Rubrica

 

Informazioni sulla chiesa in altre lingue

Mirrors.php?cat_id=35&id=205  Mirrors.php?cat_id=35&id=602  Mirrors.php?cat_id=35&id=646  Mirrors.php?cat_id=35&id=4898  Mirrors.php?cat_id=35&id=2779 
Mirrors.php?cat_id=35&id=204  Mirrors.php?cat_id=35&id=206  Mirrors.php?cat_id=35&id=207  Mirrors.php?cat_id=35&id=208  Mirrors.php?cat_id=35&id=3944 
Mirrors.php?cat_id=35&id=647         
 

Calendario ortodosso

   

Scuola domenicale della parrocchia

   

Ricerca

 

In evidenza

11/11/2018  Cronologia della crisi ucraina (aggiornamento: 2 marzo 2019)  
30/01/2016  I vescovi ortodossi con giurisdizione sull'Italia (aggiornamento: 4 gennaio 2019)  
02/07/2015  Come imparare a distinguere le icone eterodosse  
19/04/2015  Viaggio tra le iconostasi ortodosse in Italia  
17/03/2013  UNA GUIDA ALL'USO DEL SITO (aggiornamento: 19 luglio 2014)  
21/02/2013  Funerali e commemorazioni dei defunti  
10/11/2012  I padrini di battesimo e il loro ruolo nella vita del figlioccio  
31/08/2012  I nostri iconografi: Iurie Braşoveanu  
31/08/2012  I nostri iconografi: Ovidiu Boc  
07/06/2012  I nomi di battesimo nella Chiesa ortodossa  
01/06/2012  Indicazioni per una Veglia di Tutta la Notte  
31/05/2012  La Veglia di Tutta la Notte  
28/05/2012  La preparazione al Matrimonio nella Chiesa ortodossa  
08/05/2012  La Divina Liturgia con note di servizio  
29/04/2012  La preparazione al Battesimo nella Chiesa ortodossa  
11/04/2012  CHIESE ORTODOSSE E ORIENTALI A TORINO  
 



Facebook
Inizio  >  Documenti  >  Sezione 11
  Piccola isola

di Helena Drysdale

newstatesman.com, 13 giugno 2013

pravmir.com, 14 giugno 2013

Clicca per SCARICARE il documento come PDF file  
Condividi:

Mentre la violenza anti-islamista scoppia in tutta la Turchia, un altro pericolo per le ambizioni di Recep Tayyip Erdogan è la crescente tensione tra i cristiani e la maggioranza musulmana. Il problema si focalizza su Halki, sede di un seminario ortodosso venerato e in via di estinzione.

"Non potete entrare," scatta il guardiano baffuto davanti ai cancelli.

"Perché no?" Chiedo. Al Patriarcato, a Istanbul, l'archimandrita padre Niphon aveva detto che non avevo bisogno di un permesso per visitare il grande seminario ortodosso. Andate pure, aveva consigliato, allegramente.

Così io e la mia guida, un professore a una università di Istanbul, abbiamo fatto i 90 minuti di traghetto attraverso il Mar di Marmara fino all'isola di Halki (conosciuta in turco come Heybeliada). Ci siamo inerpicati sul "Colle della Speranza" di Halki, passando tra casette estive di assicelle di epoca ottomana, costruite da greci e ora abitate da turchi. L'aria puzza di letame di cavallo: carrozze a cavalli e biciclette sono i soli mezzi di trasporto di Halki, e mentre ci avviciniamo alla vetta boscosa, due cavalli bruni ci trottano accanto. Trainano una carrozza che porta cinque chierici ortodossi che indossano abiti neri e cappelli cilindrici neri drappeggiati in veli neri. Chiaramente siamo sulla strada giusta.

"La prego di farci entrare," il mio amico professore chiede al guardiano. "Abbiamo percorso tutta questa strada."

"Sono venuta fin dall'Inghilterra," aggiungo, sperando di impressionarlo con l'idea dello sforzo di coprire quella distanza. Alla fine ci fa passare a malincuore. "Potete andare in giro, ma solo nel giardino. Non potete entrare nell'edificio ".

