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  Vescovi e leviatani

dell'archimandrita Savva (Mazhuko)

pravmir

3 Luglio 2015

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L'archimandrita Savva (Mazhuko) riflette sul controverso film Il leviatano di Andrej Zvjagintsev

C'è una storia curiosa ne Il prato spirituale su uno sfortunato monaco che aveva vissuto una vita di incuria e di negligenza. Per quanto il suo anziano lo implorasse di correggersi e di intraprendere la via monastica corretta, non riusciva a convincere questo fratello. Questo sfortunato monaco morì, e l'anziano, che lo amava con tutto il cuore, cominciò a pregare il Signore di mostrargli dove dimorasse l'anima del suo discepolo. L'anziano vide un enorme fiume di fuoco, in cui c'era una moltitudine di peccatori condannati alla sofferenza, e l'anima del fratello defunto stava fino al collo nel fuoco. L'anziano si rivolse al fratello con parole di solidarietà, ma il defunto gli rispose: "Ringrazio Dio, o padre mio, che almeno la mia testa è libera dai tormenti. Per le tue preghiere, sono in piedi sulla testa di un vescovo".

Così racconta una storia dal quarantaquattresimo capitolo de Il prato spirituale, che non è certo un pamphlet anticlericale o una satira maliziosa. Il prato spirituale è un libro che è stato santificato dalla più alta autorità: ne furono letti estratti al settimo Concilio ecumenico, e San Giovanni di Damasco mostrò grande rispetto per questa collezione di testimonianze sulla vita dei santi.

Il prato spirituale

I santi Padri non hanno visto questa storia di un vescovo che soffoca nel fuoco dell'inferno come propaganda anti-ecclesiale. Hanno capito perfettamente che, con tutta l'altezza e la dignità del ministero episcopale, l'uomo rimane uomo, un essere libero - e questo significa che è capace sia di santità sia di asservimento alle passioni. La storia della Chiesa ha conservato un gran numero di resoconti non solo di vescovi avidi, ma anche di vescovi maghi, segretamente pagani, traditori della fede e traditori della patria. Non c'è nulla di straordinario o di allarmante in questo, e se l'antichità cristiana ha conosciuto vescovi idolatri, non c'è nulla di sorprendente se improvvisamente vediamo accanto a noi che tra i nostri contemporanei, tra i nostri pastori, qualcuno non resiste ed è in qualche modo scivolato. Le persone sono persone, e tutte sono degne di compassione e di condiscendenza. Anche i vescovi.

Questi punti evidenti vengono improvvisamente alla mente in connessione con il film di Andrej Zvjagintsev, Il leviatano. Uno dei personaggi del film è un metropolita che benedice il sindaco-pirata locale facendogli fare ogni sorta di malvagità, ripetendo in ogni stagione e pure fuori stagione che ogni potere viene da Dio. Tutto questo avviene sullo sfondo di una sfortunata famiglia, la cui tragedia è soprattutto interna, perché la famiglia viene distrutta dall'interno, ma questo collasso interiore è tanto più doloroso pensando al confronto dell'eroe principale con il sindaco malvagio, che vuole sottrarre la casa e la terra a questo sfortunato.

In questo conflitto, a quanto pare, vladyka gioca un ruolo molto attivo, in quanto la terra non viene sottratta per semplice cattiveria, ma per la costruzione di una chiesa. Si scopre che abbiamo davanti a noi non solo un metropolita ipocrita, ma anche un vero vescovo malvagio. Alcuni comunisti, dopo tali rivelazioni di Zvjagintsev, sono diventati in qualche modo molto nervosi e censori – e del tutto inutilmente, perché, prima di tutto, un vescovo malvagio non è nulla di nuovo nei film o, come si è detto, nell'autentica letteratura ecclesiale. In secondo luogo, con tutti i suoi pro e contro, Il leviatano è un bene in quanto ci ha fornito l'occasione per edificanti conversazioni e dibattiti fruttuosi. Per questo ringraziamo Andrej Zvjagintsev.

Ci si ricorda subito del vescovo malvagio nel brillante film del compianto Ingmar Bergman, Fanny e Alexander. È vero, quel vescovo è luterano, ma è anche una persona vivace. Sposa un'attrice vedova, la porta nella sua casa insieme con i suoi due figli, il ragazzo Alexander e la ragazza Fanny, dai quali il film prende il nome. E così comincia un confronto tra il ribelle e maleducato Alexander e il rigoroso vescovo-patrigno. Alexander, che è cresciuto in una famiglia di attori, è abituato a un comportamento bohemien, e non si preoccupa della severità della casa vescovile. È un inventore e anche un po' un mistico, e ci sono molti momenti mistici nel film. Le apparizioni vagano ovunque, e a volte non sono contrarie a parlare di diverse questioni per vari periodi.

