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  La perla di gran prezzo: la risurrezione dell'Ortodossia in Cina

Intervista con padre Dionisij Pozdnjaev dell'agosto 2004, pubblicata in Road to Emmaus, autunno 2005, Vol. VI, n. 4 (#23), pp 28-54

Dal sito Ortodossia in Cina

 

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Padre Dionisij Pozdnjaev, un sacerdote del patriarcato di Mosca ora in missione a Hong Kong, ha lavorato a stretto contatto con il personale della rivista Road to Emmaus fin dall'inizio della rivista. Il suo interesse di tutta la vita per la Cina e l'Ortodossia cinese ha provocato una cordiale risposta tra il personale di Road to Emmaus, gli editori e i lettori della rivista, che hanno assistito i seminaristi cinesi e le loro famiglie fin dal 2002. In risposta alle richieste di molti lettori, in questa intervista padre Dionisij ci porta un aggiornamento sulla condizione politica e spirituale degli ortodossi cinesi, e sulle sue speranze per il futuro.

RTE: Nel 2003, Road to Emmaus ha fatto una lunga intervista a Ioannis Chen, un cristiano ortodosso di Shanghai, sull'Ortodossia in Cina e il cristianesimo in generale [1]. Come è cresciuta la missione cinese da allora?

Padre Dionisij: Non posso ancora parlare di vero lavoro missionario, stiamo ancora preparandoci per un lavoro missionario. Dobbiamo gettare le basi e preparare i missionari, e abbiamo appena iniziato.

Due anni fa, mi sono trasferito a Hong Kong da Mosca per essere più vicino alla Cina continentale. E' molto più facile fare visita da Hong Kong a causa della regolamentazione dei visti, delle spese e della distanza, e, naturalmente, Hong Kong è già parte del mondo cinese.

Cattedrale greco-ortodossa di san Luca, Hong Kong

Quando sono arrivato, ho servito per un anno nella chiesa del metropolita Nikitas, che sovrintende le missioni asiatiche del Patriarcato Ecumenico. Abbiamo buoni rapporti e questo è importante, è sempre un peccato quando i problemi intergiurisdizionali influenzano il lavoro missionario. Mi piacerebbe vedere buone relazioni tra tutti gli ortodossi - a Costantinopoli, a Tokyo, a Mosca, in Cina e in tutta l'Asia. A mio parere l'unico modo per fare opera missionaria in Cina è che tutti gli ortodossi riconoscano la Chiesa Ortodossa autonoma cinese stabilita in precedenza, e lavorino insieme verso un pieno riconoscimento da parte del governo cinese.

RTE: Lei ha la sua chiesa, ora, a Hong Kong?

Padre Dionisij: Sì. C'era stata a lungo una parrocchia del patriarcato di Mosca a Hong Kong, ma il sacerdote è morto nel 1971 e nessuno è stato mandato a prendere il suo posto. Quindi, questa è una parrocchia riaperta del patriarcato di Mosca, che ha una lunga tradizione. Una parte del vecchio cimitero anglicano è stato messa da parte molto tempo fa e consacrata per i credenti ortodossi e i sacerdoti ortodossi.

Parrocchia dei santi Pietro e Paolo, Hong Kong

Ora abbiamo una chiesa in una casa nel centro di Hong Kong, dedicata ai santi Pietro e Paolo. I nostri parrocchiani affittano un appartamento e la chiesa è aperta non solo ai russi, ma a tutti gli stranieri, così come ai cinesi di Hong Kong.

RTE: Le funzioni sono in slavonico?

Padre Dionisij: Le funzioni sono in slavonico e in inglese, e, a volte, se ci sono ortodossi cinesi, facciamo le Ore o i sei salmi in cinese. Dipende da chi è presente. Se ci sono più slavi, usiamo lo slavonico; con più stranieri di lingua inglese, facciamo di più in inglese. Abbiamo appena iniziato un anno fa, e abbiamo una lunga strada da percorrere.

Parrocchia di san Sergio di Radonezh, Shenzen

Abbiamo anche aperto una parrocchia dedicata a San Sergio di Radonezh nella Cina continentale, a Shenzhen. Questa è una città e piuttosto grande e vicina al confine - è a una mezz'ora di treno dal centro di Hong Kong sul confine - e la popolazione di Shenzhen è di sette milioni di persone. Ci sono molti stranieri lì, perché è stata la prima zona di libero scambio in Cina secondo le nuove riforme economiche. Trentacinque anni fa era un villaggio molto piccolo, ora è una città molto grande.

RTE: Anche la chiesa di Shenzhen è una chiesa domestica?

Padre Dionisij: sì. Abbiamo il permesso dalle autorità locali di celebrare funzioni per espatriati ortodossi, perché ci sono molti stranieri a Shenzhen provenienti da Russia, Ucraina, Stati Uniti, Serbia e Romania. Non abbiamo ancora il permesso di svolgere opera missionaria con i cinesi continentali, quindi non possiamo invitarli alle funzioni religiose, anche se possiamo parlare con loro sul piano culturale. Possiamo invitarli a prendere il tè, a discutere diverse questioni di scambi culturali e di cooperazione tra il mondo ortodosso e la Cina. Nel campo delle relazioni internazionali, possiamo fare progetti comuni. Non possiamo insegnare religione in sé, ma possiamo tenere corsi di lingua e cultura russa, per esempio, e se gli studenti sono interessati, attraverso questi otterranno una certa conoscenza dell'Ortodossia.

RTE: Se qualcuno di loro volesse venire alla vostra chiesa lo potrebbe fare apertamente, o dovrebbe farlo di nascosto?

Padre Dionisij: Di nascosto. Abbiamo promesso alle autorità che non faremo proselitismo - questa è una condizione del nostro essere in Cina - e se violiamo questa promessa potremmo causare problemi non solo a noi, ma a loro in futuro.

