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  Cosa c'è in una mente turbata?

 dal portale Pravmir

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Le storie di "viaggi verso l'Ortodossia" sono molto popolari in Internet. Di solito si è contenti di leggere dell'incontro di qualcuno con l'Ortodossia, del suo cammino verso la fede, e della sua conversione finale alla Chiesa ortodossa. Ma la vita non è sempre una favola a lieto fine. Per alcuni, l'incontro con l'Ortodossia può essere una fonte di dolore. Non possiamo fare a meno di pubblicare la seguente storia che abbiamo ricevuto via e-mail. Per non lasciare questa lettera senza risposta, abbiamo chiesto all'igumeno Raphael (Vereshak), rettore della Chiesa ortodossa russa della Risurrezione a Winnipeg, in Canada, di offrire una risposta. Speriamo che non questa non sia la fine del suo viaggio!

Lo staff di Pravmir

Cosa c'è in una mente turbata?

Negli ultimi anni sono stato innamorato di una donna. La amo ancora, molti mesi dopo averla vista per l'ultima volta, mentre lei non mi ama. Lei è ortodossa. La fede svolge un ruolo importante nella sua vita, probabilmente la parte più importante di tutte. Da parte mia, io non sono niente, mi dispiace dirlo, perché questo ora sta rovinando la mia vita.

Ho bisogno di riassumere come siamo arrivati ​​a conoscerci l'un l'altro, in quello che ritengo un ritratto onesto (è sempre una questione di prospettiva), anche se succinto. Proveniamo da due paesi diversi. Diciamo solo che l'inglese non è la mia lingua madre. Così è iniziato proprio con differenze culturali, linguistiche, e presto anche religiose (e di età, dato che io sono tredici anni più vecchio). Ero uscito da un brutto rapporto pochi mesi prima di incontrarla, un rapporto che mi aveva lasciato piuttosto scosso, sia fisicamente che moralmente. L'ultima cosa che volevo era fare un altro incontro, ma appena l'ho vista sono stato catturato. E intendo davvero catturato: era veramente la donna più bella che avessi mai incontrato. Ho saputo presto che aveva un fidanzato, e che viveva negli Stati Uniti, lontano da dove abitavo io. Fin dall'inizio sapevo che la religione era importante per lei, e naturalmente anche lei sapeva che non era lo stesso per me. Ma stavamo facendo un giro incredibile nel cuore rosso dell'Australia, quindi alla fine questo non è stato un problema, e siamo andati d'accordo durante il tempo che abbiamo trascorso insieme. Ma, per quanto la cosa si sia evoluta, era un vicolo cieco – chiunque avrebbe potuto vederlo. Comunque, subito dopo il ritorno a casa abbiamo iniziato un rapporto epistolare, e abbiamo preso a scriverci con regolarità. Certo, sapevo che per lei non significava tanto come per me, ma ognuno dei suoi messaggi di posta elettronica era il centro della mia giornata, e non riuscivo a trattenermi dallo scriverle. Ero innamorato di lei, ma non volevo dirglielo, perché non avrebbe portato a nulla. Penso che il nostro rapporto abbia avuto una svolta due anni più tardi, quando sono entrato a far parte di una organizzazione umanitaria. Ho deciso che se dovevo dare un senso alla mia vita (cosa che tutti dovremmo dare, ma a volte si finisce per fare un lavoro che non ti dà soddisfazione), quello poteva essere il modo migliore; in qualche modo è stata lei a darmi l'impulso di farlo, anche se era una cosa che avevo in mente da qualche tempo. Ma le nostre discussioni e la sua passione per quello che stava facendo mi hanno convinto che dovevo fare il salto. A un certo momento ha rotto con il suo fidanzato e, mentre ero in un paese totalmente estraneo, ho cominciato a pensare per davvero di vederla di nuovo dopo la mia missione, e le mie lettere hanno cominciato a essere più esplicite riguardo ai miei sentimenti. Non abbiamo mai avuto profonde discussioni sulla religione, ma le facevo domande sull'Ortodossia e lei era sempre lieta di informarmi. Non parlavamo direttamente dei sentimenti che avevo espresso, lei non li ricambiava e non li negava, e ho pensato che fosse (saggiamente) cauta, non sapendo se mai ci saremmo rivisti. Che cosa è successo alla fine?

