall'attuale presidente. Il paese è, tuttavia, di fronte a enormi difficoltà e si può dire che gli ultimi 12 anni di governo Putin sono stati dedicati a riaffermare l'autorità dello Stato e a ripristinare l'ordine costituzionale entro i confini russi.

Il paese è chiaramente un laboratorio a cielo aperto e cerca di sviluppare un modello conservatore di società con i mezzi per essere pienamente sovrano, per le sue dimensioni, la sua ricchezza e anche il potenziale militare di cui dispone. Il potenziale è enorme, non deve essere sprecato e si spera che l'attuale politica continui dopo Putin e penso che su questo fronte sia iniziata la guerra in Russia.

Chiaramente è dalla Russia e solo dalla Russia che può venire la salvezza, ma finora, la sfida per la Russia mi sembra essezialmente quella di arrivare a costituirsi come polo sovrano e quasi autonomo, polo che possa radunare altri paesi per necessità o per scelta politica e strategica. Penso che sia bene desiderare che la Russia sia il paese che offre un altro modello di società e di sviluppo, perché in fondo possiamo dire che nel 2013 il sistema occidentale di sfruttamento del pianeta, emerso nel 1991, non funziona più.

10) Lei scrive e lavora molto sulla disinformazione e la guerra mediatica contro la Russia. Secondo lei questa guerra continua, e la Serbia è ancora vista come negli anni '90 ?

Penso che la guerra mediatica contro la Serbia sia stata condotta, imposta e vinta dall'Occidente contro la Serbia. Questa guerra mediatica ha giustificato la guerra totale contro la Serbia, la sua demonizzazione, il suo smantellamento, l'aggressione militare e, infine, il suo ostracismo da parte della comunità internazionale. Più insidioso questa guerra mediatica è probabilmente anche il dubbio che i serbi hanno di se stessi.

Serbia è inoltre servita come laboratorio per un nuovo tipo di rivoluzione: pacifica e cosiddetta colorata. Si può dunque immaginare che la Serbia sia stata un paese pilota per lo sviluppo di questi dispositivi per rovesciare senza violenza i governi non allineati. Si è visto del resto che questo dispositivo è stato distribuito con più o meno successo in altri paesi dell'Europa dell'Est e dell'Eurasia. Questa pressione mediatica sembra diminuire quando la Serbia rientra in gioco, si unisce all'asse euro-atlantico, si allontana dal Kosovo, e i suoi leader si scusano in ginocchio per Srebrenitsa...

Paradossalmente, il fronte dei media si è ora spostato più a est, contro la Russia. La battaglia mediatica contro la Russia è a bassa intensità, ma estremamente sofisticata, molto più di quanto non fosse contro la Serbia. Si volge sia all'interno che all'esterno del paese ma l'élite russa attuale sembra pienamente consapevole del pericolo.

Resta dunque da sperare che, per la prima volta dal 1991, l'estensione verso est del sistema centrato sugli USA possa finalmente essere fermata e si possa giungere anche a un riflusso, permettendo a Belgrado di equilibrare le proprie posizioni e e di riscoprire la propria sovranità e libertà.

Questo è tutto il male che si può augurare a questo piccolo paese eroico che non è stato risparmiato dalla storia.

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