Dalle aiuole dolci e curate spunta un vasto edificio del XIX secolo, con muri in mattoni e in pietra e tetto in terracotta che fanno cenni architettonici a Bisanzio. Seguo le orme di mio bisnonno George Bowen, che è venuto qui nel 1848 prima di partire per fare ricerche per il suo Murray’s Handbook, la prima guida alla Grecia moderna. Bowen si chiedeva quando i greci di recente indipendenza - che da poco avevano strappato una parte del loro territorio da sotto il "giogo ottomano" - avrebbero ancora fatto sventolare la loro bandiera dalla cupola di Santa Sofia, la loro grande basilica, sequestrata dai turchi con la conquista del 1453.

Invece è successo il contrario, e la popolazione greca etnica della Turchia, conosciuta come i rum (romei), è precipitata da 1,8 milioni nel 1912 ai circa 2.500 di oggi. Greci hanno vissuto qui dalla fondazione della colonia di Bisanzio nel VII secolo a. C. Ora, secondo un rapporto del 2009 della Commissione europea dei diritti dell'uomo, "è necessaria un'azione urgente se [la comunità romea] vuole sopravvivere".

Il seminario di Halki, al centro delle dispute politiche per quattro decenni, simboleggia quella lotta per la sopravvivenza. È stato fondato nel 1844 dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli nella Chiesa ortodossa e i suoi alunni comprendono alcuni tra gli ecclesiastici più importanti del mondo. Tuttavia, nel 1971 il governo turco laico chiuse il seminario. I sacerdoti del Patriarcato, che per legge devono essere cittadini turchi, ora non hanno un posto dove prepararsi. Senza sacerdoti, la sopravvivenza della Chiesa ortodossa qui è minacciata.

Questo è un fondamento della cristianità. Gran parte del Nuovo Testamento ha avuto origine in quella che oggi è la Turchia; fu anche il luogo dei grandi Concili ecumenici tra il IV e l'VIII secolo, dove sono state dibattute le dottrine cristiane. Queste includono il Credo di Nicea, la professione di fede recitata ogni domenica nelle chiese di quasi tutte le denominazioni in tutto il mondo.

La chiusura di Halki rimane una piaga purulenta nei rapporti non solo tra la Turchia e la sua minoranza romea, ma tra la Turchia e l'Unione europea e gli Stati Uniti. Tuttavia, nel marzo 2012, quando il presidente Barack Obama ha sollevato la questione, il primo ministro della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha detto che, per lui, non sarebbe un problema. Da allora non è successo nulla, ma nel gennaio di quest'anno, forse in segno di buona fede, lo Stato ha accettato di restituire 470 ettari di foresta circostante al seminario, fino ad oggi il più grande ritorno di proprietà a qualsiasi minoranza in Turchia.

Sono venuta per saperne di più. "Entriamo", suggerisco, dirigendomi verso i gradini d'ingresso in marmo. Il guardiano è voltato da un'altra parte. Il mio amico esita. Vivendo e lavorando in Turchia, per molti versi uno stato di polizia, ha la sfortuna di conoscere le regole. "Continuate a camminare", lo esorto, risolutamente. Ignoriamo un grido dalla guardiola. Il professore, nervoso ma curioso, mi segue attraverso un portico in un corridoio lastricato in pietra, poi su per una scala grandiosa. Una porta lasciata socchiusa dà un assaggio di una camera con un tappeto cremisi, le pareti rivestite di icone e di ritratti di patriarchi barbuti. Sentendo voci, la mia guida scruta all'interno e mi parla di chierici anziani che sorseggiano tè, riuniti come una congrega di maghi. Qui ci sono gli uomini che avevamo visto nella carrozza a cavalli.

"Ehi!" Un prete avvolto in abiti neri, i capelli neri annodati sulla nuca, viene verso di noi da un corridoio laterale. Aspettandomi di essere espulsa sul posto, spiego che sono venuta dall'Inghilterra e che sto seguendo i passi del mio bisnonno. "Oh sì," il giovane sorride, stringendomi la mano. "Padre Niphon al Patriarcato mi ha parlato di lei. Sono padre Samuel. Benvenuti. "In quel momento il guardiano arriva, ansimante, in cima alle scale. Mentre Padre Samuel ci porta lontano, il guardiano non può che lanciarci uno sguardo furioso. Glie ne lancio uno trionfante in cambio.