Posso dire, però, che la Cina è ora sempre più aperta al cristianesimo e abbiamo un ottimo esempio nel lavoro dei missionari cattolici in Cina continentale. Stanno lavorando lì adesso come facevano un centinaio di anni fa, come studiosi di università che offrono studi sul cristianesimo occidentale. Hanno studenti e docenti cinesi coinvolti in questo lavoro perché hanno molte risorse, e questa è vera opera missionaria, sotto l'ombrello del mondo accademico.

RTE: La mia comprensione è che una volta che alla Chiesa ortodossa cinese sarà ufficialmente dato il riconoscimento che aveva prima della rivoluzione culturale [2], e quando avrete membri del clero autoctoni, questi saranno liberi di insegnare apertamente.

Padre Dionisij: Questa questione non è chiara per noi oggi, ma certamente è una condizione che ci debba essere un clero nativo per avere le funzioni. Ora stiamo preparando due studenti di seminario per l'ordinazione, e sarà molto importante per loro essere riconosciuti dal governo cinese. Questa è assolutamente una decisione interna cinese. Non possiamo insistere su questo, ma stiamo aspettando.

RTE: Dal momento che hanno permesso ai cattolici di avere la loro Chiesa cinese nazionale, e riconosciuto molti gruppi protestanti cinesi, sembra ragionevole che l'autonomia ortodossa, originariamente riconosciuta dal regime comunista, sarà rinnovata.

Padre Dionisij: Speriamo di sì, ma un altro fattore è che il cristianesimo ortodosso è ora riconosciuto soltanto come religione della minoranza etnica russa nel nord della Cina. Credo che sia molto importante far cambiare l'atteggiamento delle autorità cinesi, in modo che riconoscano l'Ortodossia non solo come la religione dei russi, in modo che possa essere aperta a tutte le nazionalità. Certo, il loro attuale riconoscimento dell'Ortodossia come religione di una minoranza etnica in Cina è una possibilità per noi adesso, ma in futuro questo approccio dovrebbe cambiare. Abbiamo bisogno di creare una vera e propria chiesa ortodossa cinese, con lingua cinese e modi di espressione in iconografia e in musica sacra. I cinesi stessi creeranno queste espressioni.

Credo anche che l'opera missionaria in Cina dovrebbe essere fatta da cinesi nativi. Come stranieri, possiamo solo aiutare. Possiamo orientare, educarli all'Ortodossia e prepararli a insegnare. Naturalmente, la variante migliore sarebbe quella di aprire una scuola teologica in Cina continentale, ma le restrizioni politiche lo rendono ora impossibile, quindi l'unica possibilità di dare agli studenti l'esperienza della vita della Chiesa e di una conoscenza di base della teologia ortodossa è quello di invitarli ai nostri seminari e scuole ecclesiali.

RTE: Vuole parlare un po' del suo interesse per la Cina? Era qualcosa che ha avuto fin dalla giovane età?

Padre Dionisij: Sì, sono stato interessato alla cultura cinese fin dall'infanzia. Mi ricordo che a cinque anni cercavo di copiare i caratteri cinesi. Quando avevo circa dieci anni avevamo un vicino di casa cinese. Era un amico, e discutevamo di molte cose, compresa la vita spirituale. Dopo che sono diventato prete è venuto da me e mi ha detto che mi aveva conosciuto da lungo tempo, che aveva capito che l'Ortodossia era un vero e proprio sistema religioso, e che aveva un grande rispetto per la Chiesa ortodossa; ha chiesto di essere battezzato. L'ho battezzato, e quindi mi ha invitato a visitare la sua famiglia in Cina. È stato il mio primo viaggio all'estero, circa dieci anni fa. Da allora, molte persone in modi diversi hanno ampliato la mia conoscenza della Cina, e la mia comprensione della presenza ortodossa russa nel paese. Ho trovato alcuni documenti storici relativi a questo negli archivi, e questo tema è stato per me molto interessante. Più tardi, ho potuto servire alla cappella dell'ambasciata russa a Pechino.

RTE: Sta ancora servendo lì?

Padre Dionisij: Ogni mese. Questo è un privilegio diplomatico, poiché l'ambasciata è territorio russo sovrano. L'ambasciata è situata sul territorio dell'ex missione ecclesiastica russa, ma quando passò sotto la giurisdizione dell'ambasciata sovietica, la chiesa fu distrutta. Una seconda chiesa a Pechino è stata successivamente chiusa per ordine delle autorità cinesi. Quest'anno l'ambasciata russa inizierà la ricostruzione della chiesa sui terreni dell'ambasciata. Potrebbe essere una nuova cappella di legno o una replica della vecchia chiesa di pietra che era qui prima, stiamo ancora negoziando con il nostro ministro degli Esteri.

Pechino è una delle poche capitali del mondo che oggi non hanno una chiesa ortodossa [l'ha riavuta nel 2009; ndt]. Questo è un problema non solo per i credenti cinesi, ma anche per gli espatriati e per i russi. L'unica possibilità di partecipare a funzioni religiose adesso in Pechino è presso l'ambasciata russa, ma questo è limitato agli espatriati russi. Secondo la legge cinese, i cinesi non possono partecipare.

Esterno e interno della nuova chiesa all'ambasciata russa di Pechino

RTE: Ho sentito che il presidente Putin può mettere una buona parola per voi quando si incontrerà con le autorità cinesi entro la fine dell'anno.

Padre Dionisij: sì. Non sappiamo esattamente di che cosa parlerà, ma abbiamo presentato la domanda al ministro degli esteri russo e al presidente e speriamo che avrà tempo per discuterne con le autorità: l'Ortodossia come la religione delle minoranze etniche russe, e il ripristino dell'Ortodossia sotto la Chiesa ortodossa autonoma cinese.

RTE: Per i nostri lettori che non lo sanno, il Patriarcato di Mosca ha dato l'autonomia alla Chiesa cinese nel 1957.