Come si può desiderare così tanto qualcosa solo per farla andare via una volta che è nelle proprie mani? Mi sono posto a volte questa domanda quando si trattava di altre persone, perché non capivo le loro motivazioni. Ora me lo chiedo di me stesso, mesi più tardi, cercando ancora di capire quali erano le mie motivazioni. L'ho vista durante una pausa dalla mia missione, così mi sentivo decisamente fuori fase, non avendo avuto abbastanza tempo per riadattarmi al "mondo". Questo l'ho capito qualche tempo dopo, ma continuo a pensare che avrei dovuto superarlo. Forse la religione era una parte del problema. Ma la verità è che il più grande problema ero io. Posso solo dare la colpa a me stesso. Sapevo quanto l'Ortodossia significava per lei, lo sapevo da anni, quindi perché sono stato così idiota quando parlavamo proprio di quest'argomento ? Per anni ho aspettato di rivederla, e tutto quello per cui che mi ricorderà saranno le stupidaggini che ho detto sulla sua religione, le domande che non ho fatto sulla sua fede, il mio silenzio quando avrei dovuto essere più attivo, non avendo molta confidenza con il mio inglese. Che cosa vuol dire? Che ero sopraffatto quando ero con lei, e che dopo le cose che ho detto, forse ho sentito che non mi avrebbe perdonato. O forse lo avrebbe fatto, se solo avessi parlato con lei. Perché mi sono lasciato scappare la possibilità di stare con una che amo più di ogni altra cosa? Perché mi piaceva il mio lavoro e volevo fare quante più missioni possibile, mi sarebbe stato permesso di vederla solo una volta ogni sei mesi, e forse ho pensato che una donna che voleva una famiglia non avrebbe tollerato questo a lungo. O mi sarei sentito io come un perfetto sconosciuto, a dover imparare un nuovo modo di vivere, e non mi sentivo all'altezza del compito? O sarebbe stato estremamente frustrante per lei, dovermi insegnare come a un bambino mentre lei era su un altro livello, e alla fine sarebbe stato frustrante per entrambi? O più semplicemente, come persona non religiosa, questo mi avrebbe cambiato? Ho considerato tutto questo, e l'unica cosa che mi viene in mente è che, poiché lei era l'unica cosa che contava, avrei fatto qualsiasi cosa per far funzionare il rapporto. Era troppo tardi. L'ultimo giorno che ero con lei le ho detto i miei sentimenti e lei ha detto che non li ricambiava. Poco dopo la mia partenza lei ha considerato il nostro rapporto finito, e da allora io non esisto più per lei. Non posso biasimarla, vorrei solo che mi avesse raccontato il suo lato della storia. Dio, devo averla delusa così tanto! Il risultato è che ora odio me stesso.

Non posso dimenticare. Cerco, per amor mio e della mia sanità mentale, ma non faccio che ritornare ai miei rimorsi. All'inizio dello scorso anno controllavo la sua bacheca di Facebook per vedere cosa stava succedendo nella sua vita (sì, è una forma di stalking): mi annegavo nell'alcool. Pensare a lei ora riporta indietro solo la più grande tristezza, e la codeina aiuta un po'. Non siamo neppure mai stati insieme! La cosa migliora davvero se parli con Dio? Probabilmente aiuta condividerla con un amico, un parente o un sacerdote, ma non fa sparire il dolore. Perché dovrebbe essere diverso con Dio? Non è egoista a pensare che egli si interessi in qualche modo speciale a me, considerando quello che il mondo sta attraversando ogni giorno? Ferirla è l'ultima cosa che voglio fare, ma lo faccio di continuo, inviandole lettere e fiori. So che questo è puro egoismo, ma non posso sopportare il suo silenzio.