Padre Samuel ci dirige fuori su una terrazza dove ci sentiamo piccoli davanti alle due ali posteriori del palazzo. Queste una volta ospitavano una scuola secondaria per ragazzi, il monastero e il seminario, con annesse infermeria, biblioteca, cucine e dormitori, ora tutto chiuso tranne che per ospitare convegni occasionali. La grandiosità dell'edificio rivela la portata delle ambizioni ortodosse del XIX secolo, che coincisero con le riforme ottomane che hanno permesso alla Chiesa nuove libertà dopo secoli di oppressione.

Padre Samuel, con il suo abito nero che sbatte intorno alla sua struttura snella, ci mostra una classe. Ha una lavagna e file di antiche scrivanie con coperchio incise con graffiti, messe in naftalina per 40 anni. Queste camere una volta riecheggiavano delle grida di 125 studenti che studiavano argomenti arcani come dogmatica, patristica, liturgia, filosofia, teologia e studi biblici.

Di 930 laureati di Halki, 343 divennero vescovi e 12 divennero patriarchi - capi di chiese. Basilio Anagnostopoulos, che ora ha 90 anni, era un laureato del seminario che è ritornato nel 1950 come professore di patristica, lo studio dei primi padri della Chiesa, fino alla chiusura nel 1971 che lo costrinse al pensionamento anticipato. I suoi ex studenti sono parroci, professori di teologia e vescovi diocesani in Europa e negli Stati Uniti, così come l'attuale arcivescovo ortodosso d'Australia e il metropolita della Nuova Zelanda. Egli ricorda che uno dei suoi allievi più brillanti era Demetrios Archondonis, ora conosciuto come Sua tutta-santità Bartolomeo I, 270° patriarca ecumenico di Costantinopoli, la cui giurisdizione si estende non solo ai romei e a parti della Grecia, ma anche a cinque milioni stimati della diaspora greca, soprattutto negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Australia e Germania. Bartolomeo è anche il leader spirituale preminente di 300 milioni di fedeli ortodossi del mondo, perché anche se ci sono altri patriarchi, è considerato "primus inter pares".

Lo Stato turco, tuttavia, nega al Patriarcato uno status giuridico e considera Bartolomeo come un leader meramente spirituale della minoranza romea in estinzione. E così il seminario è un mausoleo di apprendimento ortodosso, freddo come i sepolcri che punteggiano i giardini esterni. Padre Samuel, i cui capelli che si diradano smentiscono la sua giovinezza, condivide l'intero spazio con un vescovo e un altro sacerdote. "So a cosa sta pensando," dice con un sorriso complice, "ma qui c'è molto da fare. Riceviamo 400.000 visitatori all'anno - ortodossi, cattolici, musulmani. La vita è bella, non è noiosa".

Spiega che Halki è stato chiuso perché il governo turco ha approvato una legge per mettere tutti gli istituti di istruzione superiore sotto il controllo statale, cosa che la Chiesa ortodossa ha rifiutato di accettare. "Il governo ha detto che era per proteggere il sistema di istruzione laica da ogni influenza religiosa", dice, "cristiana e musulmana".

Deve misurare le sue parole. La Turchia ha una reputazione di essere ostile verso le sue minoranze, e in una libera interpretazione delle leggi antiterrorismo, dirette nominalmente contro i curdi, i critici del governo in Turchia sono sempre più costretti al silenzio. Gli individui possono essere penalizzati per avere fatto "propaganda" - cosa che potrebbe includere una campagna a favore di Halki. Nel mese di ottobre 2012, il Committee to Protect Journalists, un'organizzazione non-profit indipendente, ha riferito che di 76 giornalisti in carcere in Turchia, più che in qualsiasi altro paese - quasi il doppio del numero dell'Iran (42) e tre volte il numero della Cina.

Il figlio del prof. Anagnostopoulos, Panos, che è cresciuto a Halki, ma ora vive a Londra, può essere più esplicito. "Halki è stato chiuso per motivi politici", dice, "quando il sentimento anti-greco derivante dal conflitto di Cipro era al suo apice". Alcuni credono che sia rimasto chiuso perché il Patriarcato è sospettato di essere un covo di spie con un deposito di armi segrete, spie che continuano a sposare la Megali Idea - la grande idea di recuperare tutte le ex terre elleniche per la Grecia sotto un megastato, con Costantinopoli come capitale.