Padre Dionisij: Sì, sotto i comunisti cinesi. Non c'era scelta. L'unico modo per la Chiesa di continuare a funzionare in Cina era stato quello di darle l'autonomia. Gli ortodossi cinesi non erano forse pronti per questo, ma non c'era alternativa. Hanno finito per avere due vescovi e alcuni sacerdoti. Uno dei vescovi è morto prima che fossero in grado di consacrarne un terzo, e non ci sono mai stati concili sinodali della Chiesa ortodossa cinese.

Durante la rivoluzione culturale, la struttura canonica della Chiesa e tutte le forme esteriori della religione sono state distrutte. L'ultimo prete attivo, padre Alexander Du, è morto lo scorso anno. Non era in servizio attivo, ma è venuto all'ambasciata russa a ricevere la Santa Comunione. Era stato ordinato a Pechino dall'arcivescovo Viktor Svjatin che era il capo dell'ultima missione ecclesiastica russa a Pechino e arcivescovo di Pechino e di tutta la Cina. Dopo la rivoluzione culturale, padre Alexander ha ripetutamente chiesto al governo locale di Pechino di aprire una delle antiche chiese per la piccola comunità di fedeli ortodossi, ma non ha mai ricevuto una risposta.

RTE: E quando padre Alexander è morto, lei è stato in grado di servire il suo funerale.

Commemorazione funebre di padre Alexander Du

Padre Dionisij: Sì, si è tenuto nella cattedrale cattolica, e io sono stato in grado di servirlo. L'arcivescovo cattolico della Chiesa cattolica nazionale cinese di Pechino era vicino a padre Alexander. È un uomo piuttosto potente ed è stato in grado di dare questa autorizzazione.

Papij, un suddiacono dai tempi prima della rivoluzione culturale, ora sta studiando per il diaconato alla Lavra della Trinità e di san Sergio, nei pressi di Mosca. È rimasto solo un vecchio prete a Shanghai, molto malato, che non ha servito per diversi decenni. Io non so nemmeno il suo nome, perché lui e la sua famiglia hanno così paura di avere contatti con gli stranieri che non incontrano nessuno. C'è anche un vecchio diacono, padre Evangelos, ma naturalmente non può servire da solo.

RTE: Ha mai incontrato qualche laico cinese ortodosso che sia stato in grado di mantenere viva la propria fede facendo offici da lettore privatamente, o le cose erano così difficili, come in Albania, che non potevano parlare della fede neanche nelle loro famiglie?

Padre Dionisij: Anche ora hanno paura, e non parlano apertamente di quei tempi o delle loro convinzioni. In particolare agli stranieri. Questo argomento è molto privato anche adesso.

RTE: Ricordo di aver letto una storia su una donna albaziniana [3], vicino al confine con la Cina, il cui nome ortodosso era Matrona. Ha detto che quando lei era piccola, la fede della sua famiglia è stata tenuta segreta anche a lei.

Padre Dionisij: Sì. Questo è tutto storia, e ora dobbiamo assolutamente preparare un nuovo terreno per nuovi credenti ortodossi.

RTE: Quanti cinesi si considerano ortodossi ora, sia per discendenza, per battesimo in epoca pre-comunista, o sono riusciti a essere battezzati di recente?

Padre Dionisij: È difficile da dire, perché quelli delle giovani generazioni non sono battezzati, anche se si definiscono ortodossi a causa della loro tradizione di famiglia. Penso che probabilmente circa 10.000 persone ai confini settentrionali della Cina sostengano di essere ortodosse. A Pechino forse 250, a Shanghai anche meno, forse cinquanta.

RTE: Senza entrare in dettagli che possano causare problemi politici, qualcuna di queste persone è stata in grado di ricevere i sacramenti negli ultimi anni?

Padre Dionisij: A volte. Ho battezzato alcuni di loro, e ho celebrato la Liturgia a Shanghai. So che alcuni altri sacerdoti in visita hanno celebrato lì, per esempio dalla Chiesa ortodossa russa all'estero, e dal Patriarcato di Costantinopoli in visita da Taipei. Di tanto in tanto vi è una Liturgia, e alcuni gruppi di persone ricevono la santa comunione.

RTE: E questo è tenuto segreto al governo.

Padre Dionisij: Non direi segreto, non possiamo annunciare annunciare le funzioni come servizi pubblici, perché questo può essere interpretato come lavoro missionario.

RTE: Avete avuto alcun contatto personale con il governo su questo?

Padre Dionisij: Sì, in effetti il vice-presidente del Dipartimento patriarcale per le relazioni ecclesiastiche esterne, il vescovo Mark di Egor'evsk, è ora in Cina per conferire con le autorità sulla pratica dell'Ortodossia.

RTE: Lei ha detto che avete già seminaristi cinesi a Mosca e San Pietroburgo.

Padre Dionisij: Si, circa diciotto, e le autorità cinesi sanno che noi abbiamo questi studenti. La loro venuta è stata una scelta personale degli studenti. Pochi mesi fa il metropolita Kirill ha visitato l'ambasciata cinese e ha presentato alcuni degli studenti all'ambasciatore cinese, e lo abbiamo annunciato anche a Pechino, all'Ufficio affari religiosi. È meglio farlo ora, perché alla fine dovranno essere riconosciuti dal governo cinese. Non abbiamo solo uomini, abbiamo anche donne cinesi, che stanno studiando direzione di coro e iconografia.

RTE: Vedete le donne anche come catechiste?

Padre Dionisij: Sì, certo, diventare catechiste è una possibilità molto reale per loro. In questo contesto non vi è alcuna differenza tra donne e uomini. Inoltre, ci auguriamo che alcune donne saranno interessate al monachesimo e vorranno aiutare a iniziare la vita monastica in Cina.

