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  Lo zelo come malattia spirituale

dal blog del sito Orthodox England

4 agosto 2017

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Introduzione

Alcune persone parlano di 'cristiani zelanti', come se questa fosse una buona cosa. Tuttavia, io sono sempre profondamente turbato da quella frase, per la semplice ragione che lo zelo non è affatto buono. Infatti, ci sono due tipi di zelo: uno è basato sull'orgoglio, l'altro sull'umiltà. Il fatto triste è che il primo tipo, nella mia esperienza, è molto più comune dell'ultimo. Lo zelo è spesso una malattia spirituale, a meno che non possa essere incanalato dall'obbedienza all'esperienza.

Zelo cattivo = disprezzo per gli altri: il ciclo formato da orgoglio, isolamento, scoraggiamento e abbandono della fede.

L'orgoglio viene prima della caduta – questa è la legge spirituale in tutte le situazioni. E l'orgoglio è alla radice dello zelo cattivo con i suoi confronti farisaici con gli altri. L'orgoglio dice: 'Io sono meglio di loro'; 'io posso fare tutto meglio di loro'; 'per quanto riguarda gli altri, che non vengono sempre in chiesa, che non pregano come me, che non si segnano spesso e non tengono i digiuni strettamente come me, sono tutti degni di essere criticati da me'. Ironia della sorte, l'orgoglio si vanta sempre: 'Io sono peccatore e indegno'. (Lo sappiamo già che sei peccatore e indegno, come il resto di noi: è parte del fatto di essere umani. Smettila di essere un fariseo). Sii intollerante degli altri e settario – e sei sulla buona strada verso l'uscita dalla Chiesa imposta da te stesso. Sii letterale in tutto, non essere mai indulgente e non mostrare alcuna 'economia' pastorale (dispensazione a causa di debolezze).

Grazie alla tua montagna di orgoglio narcisista, ti troverai presto in uno stato di auto-isolamento. Fuggirai dagli altri, ma anche gli altri fuggiranno da te, poiché il tuo orgoglio moralista e le tue arie di superiorità e la tua faccia truce li faranno scomparire. E queste cose le farai a te stesso. L'isolamento è del tutto colpa tua. Il risultato è lo scoraggiamento, la depressione e la disperazione per te, ma non per gli altri. Lo stadio finale è quando rinunci, abbandoni la Fede perché non puoi più continuare. Questo è perché hai creato un diabolico muro di mattoni contro il quale hai battuto la testa per così tanto tempo che l'alternativa alla rinuncia per te è diventata la follia. La strana cosa è che coloro che hai criticato in modo così spietato e arrogante come cattivi cristiani all'inizio saranno ancora lì. Ma tu non ci sarai.

Zelo buono = amore di Dio: il ciclo formato da umiltà, socievolezza, incoraggiamento e discernimento.

Lo zelo buono, cioè l'amore di Dio, cresce dall'umiltà, dalla volontà di imparare a poco a poco da ciascuno. La parola umiltà deriva infatti da 'humus', la parola latina che significa terra, perché solo quelli che hanno i piedi per terra sono realisti, e si può costruire solo su un terreno solido – mai nell'aria infestata dai demoni. Per imparare, devi prima ammettere che non sai niente, che sei venuto per imparare, non per insegnare e predicare, che hai un'enorme quantità di cose da imparare e che ci vorrà un lungo, lungo tempo, che è vitale andare per gradi, che in questo i libri ti aiuteranno poco, che devi imparare da altri esseri umani che hanno l'unica cosa che non puoi ottenere dai libri – chiunque tu sia –, l'esperienza. Se inizi a correre prima di aver imparato a camminare, inevitabilmente cadrai (vedi sopra). Impara quindi a camminare prima di correre.

Se hai umiltà, avrai la volontà di imparare. E per questo devi essere socievole, parlare con gli altri, in modo da poter imparare da loro, facendo domande, essendo pronto ad ascoltare, obbedendo e servendo. Se sei socievole e stai con gli altri, non conoscerai l'isolamento e quindi lo scoraggiamento che viene dall'isolamento, perché troverai incoraggiamento dagli altri in qualsiasi semplice contatto umano. Ecco perché i monaci e le monache vivono in comunità, non in isolamento. Dopo tutto, tu sei nuovo, gli altri sono stati lì molto prima di te e, inoltre, sono ancora lì. Se vuoi essere come loro, copiali perché hanno discernimento, cioè la capacità di vedere la psicologia che sta dietro a quello che la gente dice e fa. È l'opposto della cecità spirituale. Ed è la chiave per la sopravvivenza, la tua sopravvivenza.

Conclusione

Dopo oltre quarant'anni, posso scrivere quanto sopra. Posso riassumerlo per mezzo della seguente storia che è avvenuta sei anni fa. Un sacerdote ex anglicano in una giurisdizione di convertiti si è vantato con me di avere 'fatto' 200 'convertiti' in 15 anni. La mia reazione è stata di chiedergli quanti avevano abbandonato la fede. Mi ha risposto con vergogna: "Quasi tutti". Vorrei che quell'uomo fosse diventato ortodosso prima di essere ordinato. Era un uomo malato.

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