I romei sono stati a lungo presi nel mezzo dell'animosità storica tra la Grecia e la Turchia. In seguito allo scambio delle popolazioni greche e turche nel 1923, a 200.000 romei è stato permesso di rimanere, soprattutto a Istanbul e nelle isole di Tenedo e Imbro nell'Egeo, dove è nato il Patriarca Bartolomeo. La loro presenza era l'ultimo residuo di cosmopolitismo ottomano, in cui le strade erano affollate di greci, turchi, ebrei, armeni, arabi e levantini, che coesistevano con i loro differenti idiomi, vestiti, cibi, affari, scuole e luoghi di culto.

Questo cosmopolitismo è quasi scomparso. Considerati, più che cittadini turchi, un avamposto della Grecia, i romei hanno sopportato ciò che la Federazione Ecumenica dei Costantinopolitani, un gruppo moderato che si incontra con i funzionari ministeriali turchi per risolvere i problemi della minoranza romea, descrive come "discriminazione e molestie sistematiche". Il conflitto di Cipro dagli anni '50 agli anni '70 ha provocato violente rivolte, sponsorizzate dal governo, contro i romei e 2.000 edifici Rum, tra cui chiese, scuole, ospedali e 24 monasteri - alcuni antichi più di mille anni - sono stati confiscati. La maggior parte è stata venduta o demolita.

La famiglia di padre Samuel è stata costretta a lasciare la Turchia, così lui ha studiato per il sacerdozio in Grecia. Senza la cittadinanza turca, qui gli è vietato per legge lavorare come sacerdote. Eppure, nessun sacerdote può addestrarsi qui. Senza sacerdoti, la Chiesa non può funzionare. E senza sacerdoti, non c'è un pool da cui scegliere il prossimo patriarca, che deve anche essere nato in Turchia. Quando il 73enne Bartolomeo si ritirerà o morirà, potrà risultare difficile trovare il suo successore. Il metropolita Elpidophoros Lambriniadis viene additato come un possibile patriarca, ma deve essere convinto a tornare dall'estero, fare il servizio nazionale e riacquistare la cittadinanza turca. In futuro, la Chiesa potrebbe non essere così fortunata.

"Perché non dovrebbero studiare nella loro patria?", chiede Panos Anagnostopoulos, che assiste all'Associazione dei laureati della scuola teologica di Halki, con sede ad Atene, di cui suo padre è presidente. "Halki è protetto dal Trattato di Losanna del 1923, che il governo turco - una democrazia - ha ignorato".

Mi chiedo quanti romei vorrebbero studiare teologia ortodossa, dato che ne rimangono solo 2.500 e la loro età media è di 65 anni. Nel corso degli anni '60 la scuola elementare romea di Panos Anagnostopoulos sull'isola di Halki aveva 60 alunni: da allora, i numeri in diminuzione hanno costretto alla sua chiusura, e in tutta la Turchia solo 120 studenti di lingua greca rimangono nelle scuole della minoranza romea. Dopo le rivolte di Istanbul del 1955, i romei fuggirono e altri furono deportati.

Nel 1964, allo zio di Anagnostopoulos, insieme ad altri 12.000 cittadini turchi che per ragioni storiche avevano passaporti greci, sono state 48 ore per lasciare il paese, con una valigia e 22 dollari. La sua casa è stata confiscata. Sua moglie, che aveva un passaporto turco, ha dovuto vendere i loro beni e andare con lui per iniziare una nuova vita ad Atene, dove non sono stati particolarmente benvenuti. La loro storia è ripresa nel lungometraggio greco del 2003 Politiki kouzina (Un tocco di zenzero), in cui un personaggio dice tristemente che essi sono passati da essere greci in Turchia a essere turchi in Grecia.

Nel frattempo, la popolazione della Turchia si è moltiplicata di cinque volte dal 1912, fino a poco meno di 75 milioni, la metà al di sotto dell'età di 28 anni, e si stima che il 99 per cento dei turchi siano musulmani. Dalla fondazione della repubblica laica di Turchia nel 1923, la religione nella vita pubblica è stata spesso soppressa con zelo e l'abbigliamento islamico bandito dalle università e dalle professioni. Tuttavia, la migrazione interna dalle campagne ha importato i valori rurali e spesso più ferventemente islamici nelle città. Insieme con respingimenti da parte dell'Unione Europea, la reazione contro anni di laicismo autoritario e una spavalderia nata da un boom economico che ha evitato il peggio della crisi globale del credito, questo ha portato ad un aumento del nazionalismo e ha contribuito a riorientare la Turchia lontano dall'Europa - il suo storico punto focale - verso il Medio Oriente e l'Africa.