Un'altra esigenza molto importante sono sacerdoti che possono parlare cinese per aiutare a formare i seminaristi e i catechisti cinesi. Quest'anno abbiamo inviato quattro dei nostri seminaristi russi, che speriamo eventualmente di ordinare, a Taipei per studiare cinese a Taiwan. Certo, avremmo preferito la Cina continentale, ma il governo cinese non ha offerto alcuno stipendio o supporto per la loro istruzione, mentre Taiwan lo ha fatto. Inoltre, una donna russa sta andando a insegnare lingua e cultura russa ai cinesi a Taiwan, un progetto civile promosso dall'università. Questa è una buona occasione per introdurre l'Ortodossia. Abbiamo alcuni russi che parlano cinese e che potrebbero diventare catechisti e insegnanti di catechisti, ma abbiamo bisogno di trovare un modo per sostenere loro e le loro famiglie. Purtroppo, il Patriarcato di Mosca non può sostenere finanziariamente questo progetto, in modo che una variante migliore sarebbe che qualcuno di loro abbia un lavoro civile, come l'insegnamento della lingua inglese, e poi faccia opera missionaria nel proprio tempo libero.

RTE: Questo non sarebbe in conflitto con la politica del governo?

Padre Dionisij: No, perché il compito missionario primario che ci attende ora è la traduzione, e con questo non ci sono difficoltà.

RTE: Sono stupito dal numero di russi che ho incontrato e che hanno studiato cinese o sono sinologi accademici.

Padre Dionisij: Sì, e molti di loro sono ortodossi e sarebbero felici di aiutare, ma l'occasione proprio non c'è ancora.

RTE: Puoi dirci di più sulle attività di traduzione e di pubblicazione?

Padre Dionisij: La nostra prima necessità è quella di creare un dizionario cinese di precisi termini ortodossi per l'utilizzo da parte di traduttori e di credenti. Questo è estremamente necessario come base per tutte le buone traduzioni per il futuro, non solo in Cina, ma nelle comunità cinesi in Russia, Europa, Australia e negli Stati Uniti.

RTE: Volete cercare di ottenere una sensazione più antica, più formale in cinese, oppure propendete per un linguaggio contemporaneo?

Padre Dionisij: A causa del mio background nello slavonico, preferisco una traduzione più classico, conservatrice del cinese, ma penso che questa sia una questione che riguarda i credenti cinesi stessi. Che cosa potranno accettare e che cosa sarà utile per loro? Come stranieri, questo non lo possiamo dettare noi.

RTE: Ma immagino che anche loro preferirebbero qualcosa di elevato e bello al contrario di un uso più comune.

Padre Dionisij: Sì, certo, non dovrebbe mai essere linguaggio quotidiano. La lingua cinese, tuttavia, è piuttosto complicata e ha livelli molto differenti, anche nella vita contemporanea. I livelli letterari dei documenti ufficiali e quelli del linguaggio quotidiano, per esempio, sono molto diversi.

RTE: In inglese, noi non abbiamo ancora regole lessicali per molte parole della Chiesa. Spesso usiamo parole greche o russe, quando l'equivalente inglese non è abbastanza adatto. Ad esempio, non solo i concetti teologici complessi, ma anche gli elementi particolari dei paramenti e delle tonache differiscono alquanto tra gli ortodossi e la Chiesa cattolica e quella anglicana, così le loro terminologie in inglese non sono sempre applicabili. Anche nella nostra ecclesiologia, qualcosa di semplice come la festa cattolica dell'Epifania ha un accento diverso dalla Teofania ortodossa che si celebra nello stesso momento. Tutte queste cose devono essere spiegate.

Padre Dionisij: Sì, ma in cinese non abbiamo questo problema perché abbiamo pochissime parole straniere. Ogni parola in cinese ha un suo significato particolare, e null'altro, ma bisogna trovarlo. È inoltre possibile formare nuove parole, ma queste dovrebbero essere create con cura, per esprimere l'idea in modo preciso. I due filologi ortodossi cinesi che lavorano sul dizionario sono una donna cinese anglofona di Hong Kong, e Ioannis Chen, che voi avete intervistato due anni fa. Da parte russa, abbiamo due sinologi russi, una donna da Mosca, e un uomo da Vladivostok. Fortunatamente, Internet ci sta dando la possibilità di creare una rete di linguisti qualificati.

RTE: Si facevano Liturgie in cinese prima della rivoluzione culturale, o erano tutte in slavonico?

Padre Dionisij: Dopo il 1905, la maggior parte dei servizi della Missione ecclesiastica russa sono stati in cinese. Chiese che avevano grandi popolazioni russe, come a Harbin, celebravano in slavonico, ma la Missione ecclesiastica di Pechino serviva Liturgia, Vespro e Mattutino in cinese. Dopo che avremo ripristinato i vecchi testi e fatto alcune correzioni, questi potranno essere ripubblicati, ma le correzioni sono certamente necessarie perché la lingua cinese cambia rapidamente, molto più rapidamente delle lingue dell'Europa occidentale. Ciò che funzionava all'inizio del XX secolo non funziona adesso.

Naturalmente, le persone istruite sono in grado di leggere e comprendere il linguaggio antico, ma non la gente di campagna o quella di regioni remote. Dal momento che il 65 per cento della popolazione cinese vive al di fuori delle grandi città, dobbiamo tenerne conto in qualsiasi traduzione.

RTE: Una volta che il dizionario in via di pubblicazione stabilirà le norme lessicali, che cosa seguirà?

Padre Dionisij: Un libro di servizio e un libro di preghiere. Il libro di preghiere sarà il testo di preghiere comuni e della liturgia per i laici, e il libro di servizio sarà il testo dei servizi per il clero. Successivamente, abbiamo in programma di fare l'Ottoico, poi l'Orologio (Libro delle Ore), il Mineo festivo, il Triodio quaresimale, come al solito...

Abbiamo già un Libro delle Ore tradotto nel 1913. Una volta che avremo stabilito le norme, potremo pubblicarlo come un'antica variante con alcune correzioni per rendere la traduzione più accurata e leggibile.