Anche questo film ha il suo "leviatano", più terribile di quello di Zvjagintsev, in quanto, che Bergman lo abbia voluto o no, è riuscito a modellare un ritratto inquietante del "principe dei poteri dell'aria". Solo che questo "principe" non è definito un leviatano in questo film, ma piuttosto un asino. Il fatto è che un amico di famiglia, l'ebreo Isacco, salva i bambini dalle grinfie dell'infido vescovo. Li lascia di notte nella loro terribile casa, vietando loro rigorosamente di andare in una stanza dove è chiuso a chiave un certo Ismaele. Ma Alexander, ovviamente, riesce a entrare in questa stanza e vi incontra una creatura asessuata che conosce tutti i suoi cattivi pensieri e tutto il suo odio per il vescovo. Con il potere che sembra divorare questo ragazzo, egli conduce il vescovo a una morte orribile in un incendio.

Ismaele cita le parole che l'angelo ha detto ad Agar nel libro della Genesi: tu "lo chiamerai Ismaele... Egli sarà un uomo selvaggio, le sue mani contro tutti, e la mano di tutti contro di lui, e abiterà alla presenza di tutti i suoi fratelli" (Genesi 16:11,12). Non ho elementi per provarlo, ma penso che questo personaggio di Bergman abbia influenzato Mel Gibson in La Passione di Cristo, nel suo ritratto asessuato del nemico del genere umano, la cui immagine ermafrodita accenna alla natura angelica dello spirito caduto.

Il vescovo di Bergman muore in una terribile agonia in un incendio, ma il film si conclude con l'apparizione del vescovo bruciato ad Alexander con le parole: "ora non saremo mai più separati". È un film orrendo, ma è un'opera di genio. Gli eroi di Bergman sono tragici perché egli è riuscito a creare ritratti di persone vive, dilaniate dalle contraddizioni. Né il vescovo è un totale cattivo, né il ragazzo è un angelo. Nelle parole di uno degli eroi di Formula dell'amore, "anche la statua è una donna infelice, ama il conte". Tutti sono infelici. Tutti vogliono il bene, solo ognuno lo vede in modo diverso – e qui è la tragedia della nostra vita, e questo stesso "asino" dal proprio seminterrato alimenta l'odio e la rabbia per la gente. Per questo motivo, il film di Bergman lascia nella memoria una nobile tristezza e un po' di speranza.

Il ritratto lasciato da Zvjagintsev non ha alcuna tristezza, né lascia alcuna speranza. Purtroppo. E non perché il regista abbia cercato di colpire vescovi apparentemente innocenti. I vescovi qui non c'entrano nulla. E a proposito, non c'entrano nulla neppure i leviatani. Un piccolo uomo si confronta con il grande stato-leviatano? Ma dov'è qui lo stato? E dove sarebbe, ditemi, il confronto? E dov'è il piccolo eroe, con cui possiamo solidarizzare? E c'è questa roboante improbabilità dei personaggi, la loro mancanza di chiarezza, insieme con l'assenza di persone, personaggi e biografie. Ma in realtà non ci sono vescovi del genere. Cioè, ce ne sono che possono fare queste cose, e le cose peggiori di quelle dei personaggi de Il leviatano, ma nella vita non si comportano in questo modo, non parlano in questo modo, non si comportano con i sindaci in questo modo, non predicano in chiesa in questo modo – e perché questo vescovo, e per di più questo sindaco, avrebbe bisogno proprio di questa terra, quando nelle vicinanze si trovano i resti di un'antica chiesa con affreschi, non arrivo proprio a capirlo.

La mia esperienza personale della Chiesa protesta nei confronti di tutta questa ipocrisia. "Il re è nudo!" Questo ricorda anche un teatro di marionette, con i prevedibili fili di plastica legati ai pupazzi che conosciamo così bene. Il vescovo malvagio in Bergman sembra un vero personaggio tragico, che ha esitazioni e dubbi, ma il metropolita di Zvjagintsev assomiglia più a un burattino, una squallida e statica figura di marionetta, che talvolta sembra ancora odorare di vernice. Le biografie dei personaggi di Bergman si percepiscono: sono personalità vive e in continua evoluzione con le proprie passioni, carenze e umori. Gli eroi di Zvjagintsev sono dritti come un filo, primitivi in modo irritante, aggravati dalle oscenità e dalla vodka – compagni indispensabili di una vita vuota e comune.