Il passaggio è esemplificato dalla polemica sull'hijab. I laicisti sostengono che il velo è regressivo e oppressivo, ma molte donne, tra cui colte professioniste, hanno combattuto per il diritto di velarsi il capo. Nell'affollato Beyoglu, il centro della vita notturna di Istanbul, sono sorpresa dal numero di donne che indossano soprabiti lunghi, l'hijab e anche il niqab che copre la faccia.

Ciò si riflette al più alto livello di governo, che dal 2002 è stato guidato dal partito filo-islamico Giustizia e Sviluppo (AKP). Nel 1999 Recep Tayyip Erdogan, allora sindaco di Istanbul, ha trascorso quattro mesi in prigione per aver recitato una poesia che i suoi accusatori laicisti consideravano islamica militante; nel 2003, lo stesso sindaco divenne primo ministro. Ora sua moglie indossa l'hijab in occasione di eventi di stato, cosa che avrebbe fatto inorridire Mustafa Kemal Atatürk, il padre fondatore della Turchia.

I critici di Erdogan, molti dei quali sono stati incarcerati per presunti complotti contro il governo, hanno paura che, da quando ha vinto le elezioni del 2011 con quasi il 50 per cento dei voti, ci sia poca opposizione a un sospetto ordine del giorno segreto di sostituire il sistema secolare di Atatürk con uno islamico. Considerano le scuole conservatrici "Imam-Hatip" come un segno di questa tendenza. Originariamente create per formare gli imam, forniscono istruzione religiosa, tra cui la recita del Corano, insieme con l'insegnamento generale. Erdogan ha frequentato una scuola Imam-Hatip a Istanbul. E mentre il seminario di Halki rimane chiuso, di recente circa 67 scuole Imam-Hatip sono state aperte nella sola Istanbul. Dal marzo dello scorso anno, i bambini sono stati in grado di entrarvi a partire dall'età di 11 anni invece di 15 anni come prima. Ali Boga, un membro del parlamento dell'AKP, descrive l'espansione come l'inizio di un movimento più ampio. "Abbiamo la possibilità di trasformare tutte le scuole in scuole Imam-Hatip," dice. Erdogan spera che esse allevino una "generazione pia".

Nonostante la diminuzione del numero dei romei e la crescita del numero dei musulmani, Panos Anagnostopoulos insiste sul fatto che Halki non avrebbe problemi a riempire le sue aule. "Questo è più di una questione locale. A chiunque fosse sotto la giurisdizione del Patriarcato era permesso di venire a studiare qui. Al suo apice il 90 per cento degli studenti proveniva dall'estero, da paesi lontani come gli Stati Uniti, l'Egitto e l'Etiopia". Per la comunità ortodossa in tutto il mondo, nessun altro luogo ha l'autorità spirituale e storica di Costantinopoli, e Anagnostopoulos sottolinea la natura "ecumenica" di Halki. "Il patriarca vuole che i laureati vadano fuori nel mondo non da un'istituzione greca, ma da una globale, sovranazionale", dice.

La mattina seguente ho un'udienza con Bartolomeo I. Il patriarcato è rifugiato dietro ai muri in pietra al Fener, un ex quartiere romeo sul Corno d'Oro ora in gran parte abbandonato in preda a squatter dall'Anatolia. Vestito modestamente in abiti neri, il suo unico ornamento una catena al collo con un'icona della Vergine con il bambino, sua Santità mi accoglie nel suo ufficio in legno. Il lampadario scintillante, il tappeto cremisi e la sua spumeggiante barba bianca mi ricordano la grotta di Babbo Natale. In effetti, come Bartolomeo, san Nicola era un greco, nato in Asia Minore, e per coincidenza, data la debacle del seminario, è anche il patrono degli studenti in alcuni paesi, tra cui la Grecia. Ma Bartolomeo non è un Babbo Natale coccolone; ha la reputazione di essere duro e scaltro, tanto quanto studioso.