Abbiamo anche una traduzione di un libro dell'anziano Sofronio, La vita dell'anziano Silvano, che è pronta per la pubblicazione. La traduzione è stata fatta in Cina da un cinese studioso di russo, ma lì non può essere ancora pubblicata. Sarebbe molto costoso stamparla a Hong Kong, quindi la mia idea è quella di stamparla in Russia, e di importarla.

RTE: Perché è stata scelta la vita dell'anziano Silvano? C'è qualcosa nel modo di scrivere di padre Sofronio che si pensa sarà particolarmente interessante per i cinesi?

Padre Dionisij: La mia esperienza è che durante il periodo sovietico in Russia, questo libro è stato molto importante per i credenti ortodossi russi, e anche per i non credenti. So di molte persone che, conoscendo in precedenza poco dell'Ortodossia, hanno letto questo libro e hanno sviluppato non solo un interesse verso la tradizione, ma anche verso la reale vita spirituale. È importante essere all'interno della tradizione, ma non è tutto. Le forme tradizionali devono essere riempite di una vera vita spirituale, e questo libro è particolarmente efficace per attirare le persone verso una fede più profonda. Inoltre, un ulteriore passo nella pubblicazione di letteratura spirituale sarebbe di avere qualche buon libro generale in materia di Ortodossia. Io non sono sicuro sui Padri della Chiesa, all'inizio, molto dipende dal linguaggio, che può essere molto difficile. Bisogna essere preparati sia per tradurre sia per leggere i Padri... Ma non c'è dubbio che abbiamo bisogno di buona letteratura adesso. Abbiamo iniziato una raccolta di libri in inglese in una piccola biblioteca a Hong Kong. Il monastero di padre Sofronio nell'Essex ha donato libri, come ha fatto la fraternità di sant'Herman dell'Alaska a Platina, California. Saremmo anche molto felici di avere le risorse per tradurre dall'inglese al cinese. Non siamo obbligati a tradurre solo dal russo. L'obiettivo è di tradurre e pubblicare buon materiale ortodosso in lingua cinese. La mia speranza a lungo termine è quella di organizzare l'istruzione ortodossa in Cina.

Cattedrale ortodossa della Santissima Madre di Dio "Sicurezza dei peccatori", Shanghai, marzo 2004. Acquistata dal governo cinese da parte di imprenditori privati e adibita a ristorante fino al 2005; in seguito restaurata come chiesa

RTE: In modo informale, con classi domestiche di basso profilo, o come qualcosa di più pubblico, come una istituzione?

Padre Dionisij: Passo dopo passo, dovremo portare la questione dinanzi alle autorità cinesi. Se la Chiesa ortodossa cinese è riconosciuta all'interno della Cina, se il governo permette la nostra proposta, e se siamo in grado di raccogliere fondi, inizieremo invitando insegnanti dall'estero per insegnare teologia, catechesi, storia della Chiesa, ecc, fino a quando saremo in grado di istruire i cinesi nativi a prendere il sopravvento. Questo è un approccio realistico.

In futuro potrebbe essere possibile aprire un seminario in Cina, ma prima che questo accada dobbiamo cominciare a pensare a libri di testo in lingua cinese per questi studenti. Dobbiamo trovare buoni libri di testo e libri di conferenze su questi temi in inglese o in russo da tradurre in cinese: storia della Chiesa, liturgia, dogmatica. Se qualcuno sarà interessato a sponsorizzare traduzioni di alta qualità di questi temi, potremo farli stampare in Russia. Abbiamo sistemi di distribuzione in Cina, ma abbiamo bisogno di traduttori ortodossi che abbiano un'idea di ciò che stanno traducendo, e che possano seguire le norme lessicali, una volta che sono impostate. E, naturalmente, abbiamo bisogno di contribuire a sostenerli mentre traducono.

RTE: E questi libri saranno distribuiti gratuitamente? Un salario medio cinese è basso per i nostri standard.

Padre Dionisij: Sì, certo. Ma non abbiamo bisogno di così tanto per cominciare. Solo poche migliaia di copie di ogni libro. Inoltre, metteremo tutte le traduzioni su internet, in modo che questi testi ortodossi siano disponibili gratuitamente ai lettori di lingua cinese in giro per il mondo.

RTE: Che cosa nell'Ortodossia è più attraente per i credenti cinesi?

Padre Dionisij: L'attrazione principale è la sensazione di verità. Questa sensazione dovrebbe essere il motivo principale per la fede. Essere attratti dal tradizionalismo o dal non-tradizionalismo è importante, ma non è la cosa principale. L'impressione delle funzioni ortodosse sarà molto importante per i cinesi, perché possono capire la Liturgia attraverso l'esperienza, non attraverso la mente, o la filosofia. Possono guardarla e provare qualcosa. Dobbiamo coinvolgere la mente in questo processo, ovviamente, ma la tradizione da sola non è sufficiente. Anche il buddismo è molto tradizionale e anche più antico, come lo è il giudaismo, ma il loro tradizionalismo non è una ragione sufficiente per sceglierli.

Se siamo in grado di presentare il ciclo degli offici: Vespro, Mattutino, Ore e Liturgia in lingua cinese, in uno stile tradizionale ortodosso di uso riverente, sarà molto interessante. Come ho detto, il nostro primo compito di traduzione è quello di creare norme lessicali in cinese sia per le funzioni in chiesa sia per le altre letture, in modo che le traduzioni saranno uniformi e di alta qualità.