Sono pienamente d'accordo che non è perché sei parte di una ONG e cerchi per quanto possibile di aiutare gli altri (anche se non provo alcun sentimento per loro ora, o per chiunque altro se è per questo) che sei davvero un uomo buono. Prima di tutto, perché ho sentito alcune storie piuttosto inquietanti sugli emigranti, poi a causa della mia incapacità di far fronte alla situazione, per come questa influisce sulla mia mente, e per come inevitabilmente ha un effetto sui miei amici e sulle persone con cui lavoro. Quindi io non mi considero come un uomo buono, ve l'assicuro. Ma vorrebbe anche dire che almeno il 30% della popolazione del mio paese non è degna di avere grazia agli occhi di Dio? Allo stesso tempo, la gente "semplicemente" onesta, gentile, leale non costituisce la maggioranza in questo mondo e, se le loro azioni possono contribuire a rendere la vita degli altri migliori, forse potrebbero essere considerati come tali. Forse, più semplicemente, io non capisco. Ci provo. Davvero. Ma cosa dovresti fare allora, se pensi che neppure Dio sia abbastanza per aiutarti?

Se non altro, lei mi ha fatto interessare all'Ortodossia e alla sua storia, ma è ancora ben lungi dal darmi un po' di serenità. Mi rendo conto che, non importa quante missioni io abbia fatto e abbia ancora intenzione di fare, e non importa quante persone io abbia incontrato che hanno avuto la loro vita totalmente spezzata e sono molto più angosciate di me, questo non cambia nulla: la mia vita è bloccata sui pochi momenti che ho trascorso con lei. Mentre cerco l'Ortodossia ho trovato questo sito e ho colto l'opportunità di condividere i miei pensieri, qualcosa che di solito non farei. Di nuovo l'egoismo. Temo che sia ancora lontano il tempo in cui il dolore si separerà dai pensieri. Cosa rimarrà sarà come un ricordo annebbiato, qualcosa che è lì e che non è abbastanza presente allo stesso tempo: una specie di epifania per una mente turbata, e una realizzazione che posso andare avanti, finalmente, con la mia vita.

 

Risposta di padre Raphael:

Mio caro ___

Per quanto riguarda la tua lettera, vorrei innanzi tutto esprimerti la mia solidarietà. Le situazioni come quelle che descrivi sono sempre molto difficili da sopportare. E ogni volta che è coinvolto l'amore, lo sono ancor di più.

Tuttavia, poiché la tua lettera era indirizzata a un sito ortodosso e io sono un prete ortodosso, questo influenzerà la mia risposta. Sono sicuro che capisci. Quindi, prima di tutto, ti ripeto che hai la mia solidarietà per te e per la tua attuale sofferenza.

Come andrai avanti? Questa è la domanda principale che farebbe chiunque; è quello sembri chiedere direttamente. Qui dobbiamo essere molto attenti. Soffermarsi solo su ciò che ti è accaduto sarebbe dannoso; non ti permetterà di andare avanti con la tua vita. Pertanto, è necessario fissare lo sguardo su ciò che è davanti a te, piuttosto che su ciò che è accaduto.

Naturalmente, questo può sembrare del tutto irrealistico nel tuo dolore di oggi. Ma distaccarci da ciò che ci tiene inchiodati - i nostri ricordi e i tormenti e così via - ci libererà. Ci permette di andare avanti verso ciò che la vita ha da offrirci in futuro.

Conosci il detto: "il tempo guarisce tutte le ferite". Questo significa che la vita stessa ci offre innumerevoli opportunità, promesse e ancora opportunità, una volta che ci solleviamo e ci spostiamo in avanti. Questo non è un sogno vano. La vita stessa è così. Se puoi credere, Dio stesso ha organizzato la nostra vita in questo modo. Ma, per trovare questa nuova misura della vita e la pace che essa ci offre, abbiamo andare avanti, come la vita stessa ci indica.

Direi che, per quel che vale, è il momento di uscire dalla stanza del dolore e della memoria in questo nuovo spazio di opportunità. Se gli dai un po' di tempo, è sicuro che un giorno il passato diventare qualcosa da cui sei in grado di andare avanti in modo positivo – e anche di imparare le lezioni che ti ha fornito.

La pace di Dio sia con te!

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