Mi dice che la sua missione come patriarca oggi è la stessa che ai tempi di mio bisnonno - servire le chiese orientali - ma che le circostanze sono molto diverse. "È stato difficile, sotto la repubblica turca. Molto difficile". Dal suo insediamento nel 1991, ha combattuto per i romeni e per Halki. Con voce stanca delle vicende del mondo, egli descrive la chiusura della sua alma mater come "un'offesa alla dignità umana".

C'è qualcosa del santo martire in questo uomo anziano che si destreggia nel campo minato della politica turca. Ma Bartolomeo ora si sta ponendo sopra le questioni locali e nazionali greche e sta diventando un attivista di alto profilo per l'ambiente, così come un mediatore tra est e ovest, tra musulmani e cristiani. Facendo virtù della sua posizione come greco etnico di nazionalità turca, parla sette lingue e vive nell'unica città al mondo a cavallo tra due continenti, e ha visitato più leader politici e religiosi musulmani di ogni altro leader cristiano. Ziya Meral, scrittore e accademico turco, mi dice che Bartolomeo è rispettato in tutta la Turchia come pacificatore.

Altri gruppi cristiani, che mancano del sostegno dell'Unione Europea e degli Stati Uniti o di un portavoce della statura del patriarca, continuano a soffrire. Lo scorso dicembre un gruppo di musulmani legati agli Hezbollah, secondo quanto riferito, ha minacciato di uccidere il sacerdote di una chiesa siro-ortodossa a Diyarbakir, nel sud-est della Turchia, a meno che non abbattesse il suo campanile antico di 250 anni. Questo è stato in risposta a un referendum che ha vietato la costruzione di nuovi minareti in Svizzera, suscitando accuse di islamofobia nella stampa turca.

Al sacerdote è stata data protezione di polizia e il suo campanile è ancora in piedi. Tuttavia, la minaccia può riflettere attitudini più ampie in Turchia. Secondo il World Watch Monitor, un'agenzia di segnalazione di notizie dal fronte del cristianesimo, uno studio del 2009 compiuto da ricercatori dell'Università Sabanci di Istanbul ha scoperto che il 59 per cento degli intervistati ritenevano che i non musulmani non dovrebbero essere autorizzati a tenere incontri aperti per discutere le loro idee, e quasi il 40 per cento ha confessato di aver opinioni negative dei cristiani, di cui temevano l'intenzione di dividere il paese. Un pastore protestante nella provincia di Kocaeli, nella Turchia nord-occidentale, ha subito minacce di morte per oltre un annoù; a metà gennaio la polizia ha sventato un attentato contro di lui.

La maggior parte delle chiese subisce frequenti dispute su proprietà immobiliari e altre pressioni sottili. Un amico collegato con la chiesa protestante di Istanbul, che non vuole essere nominato per paura di rappresaglie, dice: "Per sopravvivere qui, le chiese devono tenere la testa in basso sotto il parapetto."

Quindi, è sorprendente sentire Bartolomeo dichiarare che le cose sono migliorate. Le tensioni tra la Grecia e la Turchia si sono allentate quando hanno condiviso l'assistenza dopo i terremoti che nel 1999 hanno scosso Istanbul e Atene, e la Grecia sostiene l'adesione della Turchia all'Unione Europea. Erdogan, si pensa, riconosce pure che l'esodo dei romei ha fatto diminuire il giro di affari di Istanbul, e nel tentativo di attirare indietro i romei, sta restituendo alcune proprietà confiscate e offrendo di ripristinare la cittadinanza turca agli esuli, dei quali una parte sempre più grande, non riuscendo a trovare lavoro in Grecia, vede la Turchia come una prospettiva attraente. E nel 2010, ha modificato le leggi sulla cittadinanza turca e ha permesso a tutti i vescovi sotto la giurisdizione di Bartolomeo di chiedere la cittadinanza, aumentando notevolmente il numero di potenziali candidati al patriarcato.

È un'ironia che il governo filo-islamico si sia dimostrato più comprensivo verso i cristiani - e verso la religione in generale - di ogni altro da quando è stata fondata la repubblica turca. Tra il 2005 e il 2008, gli attacchi contro i cristiani sono aumentati, ma secondo i rapporti sono da biasimare i kemalisti secolari. Ziya Meral, che è un cristiano, sostiene che l'AKP è meno islamista che musulmano conservatore, nel perseguimento di un'economia di mercato liberale e integrazione nei sistemi globali insieme al desiderio di proteggere i vecchi valori turchi.