Forse il governo cinese permetterà finalmente l'Ortodossia a causa degli stretti legami storici tra la Cina e la Russia. E questo non è male. Anche in Russia, l'Ortodossia è stata scelta sotto l'influenza di motivi politici. Fu la scelta personale di san Vladimir a causa della sua personale esperienza della spiritualità ortodossa, ma i suoi ambasciatori in diversi paesi gli consigliarono di scegliere l'Ortodossia a causa di impressioni abbastanza semplici, non a causa di una qualsiasi filosofia. L'enfasi nell'Ortodossia russa è spesso l'attenzione alla forma, ai dettagli. A volte questo è molto buono, ma a volte può creare un sacco di problemi, come si vede nello scisma dei vecchi credenti. Ma c'è già un inizio - il governo ha contribuito a costruire tre nuove chiese ortodosse in Cina.

RTE: Sono state costruite in risposta a persone che chiedevano un risarcimento per le loro chiese distrutte durante la rivoluzione culturale?

Padre Dionisij: Sì. Due sono state costruite nello Xinjiang, la regione autonoma della Mongolia Interna, e la comunità ortodossa nella città di Chuguchak, vicino al confine tra Cina e Kazakistan, ha ricevuto il permesso di costruire una nuova chiesa. Inoltre, una vecchia chiesa è stata riaperta a Harbin.

RTE: Hanno anche permesso di tenere funzioni?

Padre Dionisij: Questa è un'altra questione. Il governo può dare i soldi per ricostruire gli edifici, ma se la comunità non è pronta per le funzioni e se non c'è clero autoctono riconosciuto, il governo non può fare nulla.

RTE: Cosa fanno per le icone, i paramenti e i rifornimenti della chiesa?

Padre Dionisij: A volte comprano icone di carta dall'estero, dalla Russia o in Australia, per l'iconostasi. Ci sono anche nei magazzini del Ministero della Cultura cinese molti vecchi oggetti provenienti da chiese ortodosse che sono stati confiscati durante la rivoluzione culturale. Hanno molte icone e beni ecclesiastici da Pechino, Harbin, Tianjin, ma nessuno ha ancora avviato i negoziati per riaverli.

RTE: So che ci sono state almeno due icone del Signore e del neoartire Mitrophan, dipinte in uno stile piuttosto cinese, che sono state distribuite dall'arcidiocesi greca a Hong Kong. Sono state fatte da un iconografo cinese, o dipinte da qualche altra parte?

Padre Dionisij: Non possiamo davvero ancora parlare di iconografia cinese. Forse esisterà in futuro, quando ci saranno maestri cinesi che possono trovare un modo per creare l'iconografia cinese con una tradizionale comprensione ortodossa secondo tutti i canoni. È un problema perché ora nell'iconografia abbiamo molte copie di vecchie icone, ma pochi veri nuovi pittori di icone. Questo può essere un problema per una delle nostre studenti cinesi alla Lavra di san Sergio, che ha già una laurea con la sua tesi sull'iconografia. Una volta che si sarà addestrata come iconografa presso la Lavra, forse potrà cominciare a pensare alle specificità dell'iconografia cinese.

RTE: Quindi, se tutto andrà bene e il governo cinese riconoscerà la futura ordinazione dei seminaristi, quando inizieranno a servire?

Padre Dionisij: Spero che potremo ordinare due studenti come diaconi alla Lavra di san Sergio Lavra quest'anno, ma avranno bisogno di continuare lì la loro istruzione, e poi avere una certa prassi pastorale in una diocesi russa vicino al confine per acquisire esperienza. Sarà la decisione dei vescovi, naturalmente, ma il mio suggerimento sarebbe di mandarli a Chita, che è proprio sul lato russo del confine russo-cinese, o a Kharbarovsk o Vladivostok per ottenere qualche pratica reale e avere la possibilità di passare in Cina, una volta che saranno riconosciuti. Inoltre, lì saranno protetti. Se il governo cinese non li riconosce, li manderemo comunque a servire a queste zone di frontiera russe. Ci sono molte comunità cinesi ora nell'Estremo Oriente russo, lavoratori che sono venuti a fare lavori che i russi non vogliono fare. Le condizioni economiche sono molto povere nella maggior parte della Cina, in particolare nelle campagne. Le persone forse hanno il loro cibo quotidiano, ma nient'altro. Nessun reddito, nessuna possibilità per una buona istruzione o per cure mediche. C'è una differenza enorme tra le ricche città come Shanghai e Guangzhou, e il sessantacinque per cento della popolazione al di fuori delle città. Ci sono 250 milioni di disoccupati in Cina.

   

Chiesa di san Nicola, di recente costruzione, nello Xinjiang

RTE: Quanti cinesi ci sono ora in Russia?

Padre Dionisij: Abbiamo 70.000 cinesi a Mosca e nella regione di Mosca al momento. Ma questo non è molto rispetto a Parigi, che ha 450.000 cinesi. In tutta la Siberia, non abbiamo tanti cinesi quanti ne ha la città di Parigi. L'ondata principale dell'immigrazione dalla Cina continentale è ora diretta in Australia e in Canada, non in Russia. Quelli che arrivano in Russia vengono solo dalla Cina nord-orientale. La Siberia ha un clima molto rigido e l'economia è molto povera, vediamo la loro presenza in Siberia come un impatto solo perché la popolazione della Cina è dieci volte quella della Russia - La Cina ha 1,3 miliardi di persone, un sesto della popolazione mondiale. Gli stessi cinesi preferiscono emigrare in Nord America, Europa o Australia.

Un'altra difficoltà è che la popolazione russa siberiana è molto contraria ai cinesi. Abbiamo molto nazionalismo ora in Russia, e questo è un problema soprattutto per gli asiatici.

Il nazionalismo è un problema per la Chiesa in molti paesi. Per esempio, un uomo d'affari greco di Hong Kong ha donato il suo ufficio alla chiesa, ma lui stesso non visita mai la chiesa. Le persone a volte sono contente di sostenere la Chiesa come parte dello stato-nazione, come parte dell'identità nazionale, ma questa è una visione pagana. Io la chiamo patriottismo pagano, perché c'è una differenza tra il patriottismo pagano e quello cristiano.