Sì, anche Bergman ha i suoi punti in cui usa un linguaggio volgare: il ragazzo Alexander impreca costantemente usando parolacce, ma in questo film questo tocco è appropriato, perché ha un certo significato. In breve, ho capito molto bene perché Bergman ha vinto un'intera valigia piena di Oscar, ma se Zvjagintsev ne vincerà uno, non sarò in grado di spiegarlo a me stesso.

Ma resta ancora un punto molto importante e fondamentale per me. Il fatto è che l'arte non solo riflette la realtà, ma la crea pure. Ciò che l'artista ha creato si rifletterà nella vita reale, produrrà imitazioni, anche inconsapevolmente. Tale è il potere ammaliante dell'arte. Mi sembra che per la Russia moderna esperimenti come il film di Zvjagintsev siano un lusso. L'artista russo ha sempre cercato di mostrare la verità. Perché era questo il caso? Perché la verità è stata nascosta, celata, messa sotto silenzio. E allora, a quale verità sotto silenzio ha dato voce Zvjagintsev?

Non ha detto nulla di nuovo. Forse ci ha chiesto di resistere al male con la forza o con mezzi pacifici? No. In Bergman, il ragazzo resiste al vescovo, e la cosa è mostrata con tanta abilità che viene semplicemente voglia di balzare sul cattivo e vendicarsi, tranne per il fatto che Bergman mostra in modo molto eloquente che nessuna cattiveria potrà mai essere sacra, perché è malvagia. Sono stato in attesa che l'eroe di Zvjagintsev cominciasse a resistere, perché non aveva niente da perdere: avrebbe potuto gettare la moglie traditrice nell'abisso, dove si intravede la spina dorsale del leviatano, e andare a uccidere il sindaco, per esempio – sarebbe stato tutto lo stesso.

Mi è stato recentemente mostrato un piccolo video su quanto si comportano bene e cortesemente i guidatori russi sulle strade russe. Sapete, io vorrei vivere. E sono certo che questo breve film causerà un'ondata di imitazioni. Perché la gente ha bisogno di aiuto per essere buona, e la più massificata delle arti viene qui in risposta alla gente. La gente griderà: Ma questa è propaganda! Ma certo che lo è. Come si può vivere senza propaganda? In ogni caso esistono degli estremi, ma un abuso non nega un uso positivo.

Le cose descritte nel film di Zvjagintsev sono ben note, abbastanza per creare disagio. Ma c'è ancora una stanchezza, una terribile fatica da tutta questa sporcizia che vediamo intorno a noi, e che è così familiare agli spettatori dei film. A volte è semplicemente doloroso, fisicamente doloroso, vedere un film di un artista di talento a causa della sporcizia, della volgarità, della lascivia che occupano questo quadro e a cui l'artista ha dato il diritto di esistere. Pertanto è dolorosamente noioso ascoltare le stesse volgarità ne Il leviatano e vedere la stessa ubriachezza, solo in una forma più condensata.

Quanto di questo siamo in grado di gestire? Perché strofinare sporcizia sui nostri volti? La gente ha bisogno di aiuto, e noi attendiamo ancora quest'aiuto dall'arte, aspettiamo che ci mostri ciò che è buono, ciò che è giusto, ciò che è reale. Ho spesso dovuto confrontarmi con una persona giovane maleducata o distratta, ma non perché tale persona fosse maligna o sottosviluppata. Semplicemente non sapeva come essere altrimenti; nessuno glie lo aveva insegnato. Abbiamo bisogno di aiutare le persone a diventare più gentili, e a non ristagnare nell'amarezza, nel fango morale. E l'artista ha un rapporto molto diretto con questo.

Un artista ha una responsabilità davanti al suo popolo. Naturalmente, non solo gli artisti, ma anche i politici, gli studiosi e, va da sé, i vescovi. Siamo tutti responsabili della nostra terra. Se il Signore ti ha permesso di nascere su questa terra, di diventare un cittadino di questo paese, di essere un discendente dei tuoi antenati, allora sei responsabile di questa terra, di questi vicini, e ne risponderai non solo ai tuoi antenati e discendenti, ma anche al giudizio di Dio, a cui ognuno di noi dovrà dare risposta. Quindi ognuno deve sforzarsi affinché la terra di cui abbiamo la responsabilità sia resa migliore, che sia trasmessa ai nostri figli migliore di quanto è stata lasciata a noi. E un vero artista ha fin troppi mezzi per far respirare più facilmente sia il popolo sia la terra.

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