Le riforme dell'AKP, e i suoi sforzi per trasmettere apertura, possono segnalare il continuo desiderio della Turchia di aderire all'Unione Europea. Si pensava che Erdogan, precedentemente respinto da Francia e Cipro, si fosse rivolto lontano dall'Occidente costruendo più stretti legami economici e diplomatici con il Medio Oriente e la Russia. Ma con la vicina Siria nel caos e le crescenti tensioni con l'Iran, la Turchia sembra tornare alla compagnia della Nato e dell'Unione Europea. In questo contesto, Barack Obama, incitato da potenti arconti, o leader di comunità, greco-americani, tra i quali alcuni membri del Congresso, ha sollevato la questione di Halki nel marzo 2012. Erdogan - intenzionato a mantenere le sue credenziali di riformista moderato - ha risposto di non vedere alcun motivo per cui il seminario non debba riaprire.

A Halki, non si può non riconoscere un'atmosfera di anticipazione. Il giardino è immacolato, gli interni lucidati a specchio. Alcuni pittori sono all'opera a ridipingere la cappella e Padre Samuel risponde costantemente al cellulare. "Potremmo riaprire un giorno all'altro", dice eccitato. "Dobbiamo essere preparati. Potrebbe essere domani. "

Il suo ottimismo potrebbe rivelarsi prematuro. Secondo il giornale di lingua inglese Today’s Zaman, i turchi sono a favore della riapertura di Halki, ma Erdogan avrebbe bisogno di cambiare la costituzione turca - cosa che incontrerà l'opposizione dei partiti nazionalisti e del suo stesso AKP. Alcuni temono i separatisti cristiani e alcuni temono le ambizioni nazionaliste greche, mentre altri sostengono che questo cambiamento permetterebbe agli estremisti musulmani di aprire le proprie madrasse piene di odio. Nel mese di maggio, violenti disordini che coinvolgono i laicisti sono scoppiati nelle principali città della Turchia.

C'è anche il problema della reciprocità, con la quale il Trattato di Losanna del 1923 tutela le libertà religiose non solo dei romei in Turchia, ma anche dei 100.000 musulmani, per lo più di origine turca, che sono rimasti in Grecia. Un turco nato in Grecia che ora vive a Istanbul nota che, mentre i romei hanno il loro patriarca, che vive "come un re" a Istanbul, i musulmani in Grecia non hanno nemmeno il permesso di eleggere il proprio mufti, il loro leader spirituale e legale, e devono sopportare quello imposto dal governo greco, e che essi stessi non rispettano. "Halki dovrebbe riaprire quando Atene avrà una moschea ufficiale", aggiunge. È l'unica capitale europea occidentale a esserne priva.

L'apertura di una moschea ad Atene non è nei poteri di Bartolomeo. Anche se gode di un enorme sostegno in Grecia, la Chiesa greca è indipendente, ed egli ha solo un'autorità limitata sopra una parte del paese. Inoltre, sa quanto sia poco saggio coinvolgere se stesso nella politica greco-turca.

Come il defunto, rispettato giornalista liberale turco Mehmet Ali Birand ha scritto nella sua rubrica finale per il Hürriyet Daily News: "...il seminario è una parte di questo paese. I chierici che vi sono istruiti sono nostri cittadini. Aspettarsi reciprocità è un approccio estremamente sbagliato". In precedenza, egli aveva citato Hüseyin Çelik, un ex ministro dell'educazione che ora è un portavoce e vicepresidente del AKP, che ammetteva: "È stato un errore chiudere Halki, ed è un altro errore non aprirlo".

Quindi, il seminario di Halki risorgerà dalla tomba? Questo resta da vedere. Mentre il professore e io ci congediamo da padre Samuel nella sala con le colonne, i sacerdoti greci finiscono il tè e scendono la scala. I tre sacerdoti più giovani, abbondantemente barbuti, sostengono due padri anziani e avvizziti. Uno è corto e grassoccio, con un cuoio capelluto pieno di lentiggini e capelli radi raccolti in una crocchia, e incollato al labbro inferiore è uno stuzzicadenti che poggia sulla sua barba grigia. Dopo molte educate strette di mano, salgono nella loro carrozza e trottano giù per la Collina della Speranza.

Condividi:
Inizio  >  Documenti  >  Sezione 11