Molta gente ora parla della rinascita del cristianesimo ortodosso in Russia. Molto spesso sento dire che la Chiesa ortodossa russa dovrebbe servire la Russia. Questo non è corretto. È la Russia che dovrebbe servire la Chiesa, allora avrà un vero senso di se stessa. È assolutamente sbagliato dire che la Chiesa greca dovrebbe servire la Grecia, e la Chiesa russa dovrebbe servire la Russia.

Chiesa di san Nicola a Shanghai, marzo 2004. Venduta dal governo a imprenditori privati, oggi utilizzata come ristorante

RTE: Che approccio avrebbe verso un cinese che viene da lei dicendo di essere interessato alla religione? La Cina è una cultura diversa, certo, ma l'approccio alla fede è così diverso?

Padre Dionisij: No, la differenza non è grande. Le persone sono le stesse, e tutti cercano la stessa cosa - la verità. La differenza è solo nel linguaggio, forse nei mezzi di espressione. Si possono utilizzare diverse immagini per presentare il cristianesimo a diversi gruppi etnici, ma in realtà non ci sono differenze tanto grandi di comprensione o prospettiva. Questo è uno degli effetti positivi della globalizzazione, che siamo in grado di capire l'altro in un modo in cui gruppi etnici molto isolati non erano capaci di agire un secolo fa. Un mio amico una volta ha detto che il primo processo di globalizzazione è stato l'Impero romano, e per questo il cristianesimo si diffuse in tutto il Mediterraneo e oltre. Questo non è stato un caso. Naturalmente, la globalizzazione ha cattivi elementi, ma crea anche possibilità positive. Questo è un nuovo tempo e dobbiamo sfruttare le opportunità che abbiamo. Questo tempo e queste possibilità saranno i nostri giudici. Abbiamo la forza di presentare lo spirito dell'Ortodossia al mondo contemporaneo? Ci sono ora più possibilità che mai.

RTE: Ci sono persone in Cina continentale che scoprono l'Ortodossia attraverso internet?

Padre Dionisij: Ho incontrato molti cinesi via internet, e per molti di loro questa era l'unica possibilità di entrare in contatto con ortodossi e di ricevere informazioni sull'Ortodossia. Per esempio, qualche mese fa ho incontrato un uomo cinese in Malesia. Aveva ricevuto informazioni sull'Ortodossia solo via internet, e infine è divenuto ortodosso.

RTE: Così lei vede internet come una buona risorsa per mettere gli scritti ortodossi a disposizione dei cinesi. Se questi scritti sono disponibili in tutto il mondo, non sembra che il governo cinese potrebbe lamentarsi che stiate facendo proselitismo specificamente tra i cinesi del continente.

Padre Dionisij: Sì, dovrebbe andar bene, soprattutto perché non parliamo contro il governo. È assolutamente un mondo parallelo. Per esempio, non parliamo di "persecuzione dei cristiani". Questo è stato un tema tradizionale per il mondo occidentale, che utilizza temi religiosi per imporre cambiamenti. Le chiese cristiane occidentali spesso accusano apertamente il governo e usano casi personali e pressione verbale per forzare cambiamenti politici.

RTE: E lei non lo farebbe?

Padre Dionisij: Se dovessimo discutere di questo problema, non lo discuteremmo mai apertamente. Sarebbe una discussione chiusa con i funzionari adeguati. Imbarazzarli in pubblico non porta alcun risultato, e addirittura ostacola il processo. Inoltre, questo non è il nostro obiettivo principale. Ci possono essere problemi di questo tipo, ma esistono in tutto il mondo. Il problema maggiore è la fame spirituale.

RTE: Ci sono molti cinesi continentali tornati alle loro antiche tradizioni del buddismo e del taoismo dopo la rivoluzione culturale?

Padre Dionisij: Sì, c'è stato un grande rinnovamento di interesse per la vita religiosa in Cina negli ultimi dieci anni, e sembra essere sempre più forte. La popolazione protestante è in aumento del 13 per cento all'anno, i cattolici del 9 per cento all'anno. Non sono sicuro dei buddisti o taoisti, ma capisco che stanno crescendo anche loro; dopo il crollo dell'ideologia marxista, c'era un vuoto.

Una forza parallela è la secolarizzazione. Il mondo intero è ora molto materialista, e i paesi si sono secolarizzati in modi diversi - l' Occidente in un modo, la Russia in un altro. La Cina vi si è preparata in un altro modo ancora, ma ogni paese ora sperimenta gli stessi problemi, il materialismo e la secolarizzazione, mentre allo stesso tempo, si parla di cercare di proteggere i diritti umani. È un momento di polarizzazione.

RTE: Ha avuto contatti con la Mongolia? Ricordo che la Mongolia ha avuto una forte presenza cristiana nestoriana dall'XI al XIII secolo nei pressi del lago Bajkal, una presenza che poi scomparve. C'è stata qualche influenza ortodossa, o questa si è limitata al nord della Cina?

Padre Dionisij: Sono stato in Mongolia due volte, e abbiamo riaperto una chiesa e iniziato la costruzione di una nuova chiesa a Ulan Bator, dove c'è un sacerdote russo, sebbene la maggior parte dei credenti siano russi, non mongoli.

Presso l'Istituto russo di studi orientali, tuttavia, hanno testi liturgici ortodossi tradotti in mongolo oltre un secolo fa, quindi c'erano credenti ortodossi mongoli. Nessuno è ancora in grado di fare questo lavoro nel mondo mongolo, ma è un argomento molto interessante. La Mongolia sarebbe molto aperta a un'opera del genere, ma non abbiamo nessuno da mandare che possa parlare mongolo. Anche in Buriazia, so solo di uno o due sacerdoti Buriati. Fanno quello che possono, ma la rinascita del buddismo è molto rapida in Buriazia e Mongolia. Era stata la tradizione per generazioni e fa parte dell'auto-identificazione nazionale. Ogni missionario deve essere pronto a sostenere la cultura locale. Egli non deve inculturare i mongoli o i buriati come ortodossi russi, dovrebbe essere in grado di pensare alla creazione di un'autentica cultura mongola ortodossa. Non dobbiamo distruggere la cultura originale. L'Ortodossia non distrugge la cultura, l'Ortodossia crea cultura. Questo significa che dobbiamo avere autentiche culture ortodosse mongole, cinesi, giapponesi, coreane, indonesiane.

RTE: Alla Lavra di san Sergio, ci sono anche alcuni studenti dalla Corea del Nord e diversi indonesiani in diversi seminari.

Padre Dionisij: Sì, e molti degli indonesiani sono già stati ordinati. I nordcoreani non sono il tipo classico di seminaristi. Sono con noi a causa della decisione di Kim Jong-Il, presidente della Corea del Nord, di costruire una chiesa ortodossa a Pyongyang.

RTE: Qual è il suo interesse per l'ortodossia?

Padre Dionisij: È stata una decisione politica, perché sta cercando protezione da parte della Russia e capisce che la costruzione di una chiesa ortodossa è un simbolo di rispetto per la Russia in generale. Non sono sicuro di cosa si aspetta come risultato politico di questo gesto, ma in ogni caso, gli abbiamo detto, "Va bene, vuole avere una chiesa a Pyongyang, ma questo è solo un edificio. Se non dispone di funzioni religiose reali, sarà solo un edificio vuoto". Gli ho proposto di inviare alcuni coreani a studiare nel nostro seminario, e gli ho chiesto di accettare due dei nostri seminaristi russi a studiare coreano a Pyongyang. È stato d'accordo e ci ha inviato quattro studenti della Corea del Nord. Sono già stati qui un anno, e gli insegnanti dicono che sono studenti abbastanza buoni.

RTE: Erano ortodossi quando sono arrivati?

Padre Dionisij: È stata una grande eccezione per il nostro seminario, la prima volta che avevamo invitato studenti non ortodossi a studiare con noi. Sono stati battezzati dopo il loro arrivo.

RTE: E sono stati disposti a farlo, hanno capito cosa stavano facendo?

Padre Dionisij: Sì, credo di sì, ma si deve capire che la mentalità della Corea del Nord è molto insolita per noi. Faranno tutto ciò che il governo decide, e lo faranno con tutto il cuore. Se il governo dice: "Tu devi essere ortodosso," lo fanno volentieri.

RTE: Quindi il suo problema è di fare in modo che vadano al di là di quell'obbedienza, di assicurarsi che l'Ortodossia sia qualcosa che è in realtà una parte di loro?

Padre Dionisij: Non è così semplice. Non è solo una questione di obbedienza al governo, si tratta di un aspetto di tutte le società tradizionali asiatiche, dove la società e il governo hanno molto più potere rispetto alla persona. Questo è un atteggiamento molto diverso da quello dell'Occidente, ed è stato solo il cristianesimo che ha dato al mondo la comprensione del valore della persona. Questa è ora una grande questione per le società asiatiche che stanno diventando consapevoli dell'idea del valore della persona. Questo è nuovo per loro, e dovranno decidere cosa fare con la filosofia del valore dell'individuo. Le società asiatiche sono sistemi molto antichi e complessi che richiederanno molto tempo per cambiare. Purtroppo, anche nelle società occidentali, dove hanno avuto un senso del valore della persona, passo dopo passo, la mente sta tornando a essere quella dell'ex mondo pagano. Nel mondo pagano il valore della società era decisamente superiore a quello del singolo, le nostre società contemporanee stanno tornando a quel punto.

RTE: C'è qualcos'altro che vorrebbe dire ai nostri lettori?

Padre Dionisij: Penso che una delle cose più importanti per gli occidentali non è solo per assistere nel lavoro missionario nella Cina continentale, ma che americani, europei, australiani e sinologi ortodossi facciano opera missionaria nelle comunità cinesi nei loro paesi. Le traduzioni e le pubblicazioni su cui stiamo lavorando sul nostro sito possono essere a beneficio dei cinesi in tutto il mondo. La mia speranza è che l'interesse per l'opera missionaria ortodosso in Cina e per la Chiesa in Cina aumenterà. La Cina ha bisogno di sostegno spirituale così come di sostegno materiale. La Chiesa in Cina ha poche risorse, ma credo che abbia un futuro.

Note

[1] Per una panoramica completa della storia e dello stato attuale dell'Ortodossia in Cina, vedere Road to Emmaus, primavera 2003: "Al di là della Grande Muraglia: l'Ortodossia in Cina", un'intervista con il cinese cristiano ortodosso Ioannes Chen.

[2] La Rivoluzione Culturale (1966-1976) è stata lanciata da Mao Tse-tung, che era salito al potere con i comunisti nel 1949, in una mossa per "purificare " il partito comunista. La rivoluzione ha visto la crescita del movimento delle guardie rosse tra i giovani cinesi, e il governo ha lavorato attraverso le scuole, la propaganda diffusa e la rieducazione obbligatoria per inculcare la filosofia atea di Mao. Le tradizioni culturali cinesi sono state sradicate e tutti i templi, chiese, sinagoghe e moschee che non erano stati distrutti nel periodo comunista precedente sono stati chiusi. Secondo alcuni analisti storici, tra il 1966 e solo 1968, più di 400.000 cinesi dissidenti politici e filosofici sono stati uccisi. Tra loro vi erano cristiani di tutte le confessioni.

[3] Albaziniani: discendenti cinesi di soldati russi dello zar Pietro il Grande, portati a Pechino nel XVII secolo come prigionieri di guerra. Quando furono liberati dall'imperatore cinese, molti scelsero di rimanere in Cina, dove fu data loro della terra, assieme al permesso di sposare donne cinesi e di praticare liberamente la propria fede ortodossa.

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